Impianti fotovoltaici sulle aree delle ex discariche. Un sistema per usare pezzi di territorio che diversamente non avrebbero destinazione d’uso il che porta al doppio vantaggio di poter installare per potenza complessiva oltre 56 MW di impianti e di non usare terreni destinati all’agricoltura, come d’altronde già vietato dalla Regione Piemonte.
L’accordo voluto dalla Regione Emilia Romagna, è stato firmato dagli assessori Giancarlo Muzzarelli e Sabrina Freda, da Graziano Cremonini presidente di Confeservizi Emilia-Romagna, Antonio Gioiellieri direttore Anci regionale e Enrico Manicardi direttore Upi Emilia-Romagna:
Considerando le ex discariche gestite da Hera, Iren (la nuova società nata dalla fusione tra Enia e Iride) ed Aimag, potranno essere realizzati 1 milione 214 mila metri quadri di campi fotovoltaici, per una potenza complessiva degli impianti di 56,5 MW, che permetterà di risparmiare ogni anno circa 13.129 TEP (tonnellate di petrolio equivalenti) ed eviterà l’immissione in atmosfera di 39.224 tonnellate di CO2. I siti potenzialmente interessati per quanto riguarda Hera sono 34 in sei province e 8 per la parte che fa capo a Iren.
Via | Regione Emilia Romagna
Foto | Flickr
Undici anni fa la Sicilia poteva uscire dall’emergenza rifiuti, quando ancora non aveva causato i danni che vediamo oggi. Il primo piano di riorganizzazione del sistema delle discariche e della raccolta dei rifiuti, infatti, risale al 1999: fu redatto da un gruppo di esperti guidati dal Prof. Aurelio Angelini, ordinario di Sociologia dell’ambiente all’università di Palermo, ed era in regola con le leggi europee e con quelle italiane. Cioè con l’ormai semi-dimenticato Decreto Ronchi. Andava bene persino a quei rompiscatole degli ambientalisti.
Inutile dire che quel piano, datato 1999, fu presto abbandonato perchè aveva qualche “piccolo difetto”: non prevedeva, ad esempio, la costruzione di nessun termovalorizzatore. Al posto di questi impianti, infatti, il vecchio piano rifiuti prevedeva la differenziata al 60%, una filiera completa del trattamento dei rifiuti e, alla fine della filiera, la creazione del combustibile da rifiuti (Cdr) che, però, non doveva essere bruciato negli inceneritori, come nel caso campano di Acerra, bensì nei cementifici e nelle centrali elettriche, al posto di una frazione del combustibile solitamente utilizzato.
Non se ne fece niente: il gruppo di lavoro che realizzò il piano fu mandato a casa e al suo posto fu creata l’Arra, l’Agenzia regionale acque e rifiuti. E con l’Arra spuntò il progetto di realizzare quattro giganteschi inceneritori che avrebbero dovuto bruciare tre milioni di tonnellate di monnezza l’anno. Tanto quanto ne bruciano tutti gli inceneritori esistenti in Italia…
Alla faccia della modestia! La Sicilia è sull’orlo di una tremenda crisi dei rifiuti ma il governatore Raffaele Lombardo non perde l’occasione per farsi bello: in un videopost pubblicato sul suo blog rivendica tutti i successi e i meriti, suoi e degli assessori regionali, in merito alla gestione della crisi.
“La Regione ha fatto cose rivoluzionarie” dice alla telecamera Lombardo. Quali sarebbero? La chiusura dell’Arra, l’Agenzia Regionale Rifiuti e Acque inventata da Cuffaro ai tempi del commissariamento (circa otto anni fa), ad esempio. Peccato, però, che con l’Arra Lombardo ci ha convissuto e lavorato per un paio di anni, prima di rendersi conto che buona parte dei problemi venivano proprio dall’agenzia stessa.
I termovalorizzatori bloccati, poi. Se non fosse che, anche in questo caso, Lombardo è arrivato con qualche anno di ritardo rispetto alla sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha bocciato la gara per i quattro mega inceneritori siciliani. Ma Lombardo è arrivato, al contrario, puntualissimo rispetto all’inchiesta della magistratura di Palermo che sta facendo pelo e contro pelo al perverso sistema di gestione dei rifiuti nel capoluogo siciliano. E, giusto per notarlo, Lombardo non è affatto contrario ai termovalorizzatori: è contrario a quelli “organizzati” da Cuffaro…
Continua a leggere: Rifiuti Sicilia, Lombardo: "Abbiamo fatto cose rivoluzionarie"

Più che una promessa, sembra una minaccia. Sollecitato dall’eco avuto dalle forti critiche ricevute dal mondo ambientalista, più che dall’emergenza in corso, il presidente del Consiglio dei Ministri Berlusconi ha annunciato la strategia del Governo per fronteggiare la crisi rifiuti siciliana: farà come a Napoli.
Cioè, giusto per ricordarlo, dichiarerà per l’ennesima volta lo stato di crisi ambientale, farà scendere a Palermo Bertolaso, militarizzerà una decina di grosse discariche (magari non a norma) dichiarandole sito militare e costruirà un termovalorizzatore con procedure di somma urgenza, incarico diretto senza gara e pagamento cash alla consegna.
Già, perchè alla fine il succo del problema non è togliere i rifiuti ma bruciarli. Berlusconi sa bene che in Sicilia i piani della lobby del termovalorizzatore stanno incontrando ostacoli insormontabili e, per questo, il premier ha deciso di scavalcare le procedure per chiudere una questione che sta andando troppo per le lunghe.
Perchè un governatore come Raffaele Lombardo, che ha cambiato idea almeno tre volte sui termovalorizzatori (dall’entusiasmo all’esorcismo) e che a Catania è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa (qualche ardito giornalista dice che la richiesta d’arresto è già pronta ma in stand by) mentre a Palermo è persona informata sui fatti nel mega affare dei termovalorizzatori (l’affare del secolo, così l’ha definito Lombardo) non è certo la persona più adatta per sbloccare la situazione.
E, allora, se i forni non li fa Raffaele li farà Silvio. E di gran fretta, come a Napoli…
Via | Blog Sicilia
Foto | Flickr

Legambiente lancia l’allarme: Palermo è in piena emergenza rifiuti, la discarica di Bellolampo è una bomba ecologica, ma nessuno ne parla. Per capire l’entità della crisi rifiuti nella discarica palermitana, infatti, basta leggere i numeri. Li riporta “La Sicilia”:
Secondo un calcolo dell’Amia, l’azienda che gestisce l’igiene ambientale, la sostanza fonte di inquinamento della falda acquifera, era nel sito di stoccaggio dei rifiuti, di 10 mila tonnellate nel novembre 2009. Ma il 17 maggio ha raggiunto quota 100 mila tonnellate. Altre 45 mila sono state rimosse
A spaventare, oltre alla quantità del percolato, il trend di crescita. Per questo motivo la Regione ha preso i primi provvedimenti, stanziando 12 milioni di euro ma, a detta di Legambiente, il problema sta al Comune di Palermo che in sette anni ha trasformato l’Amia (l’Azienda Municipalizzata Igiene Ambientale) nel solito carrozzone politico:
A Palermo i riflettori dovrebbero essere puntati direttamente sulla maggioranza di centro destra che qui governa da ben sette anni consecutivi e che ha trasformato l’Amia in un carrozzone clientelare fino a portarla al fallimento. Questa emergenza non è paragonabile a quella campana del 2007, dove esisteva un problema di capienza delle discariche, qui il disastro è frutto della totale incapacità gestionale di una società ormai in amministrazione controllata, e dei gravissimi errori venuti alla luce con la progettazione la realizzazione dell’ampliamento della discarica di Bellolampo attuati dalla stessa Amia
Continua a leggere: Emergenza rifiuti a Palermo, Legambiente: "Silenzio assordante sui media"

Dopo le recenti notizie fatte trapelare dal quotidiano Repubblica in merito ad una indagine per mafia a carico del governatore siciliano Raffaele Lombardo, il governatore stesso è intervenuto oggi pomeriggio all’Assemblea regionale siciliana per esporre la propria versione dei fatti.
Da sempre Lombardo si professa paladino dell’antimafia e, già in passato, aveva avvertito di tentativi di infiltrazione mafiosa nella gestione delle energie rinnovabili, dei rifiuti e dei termovalorizzatori.
Proprio i termovalorizzatori, in particolare quello che doveva sorgere a Paternò, sono stati oggetto di una parte della sua relazione all’Ars:
Doveva nascere la società Altecoen che faceva capo al capomafia della Sicilia orientale, Nitto Santapaola. Basterà accertare proprietà, passaggi proprietari e valori di vendita, con nomi e cognomi che sono scritti sulle carte, dove ci sono anche le contrade e le discariche più o meno abusive. Lì si costruivano mattoni confezionati da argille contaminate. È tutto nella relazione che abbiamo consegnato alla Procura

Molti sono a conoscenza del grande vortice di rifiuti del Pacifico, al largo della coste del Texas americane, grande quanto il Texas, mentre molti meno conoscono l’accumulo di rifiuti dell’Oceano Atlantico, lontano miglia e miglia dalle coste del Nord America.
La chiazza di rifiuti del’Atlantico copre una zona molto vasta, lunga quanto la distanza tra Cuba e la Virginia, mentre la sua larghezza non è tutt’ora ancora ben definita. I rifiuti di plastica potrebbero rimanere in questa zona dell’Atlantico per anni, con rischi enormi per i pesci, gli uccelli e gli altri animali che potrebbero accidentalmente ingerire i rifiuti.
Secondo Kara Lavender Law, oceanografica dell’Associazione Sea Education del Massachussets, i rifiuti dell’Atlantico vengono praticamente ignorati. Dal Pacifico all’Atlantico gli Oceani sono discariche a cielo aperto che mettono a rischio la biodiversità e la sopravvivenza degli ecosistemi marini dell’Oceano.
via | news.nationalgeographic
Foto | Flickr

Se vi siete sempre chiesti dove finiscano i rifiuti elettronici, sempre più numerosi tra computer, elettrodomestici e vecchie Tv, ma non avete trovato risposta, forse è perché la risposta era meglio non saperla. Una lunga indagine di Abc denuncia come i rifiuti elettronici dell’America e di alcune nazioni Europee finiscano per uccidere i bambini africani.
Molte delle componenti dei rifiuti elettronici che vengono buttati e ricomprati al passo con lo sviluppo incessante della tecnologia, finiscono in Africa, gettate in enormi discariche a cielo aperto che avvelenano i bambini a causa dell’alta concentrazione di mercurio, cadmio, piombo, così come raccontato nel film The Digital Dump.
E’ il caso della regione di Accra, in Ghana, che raccoglie ogni anno tonnellate e tonnellate di componenti provenienti da rifiuti elettronici, che vengono poi bruciate dai bambini, o raccolte e selezionate per essere rivendute, col risultato che bambini dagli 8 anni in su vengono a trovarsi costantemente a contatto con metalli pesanti o con sostanze che li intossicano. Scenari simili si ripropongono non solo in altre nazioni dell’Africa, ma anche in Vietnam, in India, in Cina.
Le Nazioni Unite hanno stimato che circa 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici vengano gettate via ogni anno dai paesi sviluppati, e che la maggior parte di questi finisca nei Paesi in via di Sviluppo: in fondo, smaltire correttamente un vecchio monitor CRT in Germania costa circa 3,50 euro, mentre spedirlo su una nave in Ghana appena 1,50 euro. E purtroppo pare chiara quale sia la scelta tra avvelenare due bambini e risparmiare due euro.
via | Inhabitat
Foto | Flickr

Per tutti i fotografi di ecoblog,aspiranti tali o anche solo per chi abbia avuto la fortuna e la prontezza di riflessi necessari a documentare incontri ravvicinati con delfini, cetacei di vario tipo e tartarughe marine lungo le spiagge del Mediterraneo, questo concorso è per voi! E sta per chiudere i battenti! E’ il 15 ottobre, infatti, la data ultima entro cui inviare tutti i lavori e poter, così, partecipare al concorso “Chi l’avvisto 2009”, promosso dal CTS in collaborazione con lastampa.it.
Ma c’è di più: chiunque si sia scontrato, durante le vacanze estive, con le brutture di fattura umana sulle nostre spiagge e non, invece, con le bellezze idilliache della natura può improvvisarsi paladino della stessa documentando il tutto. Ecomostri, discariche a cielo aperto e inquinamento sono, infatti, i soggetti della seconda traccia del concorso fotografico promosso da CTS : “Mare mostrum”, ovvero il mare e i suoi incubi. Il tutto per ricordare che affinché delfini e tartarughe possano sopravvivere - meravigliosi indicatori biologici prima ancora che esempi di fantasiosa bellezza - occorre tutelare il nostro mare imparando ad ascoltarlo.
Foto | Flickr
La notizia per i napoletani è da incubo: nonostante un Sottosegretario come Guido Bertolaso con tutti i superpoteri del caso, si scopre che di fatto l’emergenza rifiuti non è mai finita e che i sacchetti, spariti dalle strade un anno fa (perché interrati in discariche prima esauste e poi riaperte o in depositi detti di ecoballe) potrebbero presto riapparire come nel peggiore degli incubi.
Bertolaso spiega che la nuova presenza di rifiuti è solo un disagio temporaneo e che bisogna lavorare sulla cultura e sulle multe. Ha detto a Il Mattino:
Gli sversamenti illegali di rifiuti affondano le radici in un problema culturale. È sulla coscienza e sulle abitudini dei napoletani che bisogna continuare a lavorare.
Non spiega però come sia possibile che nelle province campane continuino a bruciare ogni santo giorno rifiuti la cui natura è sconosciuta senza che vi sia alcun intervento, così come quotidianamente denuncia la Terradeifuochi.
Intanto oggi parte la vertenza di circa 2000 lavoratori, addetti alla raccolta differenziata, che si sono visti rinnegare, per una prima tranche di 221, il contratto di lavoro da una sentenza del Consiglio di Stato. I lavoratori li avrebbero dovuti assorbire i Consorzi di bacini, fatto che non è avvenuto. La differenziata di fatto non è si è mai consolidata e la raccolta attualmente si attesta al 20% con l’obiettivo del 30% da raggiungere nel 2010. Intanto la Regione Campania sbloccherà oggi i suoli nella ex zona industriale di Napoli Est, per la costruzione di un nuovo inceneritore che servirà Napoli. Il Sottosegretario Bertolaso spera che se ne possa costruire anche uno in provincia di Caserta, per smaltire i sei milioni di ecoballe stipati nella provincia.
Foto | Flickr