Ricordate la pubblicità dello scorso anno dell’acqua San Benedetto? Quella che diceva “– plastica + natura”? Ebbene l’ Autorità garante per la Concorrenza e il Mercato ha comminato una multa da 70mila euro per pubblicità ingannevole. San Benedetto, intanto, ha presentato ricorso al TAR.
In pratica secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato le pubblicità diffuse durante la primavera 2009 con lo slogan “– plastica + natura”, non fornivano prove rispetto alla riduzione di peso delle bottiglie, che avrebbero dovuto avere un 30% in meno di plastica né se ci sia stata sulla produzione dei nuovi contenitori un risparmio energetico:
equivalente all’anidride carbonica fissata da 16000 ettari di nuovo bosco impiantato.
Ecco quanto scrive l’Autorità garante nella sua valutazione conclusiva pubblicata sul Bollettino 52 dell’Agcm, 18 gennaio 2010):
L’accresciuta sensibilità ambientale dei consumatori ha indotto i professionisti a conferire sempre maggior risalto, nella pianificazione delle proprie campagne pubblicitarie, alle caratteristiche di compatibilità ambientale dei prodotti o servizi offerti. I cosiddetti claim ambientali […] sono, quindi, diventati un potente strumento di marketing in grado di incidere significativamente sulle scelte di acquisto dei consumatori […] costituisce onere informativo minimo imprescindibile a carico dei professionisti che intendono utilizzare tali vanti nelle proprie politiche di marketing quello di presentarli in modo chiaro, veritiero, accurato, non ambiguo né ingannevole.
Via | SoldiBlog
Foto | Roberto La pira

La “carbon tax” altro non è che una tassa sulle emissioni di CO2 ed è un meccanismo che, nelle sue intenzioni, dovrebbe scoraggiare chi produce energia dal farlo utilizzando i combustibili fossili. L’idea è quella di far pagare di più l’energia prodotta emettendo più CO2. Il meccanismo è in vigore in diversi paesi nel mondo, Italia compresa, ed è affiancata da un altro sistema che ha lo stesso fine: il mercato delle emissioni, in inglese Emission trading system (Ets).
L’Ets assegna delle quote ad ogni grosso produttore o consumatore di energia in tonnellate di CO2. Se si sfora si paga, o si compra il diritto di emissione da chi ha consumato meno o ha prodotto energia senza emettere anidride carbonica. Carbon tax ed Ets si basano entrambi sul principio del “chi inquina paga” e toccano le tasche di chi produce, non di chi compra. Uno studio della Banca d’Italia, però, propone di invertire la cosa: a pagare devono essere i consumatori. Lo studio in questione, realizzato dalla ricercatrice Daniela Marconi, si intitola “Gli effetti di una tassa ambientale unilaterale sui consumi” e, già dal titolo, si capisce che la tassa la dovrebbero pagare le famiglie e non le imprese. Secondo tale studio
Le evidenze empiriche disponibili per i paesi avanzati indicano che circa la metà delle emissioni di gas serra è riconducibile, direttamente o indirettamente, all’attività di consumo delle famiglie. Studi teorici mostrano che un governo che si concentri sull’abbattimento delle emissioni inquinanti generate dall’attività di consumo piuttosto che di produzione raggiunge il suo obiettivo in maniera più efficiente, conseguendo un innalzamento complessivo del benessere sociale senza compromettere la competitività internazionale del sistema produttivo
Continua a leggere: Studio Bankitalia: far pagare la "carbon tax" alle famiglie

Che i cementifici siano dei grandissimi consumatori di energia lo sanno tutti. Non per nulla sono tra le prime aziende che potranno usufruire, in Sicilia e Sardegna, del “Dl Alcoa” che è stato appena approvato al Senato ed ora passa alla Camera. Proprio l’alta intensità energetica della produzione del cemento comporta che i cementifici siano delle vere e proprie fabbriche di CO2: ne producono moltissima, i dati parlano del 5-8% della produzione nazionale nella maggior parte dei paesi industrializzati.
Da qualche tempo, però, si sta cercando di ridurre le emissioni di anidride carbonica in questi impianti. L’ultima trovata arriva dall’Inghilterra, dove un’azienda di nome Novacem ha presentato un nuovo prodotto più sostenibile. La differenza rispetto al passato sta in alcuni minerali che vengono usati come additivi e che permettono di produrre il cemento a temperature più basse (e quindi consumando meno energia) e di assorbire CO2 durante la fase di indurimento del prodotto.
Quindi si risparmia energia e CO2 durante la produzione e si assorbe ulteriore CO2 quando il cemento viene utilizzato. L’idea non è male, anche se non si sa ancora esattamente quanta CO2 si risparmia e, soprattutto, quanto costa questo cemento. Ma non è l’unica idea che gira sul cemento sostenibile: altre proposte vengono dagli Stati Uniti.
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David Rothschild è un giovane miliardario dedito all’ecologia che ha organizzato per il prossimo mese un viaggio in barca a vela, anzi su un catamarano, il Plastiki costruito con 12mila bottiglie di plastica riempite di anidride carbonica. La traversata partirà dal porto di San Francisco e approderà a Sidney.
In pratica Rotshild e il suo equipaggio andranno a visitare nei tre mesi di navigazione, le varie isole composte da rifiuti di plastica, come la Eastern Garbage Patch, che galleggiano nel Pacifico.
Il Plastiki è un moderno compromesso ecologico considerata la presenza di pannelli solari che forniranno energia elettrica, coadiuvati da una cyclette, un impianto acquaponico alimentato dalle acque nere, un orto verticale con 98 varietà diverse di frutti e ortaggi e la vela fatta di plastica. A bordo l’equipaggio porrterà con se lo stretto necessario e ci sarà un solo pc per aggiornare il canale twitter e il blog. Non manca il merchandising con il modellino e le bottigliette di metallo per l’acqua.
Via | Il Messaggero, Edventure Ecology
Foto | Plastiki
Per quel che riguarda la lotta ai cambiamenti climatici mi ha particolarmente incuriosito l’iniziativa portata avanti, in tema di trasporto aereo, dal governo britannico. Riduzione del numero dei voli? Nuove tecnologie in arrivo? Nulla di tutto questo, il piano riduzione CO2 obbligherà infatti gli onorevoli d’oltremanica a ridimensionare i loro privilegi nel trasporto aereo per ridurre le emissioni di anidride carbonica.
Come? Si partirà da tutti i funzionari pubblici del Ministero degli Esteri (comprese le loro famiglie) che dovranno obbligatoriamente viaggiare in classe economica per i voli fino a cinque ore. Nel caso di più viaggi più lunghi si potrà invece optare di andare in prima classe, anche se sarà consigliabile in questo caso, scegliere per l’opzione più economica.
Questo programma, che obbliga quindi ad abbandonare il comfort offerto dalle classi “prima” e “business”, è parte di un piano di sostegno di una campagna per combattere i cambiamenti climatici che ha come obiettivo quello di ridurre le proprie emissioni del 10 %. Coinvolgerà circa 61.000 persone che lavorano al Ministero degli Esteri britannico. Ma davvero quest’iniziativa, oltre ovviamente all’aspetto economico, avrà importanti risvolti ambientali?
Interessante scoperta, in tema di riduzione di emissioni di CO2, quella fatta dai ricercatori dell’Università di Leiden (Olanda). Da alcune sperimentazioni sarebbe emerso infatti come il rame esposto all’aria, oltre ad assumere una colorazione verde per la sua naturale reazione con l’ossigeno, sarebbe in grado di reagire con la CO2 presente in atmosfera trasformandola in un composto organico utile.
Sembrerebbe inoltre che questo “processo mangia - anidride carbonica” necessiti di un basso dispendio di energia. In sostanza il rame, quando esposto all’aria, si lega facilmente all’anidride carbonica e forma un sale detto ossalato il quale, combinato con un sale di litio, è capace di formare ossalato di litio. Questo composto, viene riportato nello studio, può essere rimosso nel momento in cui si applica una leggera corrente elettrica.
L’ossalato di litio così ottenuto, ricco di CO2, può essere quindi facilmente convertito in acido ossalico, prodotto quest’ultimo generalmente utilizzato nella fabbricazione degli antigelo e nei detergenti per la casa. Nuova frontiera verso la cattura della CO2 e nuova soluzione per fronteggiare i cambiamenti climatici?
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Poche settimane fa l’AEEG ha pubblicato un interessante rapporto sulla situazione dei Certificati Bianchi in Italia. Ebbene, secondo il documento, emerge come in meno di cinque anni, ovvero dal gennaio 2005 (anno di istituzione di questo particolare meccanismo) al novembre 2009 siano stati tagliati oltre 5 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Tep). Dai dati emerge inoltre che più di 2 milioni di Tep riguardano il periodo che va da giugno 2008 a maggio 2009, nel quale è stata realizzata quasi la metà dei risparmi complessivi.
In pratica, fanno sapere i responsabili dell’AEEG, è stato come “spegnere” per un intero anno due centrali termoelettriche da 600 MW ciascuna, evitando l’emissione di oltre 5 milioni di tonnellate di CO2. Risultati eccezionali? Al di là del fatto che il meccanismo di questi titoli di efficienza energetica riscuota una certa ammirazione anche all’estero (tanto che l’Italia è spesso citata ad esempio per l’istituzione di questo meccanismo, per quanto lo Stato ideatore sia il Regno Unito) mi rimangono però alcuni dubbi.
I Certificati Bianchi stanno davvero entrando nella cultura degli italiani o semplicemente questa crescita esponenziale degli ultimi anni è più che altro dovuta all’aumento della quota obbligatoria di possesso di questi titoli che cresce di anno in anno per i soggetti obbligati distributori di energia? Che la risposta stia nella seconda domanda? Chissà, di certo per vedere risultati apprezzabili bisognerà attendere ancora molti anni ed è questa una cosa preoccupante, anche e soprattutto in considerazione del fatto che le fonti energetiche tradizionali hanno ripreso l’aumento dei loro prezzi.
Che l’Africa fosse uno dei luoghi più adatti per lo sviluppo delle tecnologie solari lo si va dicendo da un po’ di tempo. A tal proposito è interessante la notizia che arriva dalla Banca Mondiale che nelle scorse settimane ha sottoscritto un accordo per realizzare, entro il 2020, nuovi progetti di solare termodinamico, per una potenza installata di circa 1 GW.
Ad usufruire di quest’iniziativa ben cinque Stati, tutti del nord Africa: Algeria, Egitto, Giordania, Marocco e Tunisia. Si tratta di progetti già avviati in parte dalle autorità locali che ora verranno rafforzati dall’aiuto della World Bank, nell’ambito dei contributi dedicati alla lotta dei cambiamenti climatici.
Le risorse, che ammontano a 5,5 miliardi di dollari, saranno investite in programmi per lo sviluppo del solare termodinamico. L’iter di finanziamento è già stato avviato con l’erogazione della prima tranche di 750 milioni di dollari a carico del Fondo e presto saranno avviate le procedure per la mobilitazione degli ulteriori 4,85 miliardi.
Continua a leggere: Banca Mondiale: 5,5 miliardi di euro per lanciare il solare in nord Africa
Quanto costerà all’ambiente il Natale degli italiani? Molto. Se consideriamo che una famiglia media, di 3 persone, contribuirà con le emissioni con 386 Kg di CO2 e in totale gli oltre 60 milioni di italiani immetteranno nell’atmosfera 7,7 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Spiega LifeGate che con il progetto Impatto Zero®, propone di ridurre le emissioni di CO2 compensandole con la creazione di nuove foreste:
Il calcolo è stato effettuato su un nucleo familiare medio di tre persone durante le festività natalizie, ovvero nel periodo compreso tra il 25 dicembre e l’Epifania, cioè i giorni in cui si innalza la soglia dei consumi: 386 i kg di CO2 stimati, generati dagli spostamenti (acquisto regali, visite a parenti ed amici, gite fuori porta), dall’energia elettrica (consumi domestici, luci decorative), dalla produzione di rifiuti (carta da pacco, packaging vari), dall’utilizzo di acqua e dal riscaldamento per la maggior presenza in casa.
Ci sono diversi comportamenti che possono rendere il Natale sostenibile e con un impatto sull’ambiente più dolce. I francesi, nel post sotto, hanno dato il loro contributo. Ecco ora il decalogo di LifeGate:
Dopo il salto la ricetta della crostata di tortellini
Ho letto con grande curiosità l’invito Ignore Copenhagen. Forget the U.N.(Do These 4 Things Instead) di The Daily Green a lasciar perdere il vertice sui cambiamenti climatici che si terrà ancora fino al 17 dicembre e di iniziare a muoversi autonomamente nella lotta ai cambiamenti climatici. Si badi bene che non è un invito alla mera buona volontà ma un’analisi molto attenta di cosa in realtà produce emissioni e di quali siano le strategie, pratiche e non politiche per contrastarle.
Sorprendentemente, a causare il volume più alto di emissioni di CO2, non sono né le auto, né le industrie, ma i consumi fatti di prodotti e imballaggi. Scrive The Daily green:
Prodotti e imballaggi rappresentano insieme il 44% delle nostre emissioni di anidride carbonica, perché ci vuole molta energia per la produzione di tutti quei modelli di iPod, telefoni cellulari o finti alberi di Natale. Così, quando sei fuori per lo shopping cerca quei doni che abbiano poca confezione o realizzati con materiali riciclati, che possono essere riciclati o che possono essere riparati. Oppure, scegli un regalo alternativo, o fare realizza da solo la tua carta da regalo.
Il consumo di energia per riscaldamento e raffreddamento incide per il 21% delle emissioni negli Usa e tutt’ora restano validi i consigli quali: sostituire le vecchie lampadine a incandescenza con quelle a basso consumo, scollegare i caricabatterie dei cellulari quando non servono più, spegnere le luci che non sono usate ecc. ecc. Inoltre, resta valido sempre l’acquisto di nuovi elettrodomestici classe A.