Aspo Italia, la sezione italiana dell’Associazione per lo studio del picco del petrolio e del gas, prende posizione ufficialmente riguardo al “clima gate“. Una posizione nettissima, in difesa dei dati raccolti negli anni dai ricercatori sul clima che, a detta dell’Aspo, verrebbero attaccati personalmente perchè non ci sono serie alternative di dati che possano smentirne il lavoro.
Si tratterebbe, quindi, di una sorta di demonizzazione degli scienziati dovuta a mancanza di argomenti scientifici sufficienti. I motivi delle critiche sono molti, ma Aspo ne sottolinea uno molto interessante:
I nostri dati e i nostri modelli indicano anche che il progressivo esaurimento dei combustibili fossili sta portando a un uso sempre maggiore di combustibili che emettono quantità maggiori di gas climalteranti a parità di energia prodotta. Ricorrere in modo esteso a questi combustibili, come il carbone e i liquidi estratti dalle sabbie bituminose, potrebbe peggiorare enormemente il problema climatico.
Continua a leggere: Aspo Italia prende posizione sul "Clima Gate": il riscaldamento globale c'è.
Come sarà l’industria della moda nel 2025? Continuerà a sprecare e ad emettere tanto quanto oggi o avrà compiuto un percorso verso la sostenibilità? Ci auguriamo la seconda, e con noi il Forum for the Future, che compie uno sforzo per guidare l’industria della moda mondiale verso un futuro più verde.
Quattro diversi scenari ipotizzano il futuro della moda nel 2025, tenendo conto dei cambiamenti climatici, della crescita della popolazione, della scarsità delle risorse, dello sviluppo della tecnologia, dei cambiamenti nella produzione.
Voi, come immaginate il futuro della moda: c’è uno tra i 4 scenari che ritenete possibile per il 2025? O immaginate un’industria della moda molto simile a quella di oggi, con le grande case che si contendono il mercato tra sprechi ed eventi tutt’altro che sostenibili?
via | fastcompany
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Alla fine della prima settimana della conferenza internazionale sui cambiamenti climatici di Copenaghen, Ecorazzi ha fatto il punto sull’apporto della musica all’evento, selezionando i 5 brani musicali più espressivi. Le canzoni, dirette ai leader mondiali chiamati a decidere per limitare le emissioni di CO2 e fermare i cambiamenti climatici, sono la voce di grandi artisti, di cittadini qualsiasi e di bambini, che hanno scelto la musica come forma di espressione.
Il brano che ho scelto per Ecoblog è Illusion, di Ida Corr e Simon Mathew, canzone ufficiale del WWF per il clima. I due artisti si esibiranno insieme a Copenaghen la sera del 16 dicembre, nella piazza del municipio, di fronte a leader e politici, provando a comunicare con loro attraverso le note e le parole di una canzone.

Google ha da poco pubblicato Zeitgeist 2009, ovvero la classifica delle parole chiave più cercate in tutto il mondo nel 2009, divise per categorie. In un anno ricco di novità politiche, a partire dall’elezione di Obama, e di preoccupazione per la crisi economica, le preoccupazioni della rete si sono concentrate sulla salute con l’influenza A e sulle conseguenze dei cambiamenti climatici, ovvero sui disastri.
Come si vede dal grafico che rappresenta le parole chiave più cercate nella sezione News, ai primi tre posti della classifica relativa ai disastri ci sono le catastrofi direttamente o indirettamente connesse all’ambiente: terremoti, incendi, tsunami.
Come Google stesso ci ricorda, purtroppo il terremoto che ha fatto impennare le ricerche on-line in tutto il mondo è stato quello de L’Aquila, mentre lo Tsunami che ha preoccupato maggiormente gli utenti americani è stato quello alle Samoa. Triste leggere la classifica dei disastri più cercati, ma in un futuro non troppo lontanto dovremo abituarci a convivere con l’imprevedibilità delle catastrofi ambientali, e non solo on-line, parola (chiave) di Google.
Da Darwin ad Adelaide con la forza del sole. Ha preso il via in Australia il Global Green Challenge, manifestazione dedicata alle auto a propulsione solare ed ibrida. Gli equipaggi, provenienti da tutto il mondo, percorreranno 3.000 km in 6 giorni. I veicoli viaggeranno ad una velocità media di 100 km/h, attraversando deserti e foreste della meravigliosa terra dei canguri.
Due le categorie previste per questo rally verde: l’Eco Challenge, destinato ai produttori di veicoli a basse emissioni di CO2; il Solar Challenge, riservato ad università, istituti tecnici e imprese, che vede l’adesione di 15 nazioni tra cui: Giappone, Svizzera, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Belgio e, ovviamente, Australia. In entrambe le categorie, le autovetture sono soggette al regolamento della Federazione Internazionale Automobile. La competizione vuole rendere omaggio all’impresa dell’autraliano Hans Tholstrup che, nel 1982, realizzò a proprie spese un auto ad energia solare, percorrendo il continente da est verso ovest.
Tra i 17 equipaggi che partecipano alla categoria Eco troviamo: Ford, Kia, Hyundai e Bmw Mini. Da tempo, queste importanti case automobilistiche investono in ricerca e sviluppo, realizzando auto a basso impatto ambientale. Il Solar Challenge é l’occasione giusta per testare su strada il lavoro sperimentale e, al tempo stasso, lanciare un forte segnale a tutto il settore automobilistico e all’opinione pubblica. La gara avrà luogo dalle 8 alle 17 e i piloti dovranno accamparsi lungo il percorso una volta raggiunto l’orario di gara stabilito. Attraverso il sito ufficiale della competizione è possibile seguire la diretta della manifestazione. Il 31 dicembre verranno premiati i vincitori delle due categorie.
Via | Global challenge
India e Cina hanno siglato a Delhi un accordo, valido per 5 anni, finalizzato a conseguire posizioni negoziali comuni sui trattati internazionali climatici. E’ stata inoltre manifestata, in questo stesso consesso, la volontà di intensificare gli sforzi congiunti nei campi dell’efficienza economica, delle energie rinnovabili, delle tecnologie pulite, dei trasporti, dell’agricoltura sostenibile e, non da ultima, della deforestazione.
In particolare, i ministri degli esteri cinese e indiano, Xie Zhenhua e Jairam Ramesh, hanno fatto sapere che scienziati climatici specializzati provenienti da ambedue i paesi coopereranno nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni a basso contenuto di carbonio.Il tutto non arretrando di un passo rispetto alla questione dei limiti alle emissioni di Co2 imposti arbitrariamente dai paesi industrializzati. A tal proposito, inoltre, non è stato taciuto che a fronte di un mancato mutamento di richieste da parte di questi ultimi le aspettative per un accordo al summit di Copenhagen in dicembre non potrebbero essere molto ampie.
Se da una parte è evidente, pertanto, il tentativo da parte dei paesi asiatici di fare fronte comune contro una riduzione delle emissioni che, a detta di questi ultimi, danneggerebbe la crescita economica in Asia, dall’altra lo stesso presidente statunitense Obama, ha fatto sapere, in più di un’occasione, di voler cooperare con la Cina per ridurre le emissioni inquinanti. Intanto, la possibilità che il vertice di Copenaghen si riduca a una mera dichiarazione di principio tra gli stati partecipanti sembra sempre più che plausibile.
Durante la dodicesima edizione di Cinemambiente sono stati premiati i film che hanno trattato parallelamente i temi della crisi economica e della crisi ambientale, come aspetti e conseguenze dell’azione dell’uomo. Tra questi, accanto a The Age of Stupid ha richiamato l’attenzione di pubblico e critica Owning the Weather. Nel film l’uomo è una tra le forze della Natura, o meglio, la forza della Natura, perchè riesce a comandarla e a governarla.
Owning the weather mette in scena la possibilità che l’uomo possa gestire e programmare i fenomeni atmosferici, avendo la presunzione di potersi sostituire alla natura. Come se non bastasse tutto quello che l’azione dell’uomo ha causato all’ambiente e alla salute del Pianeta, in un futuro prossimo mancano soltanto i burattinai che controllano il clima, ma forse è tempo di “cominciare a pensare all’impensabile”.
Le barriere coralline stanno scomparendo ad una velocità doppia rispetto alle foreste pluviali tropicali. Lo dicono John Bruno ed Elizabeth Selig della University of North Carolina. I due ricercatori hanno completato il primo studio globale sulle barriere coralline della regione indopacifica, confrontando i dati di 6.000 studi che monitoravano 2.600 barriere coralline tra il 1968 ed il 2004.
In questa zona, in cui sono presenti il 75% delle barriere coralline del mondo, i due studiosi hanno scoperto che la superficie coperta dal corallo sta diminuendo dell’1% all’anno tra il 1968 ed il 2004. Per fare un paragone, le foreste pluviali tropicali stanno scomparendo ad un tasso dello 0,4% l’anno tra il 1990 ed il 1997.
La barriera corallina non dovrebbe comunque rappresentare la prima vittima del riscaldamento globale. Basta guardare ai cambiamenti climatici estremi che è riuscita a superare negli ultimi 220 milioni di anni. Una capacità di adattamento che è stata osservata anche da Andrew Baker e dai suoi colleghi della Columbia University. Lungo la costa di Panama, l’acqua più calda ha causato lo sbiancamento dei coralli che hanno formato una relazione simbiotica con le alghe conosciute con il nome di clade C, ma non di quelli che hanno legato le loro forze con un altro tipo di alga, la clade D, che può tollerare temperature più elevate.
Per cui, come consiglia lo stesso Baker, per salvaguardare il futuro delle barriere coralline ci vuole più ricerca, che “potrebbe includere degli esperimenti in cui tentare di inoculare alghe simbiotiche resistenti al calore nelle più grandi e antiche colonie di coralli”, unita a uno sforzo internazionale per affrontare il riscaldamento globale, e a politiche locali - come la riduzione dei metodi di pesca nocivi e dell’erosione - di mantenimento dei coralli nel breve periodo.
Via | New Scientist (1), New Scientist (2)
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L’estate del 2008 si è posizionata all’ottavo posto tra le più calde degli ultimi duecento anni. Questo è quanto afferma Coldiretti sulla base dei dati dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna (Isac-Cnr). Secondo quanto riportato emerge inoltre che la stagione estiva è al 25esimo posto per ridotta piovosità.
Le temperature medie dell’estate 2008 sono state superiori di 1,59 gradi rispetto alla media di confronto del periodo 1961-1990. Ad influenzare il risultato stagionale è stato soprattutto il mese di agosto 2008 che si classifica al sesto posto per scarsa piovosità e al sedicesimo per la temperature medie rilevate negli ultimi due secoli.
Coldiretti lancia l’allarme e identifica nel cambio climatico la causa di queste anomale temperature. Inoltre, secondo le ultime elaborazioni climatiche e pedoclimatiche effettuate dall’Inea, sembrerebbe infatti che in Italia il 51,8 % del territorio sia diventato potenzialmente a rischio desertificazione.
Continua a leggere: Nel 2008 una delle più calde estati dal 1800

E’ un Italia divisa in due anche in campo meteorologico. Al Nord temperature miti e pioggia al Sud caldo da ferragosto, a causa dello scirocco che alza le temperature per i prossimi giorni. La Protezione Civile lancia per oggi e per domani l’”allerta2″ bollino giallo:
Temperature elevate e condizioni meteorologiche che possono avere effetti negativi sulla salute della popolazione a rischio
per le città di Perugia, Firenze, Bari, Pescara, Reggio Calabria e Palermo. Il monitoraggio di 26 città da parte della Protezione Civile è iniziato il 15 maggio e proseguirà per tutta l’estate fino al 15 settembre.
Come riferisce Meteogiornale, ieri sono stati battuti tutti i record:
Caduto il record di temperatura massima a Roma Fiumicino con +31,5° (record precedente +31,4° nel maggio 1977), a Civitavecchia con +30,6° (record precedente +29,2° nel maggio 2005)e a Capri +36,4° (record precedente +34,2°). Nei prossimi giorni assisteremo all’assalto di altri record.
Ma vediamo nel dettaglio cosa ci aspetta oggi e domani e perché dobbiamo fare attenzione: da oggi pomeriggio a domani sono previste piogge e temporali in tutte le regioni del nord e del centro. I venti subiscono una forte intensificazione in particolare, venti forti da nord/nord est sulle regioni settentrionali e lungo le zone litoranee tirreniche. Le temperature saliranno notevolmente oggi e domani in tutto il centro sud, mentre i mari saranno mossi e domani potrebbero risultare molto mossi o agitati.
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