Aqualta è un progetto dello Studio Lindfors di New York che rappresenta visivamente come saranno le città tra centinaia di anni, a causa dell’innalzamento dei livelli delle acque e dei cambiamenti climatici. Nel progetto sono rappresentate due tra le più grandi metropoli del mondo, New York e Tokyo, sommerse dall’acqua, mentre è facile immaginare che Venezia sarà scomparsa.
Così come le città, i loro abitanti si adatteranno ai cambiamenti climatici e alle loro conseguenze, muovendosi in gondola invece che in macchina, nuotando sotto l’acqua alta invece di camminare. Nel futuro si salirà verso piani sempre più alti e secchi e ciò che oggi si coltiva sul terreno, crescerà sui tetti riadattati. Nella visione di Acqualta la città e l’uomo riusciranno ad adattarsi in un mondo fatto di acqua, perdendo la necessità di utilizzare tecnologie e macchine, per una vita più tranquilla e strutture capaci di adattarsi all’imprevedibilità della Natura. Studio Lindfors ha immaginato così il futuro di queste metropoli, voi come lo immaginate?
Foto | Courtesy of StudioLindfors
Durante la dodicesima edizione di Cinemambiente sono stati premiati i film che hanno trattato parallelamente i temi della crisi economica e della crisi ambientale, come aspetti e conseguenze dell’azione dell’uomo. Tra questi, accanto a The Age of Stupid ha richiamato l’attenzione di pubblico e critica Owning the Weather. Nel film l’uomo è una tra le forze della Natura, o meglio, la forza della Natura, perchè riesce a comandarla e a governarla.
Owning the weather mette in scena la possibilità che l’uomo possa gestire e programmare i fenomeni atmosferici, avendo la presunzione di potersi sostituire alla natura. Come se non bastasse tutto quello che l’azione dell’uomo ha causato all’ambiente e alla salute del Pianeta, in un futuro prossimo mancano soltanto i burattinai che controllano il clima, ma forse è tempo di “cominciare a pensare all’impensabile”.

Si è da poco concluso a Roma il convegno La fiscalità del fotovoltaico, incontro per illustrare e discutere dello stato e del futuro del fotovoltaico in Italia.
Per la stima potenziale e lo studio dell’evolversi del mercato italiano del fotovoltaico ci si è serviti di un approccio di marketing e di uno strutturale, per giungere a risultati simili indicanti che vi è l’effettiva possibilità per l’Italia di raggiungere i paesi grandi produttori e il grid parity entro il 2018.
Posto che il governo sostenga la crescita del fotovoltaico in linea con gli obiettivi di Bruxelles e considerando che le prime cinque regioni da sole rappresentano il 48% della produzione nazionale, il grid parity sarà raggiunto in base al segmento di mercato: entro il 2015 per il segmento industriale, il 2016 per quello domestico ed il 2018 dalle centrali a terra.
via | casaeclima
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Grazie a Simplicissimus siamo riusciti a mettere le mani sul più famoso libro elettronico in Europa. Si tratta dell’ebook reader Iliad che ci è stato affidato (alcuni direbbero incautamente) per uno stress test di una settimana all’interno dell’Iliad Tour 2008. E’ davvero un’alternativa ecocompatibile alla carta stampata? e soprattutto funziona?
Il libro elettronico prodotto da Irex è un vero e proprio computer di piccole dimensioni (fate conto di avere in mano uno di quei quadernini che si usavano alle elementari) dotato di uno schermo con tecnologia e-ink. Per chi non lo sapesse, gli schermi ad inchiostro elettronico sono completamente diversi da quelli retroilluminati dei computer (come quelli da cui state leggendo questo post). Lo schermo è infatti formato da una miriade di micropalline colorate di nero da un lato che si attivano grazie a stimoli elettrici. Dunque quello che viene visualizzato si può vedere solo per riflessione della luce sulla sua superficie….esattamente come un libro di carta stampata!
Recentemente ho letto alcuni articoli che danno un po’ il senso del “non senso”. Da un lato si legge di un possibile aumento di PIL dello 0,6% grazie alla riqualificazione energetica nel settore pubblico, dall’altro si delineano finanziamenti governativi per il settore moda. La cosa stride. Siamo in crisi e, ora più che mai sarebbe doveroso rafforzare investimenti che producano effetti nel lungo medio e lungo periodo.
Sarebbe bene invece tralasciare spese superflue e assistenzialiste nei confronti di un settore che non sa, non ha saputo e forse non può guardare lontano e che propone modelli di consumo insostenibili. Aldilà delle ovvietà dobbiamo comunque considerare una situazione drammatica di chi perde il posto di lavoro e di chi si ritrova senza mezzi di sostentamento. A guardare dall’esterno è semplice, ma all’atto pratico a vivere certe situazioni non lo è mai.
Detto questo, appurata la crisi ed il dramma umano, si dovrebbe però capire che in periodi di trasformazione come quello attuale è strategico muovere le pedine, la forza lavoro, da dove non servono più (o servono meno) a posti che possano garantire continuità. Periodi di trasformazione sono sempre esistiti, la differenza sta nella specializzazione indotta dal sistema.
Continua a leggere: Crisi economica e settori strategici in una visione ecologica
Secondo Physorg.com, un ricercatore francese è riuscito ad aumentare l’efficienza delle micro-celle a combustibile a metanolo fino al 75% spianando la strada verso la sostituzione delle batterie agli ioni di litio con le micro-celle a combustibile nell’elettronica di consumo, soprattutto nel settore mobile dei vari iPod e Blackberry.
Le micro-celle sarebbero preferibili rispetto alle batterie agli ioni di litio a causa del loro alto potenziale energetico; il risultato della ricerca francese sono state delle celle funzionanti a temperatura ambiente con una densità di potenza di 385 Wh/L, per litro contro le 270 Wh/L, per litro delle batterie agli ioni di litio.
La tecnologia attuale per le micro-celle a combustibile richiede una temperatura di funzionamento di 100 gradi C° o superiore per produrre efficacemente energia. Ovviamente, queste celle dovrebbero operare a temperatura ambiente prima di poter essere adottate nel mercato dell’elettronica di consumo.
Continua a leggere: Micro-celle a combustibile: più vicine a sostituire le normali batterie
Degli scienziati americani hanno trovato il modo di produrre in massa il grafene, un nanomateriale prodotto a partire dalla grafite (sì, quella delle matite). Questa scoperta promette di spianare la strada a futuri progressi nel campo dell’immagazzinamento dell’idrogeno così come dell’elettricità prodotta da altre fonti rinnovabili, come il solare e l’eolico.
Il grafene è prodotto riducendo la grafite ad un foglio sottilissimo, il cui spessore è dell’ordine di grandezza degli atomi, ed è uno dei materiali più resistenti in natura che, come ricorderete, mostra le sue potenzialità nelle tecnologie di stoccaggio energetico o come elettrodo nelle celle solari o nei sensori, ma fin’ora il suo utilizzo è stato limitato per insufficienza di materiale.
Ora un team di scienziati del California NanoSystems Institute (C.N.S.I.) dell’Università della California a Los Angeles (U.C.L.A.), ha scoperto un metodo per produrre i fogli di grafene in grandi quantità e ha pubblicato i risultati del suo studio sul numero 9 della rivista Nature Nanotechnology.
Continua a leggere: Produzione in massa di grafene: una spinta alle rinnovabili
Da quanto esortò una folla a raccogliersi in preghiera per un oleodotto in Alaska, indicandolo come “volontà di Dio”, Sarah Palin ha collezionato tutta una serie di scivoloni mediatici. L’ultima esternazione a mio parere fuori luogo l’ha fatta ieri a Toledo, in Ohio, durante un discorso sulle politiche energetiche, che ha fatto rivolgendosi alla Xunlight Corporation, costruttrice di pannelli solari.
Nel discorso la Palin ha invocato, com’è d’uopo, una rottura con la politica dell’attuale amministrazione Bush, ma non l’ha fatto certo per prospettare un futuro di energia pulita e rinnovabile, e nemmeno di indipendenza energetica.
Davanti ad una compagnia costruttrice di pannelli solari, la Palin non ha trovano niente di meglio che sottolineare la necessità di espandere la produzione interna di petrolio e di gas naturale, quando è lampante che in questa direzione non si migliora l’indipendenza energetica degli Stati Uniti; la domanda americana infatti è così elevata che dovranno sempre e comunque importare la stragrande maggioranza del petrolio per il carburante dei loro voraci SUV.
Secondo Ben Bova, prolifico autore di fantascienza nonché presidente della National Space Society, per fronteggiare l’economia in recessione, i mercati finanziari in tumulto, il riscaldamento globale, le guerre e l’aumento dei prezzi, dovremmo rivolgere la nostra attenzione alle stelle.
Bova si è rivolto idealmente al futuro presidente degli Stati Uniti dalle colonne del Washington Post, chiedendo la costruzione di un esercito di satelliti a energia solare (SPS - solar power satellites), una sorta di grandi accumulatori a celle solari, per venire incontro alla fame energetica che attanaglia il nostro pianeta.
Nell’articolo si snocciolano i pro e contro delle varie fonti alternative rinnovabili, quindi l’opzione nucleare non emette CO2 ma produce rifiuti tossici, l’idrogeno è pulito ma costoso da produrre e distribuire, il vento lavora bene solo in certe zone e occorre lo spazio adeguato per gli impianti che sono grandi e rumorosi, l’energia solare sarebbe perfetta ma funziona solo di giorno.
Continua a leggere: L'elettricità dalle stelle: Satelliti a energia solare
La “regola di Cope”, secondo la quale le specie animali di taglia più grande sarebbero più forti e resistenti, potrebbe essere messa in discussione. Una nuova previsione arriva infatti da uno studio sulle dinamiche evolutive condotto da un’equipe coordinata dallo scienziato Kaustuv Roy dell’Università di San Diego e pubblicato sulla rivista Science. Questa fonte affermerebbe che gli esseri umani e gli animali nel prossimo futuro sarebbero più piccoli a causa dei cambiamenti climatici.
Lo studio ha riguardato alcune popolazioni di crostacei, risalenti a 40 milioni di anni fa, ritrovate nelle profondità degli oceani. Dalle analisi effettuate si è visto un aumento delle dimensioni correlato alla diminuzione della temperature dell’acqua. Secondo gli studiosi americani questo dimostrerebbe che, con il riscaldamento globale, la conseguenza sarebbe quella di un uomo più piccolo, in un habitat privo di risorse e profondamente modificato.
Questi dati - ha detto Roy - mostrano una correlazione tra temperatura e dimensioni del corpo, ma permane grande incertezza su quali siano gli altri fattori responsabili dell’evoluzione degli esseri viventi. E’ difficile - continua l’esperto - definire con precisione un modello predittivo della taglia futura delle specie, perchè il campo è complesso ed entrano in gioco fattori biologici, fisiologici e ecologici.
Continua a leggere: Uomini ed animali saranno più piccoli in futuro a causa del cambio climatico?