Recentemente ho letto alcuni articoli che danno un po’ il senso del “non senso”. Da un lato si legge di un possibile aumento di PIL dello 0,6% grazie alla riqualificazione energetica nel settore pubblico, dall’altro si delineano finanziamenti governativi per il settore moda. La cosa stride. Siamo in crisi e, ora più che mai sarebbe doveroso rafforzare investimenti che producano effetti nel lungo medio e lungo periodo.
Sarebbe bene invece tralasciare spese superflue e assistenzialiste nei confronti di un settore che non sa, non ha saputo e forse non può guardare lontano e che propone modelli di consumo insostenibili. Aldilà delle ovvietà dobbiamo comunque considerare una situazione drammatica di chi perde il posto di lavoro e di chi si ritrova senza mezzi di sostentamento. A guardare dall’esterno è semplice, ma all’atto pratico a vivere certe situazioni non lo è mai.
Detto questo, appurata la crisi ed il dramma umano, si dovrebbe però capire che in periodi di trasformazione come quello attuale è strategico muovere le pedine, la forza lavoro, da dove non servono più (o servono meno) a posti che possano garantire continuità. Periodi di trasformazione sono sempre esistiti, la differenza sta nella specializzazione indotta dal sistema.
Continua a leggere: Crisi economica e settori strategici in una visione ecologica
Sandra Backlund e’ una stilista di moda che usa materiali di origine naturale o riciclata per le sue creazioni. Hanno definito il suo stile “Haute garbage”, ovvero una via di mezzo tra haute couture e average garbage, tra alta moda e normale spazzatura.
Continua a leggere: Moda estrema, sostenibile e riciclata di Sandra Backlund
Leggendo dell’ultima moda del Regno Unito - che consiste nel marchiarsi a fuoco le carni per ottenere “decorazioni” ancora più cool (!!?!) dei tatuaggi - mi sono imbattuto in questa curiosa frase: “La pratica sugli animali è proibita dalla legge, ma per gli uomini, non esiste ancora una regolamentazione e il vuoto legislativo ha permesso così il proliferare dell’arcaico strumento di tortura.”
Insomma, se il Corriere ed il Times dicono il vero, ci siamo imbattuti in un raro caso in cui la legislazione a protezione degli animali è più restrittiva di quella che riguarda l’uomo. Non sarebbe forse più logico individuare una serie di pratiche crudeli da vietare a prescindere dal “destinatario”? Oppure uomo e animale dovrebbero essere trattati diversamente in virtù della ragione, che l’animale non ha? Secondo voi, qual è il confine fra etica “umana” ed etica “animale”? Tempo fa, una domanda del genere se la posero anche su slashdot in merito alle scimmie. Alcune corti in giro per il mondo tendevano infatti ad equiparare le scimmie alle persone. Forse la domanda in quel caso era mal posta: invece che chiedersi quanto simili a noi sono le scimmie, dovremmo interrogarci proprio sui confini fra diritti umani ed animali.
» Foto: Phanatic su Flickr
Marcel per Diesel
Che impressione vi fa vedere una pubblicità di un prodotto commerciale che sfrutta (comunicativamente) un argomento popolare e controverso come quello dei cambiamenti climatici? è utile “anche” ai fini di sensibilizzazione del problema o è solo una scelta opportunistica fatta per vendere più prodotti?
Queste ed altre domande sorgono quando ci si trova davanti agli occhi pubblicità come quella proposta qualche mese fa da Diesel, da sempre famosa per le sue campagne pubblicitarie decisamente “curiose” e molto trendy. Ultima delle peripezie comunicative della nota marca italiana di indumenti, è questa in cui vengono tirate in ballo tematiche ambientali.
Continua a leggere: Advertising - Diesel è pronta per il Global Warming
Se per caso oggi vi trovaste a San Francisco (!) e non sapete che fare (!!) vi segnaliamo un evento da non perdere, perlomeno se siete ambientalisti in gonnella e vittime della moda. Oggi è il giorno dell’Eco-chic Shopping Event.
Una giornata che raccoglie i migliori eco-stilisti americani sotto un unico tetto, sotto l’insegna dello stile e del rispetto per l’ambiente. Tessuti e colori naturali, ma tagliati con classe ed eleganza. Per un elenco degli espositori guardate qui.
Parte del biglietto di ingresso a questo esclusivo eco-atelier di moda sarà devoluta all’associazione Friends of the Urban Forests. Alle partecipanti saranno distribuiti campioncini di cosmetici naturali e non testati sugli animali.
Se passate di là portateci un regalino, mi raccomando!
via | Ecorazzi

Grazie ad una segnalazione di una lettrice (Gaia) ho scoperto una boutique britannica dove si vendono (anche on line) accessori di abbigliamento “ecologici”. Si chiama Ecobtq e, oltre a vestiti in tessuti bio, vi si trovano anche accessori variamente “riciclati”, sia da uomo che da donna.
Tessuti biologici certificati, nessuna tintura, nessun trattamento chimico, lavorazione in Italia: questa è Nathu Bio. L’idea di Marta Pietribiasi, interpretata dallo stilista vicentino Giovanni Bedin, e’ quella di vestire le ragazze di oggi con eleganza, giocosità e rispetto. Rispetto per l’ambiente, le persone e la tradizione.

Chiamarsi ecologica ed avere un packaging complesso mi sembra la più eclatante contraddizione di queste magliette.
Ok, il colore usato per tingerle aveva un basso impatto ambientale (indaco). Ok, il cotone era biologico. Ok, la scatola era di cartone riciclato e ricordava quella delle uova. Ma lo stesso i neo green non sono polli da prendere per il naso, sventolando qualità messe apposta in un prodotto per compiacerli!
L’Observer dice che le britanniche hanno raddoppiato il numero di vestiti acquistati, negli ultimi 10 anni. Oggi un capo di abbigliamento viene indossato 30 volte (in media). Negli anni ‘80 lo si metteva 80 volte, prima di disfarsene.
Questo consumismo si traduce in 35 Kg di rifiuti tessili, prodotti ogni anno per persona, di cui 30 diventano immondizia e 5 vengono recuperati.

La stilista svedese Camilla Norrback utilizza ormai da anni cotone biologico, lavorato con procedimenti a basso impatto ambientale e colorato con tinture atossiche. La sua collezione primavera-estate e’ stata presentata alla settimana della moda di Parigi.
In Italia, dove crediamo di essere l’avanguardia della moda, certe novità purtroppo non arrivano.