
Carlo Carraro direttore dell’International Center for Climate Governance -ICCG- nonché Rettore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove insegna Econometria è da ieri on line con il blog del Direttore finestra personale sui cambiamenti climatici.
Evidentemente per idee e orientamento si va a contrapporre a Climate Monitor dello scettico tenente colonnello dell’aeronautica militare Guido Guidi. Collabora invece molto spesso con l’ICCG un altro meteorologo ossia Luca Mercalli.
Comunque, tornando al blog di Carlo Carraro sono già presenti post che analizzano ad esempio il problema della cooperazione in merito al contrasto ai cambiamenti climatici.
Può una banca finanziare la costruzione di una centrale a carbone, per la precisione Šoštanj in Slovenia e nello stesso tempo promuovere le sue credenziali verdi aderendo al Natural Capital Declaration ufficializzato in occasione di Rio20+? Evidentemente si se ci è riuscita Unicredit per lo sgomento di alcuni gruppi ambientalisti tra cui lo sloveno Focus.
Infatti come spiega Lidija Živčič, senior expert di Focus:
UniCredit sta investendo milioni di euro di denaro degli investitori nella centrale a carbone Šoštanj in Slovenia, che devasterà il nostro ambiente, accelerando i cambiamenti climatici e l’impatto e l’impatto sulla salute della popolazione locale per i prossimi quattro decenni. UniCredit sostiene di essersi impegnata in una serie di iniziative volte a ridurre gli impatti diretti e indiretti della loro attività. Šoštanj chiaramente non rientra in questo ambito e quindi invitiamo la banca a ritirare da questo progetto immediatamente.
Stopcoalfinance lancia una campagna internazionale per chiedere a Unicredit di sospendere il finanziamento della centrale a carbone e di impegnarsi nel sostengo, non di facciata, di finanza verde. Le firme su Dillo a Unicredit.

Spagna, Regno Unito, Portogallo e Francia sono in allarme per il prolungato periodo di siccità. I rapporti che giungono da Météo France e dal Bureau de recherches géologiques et minières (BRGM) illustrano i dati pluviometrici invernali a livelli decisamente bassi. In Francia i prefetti di 10 dipartimenti hanno già disposto 27 arresti di prelievo di acque che non abbiamo scopi prioritari.
Per la Francia è inusuale in questa stagione avere siccità; in Spagna già dallo scorso gennaio si sono verificati incendi boschivi e lo scorso mese di marzo il Ministero spagnolo dell’Agricoltura ha indicato che più di 3.000 incendi sono stati registrati durante i primi due mesi dell’anno, distruggendo oltre 13.500 ettari di bosco. Secondo i servizi meteorologici spagnoli, dobbiamo tornare al 1940 per trovare una traccia di deficit di precipitazioni comparabili. Le regioni più colpite dalla siccità sono Aragona, Catalogna e Galizia.
Non va meglio in Portogallo dove la siccità ha toccato il 70% del territorio agricolo lusitano da almeno la seconda metà di febbraio. Più sorprendete la siccità nel Regno Unito che per il suo clima umido e oceanico resta a secco dopo due inverni segnati da deficit di piogge e temperature elevate; Nelle contee del Sud-Est e nello Yorkshire è in atto una sconosciuta siccità. Attualmente sono stati vietati i prelievi di acqua con tubo di gomma. Alcune aziende responsabili della gestione delle acque hanno già indicato che le restrizioni dureranno fino alla fine dell’estate.
Via | Actu-Environement
Foto | TMNews
Si può dire che il fenomeno della Primavera araba sia scoppiato non solo per i contingenti malesseri sociali ma anche a causa della siccità? Se lo chiedono su The Daily Climate dove c’è un’approfondita analisi sui cambiamenti geopolitici legati ai cambiamenti climatici.
Dunque prossimi scenari di conflitti o di crisi potrebbero verificarsi in Yemen dove scarseggiano già acqua e petrolio il che rischia di far esplodere una situazione già complessa; oppure in Africa dove la scarsità di cibo e la siccità potrebbero innescare situazioni simili a quelle vissute in Darfur; e che dire delle regioni himalayane? o delle aree soggette a scioglimento dei ghiacciai?
Forse riuscire a prevedere in anticipo le crisi causate dai cambiamenti climatici potrebbe voler dire avvantaggiarsi nella gestione dei collassi socio-economici e nel contenimento dei rischi ambientali.
Via | Galileonet
Foto | Flickr

La siccità lamentata nel sud della Francia da almeno 1 mese inizia a tormentare anche il Nord e il Centro Italia. L’Europa inizia a essere così toccata in anticipo da questo fenomeno delle temperature alte e della scarsità di piogge. I primi allarmi sono arrivati dalla Toscana ma il caldo record registrato in questi ultimi giorni (ieri ad esempio +27 °C a Bologna Borgo Panigale; Ferrara +27,2°C, Arezzo +24,2°C ) sono destinati a aumentare. Siamo nell’ambito di quegli eventi estremi meteorologici additati dall’IPCC come evidenze scientifiche dei cambiamenti climatici.
Spiega Luca Lombroso dell’Osservatorio Geofisico universitario di Modena:
Fenomeni simili si sono verificati non solo a Modena e nel Centro-Nord Italia, ma anche in Scozia, con temperature di oltre 22 gradi e negli Stati Uniti, dove dicono i colleghi del NWS sono da riscrivere i libri dei record.
Questi i dati di fatto. Ebbene Guido Guidi su Climatemonitor prende le distanze rispetto alle evidenze scientifiche dei cambiamenti climatici correlati ai fenomeni meteorologi estremi e li cataloga sotto la voce bullshit, stronzate, a cui dedica anche il pulsante di Pielke Jr. Ma veniamo all’idea di Guidi su quanto sta accadendo al clima e che merita attenzione essendo decisamente interessante e verosimile:
L’ipotesi +CO2=+caldo/+freddo non regge perché la catena causale presuppone dinamiche diametralmente opposte. Alcuni mesi fa abbiamo scritto che la Natura ci sta proponendo un esperimento in grande stile. Bene, i primi risultati di quell’esperimento dicono chiaramente che stiamo andando in un’altra direzione. In poche parole, riprendendo il titolo di un altro post su CM, la musica è cambiata. Può darsi che questo non elida il segnale di fondo sul bilancio radiativo, magari anche in parte attribuibile al forcing antropico (cui si deve aggiungere la tendenza di lungo periodo dell’interglaciale e l’uscita dalla PEG e sottrarre il bias delle osservazioni), ma è un fatto che una buona parte di quanto ci è stato raccontato sul GW in termini di dinamiche atmosferiche non trova conferma nei fatti. Aggiungerei anche che il rovescio della medaglia di questo esperimento è sotto gli occhi di tutti: il freddo fa molti più danni del caldo, non solo mentre è operativo, ma soprattutto dopo. Quando si saprà quanto è costato in termini di produttività agricola, produttività industriale e consumo energetico questo gelido inverno Euro-asiatico, forse qualcuno capirà. Ma è più probabile che qualcun altro proverà a raccontarci che è colpa dell’aumento degli eventi estremi… A quel punto però, l’aumento della frequenza degli eventi di freddo perché fa caldo sarà difficilmente vendibile.
Foto | TMNews

Gli eventi climatici estremi che hanno toccato e toccheranno l’Europa meridionale e il Mediterraneo sono destinati a intensificarsi, come evidenze dei cambiamenti climatici. Il 90% degli scienziati, secondo quanto riferisce lo studio IPCC Managing the Risks of Extreme Events and Disasters to Advance Climate Change Adaptation (SREX) concorda sul un fatto: il riscaldamento globale in atto e innescato dalle emissioni da attività umane è destinato a aumentare.
I costi che ne derivano sono presto detti: 15trilioni di euro in termini di perdite e a soffrirne maggiormente le aree più povere e la popolazione femminile. Ha detto Thomas Stocker, uno degli autori principali del rapporto,redatto da 220 autori provenienti da 62 paesi che ha ricevuto commenti di revisione da 18mila esperti:
L’informazione è tutto sul tavolo: più ci sono emissioni antropiche di gas serra, più aumenta l’incidenza dei giorni caldi. Questo è probabilmente il rapporto che recensisce più approfonditamente gli eventi estremi.
Dim Coumou un’altro degli autori ricorda i recenti eventi meteorologici estremi quali l’ondata di calore del 2010 in Russia o quella del 2003 che toccò l’Europa, ma anche le piogge estreme cadute nel 2010 in Pakistan e nel 2011 in Australia. Lo studio pubblicato su Nature conferma la tendenza triplicata dal 1880 al 2005 dell’intensificarsi delle giornate calde, mentre le ondate di calore nell’ultimo decennio sono raddoppiate. Infatti le estati estremamente calde hanno riguardato il 10% della popolazione mondiale mentre nel periodo 1951-1980 avevano toccato solo lo 0,1%-0,2% della popolazione mondiale. Negli Stati uniti e in Australia si sono avute fino a due volte in più di giorni molto caldi e di giorni molto freddi.
Rispetto alle cause antropiche imputate dal panel di scienziati mi attendo lo stracciamento di vesti e gli insulti degli scettici del clima.
Via | Euractiv
Foto | TMNews

Le temperature atmosferiche procedono verso un progressivo e inesorabile aumento; anche le acque si stanno riscaldando mentre si prolungano le stagioni vegetative. Il quadro delineato dallo studio La Rete italiana per la ricerca ecologica a lungo termine (Lter-Italia) a cura di Roberto Bertoni dell’Istituto per lo studio degli ecosistemi del Consiglio nazionale delle ricerche (Ise-Cnr) non lascia spazio a dubbi: i cambiamenti climatici sono in atto.
Il volume che raccoglie dati e risultati provenienti dai 22 siti coordinati dalla Rete, ossia quei veri e propri laboratori in Natura, sarà presentato il 29 e 30 marzo a Roma nella sede centrale del CNR. Fa notare Giorgio Matteucci dell’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Cnr, segretario della Rete:
Le serie storiche indicano che la temperatura minima in quota, nell’arco di dieci anni, è aumentata di 0,76°C. Si possono citare i risultati del progetto internazionale ‘Gloria’, che ponendo sotto osservazione 764 specie di piante e utilizzando i dati di oltre 130 termometri digitali ha rilevato una contrazione degli habitat alto montani in 42 vette europee su 60, tra cui alcune vette appenniniche studiate dall’Università del Molise.
Continua a leggere: Cambiamenti climatici, il CNR ha misurato i segni

Sembra una notizia curiosa, ma probabilmente è piuttosto agghiacciante: in Usa (ma si sta profilando anche a Londra) è in atto una vera e propria invasione di cimici da letto, o bedbugs (qui qualche consiglio per liberarsene). L’allarme è stato lanciato dall’ANID, l’Associazione che raggruppa le società di disinfestazione, durante l’annuale congresso che si è tenuto a Sirmione nei giorni scorsi.
Tra le cause individuate della rinascita di un’invasione del Cimex lectularius i cambiamenti climatici e sociali. Spiega Jonathan Peck, rappresentante del Chartered Insitute of Healt and Environment di Cambridge:
I viaggi e gli spostamenti da e verso continenti diversi sono sempre più frequenti. Con l’aumentare del turismo e dei flussi migratori in generale si fa sempre più alta la possibilità di trasportare “ospiti indesiderati”. Stimiamo che ogni anno arrivino in Europa, in questo modo, almeno due specie nuove. A Londra, oggi, questo infestante costituisce una delle maggiori preoccupazioni di ammistratori e albergatori e si stanno diffondendo iniziative, come la BedBugs Foundation, che mirano a studiare e combattere il problema con efficacia. Abbiamo ragione di ritenere che quest’estate, in concomitanza con le Olimpiadi di Londra, sia possibile assistere ad un’esplosione del fenomeno.
Esempi di come viaggi e cambiamenti climatici abbiano favorito l’esplodere di colonizzazioni di interi ecosistemi da parte degli insetti, sono le invasioni Rhynchophorus ferrugineus, o punteruolo rosso delle palme che ancora non riusciamo a arginare o la Aedes albopictus, la zanzara tigre, che nemmeno siamo in grado di controllare.
Via | Comunicato stampa
Foto | Flickr

Malattie legate ai cambiamenti climatici in aumento. Lo rivela una recente analisi dell’Università della California Davis, pubblicata sui Proceedings of the American Thoracic Society. L’aumento delle temperature favorisce la propagazione delle malattie infettive ed aumenta il rischio di malattie cardiovascolari. L’inquinamento, inoltre, acuisce i sintomi dell’asma e delle allergie.
Senza contare che l’alta concentrazione di CO2 è stata associata a livelli più elevati di ansia. Come ha spiegato Kent Pinkerton, uno degli autori del report, i livelli di ozono troppo alti e fenomeni come la desertificazione e l’aumento delle temperature causano un incremento delle malattie respiratorie. Nelle aree urbane è lo smog il principale fattore di rischio, associato alla mancanza di verde.
A causare più danni alle vie respiratorie sono il fumo e le polveri sottili sollevate dagli incendi. La desertificazione, invece, è un rischio per via delle tempeste di polvere più intense e frequenti. Senza contare che si sta osservando un aumento delle spore della muffa, che scatenano asma ed allergie. Dall’America Centrale ora sono arrivate a diffondersi anche nell’America del Nord per via dell’aumento delle temperature. Malattie che solitamente si sviluppano nei Paesi mediterranei ora si osservano con più frequenza anche in Svezia, Scandinavia ed in altri Paesi nordici. Scrive Pinkerton:
Ci sono alcune malattie trasmesse da vettori causate da alcuni tipi di parassiti o organismi la cui gamma si è ampliata proprio grazie agli effetti dei cambiamenti climatici. Ci sono persone che saranno molto più sensibili agli effetti del cambiamento climatico globale, in particolare i neonati e i bambini piccoli, le persone con asma o broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), e gli anziani, che hanno un sistema immunitario compromesso.
Via | Asthma.ihealthyzone
Foto | Flickr

Il clima mediterraneo caratterizzato dalle forti siccità estive potrebbe estendersi fino a New Orleans Orléans, provocando uno choc formidabile su vegetazione naturale, agricoltura e risorse d’acqua. Tale cambiamento sarà troppo repentino rispetto alle capacità di adattamento delle specie vegetali.
Lo scenario è frutto di una ricerca condotta in Francia dall’INRA sotto la direzione di François Lelièvre nell’ambito del progetto CLIMFOUREL (Climat‐Fourrages‐Elevage) che punta a conoscere e migliorare l’adattabilità dei sistemi foraggieri nel Sud della Francia alle variazioni e ai cambiamenti climatici.
L’interesse per l’evoluzione delle temperature è dato dalla necessità di conoscerne l’impatto sulle produzioni agricole, settore perno dell’economia francese. In Francia in questi mesi si è registrata una forte siccità che sta mettendo in ginocchio il settore e dunque la pressione per conoscere sia conseguenze sia rimedi è fortissima.
Continua a leggere: Il clima mediterraneo si estenderà fino a Orléans