Dopo il report di Manchester sui cambiamenti climatici, il Guardian ha stilato la classifica delle 20 idee che possono salvare il mondo.
Lontane dai tavoli decisionali diplomatici e dagli incontri dei capi di stato, sono idee che provengono dall’inventiva dei singoli, dal passaparola, dalla volontà delle persone di agire per la tutela del Pianeta. Imprenditori, scienziati, creativi hanno presentato le loro idee per l’ambiente.
Nella lista c’è di tutto, da applicazioni di fantascienza a idee bizzarre, passando per applicazioni industriali per ridurre le emissioni a sistemi alternativi per produrre energia dal mare, fino a piani d’azione che sfiorano l’illegale.
Tra le idee più assurde c’è quella di Tom Kruger, che ha proposto di riempire gli oceani di calce per ridurne l’acidità e diminuire la quantità di CO2 nell’atmosfera. Per vedere tutta la carellata di idee, c’è qui la presentazione video delle 20 idee in gara per salvare il mondo.
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Mai come oggi mi risuona nelle orecchie il motivetto di Caparezza Vieni a ballare in Puglia e mai come oggi penso alla promozione turistica, al tanto parlare di voler moltiplicare gli impianti di rinnovabili in questa terra baciata dal sole per gran parte dell’anno, agli impianti eolici che fanno business ma le cui pale son ferme nonostante i venti che attraversano il territorio, mai come ora penso che si parli tanto e si mostri il meglio per coprire il peggio.
La regione Puglia è la regione italiana che inquina più di tutte, alla faccia delle leggi, dei turisti e degli abitanti. Sono stati da poco presentati i dati dell’ARPA Puglia sulla qualità dell’aria, basati sui dati Ines del 2006 che analizzano le emissioni nell’atmosfera. Di seguito la lista che conferisce alla Puglia il premio polmone nero per emissioni nell’aria, dove la Puglia è prima in Italia per:
Qualche anno fa venne bandito un concorso che metteva in palio 25 milioni di dollari rivolto a chi avesse trovato il modo per estrarre i gas serra dall’atmosfera. Ecoblog riportò la notizia di questa stravagante idea lanciata da Sir Richard Branson, capo del gruppo Virgin, compagnia di voli low cost.
A distanza di qualche anno quella che sembrava una vera e propria utopia potrebbe però trasformarsi in una importantissima realtà. All’Università di Calgary in Canada infatti è stata messa a punto una tecnologia capace di aspirare anidride carbonica dall’aria. Il nome di questa rivoluzionaria macchina è “CO2 Tower” (Torre dell’anidride carbonica) e si tratta di una torre grande con in alto un cilindro d’acciaio. La macchina in questione è un prototipo sperimentale, tuttavia già funzionante.
Il principio di funzionamento della macchina si basa su un processo chimico-termodinamico. L’aria aspirata viene posta a contatto con una pioggia di particelle di idrossido di sodio (NaOH) che provocano la separazione della CO2 presente, la quale può essere raccolta e stoccata nella forma più opportuna per il suo smaltimento.
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Secondo quanto affermato dai ricercatori del Centro Nazionale per la ricerca atmosferica in Colorado, sembrerebbe che le piante poste di fronte a condizioni di stress come la siccità, producano una sostanza chimica paragonabile ad un’aspirina. Queste sostanze sono rilasciate sotto forma di gas per aumentare le difese biochimiche della pianta e secondo gli scienziati un controllo periodico di questo processo potrebbe aiutare gli agricoltori a prevenire eventuali danni alle colture.
In base a quanto affermato da Thomas Karl, uno dei ricercatori che ha guidato lo studio, la sostanza chimica rilasciata attiva la formazione di proteine che accrescono le difese biochimiche delle piante e ne riducono i possibili danni. Il salicilato di metile potrebbe agire come un “segnale” che permette agli agricoltori di intraprendere azioni contro i parassiti molto tempo prima: più velocemente si rileva cosa sta succedendo, tanto più velocemente si trarranno benefici, sia in termini di minor utilizzo di pesticidi che di una migliore gestione delle colture.
I ricercatori ritengono che le piante possano inviare questo segnale di pericolo tra di loro, aiutandosi l’un l’altra. Secondo le affermazioni del co-autore dello studio, Alex Guenther, questi risultati sono la prova tangibile che la comunicazione tra piante esista e che si verifichi a livello di ecosistema attraverso l’atmosfera.
Via | NewsBBC.co.uk
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Secondo un recente studio effettuato sul suolo artico del Nord America, da un gruppo di ricercatori americani guidati da Chien-Lu Ping della University of Alaska Fairbanks, la quantità di anidride carbonica conservata/stipata in questi enormi “contenitori ghiacciati” è considerevolmente alta. Il suolo artico contiene infatti oltre il 60% di anidride carbonica in più del previsto, quantità equivalente ad un sesto di quella presente nell’atmosfera.
Questa percentuale riguarda solo lo studio effettuato nel Nord America, dobbiamo però tener conto che la quantità di suolo ghiacciato presente nel Nord Europa e Russia è circa la stessa di quella americana e probabilmente contiene una quantità di anidride carbonica altrettanto simile.
Il rischio dello scioglimento dei ghiacci è un problema reale: si prevede un innalzamento delle temperature di circa 6 gradi Celsius (10,8 gradi Fahrenheit) nella regione artica entro la fine del secolo, zona ovviamente più sensibile agli effetti del riscaldamento globale rispetto al resto del pianeta. Il rilascio anche di una parte di questa anidride carbonica nell’atmosfera a causa dello scioglimento dei ghiacciai avrebbe un impatto davvero significativo sul clima terrestre.
Via | Terradaily.com
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Uno studio dell’University of Massachusetts Amhers rivela un nuovo meccanismo che porta alla liberazione di anidride carbonica in atmosfera e che finora non era mai stato preso in considerazione dai calcoli ufficiali. Sembra che il tutto sia causato da antiche rocce sedimentarie che riversano in fiumi ed oceani la sostanza organica in esse contenute lasciando poi ai microrganismi il compito di trasformarla in CO2.
Gli studi si sono concentrati su alcuni conglomerati di argilla (shales) naturalmente ricchi di una particolare sostanza organica contenente carbonio e che, se scaldati, sono in grado di produrre gas naturale e olio; sostanze che vengono poi degradate dai batteri presenti comunemente sia nelle acque che ne suolo e che produrrebbero approssimativamente il 2% della CO2 annualmente liberata in atmosfera.
La percentuale non è alta, ma pone nuovamente un problema di calcolo dell’anidride carbonica prodotta dall’ambiente e derivante da attività antropica il che, sotto certi punti di vista, rema contro l’IPCC ed a favore di coloro che vengono definiti “negazionisti” (quanto odio le etichette!) e che non credono che l’attività umana incida in maniera considerevole nell’emissione di CO2 ed al surriscaldamento del pianeta.
Via | ScienceDaily
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Una “Giornata mondiale dell’Ambiente” da festeggiare? Direi che il 5 giugno è una giornata da dedicare alla conoscenza e alla riflessione. Ma anche ad un tuffo nella natura. E in quest’ottica che l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Cnr alle pendici del Monte Cimone, dove sorge la Stazione ‘Ottavio Vittori’ per il monitoraggio su inquinamento e cambiamento climatico, propone “Il Sentiero dell’Atmosfera”: una passeggiata didattica, rivolta agli studenti a cui seguirà la proiezione di un cartone animato riguardante la protezione dello strato di ozono stratosferico, realizzato da Unep e doppiato da Luca Carboni e Tita Ruggeri.
Si legge nel comunicato stampa:
“L’ambiente è di tutti”, ricorda Franco Prodi, direttore dell’Isac-Cnr, “e spetta a tutti impegnarsi per rispettarlo e conservarlo. La diminuzione della disponibilità di acqua potabile, l’aumento della frequenza di eventi estremi come tifoni, inondazioni, dissesti idrogeologici, ondate di calore, la desertificazione, la deforestazione e l’aumento delle aree inquinate sono oggi le principali emergenze ambientali che provocano danni agli ecosistemi e pericolo per la salute dell’uomo”.
Nella stazione scientifica di Monte Cimone, si misura il particolato atmosferico, gas clima alternati, radiazione solare, radioattività ambientale e bioaerosol.
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La pioggia o la neve si formano a partire dalla condensazione delle goccioline d’acqua. Perché ciò accada occorre che sia presente del materiale, generalmente pulviscolo, attorno al quale si possa condensare l’acqua cristallizzata. Non solo pulviscolo però. Infatti recenti studi hanno mostrato un’origine biologica per questi “punti di condensazione”.
La presenza di materiale biologico svolgerebbe una funzione catalizzante migliore per la formazione di neve e di precipitazioni in quanto consentirebbe una condensazione a temperature maggiori rispetto al pulviscolo inorganico, aumentando così la probabilità che si verifichino piogge o nevicate.
Le bioprecipitazioni, come le definisce David Sands del Montana State University, derivano da organismi presenti sulle piante che a seguito di correnti ascensionali arrivano fino all’atmosfera dove svolgono la suddetta funzione per poi ridiscendere e continuare il ciclo biologico del batterio stesso. Il concetto non è proprio “nuovo”, infatti le prime ipotesi sono di 25 anni fa, tuttavia mancavano evidenze empiriche a suffragio di tale tesi.
Risulta quindi ipotizzabile che la bioprecipitazione possa essere parte del ciclo di alcuni microrganismi, ciò stravolge molti concetti e vede coinvolte diverse discipline nello studio del fenomeno e degli effetti che possono avere sulla propagazione di certe patologie e fitopatologie. Secondo i ricercatori stiamo muovendo i primi passi per comprendere le relazioni tra clima e biosfera.
Via | Eurekalert
Foto | aidantomorgan
Prevenire è meglio che curare. Questo il principio su cui si basa il sistema di rilevazione dello smog “Atmosfera” presentato ieri dall’Enea a Roma. La tecnologia consente infatti di sapere in anticipo di qualche giorno dove si concentreranno le sostanze inquinanti, quali monossido di carbonio, ossido di azoto, ozono, polveri sottili e biossido di zolfo.
Il progetto è stato presentato ieri ma è in sperimentazione da qualche anno. La prima volta è stata a Roma nel 1996, nel 2002 a Milano e nel 2005 a Napoli. Adesso l’obiettivo è diffondere il sistema in un altre città con scenari urbani differenti tra di loro ed avviare sinergie con partners internazionali.
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