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Tutti gli articoli con tag mediterraneo

Sardegna: muore a causa di una medusa. I nostri mari sono invasi da specie tropicali o soltanto episodio isolato?

pubblicato da Simone Muscas

MedusaSe l’accaduto avesse avuto luogo nei mari australiani non ci saremmo certo meravigliati, ma dato che il teatro dell’evento si chiama Sardegna ecco che qualche dubbio rimane. Nella giornata di ieri infatti una donna di 69 anni è morta a causa della frustata di una medusa dopo aver fatto un bagno a Porto Tramatzu nel comune di Villaputzu, vicino Cagliari.

La ragione che le avrebbe causato la morte sarebbe stata lo shock anafilattico. Episodio isolato da imputare a particolari caratteristiche fisiologiche della vittima o morte provocata dalla puntura di una specie non autoctona? Secondo alcuni esperti sarebbe da escludere la puntura da medusa dato che sembrerebbe non sia mai stato descritto alcun episodio mortale di questo tipo; per questo si è più propensi a pensare che la morte potrebbe essere provocata da altre cause.

Di solito infatti, continuano gli esperti, le meduse danno luogo a reazioni cutanee locali, mai a problematiche sistemiche così gravi. È chiaro, sottolineano, che si se trattasse di una specie particolare il dubbio potrebbe venire. E qui ripongo la mia osservazione; infatti, siamo davvero sicuri che non possa trattarsi di una medusa non tipica dei nostri mari?

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Occhio alla Medusa! In aumento nel Mediterraneo crea problemi a pesca e turismo

pubblicato da alessandra

Da alcuni anni, ormai, ogni estate si rinnova l’allarme meduse. Il loro numero cresce all’interno del bacino Mediterraneo e a segnalarlo non solo i biologici ma anche un numero sempre crescente di bagnanti “sorpresi” dalla loro presenza e, a volte, dai loro urticanti tentacoli. Infatti, il Mare Nostrum sta acquistando sempre più i caratteri di crocevia biologico per le spettacolari Jellyfish provenienti dall’Atlantico o dall’oceano Indiano attraverso il canale di Suez e la colpa non è solo delle alte temperature che stanno accellerando il processo di tropicalizzazione delle nostre acque, ma specialemnte della pesca eccessiva che le depaupera dei predatori. Il fenomeno, attuamente, sta assumendo caratteri preoccupanti specie nell’Alto Tirreno, fra la Toscana e la Liguria, dove sciami di questi animali marini stanno creando seri problemi alla pesca e al turismo. Ad esempio, nel mar Ligure, sono frequenti le segnalazioni di branchi di Pelagia, la medusa piu’ urticante del Mediterraneo, mentre anche la splendida e terribile caravella portoghese, la Physalia (erroneamente definita medusa, in realtà sifonoforo galleggiante), comincia a fare mostra di sè e dei propri velenosi tentacoli, lunghi anche 20 metri. In Toscana, invece, è l’Argentario ad essere oggetto della Mnemiopsis leidy, uno ctenoforo, innocuo per l’uomo ma terribile per la fauna ittica golosissima di uova e di larve di pesci che si sta facendo odiare da moltissimi pescatori…. Un problema non da poco, insomma, che richiede uno sforzo conoscitivo particolare…

Per questo motivo, Ferdinando Boero, docente di Biologia Marina all’Università del Salento , ha dato il via a “Occhio alla Medusa“, un progetto in collaborazione con Ciesm, Conisma e l’associazione Marevivo, finalizzato a conoscere le meduse e a studiarne presenza, spostamenti e abitudini.

Vogliamo elaborare una cartina delle meduse da inserire su Google Earth, con l’aggiornamento una volta alla settimana sulla situazione delle meduse sulla base delle segnalazioni, per far vedere da dove sono arrivate. Stiamo cercando di mettere a punto il sistema per partire il prossimo anno con la mappatura di tutto il bacino del mediterraneo, il Ciesm tradurrà le informazioni in varie lingue e pubblicherà tutte le informazioni sul sito

Chiunque avvisti una medusa, dunque, è invitato a fotografarla e a segnalarla al Ciesm…

Foto | Flickr

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Gare di motonautica nel santuario dei cetacei

pubblicato da alessandra

Lo specchio d’acqua compreso tra Toscana, Corsica, Sardegna e Provenza è uno dei parchi marini più grandi d’Europa, noto per la multiformità delle specie marine che lo popolano. Suo scopo precipuo è garantire uno stato di tutela ottimale, proteggendo i mammiferi marini e il loro habitat dagli impatti ambientali negativi diretti o indiretti delle attività umane. Eppure, a fine luglio, è prevista una gara di motonautica proprio all’interno del Santuario dei Cetacei. Il Primatist Trophy 2010, infatti, partirà da Porto Azzurro -all’isola d’Elba - per arrivare fino a Talamone, passando per Porto Ercole. Una “gita” inquinante e altamente disturbativa dell’ambiente acquatico mentre aumentano i casi di delfini entrati in collissione con yatch nel Mediterraneo. Ma non si trattava di un’area protetta?

Poco tempo fa, noi di ecoblog ci siamo soffermati sul fattore cruciale della ottimale gestione delle riserve naturali come modalità prioritaria di protezione per molte specie animali e vegetali. Quando le Ap funzionano, in genere, la fauna - anche quella più minacciata - tende a tornare (come nel caso della foca monaca e delle Caretta caretta). Ma bisogna darle una chance. Quella che, evidentemente, nel Santuario dei Cetacei si è assolutamente decisi a negare. Già da tempo, infatti, Legambiente e WWF segnalano casi di lavaggio di cisterne in mare, passaggio di petroliere e la presenza di pescatori abusivi nelle acque, specialmente, dell’Argentario. Per non parlare del folle rischio di trivellazioni. Le associazioni ambientaliste, pertanto, chiedono a gran voce non solo che la manifestazione sportiva non abbia luogo ma, soprattutto, che la cabina di regia internazionale ( tra Italia, Francia e Principato di Monaco) funzionale al governo del Santuario e promessa già nel 2003, diventi al più presto operativa.

Via | WWF
Foto | Flickr

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Tornano a nidificare le Caretta Caretta a Vendicari

pubblicato da alessandra

Pochi giorni fa, in merito all’apparizione della foca monaca nelle acque della Riserva Marina di Portofino, avevamo parlato dell’importanza delle aree protette, specie di quelle marine, per la ottimale tutela della biodiversità. Laddove il traffico nautico, il turismo e la pesca sono rigidamente disciplinati è possibile vedere proliferare specie che si temevano estinte, almeno in alcune aree, con ritorni inaspettati che lasciano esterrefatti… E’ il caso della caretta caretta, tartaruga marina riconoscibile per la forma tondeggiante del corpo e della testa che, dopo 14 anni, ha deciso di riprovare a nidificare sulla spiaggia della Riserva naturale dell’Oasi Faunistica di Vendicari, in provincia di Siracusa. Così, fino al 15 settembre (la schiusa delle uova avviene in genere al termine di un periodo di incubazione compreso tra i 45 -65 giorni), i siti di nidificazione individiati (ben due!) saranno costantemente presidiati dai volontari e dai responsabili della Riserva. E quando finalmente i piccolini verranno alla luce sarà uno spettacolo davvero emozionante, almeno per quei pochi che avranno la fortuna di assistervi! E così tra sabbia, uccelli, fatica … le piccole tartarughe avranno modo di dare inizio al loro merviglioso viaggio che potrebbe riportarne, con un pò di fortuna, alcune (ma non più di 1:1000, secondo i dati di sopravvivenza registrati oltre il primo anno di età) a questa stessa spiaggia siracusana - sempre che, ovviamente, le condizioni ambientali del sito non siano state, nel frattempo, alterate …

Sulla base degli ottimi risultati raggiunti dalle Aree Marine Protette, poi, molti altri progetti di gestione ottimale e integrata di zone di particolare pregio naturalistico sono in procinto di partire nel Mediterraneo con lo scopo di creare una rete di AMP che possa assicurare rifugio, pace e continuità alla fauna marina più variegata come quella prevista, nel Mediterraneo, tra Italia (con l’Area Marina protetta di Miramare Trieste), Spagna (AMP di Cabrera),Francia (Cap d’Agde), e Tunisia (La Galite).

Via | ilgiornaledisiracusa

Foto | Flickr

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Dopo 84 anni, avvistata la foca monaca a Portofino

pubblicato da alessandra

In molti già gridano al miracolo. Altri pensano sia il solito ritocco alle foto tipo Loch Ness… Eppure, la foca monaca pare sia stata davvero avvistata e fotografata da un gruppo di subacquei nella riserva marina di Portofino. E se fosse vero, sarebbe una notizia straordinaria perchè in quelle acque questo animale non veniva avvistato da 84 anni… Oggi, questo curiosissimo pinnipede un tempo piuttosto diffuso nei nostri mari, viene considerato gravemente a rischio dall’Iucn che stima possano ancora sopravvivere nelle acque del Mediterraneo non più di 300- 350 individui sparsi soprattutto tra le isole greche e turche. Sporadici avvistamenti vengono segnalati anche al largo della Croazia. Qui in Italia, invece, la foca monaca è stata saltuariamente segnalata nei pressi di Pantelleria, l’isola del Giglio, Sardegna, isole Egadi….ma mai, per quasi un secolo, si era spinta fino alle affollate coste della Liguria. Almeno fino a pochi giorni fa, quando uno sparuto gruppetto di sub ha visto qualcosa muoversi ad alta velocità nell’acqua. Istanti di indecisione, forse un pò di spavento, e all’improvvisa ecco la foca: li ha guardati, un attimo appena - giusto il tempo per un foto (sfocata) - ed è sparita….Intanto, il direttore dell’Area Marina Protetta (in cui sono vietate la pesca e, in alcuni tratti anche il transito delle barche), a stento riesce a trattenere la commozione :

Questo avvistamento ci riempie d’orgoglio.

e sottolinea, ancora, quanto sia indispensabile per la tutela della biodiversità la protezione dei tratti più rappresentativi per il ripopolamento di specie ittiche, cetacei e Phocidae. Intanto, la nota località marittima è in festa e tutti sperano che l’individuo avvistato possa essere stato un giovane maschio, di questi tempi in cerca di un posto sicuro per la sua futura famiglia e che abbia gradito quel mare e le sue coste…

Via | portofinoamp
Foto | Flickr

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Torna in funzione la più grande piattaforma petrolifera del Mediterraneo. Ma chi ci vive di fronte non lo sa...

pubblicato da Peppe Croce

La piattaforma petrolifera Vega della Edison è la più grande del Mediterraneo e si trova a 12 miglia dalla costa di Pozzallo, in provincia di Ragusa. Ha una storia abbastanza travagliata, un paio di inchieste della magistratura (una archiviata e una in corso) ed è stata recentemente ammodernata.

O meglio: rivoluzionata. La vecchia piattaforma, ritenuta dalla Capitaneria di Porto una sorta di rottame del mare a rischio disastro (ma la magistratura ha archiviato i timori con tutta l’inchiesta), è stata infatti smantellata da Edison e sostituita con la Fso Leonis.

In pratica una enorme petroliera trasformata in piattaforma di stoccaggio temporaneo del petrolio. Attiva da qualche mese, la Leonis è stata presentata alla stampa ieri. Forse…

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Marea Nera: Obama perde la pazienza, Saglia rassicura gli italiani

pubblicato da Peppe Croce

Piattaforme off shore: Edison chiamata in giudizio per danno ambientale in Sicilia

Mentre nel Golfo del Messico è ormai chiaro che neanche il tubo di aspirazione riesce a mettere una pezza al disastro della Deepwater Horizon, tanto da spingere il presidente degli Stati Uniti Obama ad affermare che se Bp non si da una mossa dovrà intervenire il governo in prima persona, in Italia sono terminate le ispezioni sulle piattaforme petrolifere e sulle altre strutture di estrazione off shore del petrolio nel Mediterraneo.

Il sottosegretario all’Energia, Stefano Saglia, rassicura gli italiani: le ispezioni hanno dato esito positivo e tutto va bene:

Nei giorni scorsi sono state infatti ultimate le visite straordinarie su tutte le piattaforme operanti nei mari italiani per verificare lo stato, sia degli impianti di produzione che dei singoli pozzi di petrolio, per un totale di 9 piattaforme e 70 pozzi. Su ogni piattaforma è stata verificata l’efficienza delle dotazioni di sicurezza, la piena funzionalità delle valvole automatiche di fondo pozzo, presenti in tutti i pozzi, e delle valvole di superficie. Sono stati esaminati, con esiti positivi, i piani di emergenza depositati e le relative attrezzature. Per questo programma di controllo il Ministero dello Sviluppo Economico ha impegnato, finora, cinque specialisti degli uffici di vigilanza sul territorio affiancati da tre ispettori ministeriali

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Marevivo: il Mediterraneo è avvelenato dal petrolio

pubblicato da Peppe Croce

Marevivo: il Mediterraneo �¨ avvelenato dal petrolio

L’associazione ambientalista Marevivo lancia un pesantissimo allarme sullo stato di salute del mare che sarebbe “avvelenato”, “soffocato” e “bollente”.

I problemi, infatti, secondo Marevivo sono molti e tutti gravi. Innanzitutto si sta riscaldando, come tutto il pianeta, a causa delle emissioni di CO2.

Poi sarebbe avvelenato dal petrolio e dagli altri idrocarburi che vengono sversati in mare da migliaia di petroliere e piattaforme petrolifere. Un problema che colpisce soprattutto il Mediterraneo: Marevivo stima una quantità di petrolio immesso nel nostro mare pari a 600 mila tonnellate all’anno.

Altro gravissimo problema è la pesca selvaggia che starebbe desertificando il mare: 145 milioni di tonnellate di pesce vengono “sottratti” ogni anno dai mari.

L’inquinamento da rifiuti, batterie soprattutto, è la ciliegina su questa torta assai poco gustosa. E’ giunto il momento, conclude Marevivo, di prendere provvedimenti:

E’ arrivato il momento di dire basta e di chiedere ai Signori del mondo di sedersi ad un tavolo per affrontare, in modo globale, anche il tema dell’ecosistema marino. Per disegnare una strategia di salvaguardia del mare, mettendo a punto politiche concertate e misure di tutela che possano garantire agli oceani di continuare a svolgere il loro ruolo di produzione dell’80% di ossigeno e di assorbire il 30% di anidride carbonica. Numeri questi che se non saranno presi seriamente in considerazione rischiano di veder fallire anche gli ambizioni obiettivi del ’20.20.20’, faticosamente ribaditi a Copenaghen

Via | Marevivo
Foto | Flickr

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L'Europa del 2050: emissioni ridotte dell'80% e confini ridisegnati in base alle rinnovabili

pubblicato da missunderstanding

oma roadmap 2050

Lo studio di Architettura Oma di Rem Koolhaaas ha da poco presentato un progetto su come l’Europa potrebbe ridurre dell’80% le proprie emissioni entro il 2050. Il progetto, sviluppato in collaborazione con Oxford Economics, l’Università Imperial College ed altri soggetti privati, propone idealmente la visione di un’Europa divisa in base alle fonti di energia rinnovabile.

Il progetto fa parte di Roadmap 2050, commissionato dalla Fondazione per il Clima dell’Unione Europea e si propone come una guida ideale per un’Europa alimentata ad energia rinnovabile: interconnessioni smart grid, network di trasporti internazionali, regioni dai nuovi nomi basati sulla loro fonte di energia naturale.

Il Nord Europa sarà la regione del vento, i paesi che si affacciano sul Mediterraneo diventaranno Solaria, i paesi del sole, mentre i Balcani saranno la patria della biomassa. Ed il tuttto sarebbe possibile entro il 2050 se solo i Paesi Europei si coordinassero. Creativo, impossibile da realizzare, fattibile, totalmente lontano dalla realtà? Diteci voi cosa ve ne sembra di Eneropa, l’Europa del 2050.

Foto | oma

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Nuovo piano di ripopolamento per le aragoste rosse in Sardegna

pubblicato da alessandra

L’aragosta, a causa della prelibatezza delle proprie carni, ha visto ridurre inesorabilmente il proprio numero nelle acque del Mediterraneo eppure, nonostante l’inserimento nell’appendice III della convenzione di berna, ben poche sono state le attività della penisola volte alla sua tutela. E’ senz’altro innegabile, però, che un mare sempre più depauperato delle proprie risorse ittiche comporti perdite anche economiche estremamente gravi. Per questo motivo, la Regione Sardegna avvalendosi dell’importante collaborazione dei pescatori intende adottare un piano di ripopolamento dell’aragosta rossa, ad oggi unico nel suo genere in Italia, e che trova il pieno appoggio dell’Unione Europea.

Così, con la firma del decreto di individuazione delle aree di tutela biologica e uno stanziamento di fondi pari a 1,250 milioni di euro, in Sardegna le aragoste avranno una chance in più di sopravvivere alle reti… I pescatori, consci dell’importanza del progetto, lavoreranno attivamnet nelle 5 aree marine e nelle 14 sotto-zone individuate affinché non si verifichino intoppi o incidenti di percorso. Grazie anche ad un team di biologi e veterinari, le giovani aragoste destinate al ripopolamento verranno marchiate e classifcate e per un tempo non inferiore ai 30 mesi - periodo necessario al raggiungimento dell’età riproduttiva - potranno crescere indisturbate… Inoltre, per agevolare la raccolta di fondi per il progetto e, contestualemnte, garantire agli stessi pescatori ulteriori entrate attività di multifunzionalità (come ristorazione, itti-turismo, pesca-turismo e visite subacquee) potranno essere avviate .

Foto | Flickr

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