
L’Autorità per l’energia mette mano alle regole per disciplinare meglio l’eolico. Con due delibere, la ARG/elt 4/10 e la ARG/elt 5/10, l’Autorità ha infatti cambiato l’attuale normativa sugli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili non programmabili cioè, in pratica, fotovoltaico ed eolico. In realtà, però, il vero oggetto delle delibere è proprio l’energia prodotta dal vento.
La questione saliente che viene disciplinata è, paradossalmente, la non produzione di energia. Come tutti ormai ben sanno spesso e volentieri Terna impone ai gestori degli impianti eolici di fermare la produzione di energia per non compromettere il delicato equilibrio della rete elettrica. La cosa avviene anche per il fotovoltaico, ma per l’eolico è molto più frequente vista la grande produzione di energia delle pale quando il vento fa il suo dovere.
Fino ad oggi, quando Terna imponeva di fermare un impianto, l’energia non prodotta veniva comunque pagata in base alle statistiche di produzione del sito. Ora, invece, il nuovo regolamento affina il metodo: viene introdotta la possibilità da parte del Gestore dei Servizi Energetici (meglio noto con la sigla di GSE) di monitorare in tempo reale i dati sulla produzione effettiva degli impianti e tali dati potranno essere usati in caso di interruzione forzata della produzione per quantificare, tramite un modello matematico appositamente messo a punto, la mancata produzione.
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L’annuncio promette una vera e propria rivoluzione nel settore fotovoltaico: pirite, o l’oro degli sciocchi, al posto del silicio. La notizia viene data da un gruppo di scienziati della University of California-Berkeley e dalla NLV società svizzera che appunto sta sviluppando pannelli solari a base di pirite, un metallo particolarmente abbondante che darebbe celle solari più sottili e molto, ma molto, meno costose. In teoria, la pirite assorbe più lunghezze d’onda della luce utilizzando una frazione del silicio. In pratica la prestazione si ferma al 3% anche se ora con le nanotecnologie sembra che la fattibilità del progetto possa davvero essere migliorata.
Ha detto Cyrus Wadia uno degli studiosi che segue il progetto per la Berkeley:
Questa analisi è veramente una miscela di fisica dei semiconduttori e analisi economica delle risorse naturali. Oggi se tirassimo fuori tutto l’indio o il silicio avremmo comunque un limite di generazione dell’energia solare.
Riferisce Wadia che le cellule migliori in pirite, per ora, possono convertire solo circa il 3 per cento della luce che li colpisce in energia elettrica, un numero che non è cambiato molto partire dagli anni ‘80. Ossido di indio e stagno, silicio, arsenides gallio e altri materiali utilizzati per costruire i pannelli solari in grado di raggiungere molte volte che l’efficienza. Perciò Wadia con il suo gruppo di ricerca si è concentrato su altri 23 materiali presenti sulla crosta terrestre.
Ha detto Wadia:
Non possiamo cambiare la geologia della Terra, perciò dobbiamo cercare i materiali più abbondanti, poichè allo stato attuale siamo in grado di mettere a malapena l’energia solare nelle mani di un milione di persone figuriamoci se dovessimo rifornirne 6 miliardi!
La soluzione? Wadia pensa di aver risolto questo problema utilizzando nanocristalli. Manipolando pirite a livello atomico e integrando cadmio è stato possibile aumentare il numero di lunghezze d’onda che la cella solare in pirite è in grado di catturare. Per ora, comunque, i due prototipi di Wadia possono convertire solo l’ 1,6 per cento della luce che li colpisce in energia elettrica. Wadia non è l’unico scienziato a guardare alla pirite. NLV con la casa automobilistica svedese Koenigsegg ha messo su una concept-car come la Quant che monta strati multipli di celle solari che sono in grado, dichiarano, di convertire il 50 per cento di tutta la luce che li colpisce in energia elettrica.
Via | Discovery
Foto | Regione Emilia Romagna
Dall’ultima giornata dell’Italian Energy Summit, organizzato dal Sole 24 ore, trapela la convinzione che gli incentivi statali italiani per l’energia fotovoltaica, siano decisamente superiori alla media europea. Si prevende che entro il 2010 si raggiungerà il tetto massimo stabilito di 1200 Mw di potenza prodotti, sopra il quale non sarà più possibile usufruire del cosiddetto Conto energia.
Gli attuali incentivi statali derivano dalla componente A3 delle fatture energetiche dei cittadini italiani, che attualmente arriva al 7,5%, ed è visibilmente destinata ad aumentare per rispettare gli obiettivi presi a livello europeo. Viene però dall’Europa stessa l’idea di tagliare considerevolmente gli incentivi statali per la diffusione del fotovoltaico. In Spagna già dal 2008 lo stato ha ridotto, per non dire azzerato, la possibilità di ottenere sovvenzioni, causando una perdida nel mercato e numerosi lincenziamenti, e anche in Germania si sta seguendo la stessa linea. In allora Italia cosa accadrà?
Il sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia ha dichiarato:
La riduzione deve essere graduale e non può seguire la strada spagnola, che ha generato la riduzione del personale del settore e speculazioni.
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Aggiornamento sabato 8-8-2009 ore 14,00.
Mi scrive Mauro Iovino, corrispondente da Ischia dell’Ansa per dirmi che è stato lui a scovare e portare alla luce la storia dell’Ingegnere De Siano. Dunque per correttezza riporto le dichiarazioni di prima mano raccolte da Iovino.
La storia che vi racconto, l’ho letta su Il Mattino, ma, come già precisato è stata lanciata da Maurio Iovino con cui concorderò un appuntamento per settembre per andare a conoscere personalmente l’ingegnere Agostino De Siano, di Barano, che da 15 anni sostiene di vivere senza un contratto di fornitura elettrica. Tra l’altro, De Siano usa un auto elettrica su cui ha montato dei pannelli fotovoltaici che servono a caricare le batterie, rendendo per questo la vettura autonoma.
In pratica, De Siano, condivide la filosofia off-grid e sostiene di avere scoperto come vivere senza petrolio, pur senza rinunciare alle comodità della vita moderna:
Sono l’ingegnere che farà scomparire la necessità di usare il petrolio visto che per me è già scomparso. Sono pienamente autosufficiente sia dalla rete elettrica che dai petrolieri. Da 15 anni non ho l’energia elettrica, provvedendo con l’impianto ad energia fotovoltaica e con gli accumulatori. Negli ultimi anni ho anche, drasticamente, eliminato la necessità di approvvigionamento della fornitura di carburante utilizzando una macchina elettrica (che viene ricaricata anche con l’impianto fotovoltaico di casa, ndr). Il mio impianto è del tutto indipendente dal gestore di energia elettrica. In nessuna altra parte del mondo esiste un impianto del genere, da me progettato dopo anni di studio ed esperimenti. La sua particolarità è l’utilizzo di un ponte alimentato ad alta tensione da 300 volt continui a 220 volt alternata senza adoperare il comune trasformatore/elevatore, sia esso normale trasformatore a lamierino in silicio (o swithcing)
Mi rendo conto che non è molto chiaro il sistema usato, ma appunto ribadisco l’intenzione, terminate le ferie, di intervistare De Siano con l’aiuto del collega Iovino, per cui lasciate le vostre domande nei commenti che poi le passerò direttamente a De Siano.
Rispetto all’autonomia della vettura, De Siano ha detto:
Il sistema da me adottato sulla vettura che utilizzo fornisce completa autonomia per lo spostamento urbano e a media percorrenza, per quelli a lunga percorrenza sono già in fase di produzione veicoli commerciali e ad uso privato con batterie a litio che entreranno in vendita nei prossimi annì. E anche i costi non sono improponibili per chi vuole abbracciare uno stile di vita alternativo: il costo maggiore da sostenere è quello per ottimi accumulatori per uso stazionario, ma un consumo di massa ridurrebbe ulteriormente il costo di questi accumulatori. Il costo complessivo di tutto l’impianto viene ammortizzato in 6/7 anni grazie all’azzeramento totale della bolletta per l’energia elettrica e all’azzeramento totale del combustibile da petrolio.
Foto | Dichiarazioni e foto Courtesy Mauro Iovino- Ansa
È in progetto nel comune di Roma un impianto fotovoltaico con una potenza di picco di oltre 26 Megawatt per una produzione annua di energia pari 40 mila Megawattora. In pratica il più grande mai costruito qui in italia che sarà in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di 15 mila famiglie.
L’impianto sarà realizzato a Lanuvio (Roma) sui terreni della Inf-Agricola. L’accordo verrà firmato durante i prossimi giorni con la multinazionale Sun Ray Renewable Energy, già impegnata in tutta Europa nella promozione e costruzione di grossi impianti fotovoltaici.
Queste sono le parole di Giovanni Fiandra, assessore comunale alla Pianificazione e gestione del territorio:
“Con orgoglio l’amministrazione comunale manifesta la propria soddisfazione per la conclusione dell’accordo dopo aver procurato e favorito l’incontro tra le due società”
Davvero una grande traguardo per il comune di Roma che così eviterà l’emissione nell’atmosfera di più di 22 mila tonnellate di CO2 all’anno.
Gli investimenti sulle energie rinnovabili sono ormai ritenuti l’arma in più per poter uscire dalla morsa della crisi economica mondiale. Eppure a tal proposito c’è da segnalare un dato negativo. Parliamo del settore fotovoltaico che dopo le impennate ed i fatturati record degli ultimi cinque tre anni starebbe subendo un inaspettato rallentamento.
Alla fine del 2008 il settore aveva toccato un fatturato record di 20 miliardi di dollari, pari a cinque volte il volume d’affari del 2005, ma dall’inizio del 2009 sarebbe aumentato l’invenduto (fra celle, moduli e pannelli, lungo tutti i segmenti della filiera di settore) per un valore che raggiungerebbe una quota di 1,4 GW.
Responsabile di questo rallentamento nel vecchio continente potrebbe essere in parte attribuito al calo di incentivi deciso dal governo spagnolo, data la situazione critica del mercato immobiliare interno. Secondo alcuni economisti potrebbe essere però che da questa situazione di stallo si possano trarre nuovi condizioni positive, fra cui l’abbassamento dei prezzi che per certi versi si starebbe verificando, avendo già toccato in alcuni casi punte del 50%.
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Che fine faranno i pannelli fotovoltaici, una volta giunti alla fine del loro ciclo produttivo? Chi recupererà il silicio, il tellurio e il cadmio?
E’ lo stesso settore fotovoltaico a dare le risposte con il consorzio PV CYCLE, nato nel 2007 che ha coniato lo slogan Energia fotovoltaica = energia doppiamente verde. Intanto in Germania First Solar, ha annunciato la costruzione di un impianto, il primo in Europa, per lo smaltimento dei pannelli, capace di recuperare il 90% dei materiali.
Attualmente hanno aderito 36 aziende cioè il 70% dei produttori europei, e il programma è finanziato interamente da loro e sarà pienamente attivo nel 2015, quando si è calcolato che iniziareanno ad esserci parecchi pannelli da smaltire.
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Pochi giorni fa su Ecoblog è stata riportata la notizia dell’inaugurazione di una centrale fotovoltaica di grosse dimensioni in Portogallo. Nei commenti dei lettori è stato segnalato come in Italia non ci sia attenzione particolare verso questi temi.
Ecco però arrivare una notizia che farà sorridere i sostenitori italiani del grande fotovoltaico. Si chiama Progetto Trullo, e si tratta di un piano per la costruzione in Puglia di una grande centrale fotovoltaica. A renderlo noto è la stessa società progettatrice, ovvero la Ecocern, di cui Ecoblog ha più volte parlato a proposito di iniziative simili.
L’impianto avrà una capacità energetica di 42 MW, consterà di un investimento di oltre 200 milioni di euro e contribuirà ad incrementare del 15% la capacità energetica da fonte solare fino ad oggi installata in Italia, corrispondente a 280 MW. La produzione annuale di energia attesa si colloca intorno ai 60.000 MWh.
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Per la prima volta in Italia, e più precisamente a Firenze, al mercato di Sant’Ambrogio (sotto la tettoia dalla parte di via dell’Agnolo), è stata installata la prima colonnina per ricaricare moto elettriche, alimentata da pannelli fotovoltaici. Costa 30mila euro e riesce a rifornire contemporaneamente 4 motorini, in totale assenza di emissioni di CO2.
I pannelli fotovoltaici sono stati montati sul tetto del mercato mentre accanto alla colonnina è presente un display che segnala i kwh di energia elettrica prodotta, la potenza in kW e la quantità di anidride carbonica non immessa nell’atmosfera.
A Firenze ci sono 110 colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici, ma grazie al finanziamento della Regione Toscana nell’ambito del Pac (Piano Comunale antismog) di 225mila euro ne saranno installate altre 21, 10 saranno raddoppiate e 9 saranno sostituite.
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Le tecnologie tradizionali utilizzate finora nel campo dell’energia fotovoltaica permettono di trasformare in energia più o meno il 17% della luce solare. Ora invece con le celle solari a multigiunzione, realizzate grazie al progetto europeo Fullspectrum, è stato raggiunto un tasso di conversione record del 39,7%. Il 2% in più rispetto al precedente record europeo - ottenuto con la stessa tecnologia - circa due mesi fa.
Questa tecnologia è stata inizialmente sviluppata per applicazioni spaziali, ed utilizza, ovviamente, materiali diversi dal tradizionale silicio, come il gallio, il fosforo, l’indio ed il germanio, che riescono a catturare più fotoni rispetto alle celle convenzionali.
Il record è stato ottenuto perché un pannello è composto da una serie di celle sovrapposte, ognuna delle quali sfrutta al meglio una fetta dello spettro solare e lascia passare la parte restante, che verrà sfruttata da altre celle - e quindi altri semiconduttori.
In teoria, si potrebbe realizzare un pannello formato da un elevatissimo numero di celle, dove ogni cella è composta da un semiconduttore diverso, e viene accoppiata ad una frazione infinitesimale dello spettro solare. L’efficienza teorica raggiungibile sarebbe dell’86%. Nella pratica sono stati utilizzati per ora solo tre semiconduttori e tre tipi di celle sovrapposte, con i risultati di cui abbiamo detto.
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