Come annuncia “con grande tristezza” il comunicato del Winnipeg’s Assiniboine Park Zoo in Canada, Debby, il più vecchio orso polare del mondo, è morta lunedì scorso “circondata da veterinari e dai custodi che si occupavano di lei”. “Le condizioni mediche di Debby si sono gradualmente degradate per diversi mesi, anche se lei continuava a restare attiva”.
La scorsa estate aveva sofferto di una serie di ictus, aveva perso sangue ed era dimagrita all’improvviso. L’ulteriore peggioramento degli ultimi giorni - diversi suoi organi avevano smesso di funzionare - ha costretto lo zoo a praticare l’eutanasia sull’animale.
L’orsa era nata nel 1966 nell’Artico russo, ed era arrivata allo zoo di Winnipeg un anno dopo. Negli anni era diventata la principale attrazione dello zoo - si calcola che l’abbiano vista 18 milioni di persone -, perché pochi orsi polari raggiungono in natura i 20 anni , e in cattività i 30, mentre lei, al compimento dei suoi 41 anni, era finita anche sul Guinness dei primati.
Solo altri due orsi, per quello che sappiamo, hanno vissuto più a lungo. Ha dato la vita a sei generazioni di orsi, prima che il suo compagno Skipper morisse nel 1999 all’età di 34 anni.
Le lontre marine stanno ripopolando parte delle coste di Vancouver Island, dalle quali mancavano da decenni.
Nel 1960 la popolazione di lontre delle Isole Aleutine era stata reintrodotta nella West Coast, ma numerosi esemplari avevano abbandonato quel luogo a causa dell’inquinamento e di perdite di petrolio nelle acque. Secondo quanto rilasciato dalla biologa del Department of Fisheries and Oceans Linda Nichol, quest’ultima evenienza rappresenta una delle più grandi minacce per le lontre marine, dato che esse contano sull’integrità del pelo per mantenere caldo il loro corpo.
Nel 2004 si contavano già circa 3200 esemplari lungo la costa ovest di Vancouver Island e parte della Central Coast. Questi animali sono un’affascinante parte dell’ecosistema marino ed è ancora più affascinante sapere che stiano ripopolando coste da tempo abbandonate. Negli scorsi giorni alcuni fortunati hanno avuto la possibilità di vedere oltre 100 lontre marine poltrire tutte insieme su di un letto formato da piante, pratica questa da loro molto amata.
Via | TheProvince.com
Foto | Flickr

Come dimostrare empiricamente lo scioglimento dei ghiacchi perenni dovuto ai cambiamenti climatici? Alberto Behar in genere si occupa di piccoli robot da esplorazione al Jet Propulsion Laboratory della Nasa e stavolta, in barba a tutte le migliori strumentazioni tecnologiche per lo studio dei fenomeni naturali, ha buttato in un crepaccio della Groenladia particolarmente colpito dallo scioglimento del ghiaccio, novanta papere gialle, modello vasca da bagno.
Su ognuna ha scritto “Esperimento scientifico - Ricompensa ” e l’indirizzo dove consegnarle. In questo modo Behar potrà verificare direttamente dove, quando e in che condizioni sono state ritrovate le papere e capire esattamente la morfologia delle lunghissime fenditure del ghiaccio e quale strada hanno percorso sin dal giorno dell’abbandono nel crepaccio. Per ufficializzare il tutto l’ingegnere ha aggiunto una sonda collegata via GPS a far compagnia alle colorate paperelle. Rileverà temperatura esterna, velocità ed accelerazioni dei sui spostamenti.
Probabilmente, trasportate dalle correnti, dovrebbero arrivare tutte nella Baia di Baffin, nel nordovest del Canada e anche se per il momento non si è fatto vivo nessuno, Alberto Behar ci scherza su affermando “nessuno va a far due passi da quelle parti”. L’esperimento cui sta lavorando è stato commissionato dal Consiglio Artico, federazione di tutti i paesi che si affacciano sul circolo polare, per fornire il maggior numero di dati possibili alla conferenza internazionale sui cambiamenti climatici di Copenaghen di fine 2009. Il metodo sarà poco ortodosso, ma se quelle papere arrivano a destinazione è solo perché il ghiaccio che fino a poco tempo fa era considerato perenne, probabilmente ha perso tale connotazione.
Via | Repubblica.it
Secondo i ricercatori della Malaspina University College e l’ecologista Max Bothwell del Environment Canada, Vancouver Island è l’epicentro dell’infestazione di viscide alghe marroni definite “rocksnot”.
Sembra che le acque fluviali non contaminate siano ormai poche a causa della rapida espansione di queste alghe: infatti la loro prima apparizione risale al 1989 nel Gold River ed in cinque anni hanno raggiunto i fiumi di altre 12 isole. Nel 2007, nelle acque del lago Edith vicino Kamloops sono morti all’incirca 300 pesci a causa dell’enorme quantità di alghe, mentre lo scorso giugno nel lago Shuswap si è creata un enorme striscia di alghe dal color dorato della lunghezza di 50km.
La scorsa primavera il Wood Lake è stato addirittura chiuso dal dipartimento di sanità locale a causa di alcuni fiori dal colore blu-verde in grado di uccidere un cane in due ore. Le possibili cause sembrano essere il nuovo sviluppo di case, agricoltura, case galleggianti e quindi ancora una volta inquinamento prodotto dall’uomo.
Via | Canada.com
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Nasce Drake Landing Solar Community, la prima comunità nord americana che utilizza energia solare, situata precisamente nella città di Okotoks, Alberta, Canada. Il progetto mostra come sia possibile condurre uno stile di vita sostenibile in ogni abitazione. Sono stati installati 800 pannelli solari posizionati sui tetti di case e garage che producono 1,5 mega-watt di energia termica in estate e forniscono calore per gli impianti di riscaldamento. L’intero sistema soddisfa il 90% del fabbisogno di acqua calda e riscaldamento di tutte le 52 abitazioni del complesso edile.
Una soluzione di etilenglicole scorre attraverso un sistema di tubature che unisce l’intero schieramento di pannelli solari. Questi ultimi assorbono l’energia solare e riscaldano la soluzione di glicol etilenico che raggiunge il centro energetico della comunità. Il calore viene quindi trasferito dal convertitore di calore ad un serbatoio d’acqua e, a questo punto, la soluzione di etilenglicole ritorna al gruppo di pannelli solari. Attraverso una serie di tubature l’acqua riscaldata viene trasferita nel sotterraneo sistema di immagazzinamento di energia termica, riscaldando il terreno circostante fino a 80 gradi centigradi. Tutto questo procedimento fornirà nei mesi invernali acqua calda e riscaldamento per l’intero complesso edile.
Le case, costruite una accanto all’altra per ridurre la lunghezza del sistema di tubature, sono tutte costruite utilizzando materiali prodotti localmente ma, cosa non meno importante, sono stati utilizzati anche materiali riciclati. Le case sono state certificate dallo Standard R-2000 della Natural Resources Canada per la razionalizzazione del consumo energetico e dal programma Built Green™ Alberta. L’esperienza della Drake Landing Solar Community può servire per qualsiasi complesso edile.
Via | Inhabitat.com
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Tetti verdi e pannelli solari sui tetti di tutti gli edifici che saranno costruiti per i Giochi Olimpici invernali del 2010 a Vancouver. Gli edifici rispetteranno gli standard LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) e avranno qualità Gold nella maggior parte dei casi (39 punti sui 70 massimi ottenibili da una costruzione), Platinum nelle strutture centrali (52 punti su 70).
L’acqua piovana verrà raccolta per essere usata nella cura del verde, sia dei tetti che dei giardini e dei campi di gara. L’energia necessaria al villaggio olimpico e’ di provenienza idroelettrica. Il raffrescamento e il riscaldamento dei locali sarà effettuato con l’aiuto di scambiatori di calore.
Negli obbiettivi di sostenibilità ambientale dei Giochi ci sono anche i trasporti, nei piani e’ prevista la messa in funzione di una linea leggera su rotaia di rapid transit tra l’aeroporto e la città di Vancouver. Entro il 2009 dovrebbe entrare in funzione anche il servizio di autobus a idrogeno che collegherà Vancouver a Whistler e Victoria.

Se la notizia è confermata, credo che possa essere una delle ennesime soluzioni pulite per la Campania ( e non solo). Ricavare bioetanolo, o meglio metanolo dai rifiuti solidi urbani. Questa volta l’idea, anzi l’impianto, arriva dal Canada e più precisamente dalla città di Edmonton che ha chiesto alla Enerkem di provvedere con i suoi macchinari a produrre combustibile verde. Edmonton così sarà la prima grande città del Nord America a spostare dalla discarica ad un impianto industriale per biocarburanti il 90% dei rifiuti.
La notizia è confermata anche dalla CRFA (Canadian renewable fuel association). Leggo dal sito della città di Edmonton:
Edmonton ospiterà la prima industria mondiale per la produzione di etanolo a base di rifiuti urbani. Infatti, la città di Edmonton ha firmato un accordo di 25 anni con Enerkem il maggiore produttore di etanolo. L’impianto da 70 milioni di dollari, produrrà inizialmente 36 milioni di litri di biocarburante per anno e consentirà la riduzione di più di 6 milioni di tonnellate di emissioni di biossido di carbonio (CO2) nel corso dei prossimi 25 anni. Esso rappresenta l’equivalente di 12 000 autovetture che sono ogni anno rimosse dalla strada. Questo impianto è un altro buon esempio che Alberta da al mondo e che la rende luogo ideale per le aziende che intendono mettere sul mercato delle nuove tecnologie- ha detto Doug Horner, Ministro dell’istruzione e della tecnologia.
Il Dendroctonus ponderosae (o scarabeo delle pinete montane) è un coleottero presente dal Nord America fino al Messico. Recentemente, a seguito di inverni miti, la sua popolazione ha raggiunto un numero tale da determinare dei danni al sistema forestale di molte zone del Canada, con una perdita di vegetazione stimata tra i 74.000 ed i 94.000 kmq di foresta.
Oltre ad un danno meccanico (le larve scavano all’interno dell’ospite dei canali lunghi fino a 90cm), la pianta viene infettata da un fungo in grado di ridurre la naturale produzione di resina usata come risposta all’infestazione. In sole due settimane l’albero si trova in condizioni critiche per il mancato apporto di linfa.
Le vecchie piante sono più facilmente attaccate rispetto alle giovani e muoiono prima; l’aumento di giovani pini è visto quindi un rimedio naturale per poter ridurre le infestazioni. Si spera cioè che il Dendroctonus ponderosae riporti la sua popolazione a livelli ecologicamente accettabili grazie ad un minor numero di esemplari vecchi.
Continua a leggere: Pericolo coleotteri per le foreste canadesi

Dopo l’Earth Day a Toronto sono arrivati gli Eco-Cab, taxi a pedale, ideali per il trasporto di turisti e shopping-victims per brevi tratti. Per non intralciare il traffico, le vetture sono dotate di batteria, che consentono di viaggiare a 12 km/h sulle strade cittadine. La Lipton, nota azienda nel settore delle bevande, ha stipulato un contratto di sponsorizzazione che consentirà ai passeggeri di poter bere tè verde durante gli spostamenti nel centro della città, oltre al cospicuo finanziamento dei mezzi, il cui costo è pari a quello di una utilitaria (circa 13.000 euro).
La flotta dispone di 28 EcoCabs, libere di girare per il centro ad emissioni zero. Con fanali posteriori e anteriori, specchietti laterali retrovisori e guscio protettivo per i passeggeri le EcoCabs rispettano al 100% le norme stradali e sono i bolidi verdi delle piste ciclabili, dove la velocità media si aggira sui 6km/h.
Questo programma inizia a Toronto i suoi primi test, ma conta di affermarsi anche nelle altri grandi città americane come Vancouver e New York; se l’idea arrivasse anche in Europa non sarebbe male, anche se sarebbe un’iniziativa limitata alle città di pianura.
Via | Blogto.com
E’ un po’ la Milena Gabanelli d’oltralpe. Marie-Monique Robin è una che sta pestando duramente i piedi alla Monsanto con “Le mond selon Monsanto” (la presentazione del film-documentario nel trailer che vi segnalo sopra) che è anche DVD riservato alle scuole e libro presentato nei giorni scorsi alla Fiera del libro di Parigi. Oggetto del documentario i disastri ambientali seminati in giro per il mondo dalla Monsanto. E’ andato in onda l’11 marzo su Arte7.