Durante la conferenza stampa dell’Associazione Vittime della caccia è stato reso noto il numero di vittime della stagione venatoria 2010 ossia 25 morti e 75 feriti non contando gli animali domestici.
Quest’anno intorno a questi dati si è sollevato un vero e proprio vespaio. In campo a contestare i numeri Face Italia (Federcaccia, Anuu Migratoristi, Enalcaccia, Libera Caccia) e il Cncn (Comitato Nazionale Caccia e Natura). Secondo i ”cacciatori” sarebbero morte “solo” 22 persone e ne sarebbero state ferite 61.
La politica non è rimasta indifferente, il Senatore Pdl Valerio Carrara è intervenuto per contrapporre ai dati odierni il bilancio al ribasso dei cacciatori, mentre dall’altra parte si è schierata il Ministro del Turismo Michela Brambilla che in un comunicato ha dichiarato:
I dati del dossier dovrebbero far riflettere tutti, sopratutto alla luce dei sondaggi Ipsos e Eurispes che indicano che la larghissima maggioranza degli italiani è per l’abolizione o quantomeno la forte limitazione della caccia.

Dopo quattro anni di processo è stato condannato il serial killer dei lupi dell’appennino: un bracconiere che, nel 2007, aveva ucciso sei lupi in Liguria. Se non fosse stato scoperto, però, ne avrebbe ammazzati molti di più: con i denti si era fatto una collana.
La vicenda è ben sintetizzata dal blog Notitia Criminis:
La notte del 10 febbraio 2007 viene rinvenuto il cadavere di un lupo dell’Appennino, abbandonato nei pressi di una casa cantoniera in località La Squazza, comune di Borzonasca, con il muso fatto a pezzi. Comincia una lunga e meticolosa indagine che porta gli inquirenti a una serie di perquisizioni a Bavena, sempre nel circondario di Borzonasca, dietro mandato della Procura della Repubblica di Chiavari. Vengono sequestrati: fucile calibro e 12 cartucce a pallettoni appartenenti al cacciatore, abbandonati a 4 km dalla sua abitazione; centinaia di munizioni per fucile e carabina, 1 kg di polvere da sparo non denunciate e alcuni fucili illegalmente detenuti. Tra i reperti, anche lo strano collier di denti canini che il bracconiere giustifica come amuleto
Dal test del Dna, eseguito sui denti con i quali si era fatto la collana, è emerso chiaramente che i lupi uccisi erano una mezza dozzina, 3 maschi e 3 femmine. La cosa più incredibile, però, è la pena inflitta: appena sette mesi di reclusione, ovviamente prescritta, per i reati di omessa custodia di armi e munizioni, omessa denuncia di munizioni, caccia nei periodi di divieto e uccisione di specie protetta.
Via | Notitia Criminis
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Qualche giorno fa Peppe raccontò della denuncia della Lipu che filmò la caccia selvaggia al Piviere dorato specie protetta, a Lampedusa, nella stagione in cui è consentita la sola caccia ai conigli selvatici. Ebbene i due cacciatori sono stati identificati dai carabinieri.
Restano però da capire i reati contestati. Scrive Gea Press:
Non è ancora chiaro quale reato sia stato contestato, se cioè il maltrattamento di animali per l’evidente tortura arrecata al povere animale poi ucciso con una fucilata, oppure gli ancor più blandi reati venatori. Il paradosso della situazione venatoria italiana risiede anche nel fatto che uccidere una specie protetta non comporta necessariamente il ritiro della licenza (ovvero non potere più andare a caccia). Per potere sperare nella (sola) sospensiva occorre ripetere il reato, ovvero nuovamente sparare ad una specie protetta.
Sul sito dell’agenzia di stampa Geapress è stato pubblicato un video girato dalla Lipu a Lampedusa. Mostra una scena di caccia totalmente illegale: a dicembre, quando sono state girate le immagini, i cacciatori potevano sparare solo ai conigli. Ma, evidentemente, i conigli hanno imparato a volare.
E infatti i cacciatori sparano in aria, e il coniglio diventa un piviere dorato, uccello protetto dalla legge. Ancora peggio: l’uccello non è morto, viene liberato, ma solo per finta: dopo pochi secondi viene freddato dal cacciatore che, in macchina, di conigli non ne ha neanche uno.
Il video si aggiunge a quello girato da Geapress insieme al Wwf siciliano che mostra le “lezioni di caccia” ai minorenni in provincia di Enna. Difficile dialogare con questi cacciatori…

La Cina ha ceduto alle pressioni del Canada e ha così aperto le porte all’importazione di prodotti derivanti dalla caccia alle foche.
Sime Pavesi, responsabile nazionale LAV settore pellicce dichiara:
La Cina, già sotto accusa per le crudeli condizioni in cui vengono trattati gli animali per la produzione di pellicce, non deve assumersi anche questa grave responsabilità etica nel sostenere il massacro delle foche in Canada. Sappiamo che già più di una quarantina di associazioni animaliste cinesi stanno lavorando per cancellare questo accordo con il governo canadese, e le sosterremo affinché possano seguire l’esempio dell’Unione Europea che ha vietato il commercio di prodotti di foca.
In Europa il commercio di prodotti derivati dalla caccia delle foche è stato bandito con il Regolamento UE N. 1007/2009 (G.U. U.E. L286 del 31/10/2009), frutto di una imponente mobilitazione avviata dalla LAV. In Italia, le sanzioni prevedono l’arresto da tre mesi ad un anno o l’ammenda da 5.000 a 100.000 euro per chi produce, commercializza, esporta o introduce nel territorio nazionale prodotti derivanti dalla foca (Legge 189/04 articolo2).

Olà! Ecco una di quelle notizie che ti fanno capire che il mondo è davvero strano: l’Europa aprirà una procedura di infrazione il prossimo 27 gennaio, contro la caccia al lupo in Svezia. Lo ha annunciato il commissario all’ambiente Janez Potocnik.
Secondo la Svezia è necessario uccidere per quest’anno 20 lupi al fine di tenere sotto controllo la popolazione e far si che non superi i 210 esemplari; secondo Potonik, invece, si tratta di una grave infrazione ai danni di una specie protetta. Lo scorso anno i lupi ammazzati sono stati 60.
Ne riferisce il sito Euractive che riporta la dichiarazione di Joe Hennon portavoce di Potocnik:
Abbiamo inviato una lettera al ministro svedese dell’ambiente, lo scorso dicembre mettendo in chiaro che non avremo altra scelta che avviare una procedura di infrazione contro la Svezia se vanno avanti con la caccia.
I lupi sono stati reintrodotti con grande fatica in Svezia dopo che si erano estinti nel 1990. E allora perché li cacciano? A causa della piccola ma potente lobby di cacciatori di alce. Infatti, spesso i loro cani seguono le tracce ma sono ammazzati dai lupi. Un cane da caccia è un notevole investimento e dunque i cacciatori ammazzano i lupi per evitare di perdere il loro capitale.
Foto | Flickr

Un povero cagnolino è stato ucciso dal suo padrone cacciatore semplicemente perchè non ubbidiva abbastanza prontamente ai suoi comandi.
Il fatto si è svolto in località Tezze, nel Comune di Vazzola (TV). Il cacciatore spazientito non ci ha pensato due volte e imbracciato il fucile ha fatto fuoco sul suo povero cane uccidendolo.
Il padrone assassino l’avrebbe fatta franca se un contadino che lavorava li vicino richiamato dagli spari non avesse deciso di chiamare i Carabinieri. Il cacciatore è stato denunciato per maltrattamento e uccisione di animale e gli è stato sequestrato il fucile (che mi auguro non gli restituiscano più).
Circa cinquanta nidi di fenicottero - volatile particolarmente protetto dalla Direttiva “uccelli” e dalla legge 157 - sono stati censiti dagli ornitologi della Lipu e dai birdwatchers di Ebn Italia nelle aree di Pachino, Cuba e Longarini (a cavallo tra le province di Ragusa e di Siracusa) mentre portavano avanti la loro attività di lotta al bracconaggio.
Non accadeva da moltissimo tempo e, soprattutto, non qui. Recentemente, infatti, dei pallidi tentativi di nidificazione erano stati segnalati nel periodo compreso tra il 2000 e il 2004 ma esclusivamente nell’areale della riserva orientata di Vendicari.
Si tratta oggettivamente di una splendida notizia che, da sola, commenta l’importanza della chiusura totale della caccia specialmente nelle aree di particolare pregio naturalistico. Alcuni mesi fa, infatti, l’isola era stata al centro di infiammate polemiche tra i cacciatori a seguito dell’accoglimento del TAR, prima, e del CGA ( il Consiglio di Giustizia Amministrativa), poi, di tutti i punti impugnati da Legambiente Sicilia e dal MAN (Mediterranean Association for Nature) contro il calendario venatorio dell’Assessore Titti Bufardeci, ottenendo la sospensione della stagione venatoria. Del resto, i dati parlano chiaro: rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente il numero di specie presenti in Sicilia e, in particolare, nei pantani e nelle aree di pregio, è quasi decuplicato con la felice incursione persino della moretta tabaccata, terribilmente a rischio.
Via | Sicilia informazioni
Foto | Flickr
A pochi mesi dal suo epilogo, l’anno internazionale della biodiversità rischia di diventare sempre più deludente: tra direttive europee sulla vivisezione, tagli alle aree protette e scarso interesse dimostrato per la tutela delle specie marine infatti, gli animali non paiono proprio aver vita facile… E fra questi, oggi, non si può non annoverare il lupo alpino che, in Svizzera almeno, sta rischiando grosso: il Parlamento elvetico ha infatti dichiarato di voler modificare la Convenzione di Berna per la protezione della vita selvatica e degli ambienti naturali in Europa, rendendo il lupo, di fatto, una specie nuovamente cacciabile. Inoltre, e nonostante la Svizzera sia firmataria della Convenzione delle Alpi (per la protezione e la promozione dello sviluppo sostenibile delle regioni transfrontaliere di montagna), pare quanto mai intesa a non ratificarne i protocolli attuativi poiché inficianti la crescita economica di alcune aree..
Tutto questo è un vero peccato soprattutto ove si consideri che il canis lupus alpino solo di recente ha saputo recuperare lo spazio che gli era stato indebitamente tolto grazie agli sforzi compiuti, in particolare, proprio dal nostro Paese.. Eppure, non sempre il ritorno di un predatore piace a tutti e c’è sempre qualcuno che si ostina a credere alle favole nonostante la presenza di un’ampia normativa che elargisce ottimi rimborsi ai pastori elvetici in caso di attacchi perorati contro il gregge dalla fauna selvatica…
Nella fattispecie, l’intero parlamento svizzero, con la sola eccezione dei Verdi e dei Socialisti, ha votato la richiesta di modifica della Convenzione di Berna non adducendo, però, alcuna motivazione plausibile (anche perché i lupi presenti da quelli parti sono alquanto rari e la maggior parte dei danni causati al bestiame sono dovuti per lo più ai comuni cani randagi, grazie ad una proliferazione di ungulati nei boschi che già soddisfa pienamente l’appetito del “feroce predatore”). E non è tutto, le istituzioni nazionali hanno fatto anche sapere, in proposito, che se la comunità internazionale non dovesse approvare questa decisione esse sarebbero disposte a uscire del tutto dalla Convenzione salvo poi rientrarvi, ma solo successivamente e previa ridiscussione di termini e modalità… Il WWF, intanto, sta portando avanti una fitta campagna per indurre il parlamento a ripensarci ma se non dovesse riusciurci al povero (sporadico!) lupo doltralpe per salvarsi dalle doppiette non resterebbe altro da fare che tornare in Italia…
Via | alternativa sostenibile
Foto | Flickr
Il video che vedete è stato realizzato nelle campagne della Sicilia centrale dall’agenzia di stampa Geapress in collaborazione con il Wwf siciliano. Le immagini sono state girate a poche ore dalla preapertura della caccia nell’isola e in molte altre regioni italiane.
Sostanzialmente documenta come i timori che Pier Francesco Rizza, presidente del Wwf Sicilia, aveva espresso pochi giorni fa quando lo abbiamo intervistato erano tutt’altro che una forma di allarmismo inutile. Rizza, infatti, ci aveva detto che l’apertura anticipata della caccia è un favore ai bracconieri poiché, essendo ancora nel pieno della stagione degli incendi, le Guardie Forestali hanno molta difficoltà a tenere sotto controllo la situazione.
Risultato? Metodi di caccia non consentiti, avvicinamento illegale dei “cacciatori-bracconieri” ad abitazioni e stalle e, ovviamente, consegna delle armi persino ai minori. Sia chiaro, non è sterile polemica nei confronti dei cacciatori che, fino a prova contraria, possono affermare di non essere bracconieri e di rispettare in pieno la legge. E’, però, una conferma ad un timore più che ragionevole: prima si apre la caccia, più si fa piacere a chi pratica il bracconaggio.
E questo a prescindere di quanti siano i bracconieri rispetto ai cacciatori che seguono la legge.