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Parlamento europeo: altri sconti per i grandi inquinatori

pubblicato da Peppe Croce

Europarlamento: altri sconti per i grandi inquinatori

Gli interessi della grande industria dell’energia, quella delle centrali termoelettriche alimentate a combustibili fossili, trovano un buon amico nel Parlamento europeo.

E’ di ieri pomeriggio, infatti, la notizia che la Commissione Ambiente dell’Europarlamento ha dato l’ok alla proposta di posticipare di tre anni l’entrata in vigore di limiti più stretti alle emissioni per le centrali elettriche.

La nuova scadenza temporale, adesso, viene portata alla metà del 2019 e, tutto sommato, è andata bene: il Consiglio chiedeva di posticiparla ulteriormente. Le nuove scadenze, afferma la Commissione Ambiente dell’europarlamento, serviranno agli stati membri per mettere in atto i “Piani nazionali di transizione”.

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La democrazia dell'energia? Per Enel sarà già nel 2030, ma con nucleare e CCS

pubblicato da Peppe Croce

La democrazia dell'energia? Per Enel sarà già nel 2030Nei giorni scorsi si è tenuto a Pisa, presso l’auditorium del Cnr, un ciclo di incontri sul futuro dell’energia. Tra i partecipanti anche Enel, presente con il Responsabile del filone Energie Rinnovabili e Generazione distribuita della Ricerca Enel di Pisa, Gianluca Gigliucci, che ha tenuto il seminario “L’uomo e l’ambiente: nuove tecnologie per nuove energie”.

La visione di Enel è a dir poco ottimistica: entro il 2030 avremo la democrazia mondiale dell’energia, in cui tutti avranno a disposizione l’energia di cui hanno bisogno per il proprio sviluppo, per di più a prezzi ragionevoli e con un abbattimento delle emissioni di CO2 rispetto agli attuali standard. Ma, ovviamente, questo risultato va perseguito tramite una attenta strategia che Enel così sintetizza:

Per raggiungere questo obiettivo – che a livello di numeri significherebbe stabilizzarsi su una quantità di emissioni pari a 450 parti per milione ed un incremento della temperatura media terrestre non superiore a 2°C – occorre lavorare sull’utilizzo delle fonti rinnovabili, sull’efficienza energetica, sull’evoluzione delle tecnologie CCS per la separazione della CO2 dagli altri gas di scarico delle centrali alimentate da combustibili fossili, ma soprattutto sulla diversificazione del mix energetico

Del CCS, e di tutti i dubbi che suscita sia nel mondo scientifico che tra le associazioni ambientaliste, abbiamo già parlato spesso su Ecoblog. Ci limitiamo solo a ricordare che si tratta di una tecnologia che, di fatto, ancora non esiste se non allo stato sperimentale e in piccolissima scala: in genere pochi megawatt per ogni centrale termoelettrica vengono “trattati” con questi impianti sperimentali e, di solito, si tratta di centrali a carbone.

Per quanto riguarda il mix energetico, invece, Enel non fa esplicito riferimento al nucleare ma, essendo l’atomo uno dei business su cui l’azienda ha puntato maggiormente per il futuro prossimo insieme al CCS, è assai facile intuire che Enel non ne voglia affatto fare a meno.

Via | Enel

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Studio Bankitalia: far pagare la "carbon tax" alle famiglie

pubblicato da Peppe Croce

Uno studio di Bankitalia propone di spostare la carbon tax dalla produzione al consumo

La “carbon tax” altro non è che una tassa sulle emissioni di CO2 ed è un meccanismo che, nelle sue intenzioni, dovrebbe scoraggiare chi produce energia dal farlo utilizzando i combustibili fossili. L’idea è quella di far pagare di più l’energia prodotta emettendo più CO2. Il meccanismo è in vigore in diversi paesi nel mondo, Italia compresa, ed è affiancata da un altro sistema che ha lo stesso fine: il mercato delle emissioni, in inglese Emission trading system (Ets).

L’Ets assegna delle quote ad ogni grosso produttore o consumatore di energia in tonnellate di CO2. Se si sfora si paga, o si compra il diritto di emissione da chi ha consumato meno o ha prodotto energia senza emettere anidride carbonica. Carbon tax ed Ets si basano entrambi sul principio del “chi inquina paga” e toccano le tasche di chi produce, non di chi compra. Uno studio della Banca d’Italia, però, propone di invertire la cosa: a pagare devono essere i consumatori. Lo studio in questione, realizzato dalla ricercatrice Daniela Marconi, si intitola “Gli effetti di una tassa ambientale unilaterale sui consumi” e, già dal titolo, si capisce che la tassa la dovrebbero pagare le famiglie e non le imprese. Secondo tale studio

Le evidenze empiriche disponibili per i paesi avanzati indicano che circa la metà delle emissioni di gas serra è riconducibile, direttamente o indirettamente, all’attività di consumo delle famiglie. Studi teorici mostrano che un governo che si concentri sull’abbattimento delle emissioni inquinanti generate dall’attività di consumo piuttosto che di produzione raggiunge il suo obiettivo in maniera più efficiente, conseguendo un innalzamento complessivo del benessere sociale senza compromettere la competitività internazionale del sistema produttivo

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Aspo Italia prende posizione sul "Clima Gate": il riscaldamento globale c'è.

pubblicato da Peppe Croce

Secondo Aspo Italia il global warming Ã�¨ incontrovertibileAspo Italia, la sezione italiana dell’Associazione per lo studio del picco del petrolio e del gas, prende posizione ufficialmente riguardo al “clima gate“. Una posizione nettissima, in difesa dei dati raccolti negli anni dai ricercatori sul clima che, a detta dell’Aspo, verrebbero attaccati personalmente perchè non ci sono serie alternative di dati che possano smentirne il lavoro.

Si tratterebbe, quindi, di una sorta di demonizzazione degli scienziati dovuta a mancanza di argomenti scientifici sufficienti. I motivi delle critiche sono molti, ma Aspo ne sottolinea uno molto interessante:

I nostri dati e i nostri modelli indicano anche che il progressivo esaurimento dei combustibili fossili sta portando a un uso sempre maggiore di combustibili che emettono quantità maggiori di gas climalteranti a parità di energia prodotta. Ricorrere in modo esteso a questi combustibili, come il carbone e i liquidi estratti dalle sabbie bituminose, potrebbe peggiorare enormemente il problema climatico.

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Rinnovabili e nucleare sono in competizione?

pubblicato da Peppe Croce

Secondo l'Ad di Enel Fulvio Conti il nucleare e le rinnovabili non si escludono a vicenda

Non tutti sono convinti che sviluppare le rinnovabili e tornare al nucleare siano due direzioni opposte e in conflitto tra loro. C’è, infatti, chi crede proprio l’opposto e ritiene che entrambe le tecnologie siano indispensabili per la sicurezza energetica del paese e la tutela dell’ambiente. La pensa proprio così, ad esempio, l’amministratore delegato di Enel Fulvio Conti che ha affermato:

Nucleare e rinnovabili sono compatibili. Tutti i paesi intelligenti usano il nucleare, noi ancora lo importiamo. Se lo importiamo, perche’ non farlo direttamente noi? Mi sembra dunque naturale pensare che sia corretto usare anche il nucleare per la generazione di elettricita’. Una fonte non esclude l’altra, tutte sono necessarie

E’ quasi superfluo ricordare che Enel ha enormi interessi economici tanto nelle rinnovabili, già oggi tramite Enel Green Power, che nel nucleare, in futuro tramite l’accordo con Edf. La pensa nello stesso modo anche la Aie, l’Agenzia internazionale dell’energia che fa capo all’Ocse, cioè l’organizzazione tra i paesi più industrializzati per la cooperazione e lo sviluppo economico. Il direttore esecutivo dell’Aie, Nobuo Tanaka, presentando il Rapporto 2009 sulla politica energetica italiana, ha lodato sia gli sforzi dell’Italia nello sviluppo delle fonti rinnovabili sia l’inizio di una nuova stagione nucleare. Tanaka ha affermato che la nuova stagione nucleare italiana:

consentirà di diversificare il mix energetico, di ridurre la dipendenza dall’importazione di combustibili fossili, e di limitare, almeno su un orizzonte temporale di lungo termine, i livelli di emissione di CO2.

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Auto elettriche e auto a idrogeno: sogni di marketing solo per case automobilistiche?

pubblicato da Marina

Diminuire i consumi  di carburante e le emissioni di c02 rendendo le auto pi�¹ piccole e pi�¹ leggere

Secondo un recente studio Future of Mobility Roadmap condotto dal Dr Oliver Inderwildi e sotto la direzione di David King della The Smith School of Enterprise and the Environment dell’Università di Oxford, da qui al 2030 rischiamo di trovarci sulle strade del Pianeta 2 miliardi di veicoli a causa delle pressanti richieste di Cina e India, che inquineranno sempre più l’atmosfera.Il rapporto, dunque, fornisce quella che è un’istantanea dell’attuale situazione proiettandola fino al 2050, anno in cui è prevista una possibile diffusione dei veicoli a idrogeno se la tecnologia ci assiste.

Le case automobilistiche da un paio di anni lanciano novità ma solo sui media: auto elettriche e auto a idrogeno per ora sono ben lontane dai mercati; a essere apprezzate, per ora le auto a metano e le auto a GPL.

Sebbene lo scorso settembre sette produttori - Daimler, Ford, General Motors, Honda, Hyundai, Kia, Renault-Nissan e Toyota abbiano pubblicato una dichiarazione congiunta in cui si impegnano a partire dal 2015 a immettere sul mercato un numero consistente di veicoli elettrici e a idrogeno, per certo sappiamo che per ora si tratta di poche centinaia di pezzi. Secondo Oliver Inderwildi, le auto a idrogeno non sarebbero altro che un espediente di marketing:

Le aziende automobilistiche dovrebbero essere più oneste verso le scelte che adottano. La loro tesi è che la gente possa continuare a guidare un 4X4, perché in un paio di anni saranno in grado di passare a una cella a combustibile 4X4. Noi pensiamo che non accadrà e che bisogna invece ridurre il consumo di carburante con auto più piccole e più leggere.

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Grazie ai giacimenti in arrivo nuovi sconti sulla bolletta del gas per i cittadini della Basilicata

pubblicato da Simone Muscas

Fornello a gasAnche in Italia, per quanto il nostro Paese non sia propriamente un produttore di combustibili fossili, vi sono aree che possono beneficiare di proventi derivanti dalle attività di estrazioni petrolifere. Sviluppo insostenibile in questi tempi di “rivoluzione verde”? Chissà, intanto però vi sono alcuni cittadini che da qualche anno usufruiscono di importanti sconti ed hanno, in prospettiva futura, la possibilità di riceverne degli ulteriori.

Parliamo dei cittadini della Basilicata e dell’iniziativa portata avanti dalla Regione Basilicata (di cui tempo fa parlammo su Ecoblog) di concedere degli sconti sulla bolletta del gas in virtù dell’attività di estrazione nei giacimenti della regione. Grazie a queste ultime infatti è stato possibile eliminare dalle fatture, a partire dal 1° gennaio 2008, il costo dell’addizionale regionale con un beneficio che varia tra il 2,5% e il 4,5 % dell’importo complessivo, a seconda dei consumi.

Inoltre le famiglie lucane, residenti in loco dal primo gennaio 2009, con reddito del 2008 non superiore a 3.961 euro (portato a 8.318,00 € per i lavoratori dipendenti e per i pensionati) c’è stato il diritto ad un ulteriore sconto del 20%. La novità sta però nell’iniziativa che a breve verrà portata avanti nella regione e per la quale la legge finanziaria ha previsto uno stanziamento di 17 milioni di euro.

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Colloqui di Dobbiaco, dal 2020 la Provincia autonoma di Bolzano annuncia l'autarchia energetica

pubblicato da Marina

Michl Laimer Per due giorni per i Colloqui a Dobbiaco, il 2 e il 3 ottobre, si è discusso di autarchia anergetica, cioè della possibilità non solo di autoprodursi l’energia necessaria, ma di abbandonare la dipendenza dai combustibili fossili. A dirigere i lavori Wolfgang Sachs, scienziato e ecologista. Risultato del convegno è l’annuncio della Provincia autonoma di Bolzano di rendersi indipendente energeticamente dal 2020.

Ha detto Michl Laimer assessore provinciale all’energia:

A questo scopo incentiviamo al massimo la produzione di energia idroelettrica e dal legno e sosteniamo lo sviluppo di impianti solari, fotovoltaici e geotermici. Il nostro obiettivo è quello di utilizzare prevalentemente energia derivante da fonti energetiche rinnovabili e di abbandonare l’uso di energie derivanti da petrolio e gas. Le fonti energetiche rinnovabili sono disponibili in loco, la capacità di sfruttamento è in fase di sviluppo, garantiscono la continuità dell’approvvigionamento, consentono di creare nuovi posti di lavoro, hanno prezzi stabili, sono eco-sostenibili, non danneggiano l’ambiente ed hanno emissioni molto basse o pari a zero.

Per ora nella provincia di Bolzano producono circa il 56% dell’energia utilizzata e per arrivare a ciò oltre agli incentivi di cui parlava poco sopra l’assessore Laimer saranno adottate, parallelamente, delle misure che ottimizzino l’uso dell’energia come i nuovi standard d’efficienza messi a punto da CasaClima in campo edilizio.

Ha concluso Laimer:

La Provincia si è impegnata nell’ambito della produzione di energia derivante dall’idrogeno ed ha posto le basi nei giorni scorsi per la creazione, all’uscita autostradale a Bolzano Sud, di un impianto pilota per la produzione, stoccaggio e distribuzione d’idrogeno lungo l’asse del Brennero.

Via | Provincia Bolzano
Foto | Provincia Bolzano

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Onu, nessuna grande decisione al vertice di New York sul clima

pubblicato da Simone Muscas

Obama Presidente Stati UnitiNessun grande accordo nella conferenza sul clima tenutasi a New York e organizzata dalle Nazioni Unite. Al Gore, presente alla riunione, avrebbe apprezzato solamente le proposte più concrete che sono state portate avanti da Cina e Giappone. Sembrerebbe invece essere stata al di sotto delle attese la parte degli Stati Uniti con il presidente Barack Obama che, pur sottolineando come “il tempo del fare stringe” e che “bisogna agire subito per evitare una catastrofe irreversibile”, non ha offerto nuove soluzioni.

Il vertice sul clima, al quale hanno partecipato oltre cento leader mondiali giunti a New York per la Assemblea Generale dell’Onu, è stato aperto da un appello di Ban Ki-Moon che ha lanciato l’allarme sottolineando come si abbiano meno di dieci anni per evitare gli scenari peggiori. Nonostante le premesse sono parecchi i partecipanti che hanno definito come deludente e poco costruttivo quest’incontro.

Su tutti Nicolas Sarkozy secondo cui i negoziati sono giunti ad un punto morto e che, al fine di dare nuova linfa alla questione, ha proposto un vertice a novembre delle maggiori economie industrializzate in vista della conferenza di Copenaghen che si terrà a dicembre. In questo clima di pessimismo, di parole di allarme, ma di pochi passi concreti per uscire dallo stallo, sono balzati in evidenza gli interventi della Cina e del Giappone.

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Transition Town, le città che scelgono il cambiamento

pubblicato da missunderstanding

transition town
Se ancora non sapete cosa fare per le vacanze e aspettate la soluzione dell’ultimo minuto, forse potrebbe interessarvi una Transition Town, una città che ha deciso di vivere rincovertendo le proprie attività senza l’uso dei combustibili fossili.

Il movimento delle Transition Town nasce nel 2003 e conta oggi circa 185 aderenti tra paesi e province in tutto il mondo, società che hanno scelto di riconfigurare i modelli attraverso i quali si vive, si consuma, si produce e ci si occupa della propria salute.

Attraverso il Transition Network si possono trovare informazioni sulle associazioni aderenti al mondo, sulle città impegnate a raggiungere gli standard prefissati, sulle teorie che da un esperimento di studenti irlandesi hanno portato ad un movimento ben organizzato.

Per quanto riguarda la meta delle suddette vacanze, potete scegliere tra la lista dei 185 aderenti, foresta inclusa, dalle città del Regno Unito, alla Nuova Zelanda, all’America. Se proprio siete a corto di tempo, allora potete organizzarvi per visitare l’unica città di transizione italiana, Monteveglio.

Foto | Flickr