A 25 anni dall’incidente di Chernobyl paghiamo ancora le conseguenze di quel terribile disastro nucleare. L’Ucraina, per la sicurezza di tutti e per contenere le radiazioni, deve installare un nuovo sarcofago che ricoprirà il reattore della centrale nucleare di Chernobyl e ha richiesto l’aiuto di tutti i governi, europei e non. In totale saranno versati 550milioni di euro; 110milioni di euro li verserà la sola Europa. Il costo del nuovo sarcofago è di 750milioni di euro, e la cifra restante la metterà la stessa Ucraina.
I lavori dovrebbero concludersi entro il 2015. Il reattore, attualmente, è già protetto da un sarcofago che a 25 anni dall’incidente, però, manifesta i primi segni di cedimento, tanto che non è più considerato affidabile. I nuovi progetti di contenimento prevedono la costruzione di una struttura convessa alta più di 100 metri che scivolerà sopra il reattore danneggiato, sigillandolo almeno fino alla fine del secolo.Prima però si provvederà a smantellare la strttura di protezione attuale e a spostare il materiale radioattivo in un luogo più sicuro.
Ha detto Valery Pyatnitsky ministro ucraino per l’economia che ci vorranno oltre 500 anni affinché la zona risulti decontaminata.
Via | Euractiv
Foto | News Kiev Ukraine
A 25 anni dal disastro nucleare di Chernobyl si terranno i Chernobyl Day. Molti eventi si sono già svolti ma ovviamente i più interessanti ci saranno proprio questa settimana, essendo il 26 aprile il 25esimo anniversario dell’esplosione della centrale nucleare in Ucraina.
Gli eventi sono coordinati dal gruppo francese Sortir du nuclèaire e da RNA Rete Nazionale Antinucleare - Italia.
Nel nostro Paese la mobilitazione contro il ritorno delle centrali nucleari è molto vivace e culminerà il prossimo 12 e 13 giugno con le votazioni al referendum. Per consultare i prossimi eventi, in cui sono incluse manifestazioni per far luce sul caso Quirra in Sardegna potete consultare il calendario qui.

Domani i ciclisti critici pedaleranno fino alla centrale nuclearedi Borgo Sabotino per diffondere i referendum del 12-13 giugno. La manifestazione è organizzata dal Comitato pontino per il Si, e è a carattere regionale. L’evento rientra nelle più ampie iniziative contro il nucleare che si terranno in occasione dei 25 anni dalla tragedia di Chernobyl che cade il prossimo 26 aprile.
Per partecipare è sufficiente recarsi domani mattina, con o senza bici, a Foce Verde, verso il Piazzale Navigatori, dove alle 10 si incontreranno gli altri manifestanti. L’idea è creare una catena umana di 4000 persone per circondare la centrale nucleare.
Foto | Comitato per i SI
La Cina a alza la voce con il Giappone esigendo informazioni precise su quella che è la reale portata dell’emergenza nucleare a Fukushima Daiichi. Riferisce Le Figaro le dichiarazioni fatte da Hong Lei (a sinistra nella foto) portavoce del ministero per gli affari esteri:
Speriamo che le misure adottate dal Giappone servano a migliorare la situazione. Speriamo altresì che il Giappone ci fornisca delle informazioni in maniera idonea, opportuna, precisa e completa.
Il Governo giapponese, con estrema prudenza, in pratica a un mese dal terremoto e dallo tsunami di Sendai dello scorso 11 marzo, ha proclamato che il livello INES dell’incidente nucleare di Fukushima Daiichi è 7, pari a quello di Chernobyl. Gli accostamenti con la tragedia avvenuta in Ucraina nel 1986 sembrano decisamente improbabili. Lo abbiamo già specificato che se si può parlare di analogie queste sono più simili all’incidente di Three Mile Island negli Stati Uniti.
Molti osservatori avevano già espresso dubbi rispetto alla prudenza adottata anche dall’Iaea in merito alla classificazione dell’incidente. Perché omettere le informazioni circa i pericoli che corre sia la popolazione locale, sia quella mondiale significa non far innescare tutti quei meccanismi di controllo e difesa che potrebbero arginare le eventuali conseguenze. Dunque la Cina che con la Corea già lo scorso 17 marzo aveva espresso le sue perplessità circa la reale gravità dell’incidente di Fukushima torna nuovamente alla ribalda chiedendo che questa volta si conoscano sul serio tutte le informazioni. Prima azione adottata è l’embargo di prodotti agroalimentari provenienti dal Giappone, anche se le incertezze più consistenti persistono, per i cinesi, a causa dell’acqua contaminata da radiazioni versata da Tepco nell’Oceano Pacifico.
Foto | Shangaiist
Man mano che col passare dei giorni falliscono tutti i tentativi di raffreddare il combustibile nucelare presente all’interno dei reattori della centrale nucleare di Fukushima, spunta l’ipotesi della soluzione radicale. L’”ipotesi Chernobyl“. Come si fece in Ucraina, quindi, in Giappone si potrebbe procedere ad una colossale colata di cemento sui reattori.
Sarebbe un’ipotesi estrema, difficile e pericolosa, ma tutto ciò che è stato provato non ha dato i risultati sperati: persino bombardare i reattori con centinaia di tonnellate di acqua marina, con i mezzi di soccorso come anche con gli elicotteri, non è servito a nulla.
Appena l’acqua evapora o si disperde, infatti, la temperatura torna a salire mortificando gli sforzi. Come si fece a Chernobyl, quindi, si potrebbe decidere di seppellire la centrale nucleare in un immenso sarcofago di cemento, sperando che basti a bloccare la fuoriuscita di radiazioni. E bisogna fare anche in fretta: l’incidente di Fukushima ha ufficialmente guadagnato il quinto livello della scala Ines e si posiziona a fianco di Three Miles Island. Secondo i francesi saremmo addirittura al sesto livello.

L’allarme nucleare giapponese è ancora lontano da una soluzione ma, già da qualche giorno, molti commentatori più o meno “esperti” sono stati interpellati per un commento sull’emergenza. Quello che tutti si chiedono, in questo momento, è se gli incidenti di Fukushima possano raggiungere la gravità di quello di Chernobyl che, essendo stato classificato al settimo grado della scala Ines, è il punto di riferimento negativo dell’insicurezza dell’energia nucleare.
Alcuni giorni fa Matthew Bunn, associate professor di Public Policy alla Harvard Kennedy School of Government, aveva categoricamente escluso l’ipotesi adducendo sei motivi per i quali gli incidenti giapponesi non avrebbero raggiunto la gravità di Chernobyl. Oggi arriva una nuova opinione, che afferma proprio il contrario.
E’ quella di Ezio Puppin, ingegnere nucleare, docente di fisica al Politecnico di Milano e presidente del Consorzio nazionale interuniversitario per le scienze fisiche della materia. Puppin, in una intervista al TgCom, afferma:
Continua a leggere: Le nuove centrali nucleari saranno veramente più sicure di quelle di Fukushima?

L’incidente in corso alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi, secondo l’ASN Autorité française de sûreté du nucléaire è valutabile di livello 6 della scala internazionale INES che conta in totale 7 livelli. L’incidente di Chernobyl fu classificato di livello 7 e è stato anche l’unica volta. Le autorità giapponesi, invece hanno classificato sabato l’incidente come livello 4. Ma dopo aver evacuato la popolazione entro il raggio di 30 Km e non più di 20 Km e aver imposto sull’area la no fly zone, 3 esplosioni e aumento delle radiazioni nell’area, diventa quanto meno anacronistico continuare a considerare l’incidente al livello 4 della scala INES.
Ha detto André- Claude Lacoste, durante la conferenza stampa a Parigi:
E’ del tutto evidente che si tratti di una catastrofe. Non sappiamo fino a che punto è danneggiato il reattore nr.2. E’ inoltre evidente che siamo a un livello 6 ossia un livello intermedio tra quanto accadde alla centrale di Three Miles island e Chernobyl.
Ha sottolineato Agnès Buzyn presidente dell’IRSN:
Attualmente per le persone che vivono nelle Prefettura di Tokyo non ci sono precauzioni significative o misure particolari da prendere. Mentre stanno rischiando molto i lavoratori che sono rimasti nella centrale. Dei veri eroi.
Via | Le Point

La cronaca ci sta consegnano notizie piuttosto complesse in merito all’emergenza nucleare che sta vivendo oggi il Giappone. Perché di tale si tratta. Vorrei sottolineare che è un emergenza nell’emergenza. Il Paese appena 3 giorni fa è stato colpito duramente da un terremoto e da uno tsunami. I soccorsi sono in atto tra feriti, macerie e dispersi. Uno scenario che per certi versi noi italiani ben conosciamo e capiamo.
Scrivevo ieri che l’impressione è che si stia cercando di controllare l’eventuale esplosione del reattore nr.2 per tentare di contenere i danni. Il lavoro degli ingegneri giapponesi è assolutamente immane e va precisato. Ora il timore è che la situazione evolva verso una nuova Chernobyl, che è poi l’eventualità che più ci colpisce.
Già molti esperti e tra i primi Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club e direttore del quotidiano Quale energia nonché antinuclearista sottolineò da Lilli Gruber a Otto e mezzo su La 7 che quanto stava accadendo nella centrale nucleare di Fukushima Daiichi era completamente diverso da quanto accadde a Chernobyl ma molto più simile all’incidente di Three Miles Island negli Stati uniti. Più approfonditamente ne scrivo dopo il salto con la lista in 6 punti. Vi riporto dal punto 2 al punto 6 le considerazioni di Matthew Bunn associate professor di Public Policy alla Harvard Kennedy School of Government scritte per The Christian science monitor.
Franco Battaglia, noto ambientalista alla stregua di Chicco Testa, non ha dubbi: vivrebbe accanto a un deposito di scorie nucleari. Io, intanto, se davvero ci vuole dimostrare che non c’è da avere paura, lo inviterei a trasferirsi a Saluggia dove appunto Sogin è stata autorizzata dal Ministero dell’Ambiente a costruirne uno.
Poi, se si tratta dell’ennesima provocazione per ri-pubblicizzare il suo libro Energia Nucleare? Si, perfavore (Hoepli, pagg.190 euro 15,00) allora forse è un altro discorso.
Intanto la Gazzetta di Modena ha raccolto le sue perle ambientaliste (tra cui l’elettrosmog non esiste; i cibi Ogm sono più sani di quelli biologici, ecc. ecc.) in merito anche alle energie rinnovabili:
Il contributo delle rinnovabili alla sola produzione elettrica mondiale è passato dal 22% nel 1980 al 18% oggi, a dispetto nei faraonici sforzi economici compiuti nel mondo in installazioni eoliche e fotovoltaiche. La ragione è semplicemente tecnica: noi usiamo l’energia con una modalità molto particolare: essa deve essere disponibile nel momento stesso in cui serve, dove serve e con la potenza che serve, né di più né di meno. Se si aggiunge che, a parità di energia annua erogata, un impianto eolico costa il doppio di uno nucleare e uno Fv costa 20 volte quello nucleare.
Uno spot bocciato dal Giurì. Uno nuovo appena sistemato e che vedete in alto. La partita (è il caso di dirlo) del nucleare è troppo importante e Chicco Testa non ci può perdere la faccia. Ecco cosa scrive:
Lo spot è rimasto identico a quello trasmesso ma contiene in questa versione l’affermazione “Noi siamo favorevoli”, a cui si aggiunge una domanda rivolta allo spettatore: “E tu?”. Sottolineiamo che il mancato riferimento alla posizione pro nucleare del Forum non era stata inserita nella precedente versione perché era nostra intenzione essere equilibrati, dando pari dignità alle due posizioni: favorevoli e contrarie.
A giugno voteremo (ri-voteremo, evidentemente) con un referendum il rientro o il non rientro del nucleare in Italia. Dicevo la partita è troppo grossa, il business è troppo grosso e l’obiettivo dei nuclearisti è riportare l’atomo nel Paese e per farlo hanno bisogno di smontare le paure degli italiani. Sostanzialmente una: che si ripresenti lo spettro della tragedia di Chernobyl.