
Vi ricordate il parco eolico off shore di cui parlava Marina appena tre giorni fa? Bene, è ancora al centro delle polemiche: Italia Nostra, il Forum Ambiente e Salute-Puglia ed il Coordinamento Civico di Maglie hanno infatti scritto all’On. Antonio Di Pietro in persona per chiedere conto e ragione dell’operato del suo neo assessore regionale pugliese all’Ambiente, Lorenzo Nicastro.
Nicastro, infatti, appena insediatosi ha dato il suo ok al parco eolico in questione, suscitando le ire delle tre associazioni citate. Ma Di Pietro, che ci azzecca? Ci azzecca e come perchè, a detta delle tre associazioni pugliesi avrebbe usato due pesi e due misure nei confronti dell’eolico off shore: assolutamente contrario nel “suo” Molise, favorevole nella “loro” Puglia:
Di Pietro sta portando avanti da diversi anni una battaglia di civiltà e legalità contro l’invasione della Penisola Italiana da parte di mega impianti d’energia rinnovabile secondo modelli industriali ad alto impatto, nonché altamente speculativi, ai danni dei contribuenti e dello stesso ambiente
L’inchiesta sull’eolico in Sardegna è partita qualche giorno fa dalle indagini della DDA di Roma su Denis Verdini coordinatore nazionale del PdL. I capi d’accusa vanno da corruzione a abuso d’ufficio. E secondo le rivelazioni de Il Corriere della sera e de La Repubblica sarebbe indagato per il medesimo filone d’inchiesta anche Ugo Cappellacci attuale governatore della Sardegna. Secondo i due quotidiani a destare il sospetto è stata la nomina Ignazio Farris a direttore generale dell’ARPAS, l’Agenzia regionale dell’Ambiente.
Dal Canto suo Cappellacci ha dichiarato:
Ho bloccato le pale come un talebano.
Le intercettazioni telefoniche avrebbero rivelato gli affari tra Flavio Carboni, imprenditore, Denis Verdini e Cappellacci a proposito della gestione delle energie rinnovabili. Cappellacci, dal canto suo, non ha mai negato di avere incontrato Carboni che chiese insistentemente a Verdini di aiutarlo a incontrare proprio il governatore. Però specifica Cappellacci che fu un incontro per dissuadere il Carboni dall’intraprendere attività nel settore delle energie rinnovabili:
Carboni mi chiese informazioni sulla possibilità di sottoscrivere accordi di programma con la Regione Sardegna su fonti energetiche alternative. Io gli spiegai che non era possibile, che la precedente normativa lo consentiva, ma che adesso non era più possibile.
Ma le indagini non sembrano concentrarsi sulle attuali posizioni “talebane” del governatore Cappellacci bensì sulle 87 autorizzazioni e finanziamenti allegati, a costruire impianti eolici , concesse in qualità di assessore alla Programmazione e al Bilancio durante la Giunta Italo Masala.
Via | Sardegna Oggi, L’Essenziale, L’Unità
Foto | Ugo Cappellacci

Sono numerose, in diverse procure italiane, le indagini in corso sulle possibili infiltrazioni criminali, anche mafiose, nel business delle autorizzazioni per gli impianti eolici.
Il quotidiano L’Unione Sarda riporta la notizia che il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha chiesto alle procure di Roma, Cagliari, Bari e Palermo maggiori elementi per capire le reali dimensioni del problema ma, a quanto pare, le prime tre avrebbero chiuso la porta al ministro proteggendo il segreto investigativo.
A Roma, ma per fatti riguardanti la Sardegna, è indagato infatti anche il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini. Niente di strano, quindi, che la procura non voglia passare le carte ad un ministro compagno di partito dell’indagato. Per quanto riguarda la Sardegna, così descrive lo stato delle indagini L’Unione:
A Cagliari la Dda ha aperto un fascicolo su possibili infiltrazioni mafiose, mentre il pm Pilia indaga sulla cessione di alcuni terreni nella zona industriale di Macchiareddu, destinati alla realizzazione di iniziative legate allo sfruttamento delle energie rinnovabili
Anche qui, quindi, le indagini sono ancora in corso e difficilmente Alfano potrà ottenere le informazioni che cerca. In Puglia, invece, come riporta la Gazzetta del Mezzogiorno la procura di Bari sta indagando su un parco eolico in un Zona di protezione speciale (Zps) a ridosso del parco nazionale dell’Alta Murgia:
Continua a leggere: Eolico e mafia: Alfano chiede le carte alle procure
L’eolico offshore, croce e delizia fra le tecnologie rinnovabili, inizia a svilupparsi negli Stati Uniti. È notizia di questi giorni infatti dell’approvazione da parte dell’amministrazione Obama sulla costruzione di un parco eolico off shore a Cape Code. La notizia è particolarmente interessante per il fatto che mai prima d’ora si sia mai stato programmato di costruire impianti eolici non a terra nel Paese americano.
Al momento, infatti, la quasi totalità di questo tipo di tecnologie si trova in Europa, con il Regno Unito e i Paesi Scandinavi a farla da padrone (dato che le acque del Mar del Nord non sono particolarmente alte e quindi ben si prestano a questi tipi di impianti) con 830 turbine, per un totale di 2.000 MW istallati alla fine del 2009..
Il progetto in questione, almeno negli intenti, dovrebbe essere capace di fornire, con un totale di 420 MW installati, energia sufficiente per soddisfare il fabbisogno energetico di almeno il 75% delle abitazioni di Cape Code e delle isole che la circondano.
Continua a leggere: Al via i primi impianti eolici off-shore negli Stati Uniti
Il coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, è indagato a Roma per corruzione in appalti pubblici. Tra le varie attività che, secondo gli investigatori, sarebbero state oggetto di tangenti c’è anche l’eolico sardo.
Tra gli indagati, per questo motivo, ci sono anche il numero uno il dell’Arpa della Sardegna Ignazio Farris e il consigliere provinciale di Iglesias Pinello Cossu.
Un paio di settimane fa i Carabinieri visitarono gli uffici della Regione Sardegna acquisendo tutte le carte inerenti i progetti di impianti eolici che, inchieste a parte, sono al centro di furiose polemiche nell’isola.
Nel mese di marzo, infatti, sull’onda delle critiche alle numerose richieste di autorizzazione per impianti off shore al largo delle coste sarde, il governatore Ugo Cappellacci diede vita a Sardegna energia Spa, società a capitale interamente pubblico con il compito di gestire i progetti degli impianti di produzione di energia, sia rinnovabile e tradizionale.
In quell’occasione, Cappellacci attirò sulla sua giunta feroci critiche da parte di quasi tuttele associazioni ambientaliste: Anest, Aper, Fiper, Greenpeace, Ises Italia, Itabia, Kyoto club e Legambiente.
Via | La7, Corriere della Sera, Il Messaggero, Ecoblog
Video | La7
Passatemi il titolo e anche la foto, ma la tentazione di fare il verso alla martellante campagna pubblicitaria della Apple era troppo forte. La notizia, invece, ha a che fare con un software sviluppato dall’Enea. L’applicazione in questione serve, stando a quanto afferma l’Enea, ad azzerare o quasi i rischi di sbagliare investimento quando si progetta un impianto di produzione di energia da fonti rinnovabili.
Il software, infatti, analizza il microclima di un’area a scelta dell’operatore e calcola, con una approssimazione dell’1%, il rendimento di ogni impianto installato in quella zona. Inseriti i dati sull’irraggiamento solare, sul vento, la temperatura, l’umidità etc. etc. il programma svela quanto dovrebbe rendere il pannello, o la pala, in un determinato luogo. A detta dell’Enea
I comuni tools commerciali di valutazione dell’efficienza energetica possono presentare errori compresi tra il 4 e il 5%, mentre il sistema messo a punto dall’equipe ENEA presenta un margine del solo 1%. È evidente che questo dato può avere un’importante ricaduta economica e indirizzare in campo eolico, microvoltaico, solare fotovoltaico e biomasse, scelte sempre più efficaci e sostenibili sul territorio
Continua a leggere: Fotovoltaico o eolico? Rinnovabili o agricoltura? Per saperlo c'è un'App...

L’eolico cinese? Una gigantesca bufala. O, al massimo, un “progetto di immagine” e non di sostanza. A pochi giorni dalla diffusione dei dati di EurObserv’ER, che incoronano la Cina reginetta dell’eolico, si diffonde una notizia che potrebbe rimettere tutto in discussione. China Daily, infatti, riporta le parole del vice ministro dell’Industria cinese, Miao Wei, che avrebbe affermato che l’eolico in Cina avrà vita breve.
Il problema starebbe nella sabbia, a quanto pare assai abbondante nel vento cinese, che accorcerebbe notevolmente la vita media delle torri eoliche a causa dell’erosione. Difficile, a quanto pare, che tali impianti possano raggiungere i 20 anni progettati. Ma, allora, per quale motivo tanti investimenti su questa fonte rinnovabile in Cina?
Greenwashing di Stato, niente di più e niente di meno. Gli immensi sforzi economici cinesi nel settore eolico altro non sarebbero se non un’operazione di immagine da spendere, principalmente, all’estero. Le torri eoliche, quindi, non rientrerebbero in una precisa e coerente strategia energetica cinese. La cosa, tra l’altro, è assolutamente plausibile visti gli investimenti, ancora più incredibili, della Cina nelle centrali a carbone. Il vice ministro, però, avrebbe anche detto che in altri paesi meno “sabbiosi” la situazione è differente.
Via | China Daily
Foto | Flickr
Il giornale on line Agrigento Web riporta la notizia di un nuovo stop al progetto di parco eolico di fronte a Licata. Il sindaco della cittadina, Angelo Graci, ha infatti diramato alla stampa locale una nota per ribadire la sua contrapposizione al progetto, proposto dalla società Energia Rinnovabile S.r.l. di Trapani, di installare nelle acque del Canale di Sicilia 156 aerogeneratori.
Licata non è l’unico Comune interessato dal progetto delle torri eoliche che, se venissero realizzate, sarebbero visibili anche da Agrigento e Palma di Montechiaro. Non è la prima volta che questo grosso impianto di produzione di energia da fonti rinnovabili riceve delle critiche: nel settembre dello scorso anno si era pronunciata in senso contrario anche la Soprintendenza ai Beni Archeologici e Culturali della limitrofa provincia di Caltanissetta.
Le opposizioni dei sindaci, però, potrebbero essere vane: la recente legge n.99/2009, infatti, prevede la competenza esclusiva dello Stato per gli impianti eolici off shore e poco o nulla potranno fare Regioni e Comuni per bloccare un progetto approvato dal Ministero dell’Ambiente.
Continua a leggere: Eolico off shore nel Golfo di Gela, nuovo stop dal Comune di Licata

L’Unione europea è convinta che l’Italia non riuscirà a rispettare l’impegno di produrre da fonti rinnovabili almeno il 17% del suo consumo di energia elettrica entro il 2020. Il giudizio sul nostro paese è contenuto previsioni preliminari sul raggiungimento a livello europeo del target del 20%. Di conseguenza l’Italia dovrà importare l’energia verde che non riesce a produrre. In particolare energia da fonte eolica e fotovoltaica.
Estremamente critica nei confronti di questa previsione si è dichiarata Asso Energie Future, neonata associazione di categoria dei produttori da fonte rinnovabile, che ha definito l’idea di importare energia prodotta da fonti rinnovabili “inconcepibile”. Secondo il presidente di Asso Energie Future, Massimo Sapienza, l’Italia può e deve farcela da sola:
E’ una decisione inconcepibile considerando l’alto grado di sviluppo della filiera italiana. Non ha senso comprare da altri Paesi l’energia che si potrebbe produrre qui, a minor costo, creando oltre 93 mila posti di lavoro ogni anno. E’ inutile impegnare tante risorse per liberarsi dalla dipendenza dall’estero, se poi andiamo a comprare fuori dai confini il minimo indispensabile per rispettare i nostri impegni internazionali. E’ in gioco la sicurezza e l’autonomia energetica del Paese

Amici della Terra, sezione italiana dell’associazione ambientalista Friends of Earth, ha pubblicato un dossier fortemente critico nei confronti della Direttiva europea sullo sviluppo delle fonti rinnovabili al 2020. Il “grido di dolore” di Amici della Terra, contenuto nel dossier, suona più o meno così: l’energia è rinnovabile, il territorio no.
L’analisi dell’associazione è abbastanza particolare: bene le rinnovabili, ma non in Italia. Il problema per il nostro paese deriverebbe dal suo paesaggio, che verrebbe deturpato dagli impianti di produzione di energia pulita, soprattutto i parchi fotovoltaici ed eolici. Ecco, allora, la soluzione: creiamo una filiera italiana delle rinnovabili, ma per farla lavorare all’estero e poi importare l’energia pulita. Si legge nel dossier, da poco pubblicato sul sito internet di Amici della Terra:
considerati i vincoli territoriali per alcune fonti e gli elevati oneri delle iniziative in Italia, l’auspicio è di potenziare al massimo la politica di internazionalizzazione delle imprese italiane e di cooperazione industriale internazionale. Il potenziale delle rinnovabili è su scala globale; il mercato interno può servire da laboratorio e volano, ma il grosso delle opportunità industriali e occupazionali va inevitabilmente cercato sui mercati globali
Continua a leggere: Friends of the Earth Italia: rinnovabili? Not In My Country