Sicilia, terra di raffinerie e di automobilisti inferociti. Il caro benzina non risparmia neanche la regione che ospita i poli petrolchimici di Gela, Augusta-Priolo-Melilli e Milazzo dai quali, litro più o litro meno, esce un buon terzo dei carburanti che girano in Italia. Un tempo si arrivava a superare il 40% ma, ultimamente, con la crisi e con le delocalizzazioni anche questo settore sta abbandonando la Sicilia.
Restano, però, le imponenti raffinerie e il loro impatto ambientale non solo sull’aria ma anche sulle falde acquifere e sui terreni, pesantemente colpiti dall’inquinamento da idrocarburi. Resta anche il fatto che, posti di lavoro a parte, alla Sicilia su benzina e diesel non è mai stato concesso un solo centesimo di sconto e, in questi giorni, si registra persino un aumento rispetto alla media nazionale e ad altre regioni italiane.
Ha fatto due conti il Quotidiano di Sicilia, che riporta qualche prezzo. Ad esempio quello della benzina verde:

Ci sono voluti quasi vent’anni ma forse è la volta buona. Eni sta per iniziare i lavori di bonifica della discarica di fosfogessi adiacente l’ex impianto Enichem che, fino al 1992, produceva fertilizzanti all’interno del polo petrolchimico. La bonifica costerà circa 70 milioni di euro e verrà eseguita dalla Syndial, l’azienda del gruppo Eni che è subentrata all’Enichem.
Il fosfogesso è un rifiuto dell’industria dei fertilizzanti e dell’acido fosforico ed è molto pericoloso poichè potrebbe essere fonte di contaminazione radiologica per la popolazione. Come spiega l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) nell’annuario Apat:
L’impatto radiologico dell’industria dei fertilizzanti è connesso con l’elevata concentrazione di U-238 nelle
fosforiti (minerali di partenza costituiti da fosfati di calcio) e nei loro derivati. In passato erano presenti in Italia diversi impianti che producevano acido fosforico attraverso il processo a umido, con la formazione di fosfogesso come sottoprodotto; impianti che hanno cessato l’attività. Sono comunque presenti alcune aree in cui sono stoccati e smaltiti i rifiuti (fosfogessi o altri residui) che possono rappresentare una potenziale sorgente di esposizione della popolazione.
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Potrebbe essere la soluzione per tutti quegli amministratori locali (vedi i sidaci Sgarbi, Crocetta e Greco) che non intendono dare autorizzazione agli impianti eolici off-shore lungo le coste di loro competenza: una piattaforma in alto mare composta da torri eoliche e pannelli fotovoltaici capace di sprigionare energia pari a quella immessa da una centrale nucleare.
La ricerca la stanno svolgendo alla Kyushu Universityin Giappone dove è allo studio una piattaforma galleggiante da collocare in alto mare a circa 25-30 miglia dalla costa, lunga circa 3 km e gli impianti, di forma esagonale, saranno dotati di LED che emetteranno luce in mare per favorire la crescita di alghe, che a loro volta assorbiranno anidride carbonica e attirano il pesce.
Ogni gruppo genererà circa 300000 kWh di energia elettrica, il che significa che la capacità di generazione dei tre set prevista sarà pari a quella di un reattore nucleare.
I ricercatori hanno valutato che il costo per la generazione di energia è tra i 70000 ¥ e i 140000 ¥ per kW (US $ 643-US $ 1287), rispetto ai 200000 ¥ per kW (US $ 1838) per la costruzione di una centrale nucleare.
Via | Greencarcongress
Foto | Current