Mentre in Italia ancora ci scanniamo tra paesaggio e rinnovabili e protestiamo per un uccello ucciso da una pala eolica, a Tocco da Casauria, paesino in provincia di Pescara, i 2.700 abitanti si godono la prima pagina del New York Times di mercoledì che titola: “Antica città italiana ha il suo vento di ritorno”.
Il riferimento del NYT è proprio a Tocco da Casauria dove, dal 2007 al 2010, in mezzo alle montagne sono state costruite quattro pale eoliche di grandi dimensioni che producono più energia elettrica di quanta ne consumi il comune stesso.
Come riporta il quotidiano statunitense quelle quattro pale sono oggi l’oro verde del paesello che, grazie agli oltre 170.000 euro annui di entrate derivanti dagli incentivi statali, ha potuto fare l’adeguamento sismico alla scuola e pagare i netturbini per tenere le strade pulite dai rifiuti.
Per non parlare del castello ducale, simbolo stesso del paese, acquistato qualche anno fa e ristrutturato con i soldi provenienti dagli impianti eolici.
Si dirà: quattro pale e 2.700 abitanti non fanno primavera. E’ verissimo: sono solo in 2.700 a capire che un po’ di rumore in mezzo al silenzio dell’appennino e una quaglia tra le pale l’anno (cioè una quaglia in meno nella bocca di un gatto) sono ben poca cosa rispetto alla possibilità di produrre tanta energia rinnovabile senza emettere un solo grammo di CO2 e, per di più, risollevando le sorti economiche di uno dei tanti borghi italiani a rischio, questi sì, di estinzione.
Via | NYT

Simone Togni, segretario generale dell’Associazione italiana energia dal vento (Anev) rompe gli indugi e prende la parola per commentare l’inchiesta sulla presunta P3, l’eolico e la malapolitica. E commenta, soprattutto, il modo in cui la vicenda è stata raccontata. Lo fa rilasciando un’intervista a Terra, il quotidiano dei Verdi.
Inutile dire che Togni difende il settore, partendo dal fatto che nell’inchiesta sull’eolico sardo non ci sono imprenditori del vento indagati. Togni, poi, “mette i puntini sulle i” per togliere di mezzo la parola appalti:
L’eolico è un settore in cui non esistono appalti. Per fare un appalto occorre che ci sia un’opera pubblica che la pubblica amministrazione decide di affidare a un privato con una gara. Nelle rinnovabili non funziona così. La legge dice che il vento, come tutte le risorse ambientali, non è una risorsa disponibile. Inoltre, gli impianti non si possono neanche sovvenzionare: non ci sono meccanismi per cui io posso prendere soldi per installare una pala. L’eolico è un’altra cosa
Alla domanda di Simonetta Lombardi sulle possibili infiltrazioni mafiose nel settore dell’energia eolica Togni, assai onestamente, ammette:
Il parco eolico off shore tedesco Alpha Ventus, inaugurato pochi mesi fa, ha già dei grossi problemi. Alcune turbine eoliche, infatti, non hanno neanche finito il rodaggio e sono già ko. I tecnici, per questo, sono stati costretti a programmare una manutenzione straordinaria, da eseguire a terra, probabilmente ad agosto.
Le turbine in questione, due su un totale di sei da 5 MW a testa, le ha costruite la francese Areva utilizzando un motore prodotto dalla tedesca Renk. Areva, in realtà, è azienda nota nel mondo soprattutto per gli impianti nucleari, e partecipa al grande accordo italo-francese che dovrebbe riportare il nucleare anche in Italia.
Sempre Areva, di recente, è finita sui giornali per i problemi al cantiere della centrale nucleare di Olkiluoto in Finlandia.
Il problema all’impianto Alpha Ventus, tra l’altro, sarebbe anche abbastanza banale: secondo Wind Power Monthly, infatti, a funzionare male sarebbero i cuscinetti a sfera della scatola motore che soffrirebbero di surriscaldamento. In mezzo al mare, si sa, il vento tira e le pale girano quindi se non si fanno le cose per bene si rischia di “bruciare” tutto.
E, a quanto pare, è quello che sta succedendo all’impianto Alpha Ventus che, adesso, potrà contare solo sulle altre sei pale (sono dodici in totale) che non sono state costruite dai francesi.
Via | Wind Power Monthly
Video | YouTube
Il WWF ha formalizzato le proprie osservazioni sullo studio di impatto ambientale del parco eolico di Trasaghis, in provincia di Udine. E non sono positive.
Il parco, afferma il WWF, verrà realizzato poco distante dalla Riserva naturale del Lago di Cornino e del SIC “Valle del medio Tagliamento”. In queste due aree protette si prevede di reintrodurre il grifone e il WWF teme che le pale eoliche possano uccidere gli uccelli:
In svariate situazioni, soprattutto in periodi legati a condizioni meteorologiche non favorevoli e alla presenza di giovani da poco involati nell’area, il rischio di collisione risulta molto elevato. Le pale eoliche rappresentano attualmente uno dei maggiori pericoli per gli uccelli e in particolare per i grandi planatori come gli avvoltoi. Considerata la localizzazione dell’area proposta per la realizzazione dell’impianto, l’iniziativa assume un impatto eccessivo sulla mortalità delle colonie vicine e appare quindi incompatibile con le finalità della Riserva naturale del Lago di Cornino e con i suoi progetti, vanificando l’impegno regionale ed europeo per la conservazione di questa specie
Problemi assai simili, conclude il WWF, li potrebbe avere un altro volatile: il gufo reale.
Godetevi questo bel video messo su da quel genio che è byoblu. Oltre ogni dato, oltre ogni ragionamento c’è proprio una cosa dell’intervista di Piero Angela che non mi scende giù: quando afferma di non credere all’educazione. Ma lui è o non è un divulgatore? E dunque se non ci crede lui? Chi ci dovrebbe credere? Noi?
Comunque, a parte tutto tocca una nota dolente: educare al risparmio energetico e al cambio di abitudini energetiche è una faccenda assai complessa e difficile. L’ubriacatura di energia che stiamo sperimentando è un privilegio, che in 10mila anni di storia dell’umanità, ci siamo concessi solo dagli anni ‘60 dello scorso secolo. Ma forse la tecnologia ci potrebbe venire in aiuto grazie ai sistemi di domotica per il controllo degli elettrodomestici, ad esempio, o delle luci.
Infine, non credere nell’energia eolica, forse, l’unico vero competitor dell’energia nucleare, vuol dire non pensare seriamente al futuro delle generazioni.

Vi ricordate il parco eolico off shore di cui parlava Marina appena tre giorni fa? Bene, è ancora al centro delle polemiche: Italia Nostra, il Forum Ambiente e Salute-Puglia ed il Coordinamento Civico di Maglie hanno infatti scritto all’On. Antonio Di Pietro in persona per chiedere conto e ragione dell’operato del suo neo assessore regionale pugliese all’Ambiente, Lorenzo Nicastro.
Nicastro, infatti, appena insediatosi ha dato il suo ok al parco eolico in questione, suscitando le ire delle tre associazioni citate. Ma Di Pietro, che ci azzecca? Ci azzecca e come perchè, a detta delle tre associazioni pugliesi avrebbe usato due pesi e due misure nei confronti dell’eolico off shore: assolutamente contrario nel “suo” Molise, favorevole nella “loro” Puglia:
Di Pietro sta portando avanti da diversi anni una battaglia di civiltà e legalità contro l’invasione della Penisola Italiana da parte di mega impianti d’energia rinnovabile secondo modelli industriali ad alto impatto, nonché altamente speculativi, ai danni dei contribuenti e dello stesso ambiente
L’inchiesta sull’eolico in Sardegna è partita qualche giorno fa dalle indagini della DDA di Roma su Denis Verdini coordinatore nazionale del PdL. I capi d’accusa vanno da corruzione a abuso d’ufficio. E secondo le rivelazioni de Il Corriere della sera e de La Repubblica sarebbe indagato per il medesimo filone d’inchiesta anche Ugo Cappellacci attuale governatore della Sardegna. Secondo i due quotidiani a destare il sospetto è stata la nomina Ignazio Farris a direttore generale dell’ARPAS, l’Agenzia regionale dell’Ambiente.
Dal Canto suo Cappellacci ha dichiarato:
Ho bloccato le pale come un talebano.
Le intercettazioni telefoniche avrebbero rivelato gli affari tra Flavio Carboni, imprenditore, Denis Verdini e Cappellacci a proposito della gestione delle energie rinnovabili. Cappellacci, dal canto suo, non ha mai negato di avere incontrato Carboni che chiese insistentemente a Verdini di aiutarlo a incontrare proprio il governatore. Però specifica Cappellacci che fu un incontro per dissuadere il Carboni dall’intraprendere attività nel settore delle energie rinnovabili:
Carboni mi chiese informazioni sulla possibilità di sottoscrivere accordi di programma con la Regione Sardegna su fonti energetiche alternative. Io gli spiegai che non era possibile, che la precedente normativa lo consentiva, ma che adesso non era più possibile.
Ma le indagini non sembrano concentrarsi sulle attuali posizioni “talebane” del governatore Cappellacci bensì sulle 87 autorizzazioni e finanziamenti allegati, a costruire impianti eolici , concesse in qualità di assessore alla Programmazione e al Bilancio durante la Giunta Italo Masala.
Via | Sardegna Oggi, L’Essenziale, L’Unità
Foto | Ugo Cappellacci
Di questi tempi, dopo la marea nera, parlare di piattaforme off shore vuol dire parlare di inquinamento e altri problemi legati allo sfruttamento del petrolio o del gas.
Non tutte le piattaforme, però, “vengono per nuocere”. Dopo il progetto delle pale eoliche galleggianti Hynwind anche altre aziende si stanno orientando verso le rinnovabili in alto mare.
FPP, azienda danese attiva nelle rinnovabili che non teme le sfide tecnologiche, sta mettendo a punto una piattaforma galleggiante che produce energia sia dal vento che dalle onde.
Sulla piattaforma, chiamata Poseidon, vengono installate in numero ridotto delle pale eoliche mentre sotto il livello del mare le onde producono energia muovendo delle turbine. I modelli commerciali del Poseidon dovrebbero avere una potenza di circa 10 MW, quasi equamente divisa tra eolico e onde.
Sui prezzi degli impianti ancora non si sa nulla ma si suppone siano abbastanza cari. C’è da dire, però, che l’impianto, essendo galleggiante, può essere costruito e montato quasi interamente a terra e non necessita di scavi sul fondo marino. Un vantaggio per l’ambiente e per il portafogli.
Si chiama Alpha Ventus, si trova in Germania, e per costruirlo E.ON, Vattenfall e Doti hanno abbattuto più di un record.
Innanzitutto è il parco off shore più distante dalle coste: ben 45 chilometri dall’isola di Borkum. Ciò dovrebbe mettere l’animo in pace a coloro che non gradiscono l’impatto visivo delle pale eoliche viste dalla spiaggia.
Poi è il più produttivo in Germania, con le sue dodici torri da 5 Mw l’una, distanziate tra loro di 800 metri e di altezza compresa tra i 148 e i 155 metri sul livello del mare (ai quali si devono aggiungere altri trenta metri, visto che la base di ogni torre è sul fondo del mare).
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Il gruppo imprenditoriale che fa capo alla famiglia Benetton sarebbe interessato ad acquistare una quota di Enel Green Power, società controllata dalla big italiana semipubblica dell’energia elettrica, tramite la holding Sintonia. La notizia è stata diffusa poco fa dall’agenzia Reuters, che riporta anche una possibile quota del 10%.
Sintonia è la società finanziaria di Benetton dedicata agli investimenti nelle infrastrutture tramite le partecipazioni in Atlantia-Autostrade per l’Italia, Investimenti Infrastrutture (Gemina-Aeroporti di Roma) e SAGAT. Ora, però, Benetton potrebbe fare il grande salto anche nel ricco settore delle rinnovabili.
Enel Green Power, d’altronde, fa gola a molti perchè la forza industriale di Enel è in un certo senso una garanzia in un settore nel quale, mancando ancora le linee guida nazionali, le incertezze sono parecchie. Per non parlare, poi, della recente entrata di Enel GP nel progetto Desertec che è una delle sfide verdi più grandi per l’economia dei prossimi vent’anni.
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