
Anev, l’Associazione nazionale energia dal vento, e Uil hanno rinnovato l’accordo biennale di collaborazione per favorire lo sviluppo dell’eolico in Italia. Il primo protocollo d’intesa tra l’associazione degli industriali dell’eolico e il sindacato risale al 2008 ed ha già portato a risultati interessanti, soprattutto per quanto riguarda la stesura di rapporti sull’occupazione che lo sviluppo che questo settore delle rinnovabili potrebbe portare nel nostro paese.
I dati parlano di 66.000 occupati teorici nel 2020, tra diretti e indotto, a fronte di 13.600 occupati certi registrati nel 2007. Una crescita notevole che, in periodi di crisi dell’occupazione come questi, non possono essere ignorati. Tuttavia, per arrivare a questi numeri si dovrebbero istallare 1.100 MW di potenza eolica ogni anno. Anche questo non è poco specialmente a causa della forte opposizione che spesso trovano gli impianti eolici tra le popolazioni locali.
Il mitico effetto Nimby, infatti, non risparmia neanche l’energia pulita e a poco sono serviti i protocolli d’intesa stipulati dall’Anev con Legambiente, Greenpeace e WWF. Due sono i principali “buchi neri” del settore eolico italiano che, spesso e facilmente, danno man forte ai detrattori delle torri eoliche: la presunta scarsa trasparenza del settore (indimenticabile Vittorio Sgarbi che definisce “mafiose” le pale eoliche siciliane, ma ha avuto anche parole più dure e volgari che non voglio riportare) e i pesanti vincoli tecnologici causati dalla rete elettrica ad alta tensione italiana, gestita da Terna.
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Obama sceglie di finanziare la costruzione di due nuove centrali nucleari in Georgia. Dove neanche Bush era riuscito, ci pensa il presidente Barack: questioni ambientali o questioni di gradimento politico? Intanto, sul piatto 18miliardi di dollari che vanno alla Southern Company. Le centrali saranno completate entro il 2016 e 2017 e serviranno a rifornire di energia circa 1,4 milioni di persone, a creare 3mila nuovi posti di lavoro e a impiegare, una volta entrate a regime, 850 dipendenti.
L’obiettivo dell’amministrazione Obama, supportata dal Nobel Chu, è quello di costruire una rete di approvvigionamento elettrico basata su un mix di fonti di energia rinnovabile con incluso il nucleare. Il Presidente Obama ha tranquillizzato ambientalisti e elettori spiegando che:
E’ giunto il momento di costruire una nuova generazione di centrali nucleari sicure e pulite per la creazione di nuovi posti di lavoro e per una maggiore efficienza energetica.
Ora il Congresso dovrà fare la sua parte approvando una legislazione che supporti l’impegno economico del Governo, fatto di debiti, coperti da nuove tasse ai cittadini.
Ai primi di gennaio Gran Bretagna, Danimarca, Germania, Francia, Svezia, Belgio, Lussemburgo e Irlanda hanno posto le basi di uno dei progetti più interessanti nel campo delle rinnovabili. Lo hanno chiamato “Rete del Mare del Nord” e consisterà nel collegare i principali impianti nordeuropei di produzione elettrica da fonti rinnovabili tramite circa 6.000 chilometri di cavi, in gran parte posati sul fondo del Mare del Nord.
L’idea è quella di mettere in rete la produzione dei vari paesi e farla circolare in maniera intelligente per ottimizzarne l’utilizzo. Le rinnovabili, infatti, come tutti ormai ben sanno hanno il grosso limite dell’intermittenza. Tale limite crea a volte problemi alle reti elettriche: sovraccarichi, prima di tutto, ma anche difficoltà di programmare le infrastrutture di trasporto di quantità di energia non facilmente prevedibili. Per superare questi problemi, da qualche tempo, si stanno progettando le smart grids.
La “Rete del Mare del Nord”, però, è qualcosa di diverso dalle smart grids perchè è progettata per veicolare l’energia dei grossi impianti da decine, a volte centinaia, di MW. Il fulcro di tutto il sistema, infatti, saranno le grandi centrali idroelettriche nord europee che faranno da “batteria di accumulo” per l’energia in eccesso durante i picchi di produzione delle centrali alimentate dalle altre fonti. Questo ruolo di accumulatore, in realtà, le centrali elettriche già lo fanno ma per l’energia prodotta dalle centrali termoelettriche ad idrocarburi.
M’Illumino di meno torna anche quest’anno, ed in veste rinnovata e sempre più propositiva per il suo sesto compleanno: la Giornata dedicata al Risparmio Energetico si celebrerà tra 3 giorni, venerdì 12 febbraio.
L’iniziativa, lanciata da Caterpillar in onda su Radio2, ha conquistato pian piano tutta l’Italia, lasciando simbolicamente al buio un sacco di città negli anni ed è arrivata anche all’estero. Per la sua popolarità quest’anno ha deciso di trasformare il suo messaggio in un invito, dal silenzio energetico si passa ad una festa dell’energia pulita: Abbiamo imparato a risparmiare, ora impariamo a produrre energia pulita.
Se nelle edizioni precedenti di M’illumino di meno abbiamo spento la luce, quest’anno in tutte le piazze d’Italia si accenderanno luci virtuose, portatrici di testimonianze di consumo efficiente, per una gestione illuminata del nostro futuro. Pronti ad illuminare di meno ed illuminarvi di più il 12 febbraio?

Le isole Egadi sranno presto alimentate esclusivamente ad energia pulita: Favignana, Levanzo e Marettimo saranno un laboratorio per l’efficienza energetica e lo sviluppo delle rinnovabili nelle isole minori, grazie ad un progetto di AzzeroCO2 con un finanziamento del Ministero dell’Ambiente.
Il progetto prevede uno sviluppo delle fonti rinnovabili a basso impatto sul territorio, in modo da preservare le isole dall’arcipelago dal punto di vista naturalistico e di promuovere al tempo stesso l’autosufficienza ed il risparmio energetico. Nella stessa ottica, si prevede di incrementare la mobilità sostenibile sul territorio delle 3 isole.
Il progetto prevede anche il coinvolgimento di tutti i settori economici, in modo da favorire l’occupazione degli abitanti e stabilizzare i lavoratori, in un’ottica di aumento della professionalità e dell’occupazione, secondo i principi della Green Economy.
Il progetto “Sole e Stelle delle Egadi” potrebbe poi diventare un modello da riprodurre per altri progetti, su altre isole, per renderle indipendenti e pulite.
via | qualenergia
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La delusione è stata grande: l’accordo raggiunto a Copenhagen è solo di facciata e è servito giusto per dire al Mondo che oltre 180 Paesi non hanno trascorso inutilmente il loro tempo nella capitale danese. Non ci sono vincoli e neanche impegni. I leader hanno firmato carta straccia. A non darsi pace per questo epilogo così sconfortante è Greenpeace che più di tutte le altre associazioni ambientaliste aveva lavorato molto duramente nel creare canali di informazione di pressione. La lettera scritta da Kumi Naidoo, Direttore esecutivo di Greenpeace International, esprime il dolore per la mancata occasione di garantire al Pianeta un futuro più sano e equo, dal punto di vista, non solo ambientale ma anche della ridistribuzione delle risorse economiche.
Scrive Kumi Naidoo:
La città di Copenhagen è la scena di un crimine climatico, con i colpevoli che scappano verso l’aeroporto, coperti di vergogna. I leader mondiali hanno avuto un’occasione unica per cambiare il pianeta in meglio, evitando i cambiamenti climatici. Alla fine hanno prodotto un debole accordo, pieno di lacune, abbastanza grandi da farci passare dentro tutto l’Air Force One. Nonostante il mandato ricevuto dai cittadini di tutto il mondo, e più di un centinaio di capi di governo arrivati a Copenhagen, il battibecco continua. I nostri leader non hanno agito come tali. Non hanno portato a termine il loro compito.
Secondo Kumi Naidoo le cause del fallimento sono state:
Il fallimento è dovuto in parte alla mancanza di fiducia reciproca tra nazioni sviluppate e in via di sviluppo. I leader dei Paesi industrializzati hanno avuto moltissimo tempo per fissare obiettivi ambiziosi e impegnativi di riduzione dei gas serra. E, allo stesso tempo, per accordarsi sui miliardi di euro che avrebbero permesso alle nazioni in via di sviluppo di fare la propria parte per ridurre i gas serra da combustibili fossili e arrestare la deforestazione su larga scala. Ma il fallimento non è un’opzione. I climatologi di tutto il mondo ci dicono che la crescita delle temperature globali deve arrestarsi al più presto, per poi iniziare a tornare sotto i livelli attuali. Anche una crescita della temperatura di 1,5 gradi potrebbe determinare impatti irreversibili, e una di 2 gradi rischia di portare verso cambiamenti climatici catastrofici. Per evitare questo, le nazioni industrializzate – che hanno la maggiore responsabilità del problema – devono adottare i tagli più drastici. Inoltre, devono fornire almeno 140 miliardi di dollari all’anno per aiutare i Paesi in via di sviluppo a fare la propria parte e incamminarsi in un percorso di energia pulita, proteggere le foreste tropicali e adattarsi a quei cambiamenti climatici che – purtroppo – sono ora inevitabili.
Kumi però, crede nel futuro e scrive:
Non è finita. I cittadini di tutto il mondo chiedevano un vero accordo prima che il Summit iniziasse, e lo stanno ancora chiedendo. Possiamo ancora salvare centinaia di milioni di persone dalle devastazione di un mondo sempre più caldo, ma è solo diventato molto più difficile.

Secondo il dipartimento americano responsabile dell’energia, Energy Information Administration, il consumo mondiale di energia in tutte le sue forme subità un incremento del 44% rispetto alla richiesta del 2008.
Quelli di LandGenerator hanno preso i dati come una sfida, e hanno calcolato quali investimenti strutturali sarebbero necessari per provvedere a tale richiesta di energia, e quanta superficie dovrebbe essere impiegata per corpire il fabbisogno dell’intero globo, usando soltanto i pannelli solari.
A supporto della produzione di energia pulita dal sole si potrebbe usare anche quella prodotta dal vento, riducendo gli sprechi odierni, riducendo le emissioni di CO2, verso una scelta sostenibile e obbligata nel rispetto dell’ambiente.
Per conoscere numeri precisi e formule calcolate dai promotori del progetto per produrre l’energia sufficiente al mondo, soltanto con i pannelli solari, potete approfondire qui su Landartgenerator.

Le barriere fonoassorbenti sono quelle barriere costruite lungo i tratti autostradali che si trovano in prossimità di centri abitati per ridurre l’impatto acustico. Lungo l’autostrada del Brennero, all’altezza di Marano d’Isera, in provincia di Trento, tali barriere sono state ottimizzate inserendovi dei pannelli fotovoltaici.
In questo modo si arriva ad ottenere una quantità tale di energia pulita utilizzabile per il fabbisogno dell’autostrada stessa. La potenza di picco complessiva del generatore è data da 3.846 moduli da 185 Wp cadauno, per un totale di 712 KW e una produttività annua pari a 680.000 KWh. Per coniugare l’esigenza di una buona produzione elettrica e un’efficacia barriera acustica i pannelli sono stati disposti a due diverse inclinazioni, 35° e 60°.
La lunghezza complessiva della barriera è di 1041 metri per un altezza di 5,60 metri, che danno una superficie fotovoltaica totale di 4907mq. L’energia prodotta in eccesso verrà immessa nella rete pubblica tramite linee di media tensione. Insomma un’ottima realizzazione che combina l’ottimizzazione delle risorse con la produzione di energia rinnovabile garantendo uno sviluppo autostradale ad impatto zero.
Via | autobrennero
Foto | autobrennero
L’Italia dei vacanzieri si prepara a passare le serate d’estate allietata da spettacoli ed eventi culturali, meglio allora se ecologici, per compensare le emissioni di concerti, musica e palchi. Da Milano a Lecce, vi segnalo alcuni dei festival sostenibili in programma per l’estate.
Il Salento ospita Streamfest09, un festival di musica elettronica interamente basato sul concetto di eco-entertainment, per discutere di politiche ambientali anche durante un festival di musica e teatro-danza. Tutti gli eventi sono alimentati da un sistema di diffusione a basso consumo basato su pannelli fotrovoltaici, supportati da generatori alimentati a biocarburanti in caso di necessità.
A Rispescia, invece, come già vi abbiamo anticipato, si tiene Festambiente, la chiusura del grande festival di musica in ecologia di Legambiente.
Chiude la stagione degli eventi ecosostenibili Milano, con la sua Magnolia Parade dal 2 al 5 settembre, con un festival ad emissioni zero. Il Magnolia è il primo locale italiano dove tutti gli eventi sono alimentati da energia pulita, quindi è più che benvenuta la parata finale.
Foto | Streamfest
Nick Broomfield in 20 minuti racconta la storia di sei attivisti di Greenpeace che in Inghilterra si battono contro la centrale carbone a Kingsnorth nel Kent, causa di continue emissioni di CO2, usando mezzi di protesta non -violenta come lo scalare gli immensi camini solo con corde e moschettoni. La storia dei sei eco-guerrieri è distaccata e sobria e Broomfield cerca di far emergere il lato umano. I sei furono arrestati, in seguito ad una delle loro manifestazioni e poi rilasciati e la motivazione della sentenza diceva:
Abbiamo le tecnologie pulite a portata di mano è il momento di rivolgerci a loro piuttosto che al carbone. E’ il momento che il Primo ministro intervenga a favore dell’ energia pulita in Gran Bretagna.
Ha detto John Sauven, direttore di Greenpeace:
Non abbiamo mai realmente umanizzato gli attivisti che rischiano la vita e la libertà di resistere ai cambiamenti climatici. Non abbiamo mai fatto emergere la dimensione umana, e questo è ciò che Nick è stato in grado di stuzzicare così brillantemente: questo film ti fa ridere e piangere.
C’è la possibilità di vedere il video integrale o di scaricare la colonna sonora, Mayday, composta da Nick Laird-Clowes e Dave Gilmour, mentre qui è possibile ordinare il DVD.
Via | The Guardian