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Tutti gli articoli con tag gas naturale

Petrolio Off Shore: niente moratoria dalla Ue

pubblicato da Peppe Croce

Petrolio Off Shore: niente moratoria dalla UeNiente moratoria europea per le estrazioni in mare di petrolio e gas: lo ha annunciato ieri il Commissario europeo all’Energia Günther Oettinger nel corso di una conferenza stampa.

L’effetto marea nera sulla prudenza europea, quindi, inizia già a sgonfiarsi e l’Unione si limiterà a proporre leggi più rigide in tema di petrolio off shore. E neanche subito, come spiega lo stesso Oettinger:

Speriamo di essere pronti a presentare le nostre proposte entro la primavera dell’anno prossimo

Le parole del Commissario europeo sono una doccia fredda per gli ambientalisti che, in seguito alla recente presa di posizione della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo, speravano nella moratoria.

La Commissione parlamentare, infatti, aveva chiesto lo stop alle trivellazioni in attesa che si definissero norme più efficaci per la tutela dell’ambiente e della sicurezza delle piattaforme e degli altri impianti di estrazione di petrolio e gas naturale.

Ultima speranza in questo senso, a dire il vero assai flebile, deriva dal fatto che l’Ue lascerà liberi gli stati membri di mettere in atto, ognuno per sé e solo se lo vuole, uno stop alle trivellazioni in mare. Altrettanto utopistica sembra la possibilità che la Commissione Europea possa chiedere alle multinazionali dell’energia con sede legale in Europa di applicare i nuovi standard ambientali per le perforazioni in altre parti del mondo.

Via | Affari Italiani
Foto | Ue

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Centrali elettriche: fumate nere per carbone e petrolio a Rossano e Augusta

pubblicato da Peppe Croce

Centrali elettriche: fumate nere per carbone e petrolio a Rossano e Augusta

La “strana riconversione” della centrale termoelettrica Enel di Rossano, in Calabria, non convince il Ministero dell’Ambiente: la conferenza di servizi di un paio di giorni fa è stata infatti rinviata. Il motivo è semplicissimo: manca ancora la Valutazione d’impatto ambientale (Via).

Enel, tuttavia, vuole stringere i tempi e durante l’incontro ha esposto ugualmente il progetto, compresa la questione del “policombustibile”: carbone, gas naturale, biomassa e solare termodinamico per alimentare la stessa centrale.

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Eni firma il risarcimento agli Stati Uniti per i crimini commessi in Nigeria: 365 milioni di dollari

pubblicato da Peppe Croce

Eni firma il risarcimento agli Stati Uniti per i crimini commessi in Nigeria: 365 milioni di dollari

Snamprogetti Netherlands B.V., una controllata di Saipem, cioè di Eni, ha annunciato di aver firmato un accordo transattivo (tradotto: un maxi risarcimento) con il Dipartimento di Giustizia Americano. Con l’accordo si chiude definitivamente in via extragiudiziale l’inchiesta condotta dal ministero americano sui contratti di Snamprogetti Netherlands B.V. relativi agli impianti per il gas naturale liquefatto a Bonny Island, in Nigeria.

I fatti li racconta lo stesso Dipartimento di Giustizia, e li traduce Giornalettismo:

Snamprogetti avrebbe autorizzato il consorzio ad arruolare due agenti, Jeffrey Tesler e una società di trading giapponese, per pagare tangenti a tutta una serie di ufficiali governativi nigeriani, inclusi dirigenti d’area top level, perchè assistessero la Snamprogetti e le aziende del consorzio e gli facessero ottenere i contratti da loro desiderati. Il consorzio avrebbe versato approssimativamente 132 milioni di dollari a una società di Gibilterra controllata dalla Tesler e più di 50 milioni di dollari alla società di trading giapponese. Secondo gli atti, Snamprogetti avrebbe inteso questi soldi come fondi in parte usabili per pagare le tangenti agli ufficiali nigeriani

Per questi fatti, evidentemente ammessi da Eni, la società di San Donato Milanese dovrà versare 240 milioni di dollari al Dipartimento di Giustizia ai quali si aggiungono 125 milioni da versare alla Sec, l’autorità di controllo della borsa americana per la violazione, sempre nel corso di questa vicenda, di alcune norme del Securities Exchange Act del 1934.

Totale: 365 milioni di dollari per uscirne “pulita”. Persino dal petrolio.

Via | Saipem, Giornalettismo
Foto | Flickr

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Manovra anti crisi: approvato il distributore casalingo per auto a metano

pubblicato da Marina

Distributore casalingo di gas naturale per auto a metano

La manovra appena licenziata dal Governo porta una novità, voluta dal Ministro Roberto Calderoli e molto attesa dai proprietari di auto a metano: la possibilità di installare un impianto casalingo, secondo norme di sicurezza molto rigorose, per:

piccoli impianti adibiti al rifornimento a carica lenta di gas naturale per autotrazione

Considerato il tipo di impianto sono evidentemente da escludere, per evidenti ragioni, gli appartamenti in condominio, mentre si aprono una serie di interessanti soluzioni per chi possiede appartamenti indipendenti, villette o garage.

Il pieno, essendo a carica lenta viene completato tra le 4 e le 8 ore e non sempre c’è risparmio, anzi! A causa dell’accisa più elevata su gas naturale per autotrazione piuttosto che sul gas per usi civili. In alcuni casi però l’impianto potrebbe rendersi necessario a causa della scarsa copertura in alcune zone di distributori di metano.

Via | BlitzQuotidiano
Foto| CNgaz

Petrolio Abruzzo, richiesto un Consiglio regionale straordinario

pubblicato da Peppe Croce

Petrolio Abruzzo, richiesto un Consiglio regionale straordinarioUna quindicina di consiglieri regionali abruzzesi hanno presentato una richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio regionale dell’Abruzzo. Unico argomento all’ordine del giorno: le perforazioni petrolifere nella regione, in terra e in mare.

La richiesta segue quella, identica, avanzata dalla rete di associazioni Emergenza Ambiente Abruzzo, assai preoccupata per le dimensioni che sta assumendo il business del petrolio nella regione. In una lettera inviata dalla rete di associazioni (che include anche Legambiente e WWF) si legge:

Circa la metà del territorio abruzzese, oltre 5.300 kmq, è interessata da attività inerenti la ricerca, l’estrazione e lo stoccaggio di idrocarburi: 221 sono i comuni coinvolti ed oltre 1 milione i cittadini residenti interessati. Ancora più preoccupante risulta essere la situazione a mare: oltre 6.300 sono i kmq distribuiti lungo l’intera area costiera

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Disastro della piattaforma nel Golfo del Messico, Obama: BP dovrà pagare per il danno ambientale

pubblicato da Peppe Croce

Dalle foto della Nasa, diffuse ogni giorno attraverso il sito web dell’agenzia, emergono chiaramente le dimensioni del disastro ambientale della piattaforma petrolifera della BP affondata nei giorni scorsi. Dalle reazioni della politica americana, invece, emerge la difficoltà di porre un argine al problema.

L’ipotesi di bruciare il petrolio in mare, per evitare che devasti centinaia di chilometri di coste, è al vaglio ora dell’amministrazione Obama che ha chiesto l’intervento delle forze armate e ha inviato sul posto tre ministri di peso: il Segretario degli Interni Ken Salazar, il Segretario della Sicurezza Nazionale Janet Napolitano e l’amministratore per la protezione ambientale Lisa Jackson.

Nel frattempo, però, Obama ha chiesto e ottenuto che i costi economici della bonifica vengano pagati da BP, responsabile del disastro. Secondo il Washington Post, però, il disastro del Golfo del Messico potrebbe ripercuotersi sul piano nazionale di perforazioni off shore che l’amministrazione Obama aveva lanciato poche settimane fa.

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Approvato il rigassificatore di Priolo-Melilli? Forse sì, ma con infinite prescrizioni

pubblicato da Peppe Croce

Dopo circa quattro anni di braccio di ferro e di tira e molla, ieri a Palermo in Conferenza dei servizi è stato approvato il progetto del rigassificatore all’interno del polo petrolchimico di Priolo-Melilli-Augusa, in provincia di Siracusa, uno dei territori più inquinati d’Italia. O meglio, questa è la notizia che la stampa regionale siciliana ha diffuso. In realtà la cosa non è affatto chiara e persino l’avvocato Mario Giarrusso, legale del Comitato Melillese “No rigassificatore”, presente all’incontro decisorio (o istruttorio?), non ha ben capito quale sia la decisione presa, come spiega perfettamente nell’intervista che potete vedere, pubblicata da Priolo News.

Il discorso, in estrema sintesi è questo: la Regione Sicilia ha affermato che il rigassificatore si può fare solo seguendo una sfilza infinita di prescrizioni che, se venissero tutte rispettate, porterebbero alla neutralizzazione del pericolo per l’ambiente e per i cittadini residenti nei pressi dell’impianto. Cioè i cittadini dei comuni di Augusta, Priolo e Melilli ma anche quelli di mezza provincia di Siracusa e una parte della provincia di Catania.

I rischi, infatti, sono enormi: quelli ambientali consistono nello stato di enorme inquinamento della rada di Augusta, oggetto di una recentissima sentenza della Corte europea di giustizia che ha ribadito che le aziende che per anni hanno sversato idrocarburi e metalli pesanti in mare devono ora pagare la bonifica.

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Petrolio off shore: continuano le esplorazioni a largo di Pantelleria

pubblicato da Peppe Croce

Audax cerca idrocarburi in Sicilia

Non c’è solo la britannica Northern Petroleum tra le aziende che stanno scandagliando il Canale di Sicilia in cerca di petrolio e gas naturale. In queste settimane anche l’australiana AuDax sta effettuando esplorazioni sismiche tridimensionali per capire se c’è, e quanto, petrolio sotto i fondali a largo di Pantelleria.

E, a quanto pare, di petrolio ce n’è abbastanza da far gola anche ad altre società internazionali: la stessa AuDax, infatti, comunica che ha appena ceduto il 10% dei diritti di estrazione che possiede nell’area del permesso G.R15.PU a Bombora Energy Pty Ltd. Bombora, in cambio, pagherà il 15% dei costi di esplorazione e cederà ad AuDax le sue quote di un altro pozzo petrolifero.

Sembrerebbe, quindi, che dalle esplorazioni si debba passare a breve alle perforazioni vere e proprie. Sembrerebbe anche, di conseguenza, che le preoccupazioni già espresse in occasione delle esplorazioni di Northern Petroleum da parte del sindaco di Favignana e del senatore D’Alì siano fondate.

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Petrolio off shore: Northern Petroleum scandaglia il Canale di Sicilia

pubblicato da Peppe Croce

Northern Petroleum cerca idrocarburi in Sicilia

Northern Petroleum, azienda inglese con sede a Londra specializzata nella ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, ha annunciato la fine delle operazioni di esplorazione sismica tridimensionale della parte occidentale del Canale di Sicilia. Tali operazioni, effettuate tramite alcune navi appositamente attrezzate, servono ad identificare le zone con il sottosuolo potenzialmente più ricco di petrolio o gas naturale e, in seguito, metterle in produzione.

Le esplorazioni di Northern Petroleum (per un totale di 1520 Km quadrati di fondali scandagliati) sono state eseguite per conto di Shell che è proprietaria di diverse concessioni per lo sfruttamento di idrocarburi in Sicilia, sia a terra che off shore che a breve diverranno altrettanti pozzi trivellati.

Le attività esplorative di Shell-NP hanno suscitato più di una critica. Tra i più preoccupati c’è il sindaco di Favignana e persino il Senatore D’Alì, presidente della Commissione Ambiente al Senato, già noto per le sue posizioni anti-Kyoto e per una controversa proposta di riforma del sistema dei parchi naturali. D’Alì, non molto tempo fa, ha persino presentato un’interrogazione ai ministri dell’Ambiente Prestigiacomo, degli Esteri Frattini e dello Sviluppo Economico Scajola per sapere cosa (e come) esattamente stesse cercando l’azienda londinese.

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Enel Green Power entra nel progetto Desertec

pubblicato da Peppe Croce

Anche l'italiana Enel dentro il progetto Desertec

Alla fine anche Enel ha deciso di entrare in Desertec, il mega progetto internazionale di produzione di energia rinnovabile nel deserto africano. Insieme all’italiana Enel aderiscono anche l’azienda francese Saint Gobain, l’americana First Solar, la spagnola Red Electrica, la marocchina Nareva. Così ha commentato l’ingresso di Enel Green Power il suo presidente, Francesco Starace:

Sosterremo fortemente l’iniziativa insieme ai nostri partner, potendo apportare la nostra expertise nel settore geotermico, la nostra capacita’ nel settore eolico nonche’ il nostro impegno nello sviluppo di nuove tecnologie sia nel fotovoltaico, sia nel solare termodinamico, in particolare con Archimede

In realtà il grosso dell’apporto di Enel verrà dal solare termodinamico a concentrazione, cioè dal progetto Archimede. Desertec, infatti, pur essendo un’iniziativa da 400 miliardi di euro di investimenti in 40 anni, in realtà si concentrerà su tecnologia a basso costo: più che fotovoltaico molto termodinamico, sfruttato su grande scala.

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