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Tutti gli articoli con tag petrolio

Marea nera in Nuova Zelanda, il cargo Rena si spacca in due

pubblicato da Marina

Il cargo Rena si è spaccato in due

La Rena nave portacontainer battente bandiera liberiana, si è spaccata in due lasciando scivolare in mare i 300 container ancora a bordo. Dell’incidente ne scrivevamo a ottobre e da allora il cargo è rimasto nella stessa identica situazione dopo aver sversato in mare, vicino la barriera corallina a Astrolabe Reef al largo della costa di Tauranga , circa 1350 tonnellate di carburante. Il petrolio ha ucciso oltre 2mila uccelli e non è stato reso noto quanto altro carburante sia stivato (qui tutti i numeri del disastro a cura della Marina neozelandese)

Nick Smith ministro dell’Ambiente neozelandese ha definito il disastro serio ma non inaspettato:

Attualmente i rischi per l’ambiente sono una piccola parte di quelle che erano nel mese di ottobre. Probabilmente gli altri sversamenti di carburante saranno nell’ordine delle decine di tonnellate e non delle centinaia di tonnellate perciò confidiamo di non dover chiudere le spiagge.

Quasi un migliaio di volontari da ottobre a oggi si sono impegnati nelle operazioni di pulizia delle spiagge e delle acque (qui le immagini) mentre fino alla rottura del cargo non è stato possibile recuperare tutti i container. A bordo ne sono rimasti oltre 300. Dopo il salto il video delle operazioni di recupero e il video del cargo spaccato in due.

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Mario Monti lancia la crescita economica: ma con quali risorse naturali?

pubblicato da Marina

mario monti rilancerà la crescita economica: ma con quali risorse?Leggo su Petrolio di Debora Billi dell’ospitata stellare da Fabio Fazio stasera su RaiTre a Che tempo che fa: Mario Monti. L’occasione servirà a Premier per presentare il programma di CrescItalia, ossia quel che ci attende nel dopo crisi e nel dopo mazzata delle tasse: le misure economiche studiate per la crescita dell’economia nazionale. Ma probabilmente è solo una speranza vana. E toccherà a Luca Mercalli spiegare che per limiti raggiunti di sfruttamenti di risorse del Pianeta la crescita non potrà mai più esserci. Nè in Italia, né nel resto del mondo.

Scrive Debora:

Il petrolio è in esaurimento, il gas quasi; mancano le materie prime per continuare il ciclo produci-consuma-getta. Già siamo costretti a riciclare materiali inquinati (succede con la plastica, con l’acciaio, persino col cibo), e quanto all’agricoltura siamo in calo con la produzione e in aumento con la popolazione. Si profilano guerre locali e globali per il controllo delle risorse, non c’è più posto per tante potenze mondiali quando si è in tempi di scarsità. Sarebbe bello che il premier spieghi come lo Stato avvierà una grande opera di manutenzione e mantenimento dell’esistente, di quello che abbiamo costruito nei tempi grassi e che vogliamo conservare il più a lungo possibile per i nostri figli. Ma non lo farà. Perché Mario Monti, tanto incensato, è ancora il prodotto di un vecchiume miope che non ha capito nulla.E che, tra gli applausi dei cittadini ignari, ci sta conducendo verso l’abisso a far la fine dei topi suonando il suo piffero.

Foto | Flickr

Amazzonia: la Chevron condannata al risarcimento di 18 miliardi di dollari

pubblicato da Marina

Pablo Fajardo vince con gli Indigeni sulla Chevron
Dopo 18 anni di battaglie giudiziarie la Corte d’Appello dell’Ecuador ha inflitto alla compagnia petrolifera americana Chevron il pagamento di un risarcimento record: 18 miliardi di dollari. I soldi dovranno ripagare gli Indigeni dei danni subiti anche dal loro habitat la Foresta Amazzonica a causa delle attività di estrazione del petrolio. La vittoria è stata ottenuta grazie al certosino lavoro dell’avvocato Pablo Fajardo (nella foto a sinistra) membro dell‘ELAW (Environmental Law Alliance Worldwide).

La sentenza della Corte d’Appello conferma la sentenza emessa dal Tribunale di Lago Agrio (ne scrivevo qui) che già lo scorso 14 febbraio 2011 aveva condannato la Chevron a un risarcimento di circa 9 miliardi di dollari. Il Giudice aveva previsto il raddoppio del risarcimento se la compagnia non avesse presentato le sue scuse al Tribunale per comportamenti giudicati inappropriati.

La Chevron ha comunque annunciato che presenterà un nuovo ricorso questa volta internazionale e al di fuori dell’Ecuador. Comunque la condanna al risarcimento giunge per le attività estrattive della Texaco, in atto dal 1964 al 1990 e poi acquisita dalla Chevron nel 2001.

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Le bioshopper boicottate dalle piccole imprese del Nord

pubblicato da Marina

Spesa con troppe buste in plastica: meglio usare sporte in cotone, iuta o paglia

Altro che longa manus delle multinazionali del petrolio e della plastica! A far sparire dal Decreto Milleproroghe la Legge con gli standard di biodegradabilità sulle bioshopper in plastica biodegradabile sono state le piccole, piccolissime aziende del Nord Italia oltre 2000 concentrate in Piemonte, Veneto, Lombardia e Emilia e che impiegano circa 20mila lavoratori. Leggo la notizia sul Corriere della Sera di oggi (pag. 24).

Spiega Maurizio Pastore della Camar Plast di Domodossola:

Eravamo disperati. Se quelle norme fossero passate non avremmo riaperto dopo le vacanze. E così abbiamo inondato di mail il Ministero dell’Ambiente. Le grandi imprese possono riconvertire la produzione dalla plastica alla bioplastica. Noi no. E poi i piccoli negozi non vogliono la bioplastica. Piuttosto passeranno ai sacchetti di carta.

Il Ministero dell’Ambiente ha fatto sapere che comunque la Legge sarà adottata anche se non specifica come e quando. Comunque, se oggi la norma sui criteri che stabiliscono la biodegradabilità dei sacchetti di plastica fosse in vigore sarebbe toccato anche ai piccoli negozianti munirsi di sacchetti biodegradabili. Invece la legge attualmente in vigore prevede che i sacchetti bio siano distribuiti solo nei supermercati. In giro dunque tanti sacchetti fintobio ottenuti da plastica a cui sono stati aggiunti adittivi che aiutano la scomposizione ma che lasciano comunque il problema. Peraltro questi sacchetti sono venduti al pari delle bioplastiche e dunque assicurano un profitto più alto.

Chi la spunterà? Le piccole imprese o gli ambientalisti? Intanto chi ha a cuore l’ambiente può usare buste in stoffa, paglia o retine in cotone.

Foto | Flickr

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La guerra del petrolio nel Kazakhstan soffocata nel sangue tra il silenzio dei media

pubblicato da Marina

strage di operai in kazhastan

La storia che vi racconto entra nel più ampio scenario degli approvvigionamenti energetici del Kazkhstan, centro Asia, dove si muore per il petrolio. C’è in atto, almeno dal 2008 una protesta alimentata dagli operai specializzati che lavorano alle estrazioni e alle raffinerie. I motivi sono prettamente sindacali e le richieste consistono in migliori condizioni di lavoro e salari più alti.

Ma gli scontri degli ultimi giorni con le forze governative che tentano il controllo sono state durissime e il bilancio come riporta Fulvio Scaglione vicedirettore di Famiglia Cristiana conta 11 morti, 90 feriti e 70 arresti. La disparità è evidente: a beneficiare della ricchezza prodotta dal petrolio non sono gli operai che si sporcano le mani e ci muoiono perché senza tutele né per la salute, né per la sicurezza, né per l’ambiente (figuriamoci!).

Il Kazakhstan esporta 1,5 milioni di barili di petrolio che per il 20% arrivano Cina. Scrive Scaglione:

Così si consuma in queste ore uno scontro tra i privilegiati di due classi, quella dei poveri (gli operai petroliferi) e quella dei ricchi (i burocrati dello Stato), che lascia indifferente la gran massa della popolazione. Un altro segnale dell’irrisolta transizione post-sovietica.

Via | EastJournal, Fulvio Scaglione, HRW
Foto | EastJournal

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Eye on Earth Summit a Abu Dhabi

pubblicato da Marina

Sua Altezza Sheikh-Hamdan Si sta tenendo in queste ore e fino a domani l’Eye on Earth Summit a Abu Dhabi. E’ organizzato dall’Agenzia per l’ambiente di Abu Dhabi e dall’ UNEP e con un botto di sponsor di lusso: da Google e Microsoft. Tra i relatori Bill Clinton, Jane Goodal e Philippe Costeau.

E di cosa si discuterà nei lussuosissimi edifici della capitale degli Emirati Arabi Uniti, nonché terra di petrolio? Di come poter avere maggiore accesso ai dati ambientali e sociali per garantire un miglior processo decisionale, specialmente nelle economie emergenti.

Le parole di Bill Clinton pronunciate al Summit però risultano quanto meno stonate se riferite allo scenario economico che lo sta ospitando:

Il modello economico che noi abbiamo seguito non è sostenibile a causa del modo con cui consumiamo energia e per l’esaurimento delle risorse. In questo contesto, questo è un incontro ottimo e quanto da voi focalizzato sull’uso dei dati è profondamente importante.

L’obiettivo degli sceicchi è di avere un piano concreto per un economia sostenibile (senza petrolio? ci chiediamo?) da qui al 2030 e l’incontro, comunque, è propedeutico al Summit mondiale sullo sviluppo sostenibile che si terrà nel 2012 in Brasile.

Via | Green Prophet, EOE
Foto | EOE

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Petrolio: Regole severe per le perforazioni, ma solo in Europa

pubblicato da Nestor Carnevali


Nuove regole europee, più rigide e rigorose, dovranno essere rispettate dalle compagnie petrolifere per le perforazioni in mare nei tratti entro le 200 miglia dalle coste europee. Lo ha stabilito la Commissione Europea rompendo la prassi che prevedeva sempre norme che incidevano soltanto nella fascia costiera, entro le 12 miglia. Le compagnie petrolifere che effettuano perforazioni in acque UE dovranno rendere pubbliche le loro procedure di sicurezza dettagliatamente e dimostrare di essere solvibili in caso di incidenti.

Lo scopo è quello di verificare se la compagnia X è in possesso delle risorse necessarie per (provare a) ripulire il mare e le coste in seguito ad un incidente su una piattaforma. Una garanzia economica così stringente fino ad ora non era stata mai richiesta, ma non c’è da essere troppo contenti.

Queste regole, presentate dal commissione europeo per l’energia Guenther Oettinger, non saranno vincolanti per le compagnie europee nel resto del mondo. Tanto per fare un esempio la Shell potrà continuare (se lo vorrà) ad applicare standard di sicurezza ridicoli, con perdite ormai endemiche e non accidentali, nei paesi più poveri e con i governi più corrotti nel sud del mondo mentre nel Mare del Nord dovrà rispettare le rigide normative europee. Una contraddizione evidente, un’ipocrisia risolvibile con il semplice riconoscimento del fatto che “un europeo” (in questo caso una compagnia petrolifera europea) dovrebbe rispettare le regole europee anche quando opera in altri continenti. Troppa grazia.

[Via | The Guardian]

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Libia, morto Gheddafi gas e petrolio vanno ai francesi

pubblicato da Marina

petrolio e gas libicoi ai francesi dopo la morte di gheddafi

Gheddafi è morto (qui la cronaca di Polisblog) e ora una domanda sorge spontanea: tutto il petrolio e il gas disponibile in quali mani finiranno? Probabilmente non in quelle italiane bensì in quelle francesi. La sporca guerra per l’oro nero, innescata da Sarkozy e malamente appoggiata dagli italiani, dunque, si conclude con la morte del dittatore e con l’apertura di nuovi scenari sull’approvvigionamento energetico.

Appena due giorni fa su Investir la notizia che la francese ha investito 30milioni di dollari fino al 2015 per la modernizzazione delle infrastrutture petrolifere e gasiere, così come dichiarato da Christophe Lecourtier, direttore generale dell’agenzia Ubifrance. L’obiettivo è portare la produzione di petrolio libico a 3 milioni di barili al giorno.

Leggo da Investir:

Total è in trattative con i leader della transizione Consiglio nazionale libico (CNT) per espandere la propria attività a livello locale e prevede di sviluppare un’attività sul gas naturale liquefatto (GNL).

All’Italia resta il gas che arriva attraverso Greenstream riaperto una settimana fa da Eni.

Foto | Flickr

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Marea nera in Nuova Zelanda: la Rena si sta per spezzare

pubblicato da Nestor Carnevali


Il destino della Rena sta tenendo con il fiato sospeso i neozelandesi quanto l’imminente finale del campionato mondiale di Rugby che vedrà impegnati gli All Blacks contro la Francia. La situazione della nave portacontainer, incagliatasi al largo della Nuova Zelanda per un errore umano, potrebbe rapidamente peggiorare. Nonostante le 350 tonnellate di petrolio disperse in mare abbiano già provocato la morte di 1.250 uccelli marini e gravissimi danni nel tratto di mare coinvolto il peggio dovrebbe ancora venire. Il lavoro di svuotamento dei serbatoi è stato reso difficile dalle avverse condizioni meteorologiche e i timori iniziali sembrano confermarsi: la nave è destinata a spezzarsi in due liberando in acqua altre 1000 tonnellate di carburante.

Secondo quanto riferisce il New Zealand Herald gli stessi venti e le onde che impediscono alle squadre di soccorso di liberare la nave dal suo carico (11 dei container trasportano sostanze pericolose) stanno mettendo a dura prova l’integrità strutturale dello scafo già gravemente danneggiato dall’urto con la barriera corallina. Tutto il lavoro fatto dai volontari sulle spiagge di Tauranga potrebbe rivelarsi inutile se lo scafo dovesse effettivamente spezzarsi in due. Se questo scenario dovesse avverarsi i danni ambientali sarebbero di portata drammatica.

Foto | New Zealand Herald

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Marea nera in Nuova Zelanda causata da errore umano

pubblicato da Marina

la rena incagliata nel reef rischia di spezzarsi

La marea nera che ha colpito le coste della Nuova Zelanda a 12 miglia nautiche da Tauranga, sulla costa est di North Island è stata causata da un errore umano. Una settimana fa la nave portacontainer Rena battente bandiera Liberiana si è incagliata nel reef, secondo le accuse, per una errata manovra. Dopo l’incidente è iniziata la fuoriuscita di carburante, circa 300 tonnellate di petrolio.

Per ora è stato accusato il capitano, un filippino di 44 anni, comparso stamane dinnanzi la Tauranga District Court, ossia il tribunale. Rilasciato su cauzione si dovrà ripresentare il prossimo 19 ottobre. Rischia una multa da 10mila dollari neozelandesi e l’arresto fino a 12 mesi.

La situazione ambientale è grave e preoccupa non poco i neozelandesi. Il carico contava 1368 container di cui 11 contenenti sostanze pericolose. Ora si teme che a causa delle onde alte e del maltempo la Rena si possa spezzare rilasciando altro petrolio. Intanto volontari sono a lavoro sia per pulire le spiagge sia per salvare gli animali coinvolti nell’incidente.

Un dato interessante: i media neozelandesi stanno trattando la vicenda al pari di un crimine efferato tanto da voler pubblicare in prima pagina la foto del capitano, azione però sospesa dal tribunale che ha impedito la diffusione dell’identità dell’ufficiale. Qui trovate i video della Rena incagliata e della comparsa del capitano in tribunale.

Via | Stuff
Foto | Stuff

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