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Tutti gli articoli con tag alimentari

Climate Friendly, dalla Svezia il cibo amico dell'ambiente

pubblicato da missunderstanding

climate friendly foodLa Svezia fa ancora un passo nella direzione della sostenibilità, lanciando sul mercato la certificazione a marchio Climate friendly per tutti i cibi che rispettano l’ambiente nel processo di produzione, dal produttore fino alla tavola dei consumatori.

Il protocollo nasce da un’iniziativa degli agricoltori svedesi, capitanati da Anna Richert, intenzionati a far coincidere i bisogni dei consumatori con quelli dei produttori, per offrire un mercato qualitativamente più competitivo, cibo più sano e allo stesso tempo ridurre le emissioni. Da una parte i consumatori potranno fare delle scelte consapevoli, dall’altra le aziende si accaparreranno il target di nicchia dei consumatori attenti e sostenibili.

A ciò si aggiungano le linee guida emesse parallelamente all’iniziativa del marchio Climate Friendly dall’agenzia svedese per la protezione ambientale, affinchè i consumatori abbiano un riferimento da cui partire prima di fare la spesa. La guida consiglia di sostituire la carne con i vegetali, di diminuire il consumo del riso perchè il processo produttivo libera metano, di preferire i cibi a km zero e di evitare l’acqua in bottiglia.

Riusciranno, anche questa volta, gli svedesi a mantenere il primato di paese più ecologico d’Europa anche nei consumi alimentari, distanziando di almeno un anno luce il nostro bel paese?

Foto | Flickr

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Sempre più scatolette nelle cucine degli italiani

pubblicato da missunderstanding

scatolette vs surgelatiLa crisi economica mondiale si riflette nelle dispense degli italiani, popolo da sempre attento alla cucina e alla scelta di ingredienti sani, freschi e naturali, preferibilmente a km zero.

Con la crisi gli italiani stanno imparando a risparmiare e pian piano cambiano le proprie abitudini: i surgelati, costosi da produrre e mantenere, lasciano il posto ad economiche scatolette, soprattutto per quanto riguarda il tonno, i legumi e le conserve di pomodoro, che ormai occupano un consistente 20% nella busta della spesa.

Il 52% degli intervistati, infatti, in tempi di crisi punta sulle scatolette, mentre il 28% si dirige al banco dei surgelati, e solo 16% sceglie cibi elaborati. Secondo il 42% degli intervistati, i cibi in scatola sono sicuri, di qualità e durano in dispensa, mentre il 35% li ritiene più economici rispetto ai corrispettivi contenuti in tetrapak, vetro o ai prodotti freschi. C’è anche un 21% che dà a questa scelta un valore ambientale: le scatolette sono infatti imballaggi ecosostenibili essendo completamente riciclabili.

Quando la crisi incalza, gli italiani modificano le proprie abitudini d’acquisto a livello di beni alimentari e con un po’ d’attenzione alla questione ambientale. E voi, cosa scegliete tra scatolette e surgelati, quando il mercato è troppo lontano?

Foto | Flickr

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Il Tribunale di Monza autorizza a produrre formaggio da latte in polvere

pubblicato da Orangeskies


Fino a qualche tempo fa era una truffa vera e propria, ora invece c’è addirittura nei regolamenti europei: è la possibilità di inserire sul mercato italiano mozzarella e formaggio prodotti con latte in polvere.

Lo ha dichiarato, con una sentenza, il tribunale di Monza, parlando dell’applicazione del regolamento europeo 853/2004, in base al quale si possono fabbricare formaggi anche con materie prime “trasformate”, come polvere di latte, caseinati e altri derivati.

Un adeguamento all’Europa che per i consumatori nostrani rischia di diventare pericoloso, perché potrebbero pagare allo stesso prezzo di ora mozzarelle e altri formaggi scadenti, senza poter capire se sono fatti con latte fresco o meno. Starà alla buona volontà del produttore dichiararlo in etichetta.

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Calano le produzioni USA di carne, granoturco e grano

pubblicato da Luca

Problemi per la produzione agricola mondiale. Foto di matthiasschackÈ stata registrata la prima battuta d’arresto dopo 30 anni di crescita per le produzioni di carne. Sul fronte agricolo non vanno di certo meglio le previsioni per le semine del cotone e di cereali come frumento e mais secondo l’USDA, il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti.

Le ripercussioni si faranno sentire a livello mondiale in quanto il 10% della produzione mondiale di alimenti proviene dagli States. L’allarme proviene da Coldiretti che evidenzia come i dati della produzione di proteine animali negli USA, tornerebbero ai livelli del 1973.

Per i cereali invece pesano fortemente la siccità del 2008 di Argentina e Cina ed altre calamità che nell’insieme mostrano un quadro poco allettante. Infine la nota di Coldiretti si scaglia sulle speculazioni dei prodotti alimentari che, a fronte di una riduzione di prezzo delle materie prime, non ha portato ad una riduzione per il consumatore.

Via | Newsfood.com
Foto | matthiasschack

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Multinazionali: ecco le classifiche di impegno ecologico

pubblicato da eymerich

footprintIl business delle multinazionali ha il potere di cambiare il mondo, ma noi abbiamo il potere di cambiare il business. Forte di questo principio ClimateCounts.org ha stilato delle classifiche per aiutare i consumatori più eco-consapevoli nelle loro scelte su tutto quello che riguarda consumi, risparmi, cibo e viaggi.

ClimateCounts ha infatti creato una graduatoria con punteggi che vanno da 0 a 100 che tiene conto di 22 criteri con cui classificare multinazionali di ogni settore, compagnie aeree, banche e compagnie del settore alimentare ed elettronico; fra i criteri figurano la valutazione d’impronta ecologica - ovvero se una compagnia misura o no il suo impatto sull’ambiente - l’impegno alla riduzione dell’inquinamento, il sostegno alle più importanti legislazioni sul clima e le campagne di sensibilizzazione ecologica.

Quest’ultimo criterio secondo me lascia un po’ il tempo che trova in quanto le campagne di sensibilizzazione ecologica sono uno strumento molto usato da certe aziende solo per rifarsi un’immagine. Comunque è possibile utilizzare questa classifica, aggiornata annualmente, per confrontare le varie società con le loro concorrenti in base a come affrontano le questioni ambientali con le loro ricadute climatiche. I simboli usati per sintetizzare la valutazione sono 3, rosso, giallo e verde, in stile semaforico, ad indicare quelle che hanno ancora molta strada da fare, quelle che hanno appena iniziato e quelle che invece escono a testa alta da questo esame.

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Bioetanolo dai noccioli d'oliva

pubblicato da Roberto Bosio

olive Ora anche i noccioli delle olive possono diventare bioetanolo. Tutto grazie al metodo studiato dai ricercatori delle università di Jaén e Granada, e riportato sulla rivista della Society of Chemical Industry’s: il “Journal of Chemical Technology & Biotechnology”.

Questa scoperta permette di ottenere 5,7 chilogrammi di etanolo da 100 chilogrammi di scarti della lavorazione delle olive, e potrebbe rappresentare l’occasione per sfruttare i quattro milioni di tonnellate di scarti legate alla coltivazione delle olive in Spagna - visto anche il basso costo di trasporto e di trasformazione dei noccioli di oliva.

Non è il solo risvolto positivo. Questo biocarburante, come tutti quelli ottenuti da scarti delle lavorazioni agricole, non provocherebbe aumenti nei prezzi dei prodotti alimentari e quindi della fame nel mondo, come ha denunciato anche la FAO in un suo rapporto.

Intendiamoci bene però. Come ammettono gli stessi ricercatori, quattro milioni di tonnellate di scarti possono sembrarvi tanti, ma sono comunque pochi se confrontati ad altre produzioni agricole e forestali. E quindi questo bioetanolo, insieme ad altri biocarburanti ottenuti da scarti agricoli, potrebbe diventare l’occasione per avere grandi quantità di energia “verde” senza danneggiare la produzione alimentare.
Per ora però esiste solo sulla carta.

Via ⎥ Modus vivendi, Le Scienze
Foto ⎥ Flickr

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Il distributore di latte crudo al Farmer Market di Milano

pubblicato da Gianluca Pezzi

Farmer Market al Consorzio Agrario di via Ripamonti

A seguito delle polemiche sui prezzi degli alimentari siamo andati a fare un giretto per il Farmer Market del Consorzio Agrario di via Ripamonti a Milano. Su 02blog il video con l’intervista ai clienti.

Qui su Ecoblog vogliamo parlare invece di un nostro “vecchio” pallino, ovvero i distributori di latte crudo. E’ stata una bella sopresa trovarne uno proprio al Farmer Maket. Saranno le notizie come quella del latte cinese alla melammina, eppure come potete vedere le persone sono disposte a fare una bella coda pur di bere un buon bicchiere di latte sano e genuino.

Se anche voi siete tentati, vi ricordiamo Milkmaps, dove potrete trovare il distributore di latte crudo più vicino a voi.

Farmer Market al Consorzio Agrario di via RipamontiFarmer Market al Consorzio Agrario di via RipamontiFarmer Market al Consorzio Agrario di via Ripamonti

Prezzi alimentari alle stelle: se ne discute al Consiglio europeo

pubblicato da Matteo Razzanelli

Consiglio europeo 19-20 giugno 2008 - Photo credit: The Council of the European UnionSi conclude oggi il Consiglio europeo di giugno (la semestrale riunione dei capi di governo dell’UE, dove vengono decisi gli indirizzi strategici dell’Unione).

Oltre alla crisi del Trattato di Lisbona, all’ordine del giorno c’è anche una discussione sull’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari.

“Dopo trent’anni di prezzi alimentari globali in discesa […], negli ultimi due anni si e’ verificato un aumento. Anche se i prezzi alimentari di oggi, in termini reali, sono inferiori in media ai livelli degli anni ‘80, l’aumento e’ comunque abbastanza impressionante. Fra settembre 2006 e febbraio 2008, per esempio, i prezzi del grano in Europa sono aumentati del 96% ed i prezzi dei latticini del 30%”.

Cosi’ inizia un documento riassuntivo della situazione prezzi presentato ai capi di governo dei 27 dal segretariato del Consiglio. Il breve documento e’ servito da base di partenza per la discussione dei presidenti. Visto che si tratta di una discussione ai massimi livelli, le informazioni fornite sono presumibilmente le più accurate disponibili ad oggi.

Vediamo quindi come vengono analizzate le cause dell’impennata dei prezzi dei prodotti alimentari.

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Spreco di Cibo. L'Italia prova a recuperarlo

pubblicato da Marina

Cibo sprecatoGli americani lasciano nei rifiuti, ogni anno il 40% del cibo prodotto, che costa alla comunità una perdita di oltre 100 miliardi di dollari. Allo stesso tempo, i prezzi dei prodotti alimentari e il numero di americani senza cibo a sufficienza continuano a crescere. Ognuno di noi lo può sperimentare guardano nel suo cestino dei rifiuti: quanto cibo buttiamo?
L’Italia, nonostante la crisi economica non si comporta meglio: secondo i dati della Onlus Last Minute Market:

In Italia lo spreco annuo di prodotti alimentari ancora perfettamente consumabili ammonta a 1,5 milioni di tonnellate pari ad un valore di mercato di 4 miliardi di Euro. Ogni giorno finiscono in discarica o all’incenerimento 4 mila tonnellate di alimenti, il 15% del pane e della pasta che gli italiani acquistano quotidianamente, il 18% della carne e il 12% della verdura e della frutta. Secondo l’Associazione per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori (ADOC) ogni nucleo familiare in Italia getta via all’anno 584 € di prodotti alimentari su una spesa mensile di 450 €, circa l’11%.

Mentre Bancoalimentare, la Onlus che raccoglie a livello nazionale alimenti da mense e ipermercati ha raccolto nel 2006 circa 66mila tonnellate di cibo distribuito a oltre 1.385.281 di persone bisognose.

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Pesticidi nel Piatto a Terra Futura. Frutta e derivati contaminati, rimane il problema dei residui multipli

pubblicato da viviana

Terra Futura a Firenze
Altro appuntamento della giornata da Terra Futura scelto per voi, la presentazione del Rapporto Pesticidi nel Piatto di Legambiente, tradizionale appuntamento che presenta i risultati delle analisi fatte dai laboratori pubblici provinciali e regionali su frutta e verdura (e derivati, olio, vino e miele).

Legambiente raccoglie i risultati di migliaia di analisi di campioni alimentari in giro per la penisola (tirata d’orecchie per il Molise che anche quest’anno non fornisce risultati) e li organizza in modo complessivo per darci il quadro nazionale di cosa finisce sulle nostre tavole. Il risultato numerico è che in generale la qualità di frutta e verdura migliora un pochino rispetto all’anno precedente, mentre peggiorano i derivati. E tra frutta e verdura, meglio la verdura, che è risultata contaminata da pesticidi “solo” nel 15% dei casi, rispetto al 47% della frutta (faccio bene io allora a preferire l’insalata alle mele). Se volete stare ancora più attenti, mele e agrumi sono quelli messi peggio.

Numeri a parte, la cosa che mi colpisce è però l’assurdità della normativa italiana (ma non solo) che fissa i limiti accettabili dei vari pesticidi, ma non prende in considerazione l’effetto combinato di più pesticidi sullo stesso alimento. Ovvero. Secondo la legge su una stessa mela posso avere 5, 10 o quanti pesticidi mi pare e va tutto bene purché ognuno di questi sia sotto i limiti. Mi pare che il comune buon senso invece mi spinga a non gradire tanto questa mela coperta da un puzzle di sostanze chimiche, molte delle quali anche cangerogene.

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