Per la decima volta Greenpeace rilascia la sua Guida all’Elettronica, per promuovere un mercato dell’elettronica più sostenibile; rilasciata per la prima volta nel mese di agosto 2006 questa guida fa una classifica dei leader nei mercati della telefonia mobile, dei computer, delle TV e console, in base alle loro politiche e pratiche in materia di sostanze chimiche, riciclaggio ed energia.
Nonostante gli abbondanti tentativi di lifting agli occhi dei consumatori, la maggior parte delle aziende di elettronica non hanno ancora messo in atto i cambiamenti necessari per ridurre significativamente le emissioni.
Le compagnie Americane Motorola, Microsoft, Dell, e Apple sono le peggiori, senza piani per ridurre il riscaldamento globale da inquinamento e senza obiettivi o scadenze per la riduzione delle emissioni di CO2. Dopo il continua trovate un utile web-tool messo a disposizione da Greenpeace per confrontare le 10 classifiche stilate nelle guide rilasciate dal 2006 ad oggi.
Continua a leggere: GreenPeace rilascia la decima Guida Elettronica
Due anni fa, all’interno del programma Energy Star dell’Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA) degli Stati Uniti, fu rilasciato un web-tool interattivo, chiamato Energy-Star @ Home, che consentiva agli utenti di aggirarsi stanza per stanza nella raffigurazione di in un tipico appartamento, cliccando sugli oggetti per imparare da ciascuno di essi le possibili modalità per risparmiare energia.
Adesso, un nuovo un nuovo tool chiamato Energy-Star @ Work, consente con la stessa logica in punta di mouse di informarsi circa i risparmi che è possibile effettuare sul posto di lavoro, come ricordarsi di impostare le opzioni di risparmio energetico sui monitor dei computer o di eliminare eventuali ingombri davanti ai condizionatori per facilitare il deflusso dell’aria.
Il sito di @-Work fornisce anche guide, brochure e suggerimenti per rendere più eco-compatibile il vostro ufficio, oltre ai vari tips contenuti nell’interfaccia interattiva. Fra le proposte c’è per esempio quella di scaricare una serie di schede (l’iniziativa si chiama “Spread the word at work“) con dei suggerimenti per incoraggiare anche i propri colleghi ad atteggiamenti ecologicamente più sobri magari facendone argomento di discussione nella prossima riunione dello staff.
Continua a leggere: I web tool di Energy Star per imparare il risparmio energetico
Chi l’ha detto che i vasi di plastica devono esser necessariamente in colore simil-terracotta per ingannare l’occhio? Junki Heo, designer, ha pensato bene di mettere uno schermo LCD per riprodurre dei pittogrammi in base alle misurazioni effettuate con dei sensori all’interno del vaso. Temperatura, condizioni del suolo, umidità e livello d’acqua, calcolate in base alle necessità preimpostate via computer collegato tramite USB.
Far crescere le piante sarà molto più facile visto che l’indicatore ci ricorderà cosa dobbiamo fare: per i puristi del risparmio energetico sarà inutile e spoetizzante, ma sicuramente molto carino da esporre. Purtroppo, non conoscendo il giapponese, non sono in grado di dirvi prezzo e dove si vende.
VIA | Yankodesign

Vi preoccupa l’idea che non si conoscano ancora bene gli effetti dei campi elettromagnetici sul corpo umano? Se passate parecchie ore al lavoro davanti ad un monitor vi bastano 10 centimetri e 3 euro di budget. A metà degli anni ‘80, i ricercatori dell’Istituto di Geobiologia di Chardonne in Svizzera, hanno annunciato di aver eseguito test sui dipendenti affetti da continui mal di testa e stanchezza. Dai test è risultato che si sentivano meglio dopo aver lavorato quelli che per due anni avevano messo con un piccolo cactus accanto al monitor sul posto di lavoro.
É stata avanzata un’ipotesi, tuttora ancora non dimostrata: il cactus potrebbe aver assorbito parte delle onde elettromagnetiche emesse dal computer. Anche se è ancora tutto da dimostrare, perché non giochiamo sicuri e mettiamo un piccolo cactus sul tavolo di lavoro, visto che il cactus non va curato quasi per niente?
Via | DailyGreen
Lui:”Ciao cara, andiamo al ristorante?”
Lei:” Anche stasera?”
Lui:” E devo fare il pieno!”
Non è il pieno che immaginate voi! Non si tratta né di alcolici né di delikatessen, ma di olio usato per le fritture. Negli Stati Uniti una community da diverso tempo ricicla l’olio delle fritture come carburante delle auto a diesel. Passano al pub, al ristorante, al fast-food, al ristorante cinese con le loro taniche, le riempiono e le versano nel serbatoio della loro auto.
In alcuni casi senza spendere un cent, in altri possono al massimo spendere 90 cent di $, cioè circa 20 cent di €. E la felicità dei ristoratori è immensa, altrimenti devono pagare le ditte autorizzate per il ritiro e lo smaltimento del loro olio. A quanto riferiscono entusiasti gli appartenenti alla community, l’olio vegetale ha delle ottime performance sui motori a diesel e riesce anche a mantenerli meglio. Ovviamente non si tratta di prendere l’olio dalla padella e passarlo nel serbatoio. Bisogna prima depurarlo con filtri speciali che costano circa 10$. E la manutenzione è di routine.

Coltivare nel sottosuolo. Sembra un impresa folle. Ma per un giapponese può diventare un’appassionante sfida. E infatti nel sotterraneo dell’ Otemachi Nomura Building di Tokyo nel distretto di Otemachi c’è una fattoria di mille metri quadri dove si coltivano ortaggi, riso, erbe aromatiche e fiori. Il progetto si chiama Pasona 02 e nasce con l’obiettivo da parte di una società di selezione del personale di dare formazione professionale agricola a giovani disoccupati o a persone di mezza età in cerca di una seconda carriera.
In Giappone, sempre meno persone si dedicano all’agricoltura e il paese è costretto a continui import di materie prime.
In assenza di luce del sole, le piante sono alimentate dalla luce artificiale emessa da diodi, lampade alogene e ad alta pressione, lampade a vapori di sodio. La temperatura della camera è controllata dal computer, e le verdure sono coltivate con i nutrienti forniti a spruzzo. Nella struttura è usato anche il sistema di coltivazione idroponica, con cui le piante sono coltivate in acqua.
Via | Pruned blog
Non basta evitare lo stand-by, bisogna proprio staccare la spina ai pc per fargli smettere di ciucciare corrente. Su AF Digitale di febbraio ci sono i risultati delle prove di consumo sia in modalità stand-by che da spento di 13 modelli desktop, calcolati sull’arco di un anno.
Lasciando un computer spento (non in stand-by, proprio spento) ma ancora attaccato alla corrente, si registra un consumo di corrente dovuto alla motherboard che la consuma nel dormiveglia. Il danno economico per il singolo utente si aggira sui pochi euro all’anno, ma a scala nazionale, sommando i contributi di milioni di pc spenti, si arriva a 56 milioni di euro.
30-40 megawattora sprecati per consentire, eventualmente, l’accensione da remoto, l’accensione con un tasto illuminato invece di un vecchio interruttore a pressione, l’alimentazione di periferiche USB che non si accorgono di essere collegate ad una macchina spenta.
Le prestazioni dei 13 desktop Acer, HP, Fujitsu e Packard Bell sono riassunte in una tabella di AFDigitale. La rivista fa notare come sia comodo e poco costoso lasciare il pc in stand-by. Io, anche per sicurezza, preferisco scollegare le mie macchine con una bella ciabatta.
Via | AF Digitale
Foto | William Hook
Una ricerca britannica appena pubblicata afferma che le emissioni dei server sono paragonabili a quelle di un suv che faccia 5,3 Km con un litro di carburante.
Il rapporto si chiama, provocatoriamente, An Inefficient Truth (Una Verità Inefficiente) e dice che il settore dell’ICT (Information Communication Technology) e’ responsabile di emissioni di gas serra paragonabili a quelle dell’aviazione. Tradotto in numeri parliamo del 3-4% del consumo mondiale e del 10% di quello relativo al solo Regno Unito.
Secondo la Global Action Plan l’86% di chi gestisce dei computer non ha idea di quanto consumino e meno del 20% ha mai guardato la bolletta energetica per avere una idea delle grandezze in gioco.

Da intense ricerche nei laboratori più all’avanguardia nel mondo, ecco a voi finalmente il computer ecologico, non consuma niente ed è al 100% riciclabile. Scherzi a parte, avete mai calcolato quanti kg di CO2 producete in un anno nell’utilizzare il vostro PC? Non vi sentite mai un pochino in colpa? Avete preso qualche accorgimento per ridurre al minimo il consumo di elettricità delle vostre apparecchiature informatiche? Se avete qualche consiglio da dare a tutti i lettori di Ecoblog, scrivetelo nei commenti!
Via | Static

Un negozio online chiamato “Planet Friendly Shopping” offre schermo, tastiera e mouse rivestiti in bambù. Il bambù è un’erba che cresce molto velocemente, quindi è un materiale naturale e rinnovabile. Soprattutto però è molto gradevole alla vista e al tatto e trasmette una bella sensazione di relax, perché ti ricorda la natura che c’è là fuori, fuori da casa o dall’ufficio.