
Per chi non può far a meno dell’iPhone o dell’iPod, è arrivata la custodia di legno, sicuramente diversa dalle altre, solida, ecologica e biodegradabile. La custodia, in ecologico bambù, è di Vers ed è realizzata a mano.
In più, per ogni custodia ecologica accoppiata ad un iPhone nel mondo, e per ogni albero abbattuto per creare queste custodie, Vers pianta 100 alberi in collaborazione con The Arbor Day Foundation, nelle aree devastate dagli incendi o da altri disastri naturali. La custodia ecologica per iPhone o iPod è in vendita on-line a circa 27 euro.
Non c’è bisogno di andare fino in Grecia per scoprire che continuano gli incendi appiccati alle periferie delle città: dalle h.14.00 di ieri pomeriggio un incendio, divampato ai piedi del monte Moro, sta mettendo sotto assedio la città di Genova. La città è stata avvolta da un fumo denso e i quartieri più vicini all’incendio, Nervi, Quarto e Quinto, sono ad elevato rischio.
Alcune strade della città sono state evacuate, mentre la cenere arriva fino al centro della città, alla stazione ferroviaria di Brignole. I vigili del fuoco tornano a lavorare, i Canadair e gli elicotteri a cercare di domare le fiamme dall’alto. Anche l’autostrada A12 è stata chiusa per un tratto a causa del fumo, generando il blocco del traffico.
Gli abitanti sono spaventati, la Protezione Civile e i pompieri assicurano che la situazione è sotto controllo. Non ci sono dubbi sulla natura dolosa dell’incendio e si cercano i colpevoli che difficilmente saranno trovati. Intanto il secco vento di tramontana, sfruttato dai piromani in particolare a giugno e a settembre per far divampare in fretta le fiamme, continua a soffiare.
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La Grecia brucia da due giorni sotto le fiamme di un incendio che ha già distrutto circa 12.200 ettari di boschi, uliveti e campi coltivati nei dintorni di Atene e nella periferia a Nord Est della capitale, estendendosi attraverso zone abitate a causa del mutare dei venti.
Negli occhi degli abitanti dei sobborghi a rischio, invitati dalle autorità ad abbandonare le proprie case c’è la paura ed il ricordo ancora vivo dei roghi del 2007, quando morirono circa 65 persone.
Mentre il prefetto di Atene parla di disastro ecologico, in alcuni sorge il dubbio che l’incendio, divampato venerdì, sia stato innescato volontariamente, per rendere edificabili i terreni della periferia. Dal monte Penteli le fiamme sono arrivate fino a Pallini, area alla periferia di Atene, ben collegata con il centro e con l’areoporto, che ha visto trasferirsi negli ultimi due anni un grosso numero di imprese e aziende. Dolo o disastro naturale? Intanto Karamanlis ha dichiarato lo stato d’emergenza e chiesto aiuto alla Comunità Europea.
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La Sardegna ricorderà la giornata di ieri come una delle più drammatiche degli ultimi anni per quel che riguarda la piaga degli incendi. Tutta l’isola è stata infatti devastata dalle fiamme (probabilmente di natura dolosa) che si sono propagate in vari punti della regione interessando vaste aree.
Secondo le prime stime ufficiali sembrerebbe che la superficie percorsa dalle fiamme superi i 10mila ettari e, secondo quanto comunicato dalla Protezione Civile, canadair ed elicotteri antincendio sarebbero ancora al lavoro su sei diversi luoghi in Sardegna, rispettivamente nelle località di: Arbus, Pau, Suni, Bonorva, Budoni e Loiri.
La contemporaneità dei roghi farebbe supporre vi sia una strategia dietro questi numerosi incendi, i quali fra l’altro hanno provocato due vittime e alcuni feriti. Ironia della sorte o gesto premeditato, fatto sta che il disastro ambientale di ieri cade nell’anniversario di un altro terribile incendio tuttora nella mente della popolazione locale, che interessò l’isola nel 1983 nelle campagne di Tempio Pausania.
Continua a leggere: Incendi in Sardegna: ieri una giornata drammatica
Leggo su Greenreport della scoperta, da parte di un gruppo di ricercatori siberiani, di un nuovo materiale ecologico simile alla plastica, ma a base di residui di conifere.
Il team di Novosibirsk ha realizzato il materiale a partire dalla lavorazione di aghi e rami delle conifere siberiane, senza l’aggiunta di nessuna sostanza legante. Il materiale, provvisoriamente battezzato Ecolife, ha le stesse caratteristiche di resistenza e adattabilità dei materiali agglomerati, senza però contenere la formaldeide perché provenienti direttamente dalla natura.
La produzione di Ecolife potrebbe risolvere il grave problema dello smaltimento dei rifiuti prodotti dall’industria del legname che interessa la Russia e portare alla produzione di nuovi materiali bio in sostituzione della plastica, diminuendo anche il rischio di incendi nelle aree di abbattimento delle conifere.
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Ecco la nuova iniziativa ecologica di Google: l’azienda assume 200 capre per tagliare il prato della sua sede in California, risparmiando così sull’energia elettrica necessaria al tagliaerbe per compiere lo stesso lavoro. Questo perchè una legge della California impone alle aziende di tagliare i prati in vista dell’arrivo dell’estate per prevenire gli incendi.
Le capre taglieranno l’erba sotto l’occhio vigile del cane Jen, addestrato a guidare questo gregge di giardiniere silenziose e meno inquinanti delle falciatrici meccaniche e allo stesso tempo produrranno concime naturale. Tutti i dipendenti di Google California potranno godere del bucolico spettacolo delle 200 capre in giardino ed essere fieri di lavorare per un’azienda che tanto s’impegna per l’ambiente scegliendo soluzioni ecologiche per tagliare il prato. Meglio di niente?
Foto | Flickr
Secondo un recente articolo apparso su Nature, le foreste africane assorbirebbero, oggi, più anidride carbonica di 40 anni fa. Solitamente in una foresta matura, in climax, la quantità di foresta che cresce e che quindi assorbe CO2 è pari a quella che muore e quindi il bilancio di CO2 è pressochè nullo.
Secondo gli studiosi invece, ogni ettaro di foresta africana matura starebbe immagazzinando carbonio pari al peso di una piccola autovettura. Le teorie alla base per questo fenomeno sarebbero due. La prima è la fertilizzazione carbonica, secondo la quale un aumento della CO2 spinge la crescita della pianta.
Altro motivo potrebbe essere l’errata valutazione di maturità, ovvero la foresta si starebbe riappropriando lentamente di spazi che le erano stati sottratti, magari attraverso incendi. Di certo c’è che il fenomeno ci sta aiutando anche se non è possibile stabilire per quanto continuerà. Speriamo solo che la situazione non ci si ritorca contro in caso di incendio. L’Australia purtroppo insegna.
Via | ScienceDaily
Foto | MiguelVieira
Gli incendi che in questi giorni stanno devastando l’Australia fanno strage non solo di persone, il bilancio è purtroppo salito a quasi 200 vittime, ma anche di vegetazione, territori rurali, case e animali.
Migliaia di koala e canguri, infatti, sono stati uccisi dalle fiamme, che si muovono cosi velocemente da non dare tempo agli animali di mettersi in salvo. Gli incendi sono cosi estesi che si teme perfino l’estinzione di alcune specie, dato che il fuoco ha distrutto gran parte dei loro habitat naturali.
In questo dramma, una piccola storia a lieto fine. Un koala assetato, salvato da un vigile del fuoco, che beve dalla sua bottiglietta d’acqua. Le immagini sono state riprese da un cellulare di uno dei tanti volontari che da giorni si stanno battendo contro le fiamme. Il cucciolo, spaventato e disidratato, è ora in viaggio verso l’ospedale veterinario di Mountain Ash Wildlife Shelter.
Video | Youtube
Il Forest Service di Washington accusa l’associazione Smokey Bear di provocare incendi a causa delle “scintille” che fuoriescono dai loro mezzi di trasporto (ATV o quad). Le accuse sembrano essere pesanti, Don Amador portavoce per il Forest Service ha dichiarato che il modo migliore per la Smokey Bear di prevenire incendi sia quello di starsene a casa invece che salire in sella ai loro quad.
I toni sembrano però smorzarsi ascoltando gli ufficiali del Forest Service, i quali riferiscono che il loro intento non è quello di insinuare che qualsiasi utilizzo dei mezzi ATV causi incendi, ma di limitarne l’utilizzo in quanto le campagne di prevenzione sono molto importanti, soprattutto in periodi ad alto rischio incendi. Jim Bedwell direttore dell’agenzia, comunica che il Forest Service supporta l’uso responsabile di questi mezzi, se utilizzati su strade pubbliche ed inoltre i guidatori dovrebbero utilizzare un arresta scintille.
Via | Boston.com
Foto | Flickr

Il WWF ha presentato la mappa delle zone naturali d’Italia maggiormente a rischio di incendio, raccolte nel dossier Incendiometro WWF 2008. Le arre maggiormente a rischio si trovano per in buona parte nel Sud Italia.
Il rischio di incendio dipende da fattori naturali come il clima, l’uso del suolo, la tipologia di piante che vi crescono e la loro densità, la topografia… fattori ponderati da una ricerca del Ministero dell’Ambiente e dalla Società Botanica Italiana dal titolo “Incendi e Complessità ecosistemica 2”. Il WWF ha redatto una seconda mappa, Biodiversity Vision 3, in cui sono identificate le zone ad elevata biodiversità, ovvero quelle di pregio. Sovrapponendo le due mappe si possono identificare i boschi che sarebbe davvero un peccato perdere: si trovano nelle 17 aree dell’incendiometro.
Ora, vorrei ricordare che la Forestale stima che gli incendi dolosi siano stati, nel 2007, il 65,5% del totale. Il clima o la topografia possono solo peggiorare le cose, ma ad innescare l’incendio e’ quasi sempre un atto volontario di qualcuno che vorrebbe trarne profitto. Nel 2007 sono stati bruciati 650 milioni di Euro per via dei circa 10.000 incendi che hanno interessato varie parti d’Italia, la maggior parte dei quali in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna. In media, solo un comune su quattro ha provveduto a redigere il catasto degli incendi, ovvero a mappare e a porre sotto tutela le aree andate a fuoco.
Via | WWF
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