
Il lunedì mattina è difficile per tutti iniziare la settimana, ma pensate potrebbe andare meglio con un set da colazione tascabile alimentato a batteria? Downtown Breakfast Set, dello studioMEM, è set da colazione completo: macchina da caffè più tostapane, il tutto grande quanto una scatola di cereali ed alimentato con batterie agli ioni di litio.
Per risparmiare ulteriormente spazio lo strumento per montare il latte e fare la schiuma per il cappuccino potrebbe essere integrato nella macchinetta, mentre per risparmiare energia basterebbe far funzionare il tostapane con gli elementi riscaldanti della macchinetta del caffè.
Il set da colazione è ancora un prototipo e ci si può lavorare per migliorarlo, ma di certo è che con un set del genere sulla scrivania il lunedì sarebbe meno traumatico un po’ per tutti.
via | yankodesign

Se amate il latte fresco della mucca appena munta, sicuramente apprezzerete Fresh, la brocca che tiene il latte fresco e buono per una settimana. Fresh è una brocca che elimina l’aria dal suo interno, causa prima del deterioramento del latte.
Esercitando una leggera pressione sulla brocca si eliminano le sacche d’aria all’interno e si ha a disposizione latte fresco come appena munto. Fresh per ora è un prototipo che partecipa ad un contest di design, ma potrebbe trasformarsi in oggetto se apprezzato dagli utenti della rete, proprio come è successo al Lightlane.
via | Gizmodo
Ecoblog vi ha già presentato MilkMaps, la rete dei distributori italiani di latte crudo alla spina, arricchita oggi dalla mappa del latte biologico.
Attualmente, il sito conta 1223 distributori di latte crudo, di cui 25 di latte crudo biologico, dislocati in 7 province. Il sito ha riaperto le iscrizioni agli allevatori, che possono segnalare la loro presenza sul territorio e aumentare la propria credibilità agli occhi dei consumatori, dopo gli attacchi al latte crudo del 2008.
Ho deciso di riparlare di MilkMaps e segnalarvi il nuovo servizio che raggruppa online i punti vendita del latte crudo biologico perché credo sia un servizio utile, ben strutturato e tecnologicamente avanzato, che giova sia ai produttori che ai consumatori mediante la riduzione della filiera ed è ecologico.
Foto | Flickr
Domani 12 maggio, tutte le piazze del Veneto ospiteranno l’iniziativa “Latte fresco a km zero: mobilitazione e salvaguardia del latte italiano”, promossa ed organizzata dalla Coldiretti. Il latte sarà offerto ai consumatori al prezzo di 0,50 centesimi di euro per litro, cioè venduto allo stesso prezzo che la grande distribuzione paga alle latterie, per immetterlo poi sul mercato ad un prezzo di 1,35 - 1,60 euro.
Gli allevatori del Nord Italia, che già avevano protestato simbolicamente bruciando il Decreto Zaia, si avvicinano alla cittadinanza vendendo direttamente il latte nelle piazze, così da portare il problema delle quote direttamente sulle tavole degli italiani, affinchè diventino consumatori attivi e consapevoli.
Giorgio Piazza, presidente della Coldiretti Veneto, spiega così l’iniziativa al quotidiano Oggitreviso:
Foto | Flickr
Su Taranto e la diossina avevamo già scritto qualche giorno fa il post Taranto, la diossina contamina 1300 capi di bestiame. La Regione Puglia ne ordina l’abbattimento.
Ora aggiungiamo qualche cifra: secondo i dati INES 2006, l’acciaieria Ilva ha dichiarato di emettere 91,3 grammi di diossina all’anno. Nel nostro paese le emissioni dichiarate sono pari a 99,5 grammi, per cui l’Ilva da sola raggiunge il 92% della diossina italiana e l’8,8% di quella europea.
Questi valori sarebbero fuori legge in tutta Europa. Non in Italia, perché come ha scoperto il sito TarantoSociale, grazie ad un allegato tecnico al Codice dell’Ambiente, le emissioni di diossina a Taranto sono a norma di legge italiana. L’Ilva potrebbe persino permettersi di emettere 36 volte più diossina senza infrangere la legge.
Il governo pugliese si è rivolto sia al governo di centrosinistra che a quello di centrodestra affinché la norma venisse cambiata. Inutilmente. E così ha finito per presentare una legge regionale che dovrebbe stabilire un programma per tutte le industrie pugliesi. “Più passa il tempo - dice Vendola - e più dovranno tagliare. Altrimenti saremo costretti a farli chiudere”.
La U.S. Environmental Protection Agency non prevede di fissare uno standard per la quantità di perclorato contenuta nell’acqua potabile. Il perclorato è un comune contaminante utilizzato come combustibile per razzi e fuochi d’artificio. La decisione, segnalata dal The Washington Post, proviene da un documento nel quale l”EPA dichiara di non aver prefissato una determina di regolamentazione preliminare, riducendo addirittura da 45 a 30 giorni il periodo di osservazione dell’acqua.
Il perclorato è stato rilevato in 400 località statunitensi, tra cui oltre 100 in California. La California ha fissato un livello massimo di perclorato di 6 parti per miliardo, il Massachusetts invece ha stabilito una quantità di 2 ppb (parts per billion) nelle acque potabili. Nel 2002, gli scienziati dell’EPA hanno sviluppato un progetto di protezione per ottenere un livello di 1 ppb di perclorato nell’acqua potabile, presumendo che l’assunzione di questa sostanza provenisse solo dall’acqua. In realtà, il perclorato si ritrova anche nel latte, lattuga e altre fonti di cibo.
Ricordiamo che il perclorato, come tutte le sostanze contaminanti, ha effetti dannosi sul nostro corpo, infatti crea problemi a livello di metabolismo, nonché allo sviluppo mentale e fisico. La decisione di non regolamentare la quantità di perclorato nell’acqua potabile solleva quindi seri interrogativi circa l’adeguatezza del ruolo dell’EPA all’interno del processo di regolamentazione.
Via | TheSun.com
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L’Olaf (Ufficio europeo per la lotta anti-frode) ha scoperto che nel triangolo Odessa-Ceuta- Ginevra si svolge una delle più grosse frodi agroalimentari ai danni dei consumatori che ha per oggetto il formaggio. Con una buona mano da parte degli italiani.
Il formaggio avariato, in realtà si tratta di semilavorati che non ricevono alcun controllo, viaggia per tre continenti: Asia, Africa e Europa. Dalla Russia, Cina e India arriva al porto di Ceuta in Spagna, circa 500 tonnellate a settimana e finisce attraverso alcuni grossi marchi sulle tavole degli italiani.
Il cuore economico dei vari maneggiamenti, invece, è a Ginevra dove una società off-shore garantisce una fatturazione pulita di tutti i prodotti che arrivano dall’Asia mentre i contratti sono ripuliti da una società Olandese. La merce, sempre la stessa, ma con documenti puliti arriva così a Ceuta, come se fossero partiti dalla Svizzera.
Continua a leggere: Spagna: la truffa del formaggio avariato che piace ai grandi marchi
A seguito delle polemiche sui prezzi degli alimentari siamo andati a fare un giretto per il Farmer Market del Consorzio Agrario di via Ripamonti a Milano. Su 02blog il video con l’intervista ai clienti.
Qui su Ecoblog vogliamo parlare invece di un nostro “vecchio” pallino, ovvero i distributori di latte crudo. E’ stata una bella sopresa trovarne uno proprio al Farmer Maket. Saranno le notizie come quella del latte cinese alla melammina, eppure come potete vedere le persone sono disposte a fare una bella coda pur di bere un buon bicchiere di latte sano e genuino.
Se anche voi siete tentati, vi ricordiamo Milkmaps, dove potrete trovare il distributore di latte crudo più vicino a voi.
Nelle giornate di oggi e domani 25 maggio in Lombardia sarà possibile visitare le stalle e, proprio come per Fattorie Aperte di cui vi parlavo qualche settimana fa, sarà possibile acquistare il latte direttamente in azienda ed a prezzi decisamente bassi. La Coldiretti con l’iniziativa Stalle Aperte vuole porre l’attenzione sul costo della materia prima per denunciare in qualche modo tutta la filiera che porta a quadruplicare il prezzo di vendita del latte portandolo fino a 1,6 euro. Così per questa volta potete approfittare anche voi della qualità italiana a basso costo, 1 litro = 0,42 euro .
Via | Coldiretti
Foto | law_keven
Se le analisi presentate nei giorni scorsi, scagionano definitivamente la mozzarella di bufala campana dalla presunta presenza di diossina, a Bergamo presentano la prima mozzarella di bufala bergamasca. Dunque la gloria nazionale del “Made in Italy” gastronomico esce pulita e a conti fatti, nelle prime tre province campane analizzate, Napoli, Caserta e Avellino, sono già stati scagionati oltre 900 caseifici mentre su 265 campioni (ognuno corrispondente a 3-4 allevamenti), il 14% è risultato positivo alla diossina, con valori che rientrano nella cosiddetta “misura di incertezza”, ovvero di poco superiori al valore-soglia di 2 picogrammi. Nessuna positività, invece per le restanti due province campane.
Ma evidentemente a Bergamo non sono dello stesso parere se oramai da diversi anni allevano circa 3900 bufale da latte. E da oggi alla Fiera agricola di Treviglio, nello spazio Agripromo, si può degustare la prima mozzarella di bufala bergamasca e i formaggi realizzati esclusivamente con latte di bufala del caseificio Quattro Portoni, dei fratelli Alfio e Bruno: robiola, scamorza, bleu, squaquero, yogurth, ricotta, caciocavallo e crescenza .
Mi chiedo cosa ne pensa il Consorzio di Tutela Mozzarella D.O.P. considerato che il rigido disciplinare fissa la produzione solo in alcune zone della Campania, Lazio e Puglia. Di Bergamo non se ne parla proprio.
Via | Il Giornale
Foto | Flickr