Aspo Italia, la sezione italiana dell’Associazione per lo studio del picco del petrolio e del gas, prende posizione ufficialmente riguardo al “clima gate“. Una posizione nettissima, in difesa dei dati raccolti negli anni dai ricercatori sul clima che, a detta dell’Aspo, verrebbero attaccati personalmente perchè non ci sono serie alternative di dati che possano smentirne il lavoro.
Si tratterebbe, quindi, di una sorta di demonizzazione degli scienziati dovuta a mancanza di argomenti scientifici sufficienti. I motivi delle critiche sono molti, ma Aspo ne sottolinea uno molto interessante:
I nostri dati e i nostri modelli indicano anche che il progressivo esaurimento dei combustibili fossili sta portando a un uso sempre maggiore di combustibili che emettono quantità maggiori di gas climalteranti a parità di energia prodotta. Ricorrere in modo esteso a questi combustibili, come il carbone e i liquidi estratti dalle sabbie bituminose, potrebbe peggiorare enormemente il problema climatico.
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Phil Jones, lo scienziato al centro del Climategate ha dichiarato di avere perso i dati secondo cui vi sarebbe in atto il riscaldamento globale, di origine antropogenica, causa dei cambiamenti climatici. Dunque, per capirci qualcosa vi faccio il riassunto delle puntate precedenti. A dicembre, una settimana prima dell’inizio dei lavori del COP15, il vertice di Copenhagen saltano fuori, dopo un attacco hacker al server del CRU un centinaio di mail che lasciano intendere che i calcoli e i modelli matematici usati per dimostrare l’esistenza del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici siano errati; Phil Jones accusato di avere interpretato i calcoli in maniera arbitraria una settimana fa dichiara di avere pensato al suicidio perché è stato attaccato duramente e gratuitamente.
Dopo la pubblicazione delle mail che hanno portato Jones alle dimissioni di direttore dell’Università East Anglia e della riscossa degli scettici del global warming, la comunità scientifica internazionale ha iniziato a chiedere a Jones i dati che lui aveva usato per costruire i modelli e cui ha imperniato la teoria dei cambiamenti climatici. Ebbene ieri il professor Jones, ai microfoni della BBC durante un intervista concessa all’analista ambientale Roger Harrabin, ha detto che i dati non sono disponibili perché sebbene sia tenace e serio non è altrettanto ordinato.
I dati in oggetto consistono in centinaia di migliaia di rilevamenti raccolti in stazioni meteorologiche sparse sull’intero Pianeta. Ha spiegato il Professor Jones che il suo ufficio è colmo di carte, accumulate nel corso degli anni, decine di migliaia di fogli pieni di dati registrati a mano a mano in un database. Le carte sono state poi conservate alla rinfusa e Jones non capisce, perché mai avrebbe dovuto organizzarle se i dati erano stati salvati su hard disk.
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Ricordate il Climategate che scandalizzò l’opinione pubblica americana (quella italiana manco sa di cosa si stia parlando) a proposito delle mail che sembrava smentissero il riscaldamento globale? Ebbene, Phil Jones, lo scienziato al centro della vicenda, ha dichiarato al Times di avere più volte pensato al suicidio poiché la campagna denigratoria che ne è seguita lo ha profondamente ferito.
In sintesi la vicenda era questa: un centinaio di mail conservate sul server della University of East Anglia (UEA) furono divulgate, dopo un attacco hacker, una settimana prima del vertice di Copenhagen. Le mail erano il frutto del confronto tra diversi scienziati a proposito del riscaldamento globale e, dei cambiamenti climatici e alcuni mettevano seriamente in discussione che i dati, che fin li avevano confortato il cambiamento in atto fossero corretti. In dubbio, però, era messa anche la buona fede degli stessi scienziati accusati di manipolare a piacimento i risultati che attestavano il global warming.
Ma The Independent scrive:
Alcune associazioni che si occupano di cambiamenti climatici, come Atlas Economic Research Foundation negli Stati Uniti o International Policy Network in Uk hanno ricevuto da ExxonMobil centinaia di migliaia di sterline e entrambe le associazioni hanno sempre promosso seminari contro i cambiamenti climaitci.
Richard North, uno scettico del cambiamento climatico e blogger, ha respinto le accuse di un complotto, come ‘ridicole’ e ha negato di avere un legame con i presunti interessi della Exxon e ha detto:
Chiunque mi conosce sa che sono un solitario. Nessuno mi dice cosa fare. Ho le stesse preoccupazioni delle persone di tutto il mondo su come approvvigionarsi di energia e ridurre gli effetti dei gas serra.
Foto | Flickr

Gary Braasch fotografo ambientalista, ha al suo attivo diversi siti web tra cui World View of Global Warming in cui ha deciso di depositare documenti, per lo più sue immagini, che attestano i cambiamenti climatici.
Il progetto è nato circa 12 anni fa e da allora Gary ha messo su un archivio fotografico di sicuro interesse, oltre ad aver pubblicato Earth under fire, il libro in cui raccoglie la sua esperienza di fotografo ambientalista e in cui testimonia come sia riuscito a toccare con mano gli effetti del riscaldamento globale.
Attualmente le sue foto sono in mostra fino al 15 marzo prossimo presso l’ American Association for the Advancement of Science di Washington.
Foto | Earth under fire

Questo graffito, apparso a Londra nella notte del 20 dicembre, secondo quanto riporta il blog vandalog, è opera del graffitaro Bansky. Non sarà un graffito a salvare l’ambiente, così come non saranno le tavole rotonde e gli incontri internazionali, come il fallimento a Copenaghen ha dimostrato, ma il messaggio del graffito è chiaro, e la foto bellissima.
Non sarà un graffito a salvare l’ambiente, ma ognuno, guardandolo, potrà rendersi conto della propria attitudine all’azione quando è ormai troppo tardi per cambiare le cose, così come il film The Age of Stupid racconta . Forse abbiamo bisogno di vederlo scritto in un graffito che annega nell’acqua. E comunque no, il riscaldamento globale non esiste, io non credo al Global Warming.
Foto | RomanyWg
Ha detto ieri Claudio Scajola ministro per lo Sviluppo economico:
Io se potessi scegliere dove mettere una centrale, me la metterei nel giardino di casa, per un semplice motivo: che in tutto il mondo, dove è stata costruita una centrale nucleare, è cresciuta l’economia del territorio e c’è stata una grande salvaguardia dell’ambiente, perché non ci sono emissioni.E’ necessario avere un mix di fonti. Vogliamo diminuire il gas, il carbone e il gasolio; vogliamo aumentare le rinnovabili, compreso l’idroelettrico, ma ci vuole qualcosa in più che dia stabilità: il nucleare.
La battuta del Ministro Scajola, cioè che vorrebbe una centrale nucleare nel suo giardino, giunge all’indomani delle dichiarazioni del Premio Nobel Rubbia in merito alla costruzione di nuove centrali in Italia. Ha detto Rubbia:
Si sa dove costruire gli impianti? Come smaltire le scorie? Si è consapevoli del fatto che per realizzare una centrale occorrono almeno dieci anni? Ci si rende conto che quattro o otto centrali sono come una rondine in primavera e non risolvono il problema, perché la Francia per esempio va avanti con più di cinquanta impianti? E che gli stessi francesi stanno rivedendo i loro programmi sulla tecnologia delle centrali Epr, tanto che si preferisce ristrutturare i reattori vecchi piuttosto che costruirne di nuovi? Se non c’è risposta a queste domande, diventa difficile anche solo discutere del nucleare italiano.
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Secondo molti scettici dei cambiamenti climatici è bastata la violazione da parte di hacker di diverse caselle di posta elettronica per mettere in discussione il riscaldamento globale e tutte le nefaste conseguenze previste dall’IPCC. Se davvero così fosse, se davvero sul Pianeta Terra non si sta verificando nessun cambiamento di clima né di origine naturale, né di origine antropogenica, ebbene ci sarebbe da arrabbiarsi sul serio con gli scienziati che fino a oggi hanno sostenuto appunto questa tesi.
Ma veniamo ai fatti e al primo sospetto: mancano poco meno di 14 giorni al vertice di Copenaghen, quello presso cui tutti i leader mondiali cercheranno accordi per la riduzione delle emissioni di CO2, che appunto salta fuori questa novità, cioè che i cambiamenti climatici non esistono. Le mail, che attesterebbero appunto che il global warming sia frutto di una manipolazione scientifica sono quelle inviate tra vari scienziati tra il 1996 e pochi giorni fa. Il server violato il 20 novembre è quello del Climatic Research Unit, CRU, della University of East Anglia.
Scrive Real Climate:
Tuttavia, queste e-mail (presumibilmente una selezione accurata di (eventualmente modificate?) una corrispondenza risalente al 1996 e fino al corrente 12 novembre) sono state ampiamente diffuse e quindi richiedono qualche commento. Alcuni di esse ci coinvolgono (l’archivio comprende la prima e-mail RealClimate inviata ai colleghi) e includono le discussioni che abbiamo avuto con il CRU su argomenti relativi alla registrazione della temperatura di superficie e a alcune questioni legate al paleoclima.
Il vertice di Copenaghen si avvicina a grandi passi e se le autorità politiche mondiali, forse, non sembrano badarci poi molto, da più parti si sollevano i cori affinché questo appuntamento non si risolva nell’ennesimo buco nell’acqua. E spesso sono proprio le star a fare la parte del leone. Prima fra tutte, la sempre splendida Brigitte Bardot, indefessa paladina dei diritti degli animali che, in questi giorni, ha scritto una lettera a Josè Manuel Barroso, il presidente della Commissione europea, circa l’opportunità di istituire una giornata vegetariana nell’UE. E non si tratta solo di una questione prettamente animalista, ci tiene a far sapere l’agguerrita attrice:
il settore dell’allevamento produce più gas serra del settore dei trasporti influenzando, di conseguenza, l’andamento del clima sul nostro pianeta. Pertanto è nostro dovere collettivo agire a tutti i livelli, compreso quello della promozione di uno stile di vita vegetariano.
Del resto, una giornata mondiale del vegetarianesimo esiste già e viene celebrata il primo ottobre ma l’Europa l’ha sempre accolta in modo piuttosto freddino. Chissà che colei che ha rappresentato il sogno erotico di mezza Europa non riesca a cambiare le cose, facendo breccia nel “cuore” di Barroso…
Via | corriere della sera
Foto | Flickr

Se le previsioni dei Maya fissano l’anno delle svolte al 2012, il modello di previsione sui cambiamenti climatici Climate Risk Industry Sector Technology Allocation (CRISTAL) fissa il punto di non ritorno per il controllo dei cambiamenti climatici al 2014. Il rapporto si intitola Climate Solutions 2:Low-Carbon Re-Industrialisation e è stato scritto da un gruppo di australiani esperti in climate risk che scrivono:
Il mondo ha bisogno di ridurre le emissioni entro il 2o14. Le industri verdi devono aumentare del 22% per anni e è necessario tagliare le emissioni del 63% entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990.
Le industrie si dovranno trasformare e l’energia dovrà essere solo da fonte rinnovabile, la Co2 andrà catturata e stoccata, sarà necessaria l’efficienza energetica, agricoltura e selvicoltura sostenibile. Cosa dovrebbe accadere secondo il rapporto se la scadenza non è rispettata? Ebbene, sarà molto difficile la marcia indietro e il disastro climatico sarà compiuto. Ovviamente, è bene specificarlo, si parla di modelli di previsione e non di reali previsioni. Ma il WWF intende porre l’accento sul fatto che una presa di posizione netta rispetto alla riduzione delle emissioni è necessaria.
Durante la dodicesima edizione di Cinemambiente sono stati premiati i film che hanno trattato parallelamente i temi della crisi economica e della crisi ambientale, come aspetti e conseguenze dell’azione dell’uomo. Tra questi, accanto a The Age of Stupid ha richiamato l’attenzione di pubblico e critica Owning the Weather. Nel film l’uomo è una tra le forze della Natura, o meglio, la forza della Natura, perchè riesce a comandarla e a governarla.
Owning the weather mette in scena la possibilità che l’uomo possa gestire e programmare i fenomeni atmosferici, avendo la presunzione di potersi sostituire alla natura. Come se non bastasse tutto quello che l’azione dell’uomo ha causato all’ambiente e alla salute del Pianeta, in un futuro prossimo mancano soltanto i burattinai che controllano il clima, ma forse è tempo di “cominciare a pensare all’impensabile”.