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Tutti gli articoli con tag energia rinnovabile

Jeremy Rifkin: "La terza rivoluzione industriale può iniziare in Sicilia"

pubblicato da Peppe Croce

Alcuni giorni fa è stata presentata, a Palermo, l’iniziativa Fred: Forum regionale per l’energia distribuita. Vi partecipano l’industria, il sindacato, i consumatori e il Cetri, Centro europeo per la terza rivoluzione industriale. Quella di Jeremy Rifkin, per capirci. Proprio Rifkin ha voluto essere virtualmente presente alla presentazione del Fred, inviando un videomessaggio nel quale spiega le potenzialità della generazione distribuita dell’energia rinnovabile in Sicilia:

Uno studio molto interessante in Sicilia ci da una idea dell’impatto importante che la Terza Rivoluzione Industriale può avere sull’economia locale. Lo studio mostra che se solo il 6,5 percento dei tetti siciliani, residenziali, uffici, capannoni industriali, fossero equipaggiati con pannelli fotovoltaici si produrrebbe quasi il cinquanta per cento del consumo elettrico in Sicilia oggi. Questi pannelli fotovoltaici permetterebbero in altre parole ai cittadini e consumatori siciliani di “fare da se” per quasi la metà dei loro consumi elettrici. Ma c’è di più. Coprire il solo 6,5 percento dei tetti siciliani oltre a fornire quasi la metà dell’energia, produrrebbe anche un giro d’affari per le piccole e medie imprese siciliane di circa 6 miliardi di euro e un reddito supplementare per le famiglie e le imprese variabile fra i 25 e i 35 miliardi di euro per vent’anni”

Un Rifkin nuovamente economista, quindi. Ma anche un po’ politico nelle sue parole immediatamente successive:

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Il Tar della Puglia dice sì alla centrale Italgest a biomasse oleose di Lecce

pubblicato da Peppe Croce

Il Tar della Puglia dice sì alla centrale Italgest a biomasse oleose di LecceEnnesimo impianto di produzione di energia rinnovabile da biomassa appeso al filo dei giudizi della giustizia amministrativa: questa volta è la centrale a biomasse oleaginose Italgest di Lecce, che è stato da poco riautorizzata dal locale Tar.

L’impianto, infatti, era stato bocciato dalla Regione Puglia poichè la società proponente non aveva dimostrato in tempo utile di poterlo approvvigionare di materia prima a filiera corta, raccolta entro i 70 chilometri. Ma, secondo il Tar, questo tempo utile imposto dalla Regione era troppo poco. Come ben racconta il BelPaese:

La Conferenza dei servizi convocata a Bari, lo scorso 10 agosto, boccia l’istanza presentata dall’imprenditore Paride De Masi che, secondo la stessa amministrazione, non ha adeguatamente e tempestivamente dimostrato la sostenibilità dell’alimentazione dell’impianto con biomasse provenienti da filiera corta (da recuperarsi, cioè, entro il raggio di 70 km e per almeno il 40% del fabbisogno combustibile) secondo i criteri richiamati dalla Legge regionale n. 31 del 2008. La società di produzione di energia rinnovabile, per dimostrare quanto richiesto, deposita un accordo quadro siglato con Coldiretti che però non convince la Regione: si chiede a Italgest, così, di consegnare una documentazione integrativa entro il 20 luglio 2010. L’avvocato Damiani sostiene che, entro il termine previsto, l’impresa abbia consegnato la maggior parte dei contratti di fornitura di biomasse oleose con i coltivatori della zona. Il 10 agosto, giorno in cui la Regione boccia la richiesta di De Masi, la società consegna gli ultimi contratti richiesti (per una fornitura totale pari a 15mila tonnellate).

Era, quindi, questione di un solo giorno. Il Tar, però, dice che non c’era alcuna fretta di decidere. Considerato l’episodio simile, ma inverso, della centrale a biomasse siciliana che ha ottenuto un maxi rimborso per i ritardi della Regione Sicilia nel decidere sul da farsi, per non parlare della ormai famosa centrale a biomasse del Mercure, viene quasi da ridere: l’Italia non ha la più pallida idea su cosa fare e cosa decidere sulle biomasse, ogni regione sceglie per sé e, puntualmente, sbaglia.

Via | BelPaese
Foto | Flickr

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Enel e Coldiretti si mettono insieme per le agroenergie a filiera corta

pubblicato da Peppe Croce

Enel e Coldiretti si mettono insieme per le agroenergie a filiera corta

Che la produzione di energia rinnovabile sia una prospettiva economica importante per l’agricoltura italiana, ormai in crisi cronica e strutturale, se n’è accorto anche il più piccolo dei contadini. Il problema, però, è come tradurre in realtà le belle parole che si dicono ai convegni senza snaturare l’agricoltura e l’agricoltore.

Ci provano Enel Green Power e Coldiretti, con una joint venture. Il progetto prevede la nascita di una serie di società-progetto finalizzate a sviluppare filiere corte di biomassa solida di origine agricola. Detta semplice: accordi tra chi produce cibo, e scarti agricoli, e chi vuol produrre energia elettrica dagli scarti agricoli.

Il problema, però, è sempre cosa si intenda per “filiera corta”: non ci dobbiamo dimenticare cosa propone Enel in Calabria, per la centrale a biomasse forestali del Mercure. E qui, onestamente, non si capisce cosa Enel e Coldiretti vogliano fare. Leggendo il comunicato stampa congiunto, infatti, si apprende che

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I cento passi fotovoltaici: sulle terre della mafia i pannelli solari di Libera

pubblicato da Peppe Croce

I cento passi fotovoltaici: sulle terre della mafia i pannelli solari di Libera

Sui terreni confiscati alla mafia, adesso, c’è anche un impianto fotovoltaico. Si tratta dell’impianto da 20 KW che è stato installato sulla pensilina della cantina realizzata dalla Cooperativa Sociale Placido Rizzotto Libera Terra. La pensilina fotovoltaica verrà inaugurata lunedì prossimo dal Consorzio di Comuni Sviluppo e Legalità e da Libera.

Non è un impianto molto grande, ma basterà a soddisfare una buona fetta del consumo della cantina producendo energia rinnovabile. Libera stima che potrà produrre 30mila chilowattora l’anno ed evitare l’emissione di 15,2 tonnellate di anidride carbonica.

Ma, soprattutto, ha un alto valore simbolico: su quelli che una volta erano terreni in mano ai mafiosi oggi si costruisce un’economia moderna e pulita a tutti gli effetti, in grado di approfittare anche della tecnologia solare per produrre la propria energia.

Altra cosa buona dell’impianto è che è stato installato sul tetto della cantina da dieci giovani palermitani, provenienti da situazioni disagiate. Questi ragazzi hanno seguito un corso di formazione per installatori di fotovoltaico presso il Centro Padre Arrupe di Palermo.

Forse per loro, anche grazie alle capacità professionali acquisite nel campo dell’energia pulita, si potrà aprire una prospettiva di lavoro per i prossimi anni.

Via | Libera
Foto | Flickr

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A Ecomondo premiato l'impianto del compost che simula lo stomaco di una mucca

pubblicato da Peppe Croce

A Ecomondo premiato l'impianto del compost che simula lo stomaco di una mucca

Una volta si diceva che dai diamanti non nasce niente ma dal letame nascono i fiori. Col tempo si è imparato che dal letame si può imparare molto, compreso un modello di gestione dei rifiuti ecocompatibile. Come quello premiato oggi a Ecomondo, a Rimini, con il Premio sviluppo sostenibile 2010. Si tratta dell’impianto di compostaggio di Romagna Compost, società posseduta al 60% da Hera e al 40% da vari soggetti locali come il Consorzio agrario di Forlì-Cesena.

Caratteristica dell’impianto è il processo di digestione dei rifiuti organici, che simula lo stomaco di una vacca: si tritano i rifiuti e li si fanno stare in capannoni alti 5 metri, lunghi 18 e larghi 10 per 30 giorni ad una temperatura controllata di 37 gradi centigradi. Ad aiutare la decomposizione ci pensano gli stessi batteri presenti nello stomaco dei bovini che, come “scarto” producono biogas che viene bruciato per produrre energia rinnovabile.

Al termine della digestione, tolto il biogas, il ciò che resta dei rifiuti viene fatto compostare in maniera tradizionale per farne terriccio fertilizzato. Certificato per agricoltura biologica. Se non bastasse, il tutto avviene senza la produzione di cattivi odori grazie ai batteri che digeriscono proprio le sostanze che li causano.

Dentro questo tipo di impianto vengono trattati i rifiuti organici provenienti dalla raccolta differenziata e quelli agricoli: potature, scerbature, scarti della filiera agroalimentare. Tutto fa compost, tutto fa biogas, tutto fa risorsa. Vi piace? Ne vorreste uno nel vostro territorio? Bene, sappiate che è esattamente lo stesso impianto che volevano costruire nella Valle del Dittaino, in provincia di Enna, e che il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha deciso di bloccare.

Via | Altra Rimini
Foto | Flickr

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Margherita Hack: "Lanciamo le scorie nucleari nello spazio". E il WWF insorge

pubblicato da Marina

Margherita Hack propone di lanciare nello spazio le scorie nucleari

Al WWF non è piaciuta l’idea dell’astrofisica Margherita Hack di lanciare le scorie nucleari nello spazio. Nella lunga intervista a Il Piccolo, fa una singolare proposta: smaltire le scorie nucleari lanciandole nello spazio.

Dice infatti la Hack:

E’ una possibilità che andrebbe seriamente considerata. Temo solo costi esorbitanti.

E suggerisce che per l’energia nucleare forse conviene agire diversamente:

Meglio puntare su altri combustibili nucleari con una vita media inferiore rispetto all’uranio, o sviluppare fonti di energia che non lasciano dietro a sé residui tossici. Anche se personalmente ritengo che si dovrebbe puntare di più sulle energie rinnovabili, non nego l’importanza del nucleare. Chernobyl fu un errore umano, e poi oggi i reattori sono costruiti in base a una concezione.

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La scuola a impatto zero

pubblicato da Simone Muscas

Pannello FotovoltaicoCon l’imminente arrivo dell’anno scolastico si riaccendono inevitabilmente le polemiche sui tagli al personale impiegato nonché la necessità da parte del Governo di porre un freno alle spese per mandare avanti una macchina (la scuola appunto) che conti alla mano ha la necessità di ridimensionare il proprio budget. Mentre però qui in Italia si continua a proporre tagli e virtuosismo soprattutto al personale addetto, c’è chi, da tutt’altra parte, propone invece di ridurre le spese degli istituti scolastici intervenendo sui costi energetici.

Ed ecco che a Pantin, vicino Parigi, a giorni verrà inaugurata una scuola ad energia passiva, capace, a detta dei responsabili, di consumare meno energia di quella che produce. L’innovatività della questione sta nel fatto che si tratterà di un vero e proprio edificio coperto di pannelli solari, che assicureranno la fornitura di elettricità, tubi solari per il riscaldamento dell’acqua e sistemi di illuminazione dei banchi all’interno che sfruttano il riflesso della luce esterna. Per il riscaldamento dell’edificio verrà invece sfruttata l’energia geotermica tramite un impianto sotterraneo.

La struttura è stata inoltre orientata in modo da sfruttare al meglio i raggi del sole e le correnti d’aria, ed è fornita di tripli vetri e giunture stagne. Il costo per la costruzione è stato di 14 milioni di euro, il 25% circa in più che per una scuola normale, tuttavia con un risparmio energetico che consentirà di ammortizzare la differenza entro poco più di un decennio .

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Fotovoltaico: in Umbria in arrivo impianti a terra per un miliardo di euro?

pubblicato da Peppe Croce

Fotovoltaico: in Umbria in arrivo impianti a terra per un miliardo di euro?

L’assessore regionale all’Ambiente dell’Umbria, Silvano Rometti, sembra decisamente soddisfatto quando sfoglia i dati delle richieste di autorizzazione per gli impianti fotovoltaici fatte dai privati alla sua amministrazione regionale.

E sono bei dati se consideriamo che, per i soli impianti il cui iter autorizzativo coinvolge la Regione (cioè senza quelli sotto il MW di potenza) i privati vorrebbero investire in Umbria circa un miliardo di euro. Rometti, però, cade nel tranello di vedere questo miliardo come un miliardo “umbro”:

Le imprese umbre dimostrano di credere nella scommessa di un nuovo modello di sviluppo basato sulla ‘green economy’ che rappresenta l’asse strategico del programma di legislatura, come espresso dalla presidente della Regione Catiuscia Marini. Una ‘economia verde’ che significa innovazione, ricerca, qualità, sostenibilità ambientale che abbiamo già concretamente iniziato a promuovere e sostenere, per quanto riguarda la produzione di energia da fonti rinnovabili, con la definizione di nuovi criteri per la realizzazione degli impianti fotovoltaici nel rispetto della tutela ambientale cui seguiranno, a settembre, gli indirizzi per gli impianti di produzione di biogas da biomasse agricole

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Dalle rinnovabili 100 mila posti di lavoro nel 2020. Lo dice il Cnel

pubblicato da Peppe Croce

Dalle rinnovabili 100 mila posti di lavoro nel 2020. Lo dice il Cnel

La capacità di creare lavoro del settore dell’energia rinnovabile è un tema quanto mai discusso. Arriva adesso un contributo “pesante” che può far luce fornendo qualche numero: il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel) ha appena pubblicato una ricerca proprio sul rinnovabili e lavoro.

Due gli scenari previsti dal Cnel: “business as usual”, cioè la situazione attuale riportata al 2020, e il secondo caratterizzato da un forte “impegno europeo”. In entrambi gli scenari i numeri sono buoni, ma è il secondo che offre i risultati migliori.

Se l’Europa mette in atto uno sforzo economico e normativo importante in favore delle rinnovabili, infatti, secono il Cnel nel 2020 ciò potrà portare a 102.000 posti di lavoro nella sola Italia. Nel caso di business as usual, invece, i numeri si feramno alla metà: 51.000.

Interessante il dettaglio della ricerca che mette in luce come, tra tutte le fonti rinnovabili, quella che produce un lavoro che resta nel tempo e non muore col cantiere è l’eolico. Le torri eoliche, infatti, oltre a richiedere molta manodopera specializzata per la loro costruzione hanno anche bisogno di manutenzione costante nel tempo.

Via | Il Mediterraneo

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Conto energia 2011: ok delle Regioni, soddisfazione (con riserva) del Gifi

pubblicato da Peppe Croce

Conto energia 2011: ok delle Regioni, soddisfazione (con riserva) del Gifi

Il Gruppo imprese fotovoltaiche italiane (Gifi) esprime la sua soddisfazione per l’accoglimento, da parte della Conferenza unificata delle Regioni e delle Province autonome, della bozza del conto energia 2011 e delle linee guida nazionali in materia di fotovoltaico.

L’ok delle Regioni è arrivato nei giorni scorsi dopo mesi di trattative serrate poiché la bozza in discussione modifica sostanzialmente alcune parti della precedente normativa sugli incentivi all’energia rinnovabile prodotta dai pannelli fotovoltaici. E, in generale, abbassa gli incentivi del 18-20%.

La novità maggiore, in estrema sintesi, consiste nell’introduzione del concetto di “impianto costruito su edifici”, che sostituisce le vecchie definizioni di “integrato”, “non integrato” e “parzialmente integrato”.

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