Si potrebbe definire la rivolta delle Regioni, intese come enti amministrativi: Toscana, Piemonte, Calabria, Emilia Romagna e Liguria, a cui nelle ultime ore si è aggiunto anche il Lazio hanno impugnato la Costituzione e hanno deciso che nessuna centrale nucleare potrà essere costruita sul loro territorio senza il consenso dei cittadini. In discussione, ci sarebbe, il Titolo V che regolamenta l’autonomia degli enti locali che sarebbero scavalcati dall’ingerenza statale in materia nucleare.
Filiberto Zaratti Assessore all’Ambiente della Regione Lazio spiega:
Entrando più nello specifico, l’articolo 120 , individua in maniera tassativa i casi in cui il Governo può esercitare i suoi poteri sostitutivi nei confronti delle regioni e degli enti locali che sono: il mancato rispetto di norme e trattati internazionali, e della normativa comunitaria; il pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica; la tutela dell’unità giuridica, economica e dei livelli essenziali delle prestazioni relative a diritti civili e sociali essenziali, come quelli della sanità. Esclusi i primi due casi che nulla hanno a che fare con l’energia, mi sembra difficile che la localizzazione di una centrale nucleare, in quanto infrastruttura strategica nazionale, possa farsi rientrare così semplicemente nell’ambito della tutela dell’unità economica o dei livelli essenziali dei servizi, dimenticando che il governo del territorio è affidato alla Regione e che l’assenso regionale a qualsiasi localizzazione non è momento eludibile. Tra l’altro il potere sostitutivo si esercita in relazione a specifici atti amministrativi e qui proprio non si capisce come e in relazione a quali atti il Governo possa sostituire la Regione e gli enti locali. La forzatura fatta dal Governo in materia di nucleare con questa legge, solleva quindi forti dubbi circa la costituzionalità della norma.

Comincia oggi la Settimana Europea della Mobilità, e sono 21 le città che hanno aderito all’appello, per migliorare il clima urbano e la propria responsabilità in ambito di politica ambientale.
Aderisce al completo l’Emilia-Romagna, sono pronte e ricettive alcune città del Nord, mentre al Sud hanno deciso di aderire alla settimana della Mobilità Europea soltanto Napoli e Maglie (LE) e per le isole figura solo Alghero.
L’Europa chiede alle città di impegnarsi ad adottare tecnologie verdi per rendere pulito ed energeticemente efficiente il sistema del trasporto pubblico e di promuovere politiche locali a favore della mobilità ciclabile, sensibilizzando ed informando i cittadini su servizi ed incentivi.
In Italia, l’Emilia Romagna con la sua lunga tradizione legata all’uso delle biciclette ha aderito alla settimana della Mobilità con una pedalata regionale, “Pedalando per Kyoto”, che si terrà il 18 e il 19 settembre ed accoglierà a Bologna gruppi provenienti da tutta la regione.
via | ermesambiente
La storia che vi racconto è emblematica: 431 lavoratori della Cnh, che produce macchine agricole per conto di Fiat, rischiano il loro futuro a causa della chiusura dello stabilimento. Per ora l’accordo chiuso tra sindacati, Governo e Fiat ha portato a 12 i mesi in cassa integrazione. Ma resta il problema di un sito industriale destinato a produrre macchine agricole che si fermerà.
Vasco Errani governatore della Regione Emilia Romagna che lavora per il recupero delle professionalità e del sito industriale, ha detto:
Si tratta di un sito di 187mila metri quadrati in una zona industriale vicina all’autostrada, in una città servita come Imola. Ci deve essere una proposta industriale rilevante avanzata da Fiat. Oppure da altri, ma siamo realisti e non possiamo dire che anche il nostro territorio non sia in crisi.
Eh già: tra 12 mesi il problema si ripresenterà quando la cigs sarà finita. Una bella idea, però, l’ha avuta, non un politico o un sindacalista, ma Nilo Billi uno dei lavoratori che ha detto:
Siamo disponibili anche a produrre pannelli solari se ci fosse un’azienda interessata a venire qui.
Via | Il Resto del Carlino
Foto | Flickr
L’Emilia Romagna ha approvato ieri uno strumento programmatico, di durata triennale, destinato alla tutela dell’ambiente, facendo leva sui proncipi di conservazione e valorizzazione delle biodiversità, dopo l’allarme lanciato dalla UE.
La Regione ha deciso di destinare 21 milioni di euro per la tutela ambientale. Il programma prevede la nascita e lo sviluppo di 2 parchi regionali, di 2 riserve naturali, di 7 aree protette e 54 destinate al riequilibrio ecologico.
Il programma prevede un’azione di tutela naturalistica amministrativamente più leggera, affidata alle Province e ai Comuni. Inoltre, è prevista un’azione coordinata con le Regioni Toscana e Liguria per sviluppare iniziative comuni di conservazione e promozione dei parchi dell’appennino.
Foto | Flickr
E’ di questi giorni l’uscita del secondo rapporto sulla mobilità sostenibile nelle principali 50 città in Italia elaborato da Euromobility e Kyoto Club. Dallo studio è emerso che Parma è la città più “eco-mobile” d’Italia, soffiando lo scettro a Bologna vincitrice della prima edizione del rapporto.
L’ambito riconoscimento sarebbe stato raggiunto grazie ad un trasporto pubblico ben organizzato, ad importanti innovazioni nella gestione della mobilità e una quota significativa di auto a basso impatto ambientale. Fra le prime quattro del podio ben quattro città dell’Emilia Romagna, poi nell’ordine Firenze, Venezia, Padova, Torino, Bari, Modena, Ferrara e Genova.
Fanalini di coda nella classifica della mobilità sostenibile, Taranto, L’Aquila, Campobasso. Le 50 città monitorate sono i 20 capoluoghi di Regione, i due capoluoghi delle Province autonome e le città con una popolazione superiore ai 100.000 abitanti. Gli indicatori di cui si è tenuto conto per stilare la classifica sono stati in particolare le innovazioni introdotte per la gestione della mobilità: car sharing, bike sharing, taxi collettivi, piattaforme logistiche per le merci, mobility manager, car pooling.
Continua a leggere: Mobilità sostenibile: la migliore città italiana è Parma
L’Italia, in materia ambientale e sicurezza dei trasporti marittimi , continua a ignorare la legislazione europea e si becca così l’ennesima multa. Questa volta sono sotto accusa da parte della Commissione europea tre casi ambientali e uno relativo al mare: nei primi l’Italia non ha pienamente seguito una sentenza della Corte di Giustizia non avendo valutato l’impatto ambientale del nuovo inceneritore di rifiuti a Massafra in Puglia; il prelievo dell’acqua dal fiume Trebbia nella regione Emilia Romagna, sta arrecando danni a un prezioso habitat faunistico inserito nella rete UE di siti protetti “Natura 2000″; l’inadempienza del comune di Staranzano, in provincia di Gorizia relativa al piano regolatore adottato fondato su un’analisi dell’impatto ambientale i cui criteri non sono corretti.
Mentre il secondo caso riguarda il mancato incremento della sicurezza del traffico marittimo in caso di incidenti e di altre situazioni potenzialmente pericolose in mare e contribuendo in tal modo a rafforzare l’opera di prevenzione e di rilevamento dell’inquinamento causato dalle navi.
Questa la dichiarazione del Commissario per l’ambiente Stavros Dimas:
Realizzare una valutazione dell’impatto ambientale di nuovi piani e progetti e consultare l’opinione pubblica prima dell’adozione di una decisione definitiva sono elementi essenziali di una buona governance. Il Consiglio e il Parlamento europeo hanno iscritto queste procedure nel diritto comunitario e tutti gli Stati membri sono tenuti a rispettarle. Auspico che l’Italia intervenga tempestivamente per arrestare i danni arrecati al sito faunistico del Basso Trebbia.
Foto | Flickr
In Emilia Romagna domenica 11 maggio, sarà possibile visitare le aziende agricole e gli agriturismi che maggiormente si distinguono per la tutela e promozione della qualità alimentare. L’avvenimento, giunto ormai alla decima edizione, si ripeterà anche domenica 18 maggio.
Gli anni passati sono state numerose le presenze a queste visite guidate (450 mila persone in 10 anni), soprattutto per un’accresciuta cultura nel settore alimentare. 230 aziende apriranno le porte ai curiosi, tra queste produttori biologici ed agriturismi all’interno dei quali sarà possibile fare acquisti incentivando così la filiera corta.
Per il decennale le escursioni comprenderanno 30 diversi itinerari che si intrecceranno a siti di interesse storico colturali nei pressi delle aziende ospitanti. Un ottimo modo di far conoscere il territorio e le eccellenze in campo agricolo. Mi raccomando cercate bene, qualcuno propone la raccolta delle ciliegie, a buon intenditor…fateci sapere come è andata.
Via | Bologna2000
Nestlè ha paura dei biocarburanti? O Nestlè spiana il terreno alla speculazione? Dalle colonne del giornale svizzero “’Nzz am Sonntag ”, il presidente di Nestlè, Peter Brabeck-Letmathe lancia il suo allarme: “Se si pensa di usare i biocarburanti per soddisfare la domanda crescente di prodotti alimentari non avremo più nulla da mangiare- ha sottolineato il numero uno del colosso alimentare nell’intervista al domenicale svizzero -Garantire enormi sovvenzioni alla produzione di biocarburanti è moralmente inaccettabile e irresponsabile”, ha aggiunto.
Secondo Brabeck mentre la concorrenza di mercato sta facendo volare il prezzo di mais, soia e grano le aree coltivabili diventano sempre di meno e anche le fonti idriche sono a rischio.
Intanto, l’Italia si attrezza e ha aumento la sua superficie coltivabile destinata ai cereali del 18% come rileva l’Ismea con incrementi più evidenti in Veneto, Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna. Un fenomeno comunque accompagnato da una forte espansione delle semine anche nelle aree più tradizionali del Sud, in particolare in Puglia e Sicilia.
Anche Federalimentare fa proprie le preoccupazioni espresse da Brabeck : per produrre un litro di biodiesel infatti occorrono l’equivalente di circa 4000 litri di acqua ed un ettaro di terra.
E se il petrolio, il cui costo costituisce l’ago della bilancia per determinare il prezzo dei prodotti energetici (combustibili, lubrificanti, energia elettrica), dopo i picchi oltre i 100 dollari a barile raggiunti di recente, potrà assestarsi negli anni successivi, sebbene possa mantenere livelli medio-alti; allo stesso modo potranno crescere in maniera sostenuta i prezzi di fertilizzanti e concimi. Infine, effetti di trascinamento dell’impennata dei prezzi dei cereali sono attesi anche per i semi oleosi, e attraverso i mangimi, per i listini dei prodotti zootecnici.

Se la Campania piange, la Padania non ride. E sono lacrime avvelenate. Secondo i dati diffusi dall’Apat (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici) nel suo “Annuario dei dati ambientali 2007” , dove sono espressi i risultati sullo stato di salute delle acque italiane, oltre la metà dei 2863 punti di prelievo è avvelenato. E la maggior parte, sorpresa sorpresa, si trova in Lombardia, Emilia Romagna e Toscana.
Si legge nel rapporto che le cause di tale elevato inquinamento sono dovute ad una forte presenza industriale e :” L’uso massiccio in agricoltura di fertilizzanti (concimi minerali, organici, organo-minerali e ammendanti) e di prodotti fitosanitari (erbicidi, fungicidi, insetticidi, acaricidi e vari), usati per difendere le colture da parassiti e patogeni, per controllare lo sviluppo di piante infestanti e per assicurare maggiori quantità ed elevati standard di qualità dei prodotti agricoli, può causare impatti sulla vita acquatica e modificazioni della qualità delle acque per uso potabile sia superficiali sia sotterranee”.
I fertilizzanti, immessi in commercio nel 2006, superano i 5 milioni di tonnellate, dei quali circa 3 milioni riguardano i concimi minerali con il 60% di concimi semplici (a base di azoto) e il 40% di concimi composti (a base di due o tre elementi nutritivi); i concimi organici e gli organo-minerali raggiungono insieme circa 600.000 tonnellate e gli ammendanti circa un milione e mezzo.
Un giornalista forlivese, Emanuele Chesi, racconta sul suo blog la sua prima esperienza di conferimento di rifiuti differenziati alla stazione ecologica di Hera, l’azienda che in Emilia Romagna gestisce molti servizi pubblici come lo smaltimento dei rifiuti e l’acqua.
Il conferimento diretto della spazzatura differenziata garantisce all’utente uno sconto in bolletta, che opera da incentivo per i cittadini a riciclare anche i rifiuti ingombranti o tecnologici.
Il racconto di Emanuele è istruttivo ed è anche esilarante. Riporto qui di seguito un piccolo passaggio, mentre per leggere il resto potete recarvi direttamente sul suo blog:
[…] tutto fila liscio finché l’operatore fintocrinito non punta il dito verso un oggetto metallico orrendamente sfigurato: è l’hard disk del mio vecchio computer che, in difesa della privacy, ho preso metodicamente a martellate (giuro che non volevo scaricare quel film di Cicciolina, io cercavo il documentario di Al Gore…). ‘E questo cos’è?’ dice lui. ‘E’ un pezzo del computer’ rispondo io sul vago. ‘Allora buttalo tra gli elettrodomestici’. Evvai, esame passato!
Via | message in a bottle
» Come risparmiare sulla bolletta rifiuti sul sito del Gruppo Hera