Da alcuni giorni è disponibile in rete un video sull’onda di tsunami che ha colpito la centrale nucleare di Fukushima, dopo il disastroso terremoto in Giappone. E’ stato girato con un cellulare, proprio mentre l’onda colpiva l’impianto nucleare facendo enormi danni.
Qualità e inquadratura lasciano a desiderare, ma resta sempre una testimonianza notevole di come la natura possa mettere in dubbio anche le più forti certezze dell’uomo. Siano esse certezze nucleari o meno…
Via | YouTube
Alla centrale nucleare di Fukushima Daichii si apre un secondo fronte del rischio con la possibile fusione del reattore nr.3 , dopo la grave esplosione che ha riguardato il reattore nr.1.
Cosa sta succedendo? Intanto le autorità hanno predisposto l’evacuazione di oltre 450mila persone nel raggio di 20 Km dalla centrale di Fukushima, poiché si inizia a temere che anche il reattore nr.3 possa esplodere a causa di un accumulo di idrogeno, avvenuto dopo la fase di raffreddamento.
Mentre il sito della Tepco è in down, probabilmente per l’elevata mole di contatti, spiega l’associazione antinucleare francese Sortir du nucléaire in un comunicato stampa:
Nella Prefettura di Miyagi la radioattività ha già raggiunto un livello di 400 volte superiore al normale in un raggio di 80 Km. Le condizioni sono mature per la fusione,considerato che il reattore opera con combustibile MOX a base di plutonio estremamente pericoloso. La tossicità di questo radionuclide è formidabile: è sufficiente inalare una particella di sviluppare il cancro al polmone.
Via | Kyodo News, Kyodo News,
Quello che si sperava non dovesse succedere è purtroppo accaduto. La ITN, una tv locale giapponese, ha diffuso il filmato dell’esplosione di uno dei reattori della centrale di Fukushima Daiichi, a circa 25km da Tokyo. La situazione era già monitorata visto che le autorità hanno fatto evacuare le persone per un raggio di 10km dalla centrale (inizialmente i km del raggio di evacuazione erano tre ma per sicurezza si è pensato di allargarlo). A causa dell’esplosione sono rimaste ferite diverse persone.
Gli svizzeri ieri sono stati impegnati a votare una serie di 13 referendum inclusi due relativi alla costruzione della nuova centrale nucleare di Mühleberg II e al deposito di scorie a Nidwaldo.
I referendum popolari erano di tipo consultivo ma hanno rappresentato comunque, una cartina di tornasole sugli orientamenti degli svizzeri: si il 51,2% dei voti a favore alla costruzione nuova centrale nucleare, che andrà a sostituire quella attuale in attività da oltre 40 anni e no per il 79,7% dei votanti al deposito di scorie nucleari a Wellenberg.
Il risultato giunge un po’ a sorpresa, il governo cantonale di Berna è a maggioranza rosso-verde e spesso si era già opposto alla costruzione di una nuova centrale. Esulta perciò la BKW, Azienda elettrica Bernese che però non fornisce una risposta in merito allo stoccaggio delle scorie nucleari. E difatti, l’altro referendum che si è tenuto a Nidwaldo ha ribadito il parere dei cittadini che ha respinto la costruzione di un deposito di scorie nucleari sotto il Wellenberg, la montagna valutata come sito idoneo. Ma lo scorso settembre il 64% dei nidwaldesi aveva votato contro l’uscita dal nucleare.
Via | Swissinfo, Ticino Libero
La Corte costituzionale ha stabilito che prima di costruire una centrale nucleare è necessario ottenere il parere della Regione su cui questo impianto sarà installato. Il parere però non è vincolante.
La norma che dovrebbe prima di tutto essere di buon senso era stata prima disattesa dall’art. 4 del Dl del 15-02-2010 e poi oggetto del ricorso di molte regioni e del WWF. Ebbene, oggi il pronunciamento della Consulta che scrive:
dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 4 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31 (Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché misure compensative e campagne informative al pubblico, a norma dell’articolo 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99) nella parte in cui non prevede che la Regione interessata, anteriormente all’intesa con la Conferenza unificata, esprima il proprio parere in ordine al rilascio dell’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari;
In merito al parere non vincolante, specifica in un comunicato Angelo Bonelli presidente nazionale dei Verdi:
Il parere negativo delle Regioni fa cadere il procedimento autorizzativo e impone una nuova procedura sostitutiva molto complicata, da realizzare ai sensi dell’art. 11, comma 6,7 e 8, del Dlgs 31/2010. Tradotto, significa che se non c’è un consenso delle regioni le centrali non si costruiscono.
Foto | Cordialdo
Brutte notizie per i progetti di espansione della centrale nucleare di Cernavoda nel sud est della Romania: Gdf-Suez, Rwe e Iberdrola hanno appena annunciato di tirarsi fuori dalla costruzione del terzo e quarto reattore della centrale. In passato si era già defilata la ceca Cez.
In un comunicato congiunto Gdf-Suez, Rwe e Iberdrola spiegano i motivi della fuga dal nucleare romeno:
Le incertezze economiche e di mercato riguardanti questo progetto, collegate in gran parte con la crisi finanziaria, non sono più compatibili con il fabbisogno di capitale del progetto di una nuova centrale nucleare
Anche se, in realtà, non si tratta di una nuova centrale ma del completamento di un impianto nucleare vecchio, voluto dal dittatore Ceauşescu. A portare avanti la costruzione del reattore tre e quattro di Cernavoda, quindi, restano solo Enel, Arcellor Mittal e Nuclearelectrica. Il costo previsto alla firma degli accordi era di quattro miliardi di euro per due reattori di tipo Candu da 720 MW ciascuno ma, evidentemente, è cresciuto un po’…
Via | Romania-Insider
Foto | Wikipedia
La centrale nucleare di Daya Bay, in Cina, è al centro di una polemica fondata sui suoi incidenti, presunti o reali. Sarebbero infatti almeno tre i problemi riscontrati negli ultimi cinque mesi, ma i proprietari dell’impianto negano.
Daya Bay è una centrale giovane, inaugurata nel 1993, costruita da Framatome (oggi Areva) con tecnologia PWR, cioè la generazione precedente agli Epr che dovrebbero essere installati in Italia con l’accordo Enel-Edf. Nonostante la giovane età i problemi, seppur di piccola entità, non mancano. Gli ultimi tre ad aprile e maggio e ottobre: tre “microfessure” nel circuito di raffreddamento che furono rivelati alla popolazione diverse settimane dopo. Si disse che non c’era stata fuoriuscita di radiazioni.
A giugno Radio Free Asia tira fuori la notizia che c’è stata una perdita da una barra di combustibile. China Light & Power, proprietaria dell’impianto, smentisce tutto e, ad oggi, non è chiaro cosa sia successo. La popolazione locale, e anche quella di Hong Kong che non è lontana, non ha mai gradito la centrale: manifestazioni prima e durante la costruzione, insofferenza oggi che non riescono a capire se e quando ci sono gli incidenti.
Via | Green et Vert
Foto | Flickr

Ho letto il bel post (perché lo è) La centrale degli ecofighetti di Michele Botteri su Veramente, ma non ne condivido una parola. Perché ne scrivo, allora? Semplicemente perché è un tassello di quello che sta accadendo in Italia a proposito delle energie rinnovabili.
Michele Botteri è certamente un amante del suo territorio e certamente combatte affinché vi sia rispetto per la Terra che calpestiamo e per l’ambiente in cui viviamo. Tant’è che commenta il suo punto di vista scrivendo:
Se dà il senso dello snobfighetto, allora la sensazione è quella giusta, qualcosa di simile al radical-chic, gente spesso danarosa, che si atteggia a ecologista. Fin qui non è un grosso problema, ma le cose peggiorano quando l’ecofighetto cerca di lavarsi la coscienza con operazioni che non hanno alcun risvolto pratico, o peggio ancora che hanno risvolti pratici prevalentemente negativi. L’alternativa migliore al consumo di energia fossile è semplicemente non consumare energia, e cercare di autoprodursi quel poco che si consuma. La centrale fotovoltaica a terra è una pessima scelta, migliore certo del carbone o del nucleare, ma per quello ci vuol poco.
Però nel calderone del greenwashing ci infila il fotovoltaico (non ho capito però perché non anche l’eolico) o meglio un certo modo di gestire il fotovoltaico. Quotidianamente ci arrivano segnalazioni a proposito della devastazione che sta vivendo il Salento, già denunciata da Peppino Basile.
Forse una considerazione in merito è necessaria: le amministrazioni hanno l’obbligo di richiedere e ottenere che ogni installazione, fotovoltaica o eolica avvenga nel pieno rispetto dell’ambiente. Non perché si produce energia rinnovabile allora per forza di cose l’impianto è buono e giusto. Anche se ha un impatto inferiore a quello di una centrale nucleare o di una centrale a carbone va progettato e costruito seguendo tutte le norme vigenti. Premesso ciò mi resta una domanda: cosa ci aspettiamo per il futuro? Davvero immaginiamo un futuro senza energia? O immaginiamo un energia che abbia un impatto il meno devastante possibile sull’ambiente che ci circonda? Anche se non avremo forse lo stesso sistema di vita, anche se non ci sarà più il consumismo: ma la terra andrà coltivata? si dovranno pur produrre derrate alimentari? medicine? abbigliamento? sistemi di trasporto?
Kurt Cobb, poneva una domanda qualche anno fa: non è che abbiamo troppa energia?
Foto | Flickr
Si dall’inizio si era detto che di centrali nucleari, in Italia, il governo ne voleva almeno otto e che, di conseguenza, l’accordo tra Enel ed Edf-Areva per la costruzione anche nel nostro paese del reattore Epr non avrebbe “saturato il mercato”.
A poche ore dalla notizia che, ormai, sull’Epr ha dubbi persino Edf ne arriva un’altra che aggiunge carne sul fuoco: David Lipman, vicepresidente di Westinghouse, ha dichiarato alla stampa che ci sono contatti con l’italiana A2A per la costruzione di una centrale nucleare. E, a dirla tutta, che A2a volesse fare una centrale nucleare in Lombardia già si sapeva: ora si presenta il partner tecnico.
Ma non solo: Lipman stesso ammette di voler fare affari anche con i piccoli, soprattutto con aziende del calibro di Hera, Acea e Iren (la recente fusione tra Iride e Enia).
Iride era il frutto della fusione della municipalizzata dell’energia di Torino (AEM Torino) con la municipalizzata del gas di Genova (AMGA Genova), Enia era la municipalizzata di Parma, A2A nasce dalla fusione tra le municipalizzate AEM Milano e ASM Brescia, Hera è un gruppo nato dalla fusione di numerose municipalizzate dell’Emilia Romagna, Acea infine è la municipalizzata di Roma.
Buona parte di questi “pesi medi” dell’energia italiana, quindi, sono gestiti indirettamente da comuni e in particolare comuni del nord. Vuoi vedere che, adesso, molti sindaci abbasseranno i toni sul ritorno italiano al nucleare?
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Il mese di luglio dell’anno 2010 verrà ricordato per i sorpassi storici, reali, presunti o smentiti, nel settore dell’energia. Dopo quello della Cina sugli Stati Uniti nel consumo complessivo di energia, dopo pochi giorni smentito dalla Cina, ora arriva il sorpasso del fotovoltaico sul nucleare: secondo uno studio dell’università della North Carolina già oggi il KWh prodotto dal fotovoltaico è più economico di quello da fonte nucleare.
O, meglio, il KWh che verrà prodotto dalle future centrali nucleari oggi in costruzione. Perchè, e questa è la novità interessante messa in luce dallo studio americano, se il costo del fotovoltaico scende per questioni meramente tecnologiche e industriali, quello del nucleare è inesorabilmente destinato a crescere. E lo sta già facendo nel caso delle nuove centrali in costruzione che registrano fortissimi ritardi rispetto al progetto e una vertiginosa crescita dei costi degli impianti.
Dai dati disponibili emerge che, se nel 2002 per costruire una centrale nucleare ci volevano in media circa due miliardi di dollari, per fare lo stesso impianto oggi ce ne vogliono quasi dieci. E, poiché nel nucleare il grosso del costo del Kwh deriva dalla costruzione dell’impianto, ne deriva che i conti dell’atomo stanno saltando con il caso limite dei due reattori di Atomic Energy of Canada a Darlington che sono stati cancellati a causa della crescita del costo per singolo reattore dagli iniziali 3,48 miliardi ai 12,96.
Chi volesse leggere l’intero studio lo potrà trovare a questo link.
Via | Corriere della sera, New York Times, NC Warn