E’ dura ripetersi, ma altri Paesi dimostrano di essere molto, ma molto più avanti del nostro. E’ il caso della Germania, il cui consiglio dei ministri in questi giorni ha approvato un provvedimento da un miliardo di euro per lo sviluppo delle auto elettriche, raddoppiando così il proprio impegno finanziario nel settore. L’obiettivo è di quelli importanti: si punta ad avere un milione di auto elettriche sulle strade del paese entro il 2020 e 5 milioni entro il 2030. Su Ecoblog avevamo già riportato notizia degli intenti del governo tedesco; ora però è arrivata conferma dell’entità e delle modalità della manovra.
Il pacchetto prevede incentivi fiscali per gli acquirenti di auto elettriche e con essi annessi tutta una serie di misure volte a privilegiare l’uso di queste vetture nelle città, quindi una serie di leggi nazionali che favoriscano la circolazione di queste in tutti i centri urbani. Da segnalare (come si sospettava) il fatto che l’iniziativa non contempli alcun bonus per l’acquisto di questi veicoli, respingendo di fatto la richiesta che i costruttori volevano venisse introdotta nel pacchetto.
Per il momento sembrerebbe che i costruttori non abbiano accolto di buon grado l’iniziativa. Effettivamente quest’aspetto lascia aperto più di un dubbio. E’ risaputo infatti che la Germania in quanto ad incentivazione per azioni di sostenibilità non solo è sempre stata capace di attuare con successo manovre volte alla diffusione delle tecnologie sostenibili, ma ha sempre avuto un occhio di riguardo verso chi le stesse tecnologie le produce, creando di fatto le condizioni per la crescita industriale dei produttori.
Continua a leggere: Germania: stanziato un miliardo di euro per incentivare le auto elettriche
La cancelliera tedesca Angela Merkel progetta incentivi per le auto elettriche. Lo rivela Bild, secondo cui il governo tra qualche settimana potrebbe annunciare lo stanziamento di 3,8milioni di euro da spalmare tra il 2012 e il 2014.
Attualmente le auto elettriche sono solo lo 0,005% delle vetture circolanti in Germania, troppo poco! commenta Bild. L’obiettivo è portare sulle strade 1 milione di vetture elettriche entro il 2020. Tra i benefit anche la detassazione per dieci anni, l’abbassamento delle imposte per le vetture usate come auto di servizio e l’acquisto di migliaia di auto anche per tutto l’apparato pubblico.
Secondo molti analisti saranno creati anche 30mila nuovi posti di lavoro.
Via | Bild, Puregreencars
Foto | Flickr
Forse noi italiani siamo intontiti dai media, visto che sembriamo addormentati rispetto a una seria politica popolare contro le centrali nucleari. Diversamente da Germania e Francia che oggi, abbandonando ogni impegno con le festività pasquali, hanno deciso di manifestare contro le centrali nucleari e in oltre 140mila sono scesi in piazza per invitare i rispettivi governi a sospendere il programma nucleare. La manifestazione che ha coinvolto tedeschi e francesi è stata organizzata dall’associazione tedesca Ausgestrahlt e la partecipazione è stata enorme. A 24 ore dal terribile anniversario di Chernobyl l’appello degli antinuclearisti tedeschi e francesi è stato fortissimo: le centrali nucleari attualmente in attività in Francia e Germania devono essere chiuse e dismesse.
Francesi e tedeschi manifestano contro il nucleare civile
Le azioni sono state suddivise in diverse aree: alla centrale nucleare di Biblis e Grafenrheinfeld si sono riunite 15mila persone; hanno manifestato in 17mila a Krümmel; in 10mila a Gundremmingen e in 20.000 a Grohnde; a Brunsbüttel erano in 6.000 in 8.000 a Neckarwestheim, a Esenshamm in 5200; a Phillipsburg in 3.000. Manifestazioni si sono avute anche a Brunswick dove si sono riuniti in 11.000, a Gronau in 10.000; a Lubmin in 2.000. Inoltre, circa 25.000 persone hanno manifestato a Fessenheim e a Cattenom in Francia.
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Circa 10mila oppositori dell’atomo hanno dimostrato durante il fine settimana in molte città tedesche e a Parigi per l’immediata eliminazione graduale del nucleare. Il raduno più grande si è avuto a Neuchâtel, vicino la centrale nucleare di Fessenheim in Alsazia e moltissime persone sono arrivate proprio dalla Germania e dalla Svizzera.
Sui manifesti campeggiava lo slogan: “Energia nucleare? No grazie!”, ed è stata scelta la centrale di Fessenheim perché una delle più vecchie, attiva dal 1977 e per cui gli ambientalisti hanno invocato la chiusura. Di contro il presidente Sarkozy con EDF ha annunciato pochi giorni fa che la centrale non chiuderà considerato che sono stati investiti per il suo riammodernamento 2miliardi di euro l’anno per un totale di 40miliardi di euro per prolungare la vita a tutte le centrali nucleari francesi.
In gallery le immagini della manifestazione a Parigi. Su Libération il resto delle bellissime foto.
Francesi e tedeschi uniti contro il nucleare
Via | Sortir du Nucléaire, Badische zeitung, BILD

Si trova a Dortmund il primo supermercato vegan d’Europa. Ne parla ampiamente il Corriere della Sera (16-03 2011, pag. 33) che dedica una bella mezza pagina a questo market, battezzato Vegilicious, dove si vendono solo prodotti in cui sono assenti derivati animali come latte e uova. Vi possono essere poi anche prodotti vegan e bio e a Km 0. Insomma il top della sostenibilità non solo ambientale ma anche etica.
Il Vegilicious è stato inaugurato lo scorso 26 febbraio e la clientela non manca. Sugli scaffali oltre 1800 prodotti che non hanno tra i loro ingredienti derivati, neanche tracce, animali. L’idea è venuta a Kim Kalkowski (che vedete in alto nella foto) e Raf che è il marito, dopo che molti dei clienti che ha su Vegan Wonderland, ossia lo shop on line, le hanno chiesto di metter su un vero e proprio negozio. Detto fatto: il meglio dei cibi vegan, ma anche detersivi, cosmetici e cibo per cani e gatti, è stato organizzato in 90mq. In Germania ci sono circa 600mila vegani , secondo le stime della associazione vegan tedesca Veganen Gesellschaft e dunque il segmento di mercato diventa decisamente interessante.
Kim peraltro è anche autrice di un libro di successo Vegan Wondercakes che insegna a preparare dolci strepitosi senza usare uova e latte e derivati (il che per chi soffre di intolleranze e allergie a questi due prodotti è una vera e propria manna dal cielo). Tra l’altro Kim organizza anche un catering vegan.
Dunque, accanto al supermercato, infine un bar pasticceria che sforna dolci e bevande vegani. Il successo di Kim, comunque, oltre che nella maturità dei consumatori tedeschi, si basa sulla sua stessa bravura e capacità di lavorare materie prime decisamente diverse dalle tradizionali.
Via | Genussbereit
Foto | Genussbereit

Nella giornata di ieri mi hanno lasciato perplesso le notizie secondo cui, vista la drammatica situazione in Giappone , Germania e Svizzera avrebbero deciso di fare un passo indietro sul nucleare. Da un lato la cancelliera tedesca Merkel ha autorizzato la chiusura imminente di due impianti nucleari nel proprio Paese, mentre la Svizzera, attraverso il proprio Ministro dell’Energia, ha deciso sospendere le procedure in corso per le domande di autorizzazione di tre nuove centrali nucleari. I miei dubbi a riguardo sono presto detti.
Per quel che concerne la Germania la volontà di chiusura delle due centrali infatti esiste da qualche anno (la notizia venne riportata due anni fa anche da Ecoblog), pertanto credo che descrivere la questione soltanto come risultato dell’onda lunga dello tsunami nucleare giapponese possa probabilmente avere soltanto due spiegazioni: o che sia prassi comune parlare del nucleare con troppa leggerezza non tenendo conto che per chiudere una centrale bisogna avviare una programmazione di alcuni anni (problemi economico-ambientali su tutti), oppure che, anche in Germania, alla luce delle recenti sconfitte elettorali regionali della maggioranza, si sia deciso di divulgare la notizia in una forma particolarmente populista. Idem per la Svizzera, che per il momento rimanda soltanto decisioni importanti su un argomento che l’opinione pubblica non vede sicuramente di buon occhio. Insomma, tradotto in realtà si tratta di prese di posizione che non sono concretamente dei passi indietro veri e propri in materia di nucleare, ma semplicemente un rimandare più in la nel tempo questioni spinose o applicare decisoni su cui in realtà si è già legiferato molto tempo prima.
Questo ovviamente non cambia di una virgola la mia personale ammirazione per le politiche in tema di sostenibilità ambientale intraprese dallo Stato tedesco e quello svizzero, tuttavia ritengo che sia il caso di non farsi trascinare da facili entusiasmi, infatti per porre fine o comunque sperare che nel globo vi sia una riduzione della presenza delle centrali nucleari stiamone certi servirà un programma a lungo termine che non sarà né privo di ostacoli né tantomeno dettato dai sentimentalismi di circostanza.
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Angela Merkel ha annunciato oggi alle 16,00, durante una conferenza stampa tenuta a Berlino, che sospenderà per tre mesi il prolungamento, precedentemente approvato, della vita delle centrali nucleari in Germania.
Piuttosto, si richiede agli operatori delle 17 centrali di verificare le condizioni di sicurezza, tenendo conto degli insegnamenti della situazione giapponese. A seguito di questi controlli, il governo deciderà se l’attività della centrale potrà essere estesa o meno, secondo un unico criterio: la sicurezza degli impianti. Saranno chiuse gli impianti in Assia e nel Baden-Wuettemberg.
Gli impianti si sarebbero dovuti dismettere gradualmente entro il 2022, ma il prolungamento li aveva portati alla dismissione graduale entro il 2050. La decisione aveva accontentato una parte dell’elettorato conservatore. La prova del nove arriva il prossimo week end quando ci saranno le elezioni in Sachsen-Anhalt e quella successiva in Baden-Wurtemberg e Rhénanie-Palatinat.
Porprio in Bade-Wurtemberg sabato scorso, in uno stato guidato dalla destra per 57 anni, gli ambientalisti sono riusciti a creare una catena umana di 60mila persone lunga 45 chilometri che ha unito la vecchia centrale nucleare di Neckarwestheim a Stoccarda. Stefan Mappus, presidente della regione-Stato, è stato uno dei sostenitori più accaniti della proroga delle attività delle centrali nucleari.
Qualche post più sotto la storia della uova alla diossina, ma anche della carne di maiale e tacchino, proveniente dalla Germania. Il Ministro Galan rassicura i consumatori italiani. A noi basta la diossina che già abbiamo.
Ora però i consumatori tedeschi, che notoriamente non sono come qui tranquilloni degli italiani, si chiedono come mai nelle loro uova ci sia finita la diossina. Ebbene secondo l’associazione tedesca Foodwatch i mangimi sarebbero stati contaminati da prodotti fitosanitari, pesticidi insomma. Individuano nel pentaclorofenolo, utilizzato come fungicida il responsabile della presenza di diossina nei mangimi della società Harles & Jentzsch.
Per Ilse Aigner (Csu) ministro federale del consumo non è stata ancora del tutto chiarita la filiera di contaminazione e per questo attende le analisi commissionate dal ministero. E precisa che non non vuole partecipare a speculazioni di “esperti autoproclamati,” . Intanto oggi è in atto un incontro a Berlino tra vari esperti, politici e associazioni di consumatori.
Alcuni giorni fa, la Germania ha salutato tra le polemiche l’approvazione del nuovo piano energetico nazionale che, se dovesse venire approvato dal Parlamento, garantirebbe il prolungamento della vita “attiva” delle 17 centrali nucleari tedesche, pari in media, a 12 anni (8 anni in più per gli impianti più vetusti, 14 per quelli più recenti che rimarrebbero così operativi fino al 2039) in netta opposizione rispetto a quanto deciso dalla precedente legge varata a tal proposito dal governo di G. Schroeder che indicava un loro smantellamento al più tardi entro il 2025.
Immediate le reazioni coagulatesi attorno al Bundestang e al Bundesrat con la mobilitazione trasversale, da parte dei Verdi, della Spd, di privati cittadini e dei sindacati che hanno già promesso l’invasione delle piazze di Berlino con una maxi protesta il 18 settembre. Intanto, questa mattina, l’opposizione ha lasciato alcune decine di finti barili di scorie radioattive davanti al Parlamento nazionale.
L’aumento del nucleare porterà centinaia di tonnellate di materiale radioattivo nei prossimi dieci anni
spiega Jochen Stay, portavoce dei gruppi di protesta anti-nucleare. E almeno due tra i 16 Stati federali tedeschi sono in procinto di avviere un’azione legale contro la proposta di legge che, almeno secondo le dichiarazioni della Merkel, si configurerebbe come “ponte tecnologico” in grado di finanziare le energie rinnovabili grazie ad gettito fiscale (la tassa sul nucleare), imposto alle aziende produttrici, che dovrebbe portare nelle casse dello Stato circa 2,3 miliardi di euro l’anno…
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L’eco del disastro di Chernobyl continua a farsi sentire sugli animali e le piante a 25 anni e diversi chilometri di distanza, nell’indifferenza generale, mentre da più parti l’atomo diventa l’ospite d’onore celebrato dai talk show televisi come unica alternativa energetica nella nostra Nazione.
Un articolo del quotidiano tedesco “Der spiegel”, intanto, riferisce della crescita del numero dei cinghiali nel Paese dovuta a cause “naturali” come le temperature più miti e l’aumento dei terreni coltivati a granturco che sta creando non pochi problemi anche nelle aree suburbane dove, poco tempo fa, nei pressi di Berlino, un uomo in carrozzina è stato ucciso da una carica di questi suini selvatici mentre si trovava all’interno di un parco cittadino. Ma non è solo questa l’unica modalità attraverso la quale questi animali si guadagnano gli “onori” della cronaca germanica: sarebbe, infatti, sempre più alto il numero degli esemplari abbattuti e i cui valori di radiottività sono risultati superiori di oltre 11 volte il limite massimo di 600 becquerel per chilogrammo imposto dal governo tedesco per la commercializzazione e il consumo delle loro carni. Più in dettaglio, tra il 2007 e il 2009, sarebbero più che quadruplicati gli indennizzi conferiti ai cacciatori per le carcasse di cinghiali con valori di cesio rilevati e giudicati altamente pericolosi. Tale dato, tuttavia, potrebbe risultare fuorviante e poco significativo poiché non chiarisce se determinato da un’impennata nella caccia a questi suini o altro….
Ciò che rileva, pertanto, sono soprattutto i parametri registrati e giudicati altissimi (7.ooo becquerel per kg, nelle zone ai confini tra Germania e Repubblica Ceca) e imputabili prevalentemente alle abitudini alimentari dei cinghiali che prevedono un consumo enorme di funghi e tartufi, ottimi nel gusto ma rei di assorbire con estrema facilità le particelle radiottive e di mantenerle al contrario di altre specie vegetali in cui la concentranzione di queste sostanze tende a diluirsi e a diminuire nel tempo. ..
La verità, come sostiene Greenpeace International, è che non è possibile conoscere nel dettaglio gli effetti a lungo termine di un incidente nucleare, con buona pace di quanti sostengono che proprio le zone scardinate da disastri ecologici o ospitanti delle centrali nucleari potrebbero prestarsi a diventare “paradisi” per la flora e la fauna che, indisturbata, potrebbe riprodursi… anche se un pò “ebbra” di cesio….
Via | spiegel online
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