E’ Bologna, quest’anno, a fregiarsi del titolo di città dalla mobilità più sostenibile d’Italia. Ad affermarlo, il consueto rapporto annuale “Mobilità sostenibile in Italia: indagine sulle principali 50 città”, realizzata da Euromobility - l’Associazione Mobility Manager - con il contributo di Assogasliquidi e Consorzio Ecogas e con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente. I centri urbani oggetto dell’indagine sono ovviamente quelli che contano più di 100.000 abitanti oltre alle province autonome di Trento e di Bolzano.
Piuttosto scontata la permanenza di un’Italia a due velocità: più innovativa e attenta all’ambiente al nord e più refrattaria all’ecologia al sud e, tra le prime dieci città segnalate per meriti alla mobilità sostenibile, non si segnala che Bari tra i centri urbani meridionali – slittata peraltro dal settimo posto dell’anno scorso alla nona posizione di quest’anno. Decisamente meglio Firenze che si aggiudica il secondo posto, seguita da Parma, Trento e Milano, poi Venezia, Reggio Emilia e Padova. A chiudere tristemente la classica, invece, appaiono Taranto, Sassari e Catania.
Inoltre, è Milano a fregiarsi della palma d’oro per il miglior trasporto pubblico offerto agli abitanti – seguita da Venezia e Roma - come per il più efficiente bike sharing della penisola, mentre, per numero di auto a GPL svettano allegramente Ravenna, Bologna e Ferrara. Più triste, sicuramente, il primato di Latina, seguita da Roma e Potenza rispettivamente prima seconda e terza quanto a numero di automobili ogni 100 abitanti: ben 72 per la prima, oltre 70 per la Capitale e 70 per la terza.
Gli indicatori di cui ci si è avvalsi per stilare la graduatoria sono stati: numero ed efficacia delle innovazioni introdotte per la gestione della mobilità (car sharing, bike sharing, piattaforme logistiche per le merci, mobilità manager, ecc); stato di salute delle città in relazione alla presenza di auto di nuova generazione o alimentate a combustibili alternativi (Gpl, metano) e, non da ultima, l’offerta di trasporto pubblico, i km di piste ciclabili nonché l’adozione di strumenti di gestione e di pianificazione del traffico.
Fonte | Euromobility
Foto | Flickr
Anche Torino avrà il Bike Sharing. La notizia, già nell’aria da tempo, trova però una data di inzio certa: questo avverrà il 5 giugno 2010, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente. A renderlo noto l’amministrazione comunale del capoluogo piemontese. Già da ora, nonostante il servizio non sia ancora attivo, è però già possibile sottoscrivere una tessera di abbonamento attraverso il portale web.
Quali i vantaggi dell’abbonamento? Attraverso la sua sottoscrizione si potrà prelevare una bicicletta pubblica fra le 1.200 che il Comune metterà a disposizione nelle 116 stazioni della città. Alla fine del tragitto si potrà depositare la bici in una qualsiasi altra stazione.
Grazie alla tessera elettronica i torinesi potranno usare la bicicletta tutti i giorni evitando il traffico e i problemi di parcheggio. Almeno negli intenti l’iniziativa pare davvero interessante. Capitolo costi. L’abbonamento annuale costerà 20 Euro, mentre il settimanale 5. Per quel che riguarda invece i non residenti i prezzi saranno comunque vantaggiosi.

Le biciclette sono belle e amiche dell’ambiente, oltre che della salute. Le amministrazioni locali dovrebbeo incentivarle maggiormente con l’ausilio di piste ciclabili e bike sharing. Per ora dei buoni risultati si stanno avendo dalla campagna di incentivi per l’acquisto di una nuova bicicletta, promossa dal Ministero dell’Ambiente.
E per rendere omaggio a questo mezzo di trasporto sostenibile vi propongo alcune foto delle bici più strane. Un paio di queste sarebbero da guinnes: c’è la bicicletta più alta o la bicicletta per l’uomo più alto.
Foto | Odee, englishrussia
Vi parlavo qualche mese fa del lancio di BikeMi, il servizio di bike sharing a Milano, un servizio dalle nobili intenzioni, ma che si appoggia su infrastruture insufficienti.
Questa volta dopo la macanza di piste ciclabili sotto accusa sono i costi di manutenzione del servizio: ogni bicicletta costa, in termini di manutenzione totale, alle casse comunali 1000 euro all’anno che moltiplicati per le 1200 biciclette in circolazione…fate un po’ voi il conto. In futuro le bici dovrebbero arrivare a 5000 unità.
Scrive Chikatetsu su 02Blog:
ero rimasto che la manutenzione veniva effettuata dalla società appaltatrice in cambio della concessione di spazi pubblicitari. Da quanto leggo invece i consiglieri comunali, sia a destra che a sinistra, sono rimasti esterefatti dalla spesa (non la conoscevano prima?) e si preoccupano dell’esborso. Intuisco quindi che i soldi usciranno dalle casse del comune e qualcuno, in consiglio comunale, dice provocatoriamente che a sto punto conviene acquistare bici e regalarle ai cittadini, che probabilmente costerebbe meno.
Sarà per la brusca impennata dei prezzi della benzina della scorsa estate o per la crisi economica mondiale, fatto sta che anche a New York tante persone hanno da un po’ di tempo optato per l’utilizzo della bicicletta piuttosto che per quello della macchina.
La mobilità ciclabile nella città ha subito una crescita inarrestabile, sembrerebbe infatti che solamente nell’ultimo anno si sia registrato un aumento del 35% di ciclisti. Il sindaco di New York, Mike Bloomberg, valutando il fenomeno ha quindi avviato un progetto (al momento solo in fase preliminare) per la costruzione di circa tremila chilometri di piste ciclabili in 20 anni.
Il progetto prevede la costruzione di una pista sulla Quinta Strada, che da Harlem costeggerà tutto Central Park. Oltre a quella di Broadway, l’asse che attraversa Manhattan trasversalmente da nord-ovest a sud-est dell’isola, da Washington Heights scenderà quasi fino a Times Square.
Dal 28 novembre saranno disponibili per i milanesi 800 biciclette e 65 rastrelliere dislocate all’interno della cerchia dei Bastioni, nei pressi di fermate di bus, tram e metro con abbonamento annuale da 25 euro prenotabile dal sito Bikemi. Insomma Milano come molte altre capitali europee in quanto a mobilità sostenibile e a bike sharing.
Bene, direte, e il problema dove sta? Secondo Eugenio Galli presidente Fiab Ciclobby mancherebbero, per completare il progetto, proprio le piste ciclabili. Dice infatti:
Nel giorno in cui viene presentato alla stampa il nuovo servizio di bike sharing del Comune di Milano (BikeMi), che prende il via ufficialmente il prossimo 24 novembre e la cui campagna di raccolta abbonamenti è partita con buoni numeri a inizio settimana, da Palazzo Marino arriva, in modo del tutto incidentale, anche la notizia che il Piano della Mobilità Ciclistica non passerà come documento della Giunta, bensì resterà come mero atto interno di indirizzo, del tutto informale, mentre sindaco e assessori si limiteranno ad esaminare e approvare di volta in volta i singoli provvedimenti attuativi.
E dunque i milanesi le bici dove le muoveranno?
Via | Biciclopedia, ciclobby, soldiblog
Questo post è dedicato a tutti coloro che sognano un sistema di bike-sharing nella loro città, ma è giusto per farli sentire un po’ peggio. Infatti Vel’oh! è il nuovo sistema di bike-sharing lanciato in questi giorni a Lussemburgo, capitale del Gran Ducato del Lussemburgo.
Si tratta di 25 stazioni di sharing localizzate nel centro di una città con meno di 85.000 abitanti, quindi molto accessibili e approssimativamente a non più di 400 metri l’una dall’altra.
Per una città come Lussemburgo, viste le sue dimensioni e gli abitanti, le oltre 600 iscrizioni a lungo termine e le 300 a breve termine non sono niente male, specialmente se si confronta Vel’oh! con il sistema di bike-sharing a 19 stazioni di Roma’n'Bike della nostra capitale, di cui abbiamo già parlato, e considerando anche che l’iniziativa è partita solo nel marzo di quest’anno.
Continua a leggere: Vel'oh!: anche il Lussemburgo ha il suo bike sharing

I ciclisti romani sono agguerriti. Da qualche mese il comune di Roma ha inaugurato il bike-sharing, presente soprattutto nel centro storico e in prossimità di luoghi di interesse artistico. Lodevole iniziativa, ma a giudicare dalla foto c’è sempre qualche prepotente che pensa che quelle bici messe lì di fianco a una colonnina del Comune sia uno spazio riservato per il proprio suv. E allora la reazione dei ciclisti del bike-sharing, sul loro blog si può scaricare un adesivo da ritagliare e attaccare alle macchine parcheggiate male, con invito a chiamare il numero del Comune di Roma per far venire il carro attrezzi per portarsele via. La determinazione dei ciclisti non va di certo sottovalutata.
Via | Roma Pedala
A poco più di un mese dal lancio del bike sharing nella Capitale, il primo bilancio è positivo, con 1.200 iscritti e 7.500 noleggi complessivi. Il servizio, partito il 13 giugno in forma sperimentale nel I Municipio, permette di usare delle biciclette pubbliche in una delle 19 postazioni presenti e di lasciarle in un’altra, mediante l’uso di una carta prepagata.
Il servizio si conferma valido soprattutto brevi tragitti che coprono l’ultimo miglio, spesso dopo aver preso i mezzi pubblici. Nel 95% dei casi, infatti, le bici sono utilizzate per meno di 30 minuti, la fascia in cui il servizio è gratuito. Il bike sharing si conferma dunque una ottima opportunità per convincere i romani a lasciare l’auto a casa per gli spostamenti casa-lavoro quotidiani.
Dai dati del primo mese si apprende che, sulle 200 disponibili, vi sono state 8 biciclette abbandonate, di cui 5 danneggiate. Tuttavia, l’assessore all’ambiente del Comune di Roma DeLillo, ha dichiarato che “Se i risultati continueranno ad essere positivi il bike sharing verrà esteso ad altre zone della città”; sembra anche che, a breve, il servizio dovrebbe essere esteso al XIII municipio (Ostia, Acilia).
Via | Comune di Roma
Foto | Roma’n'bike
» Vedi anche 06 Blog e Un anno di Velib a Parigi
Il bike sharing recentemente lanciato a Roma è un’ottima iniziativa, che incoraggia sia i romani che i turisti a l’uso della bicicletta per raggiungere il posto di lavoro o per muoversi in città. Il servizio, finora limitato al centro storico (mappa) totalizza 200 biciclette, è “in prova” e, a seconda dei risultati, dovrebbe in futuro estendersi a tutta la città (a Roma, ad oggi, si pedala nella sola ZTL). A Parigi, Velib è nato un anno fa e già conta 200.000 abbonati per 16.000 biciclette. Ogni giorno, i parigini effettuano circa 120.000 tragitti (tasso di soddisfazione al 98%) e, nel 2008, il comune di Parigi dovrebbe incassare quasi 30 milioni di euro.
I primi dati sul campo, tuttavia, rivelano dei costi imprevisti di manutenzione del servizio parigino, che ne bloccano l’estensione alla periferia. In un anno sono state rubate 3000 biciclette: alcune sono state ritrovate a Marsiglia, nelle strade di Casablanca o in un campo nomadi in Romania. A questi dati vanno aggiunte circa 1500 riparazioni quotidiane, di cui 300 per danni importanti dovuti a vero e proprio vandalismo, e si arriva al 30% del totale dei cicli in circolazione che generano costi importanti.
Le contromisure? Le catene sono state rinforzate, così come i telai, ed i panieri sono stati saldati per evitare i furti sistematici. Tuttavia, il costo medio per bicicletta, inizialmente di 1000€ è salito a 2500. Forse, questi dati servono a prevenire i futuri costi “inattesi” per il servizio romano, fornendo un “breviario” per la Cemusa che gestisce quelle di Roma; un primo esempio: mettere le ruote piene (senza camere d’aria) per evitare le forature.
Via | Le Figaro