
Secondo il 43% degli italiani la raccolta differenziata è la vera soluzione alla gestione dei rifiuti. Anzi, a essere precisi, oltre a apprezzarla, pensano che vadano elevate multe verso chi non la adotta.
Il risultato è emerso dal sondaggio commissionato da CIA-Confederazione italiana agricoltori. A credere, al contrario, nella distruzione dei rifiuti attraverso gli inceneritori, appena il 15% degli intervistati;per il 32% è necessario incentivare l’uso di materiali biodegradabili, mentre per l’8% è oramai necessario volgersi verso uno stile eco-friendly. Infine solo il 2% ritiene l’invio all’estero dei rifiuti per lo smaltimento una soluzione praticabile.
Sottolineano gli agricoltori di Cia che la differenziata per il settore rappresenta una vera ricchezza:
Da una raccolta differenziata e organizzata dell’umido, si potrebbe ottenere molto più compost per concimare i terreni, evitando l’uso di fertilizzanti chimici. E favorendo, di conseguenza, un’agricoltura più “naturale” e “a impatto zero” sull’ambiente. Senza contare lo sgravio dei costi produttivi, visto che il compost ha un prezzo inferiore rispetto ai concimi industriali.

Tommaso Sodano vicesindaco di Napoli nonché assessore all’Ambiente con il primo cittadino Luigi de Magistris sembra essere riuscito a quadrare il cerchio: della raccolta differenziata e della sua estensione i cui costi saranno coperti dal Ministero dell’Ambiente, Governo e Conai.
Oggi la conferenza stampa di presentazione del piano, a cui hanno preso parte anche il Ministro Prestigiacomo e Roberto De Santis presidente Conai. Conferma Sodano che non c’è l’intenzione di costruire un nuovo termovalorizzatore, volontà per ora messa da parte dal ministro Prestigiacomo. E dopo le fatiche politiche tutti da Gambrinus per un caffè e una sfogliatella.
Leggo la notizia scritta direttamente da Sodano che la pubblica come nota sulla sua pagina su Fb:
Il piano predisposto dall’ASIA per l’estensione della raccolta differenziata integrale previsto per il 2012, che porterà ad oltre 500 mila abitanti serviti dal servizio di porta a porta .I quartieri coinvolti saranno Vomero, Fuorigrotta, Chiaia, San Ferdinando e il Centro Antico. Questo piano va in continuità con quello previsto per il 2011 che coinvolgerà gli abitanti dei quartieri Posillipo, Ponticelli, Barra e Quartieri Spagnoli ed il completamento dei quartieri Scampia, Colli Aminei e Bagnoli. Questo piano ha il doppio scopo di incrementare considerevolmente le percentuali di raccolta differenziata e parallelamente di limitare sempre di più le quantità di rifiuti residui da smaltire in discarica. Già nel 1° semestre 2011 grazie al porta a porta si è evitato lo smaltimento in discarica di 45.500 ton di rifiuti urbani. Un’Amministrazione che si muove e produce concretamente, ottenendo l’appoggio umano ed istituzionale anche del Ministro Prestigiacomo, la quale dichiarando di voler insistere e di voler aiutare Napoli nella “sfida” della raccolta differenziata, ha tenuto a precisare che il porta a porta rappresenta solo il primo ma fondamentale passo verso il ciclo virtuoso dei rifiuti. Il Ministro ritiene, infatti, che la questione vada affrontata al di la delle divisioni politiche ed ideologiche. Uniti nella sfida per una Napoli pulita e, precisa il Ministro, legalizzata, essendo, infatti, la legalità il presupposto di un vero cambiamento. Sottolinea, inoltre, di apprezzare la partecipazione dei napoletani e la volontà che stanno dimostrando nel voler riscattare l’immagine di una delle più belle città del mondo.
Da quel che ho potuto capire quindi, ci sono le premesse economiche anche se praticamente i soldi arriveranno solo nel 2o12. Ma d’altronde cosa potranno essere ancora pochi mesi di attesa davanti a un emergenza rifiuti e ambientale che dura ininterrottamente da 20 anni?
Foto | Flickr

Il Rapporto sugli “Indicatori ambientali urbani” 2010 redatto dall’Istat fotografa una situazione dell’inquinamento nelle principali città italiane in miglioramento rispetto al recente passato. Il dato più interessante è quello del superamento di concentrazione nell’aria di particelle PM10. Rispetto al 2009, anche con il contributo di “fattori meteo-climatici” (molto banalmente “la pioggia”), il numero medio di giorni nei quali l’aria nelle città monitorate hanno fatto registrare del valore limite per “la protezione della salute umana” è stato di 44,6 giorni contro i 54,1 del 2009.
Sono comunque 51 i capoluoghi di provincia in cui nel 2010 la soglia è stata superata per più di 35 giorni, il limite di legge che impone le classiche misure di contenimento e prevenzione delle emissioni. Le criticità rimangono le stesse: nel 63,9% dei casi il superamento del limite avviene a causa del traffico urbano, i trasporti stradali restano la principale fonte di inquinamento da PM10.
Le notizie migliori arrivano da città come Napoli (-75 giornate in meno rispetto al 2009), Genova -39 (che scende sotto la soglia delle 35 giornate annue), Bari -38, Roma -28, Verona -23, Firenze -22 e Milano -21. In controtendenza Bologna (+13 giornate), Venezia (+7) e Palermo (+3). Rispetto all’inquinamento dell’aria gli altri indicatori sono stabili e non rappresentano significativi miglioramenti nella direzione di un miglioramento della qualità dell’aria. Ci riferiamo al tasso di motorizzazione (numero di auto private per mille abitanti) che nei capoluoghi è di 614,8 (+0,6% rispetto al 2009) l’uso dei mezzi pubblici che sale dello 0,6% appena.
Continua a leggere: Inquinamento: Rapporto Istat 2010, migliora la qualità dell'aria
Ricordate la vicenda di Vincenzo Cenname Sindaco di Camigliano (Ce)? Ebbene, dopo essere stato sospeso dal ministro Maroni è stato rieletto a furor di camiglianesi (77,76%) nella scorsa tornata elettorale e ha ripreso il suo progetto di raccolta differenziata porta a porta.
Cenname fu sospeso dal Ministro Maroni perché si rifiutò di trasmettere alla Provincia gli elenchi TARSU per evitare che fosse smantellato il sistema di raccolta differenziata arrivato al 70%. Nell’intervista rilasciata a City, Cenname spiega il suo gesto di disobbedienza alla Legge 26/2010, quella nata ad personam per la Campania:
Avrei dovuto smantellare il sistema porta a porta con cui avevamo raggiunto il 70% di raccolta differenziata per consegnare la gestione al Consorzio provinciale, un vero “carrozzone” (eredità del Consorzio unico di bacino Napoli-Caserta, già commissariato per inadempienza e su cui gravava l’ombra dell’infiltrazione camorristica, ndr).
A proposito della Legge 26/2010 che vuole la creazione di consorzi provinciali che gestiscano raccolta e smaltimento dei rifiuti, spiega il sindaco che:
C’è un contenzioso in corso e il caso potrebbe fare emergere profili di incostituzionalità della legge. C’è una richiesta al Tar che ad ottobre deciderà se trasmettere il fascicolo alla Corte Costituzionale. Nel frattempo seguiamo l’evolversi della situazione nella Società provinciale e della situazione politica.
A Camigliano, comune di 2000 anime intanto, prosegue la raccolta differenziata e il prossimo obiettivo è arrivare all’80%. In più accanto alle luci a risparmio energetico e pannolini lavabili al nido comunale arriveranno due fontanelle pubbliche per l’acqua che distribuiranno anche quella frizzante, così da evitare ai camiglianesi di immettere nell’ambiente bottiglie di plastica.
Foto | Vincenzo Cenname su Fb
Scrive Vincenzo De Luca sindaco di Salerno sulla sua pagina Fb:
Hanno approvato un decreto legge sui rifiuti che è acqua fresca: non cambia nulla, semplicemente consente accordi diretti delle regioni. Ma Caldoro continua ad avere un approccio al problema come se non lo riguardasse…
La critica al governatore della Regione Campania la dice lunga sullo stallo che si vive nelle amministrazioni rispetto a un problema che richiede termini più rapidi e coordinamento per essere risolto. Tradotto: bastoni tra le ruote alla neo amministrazione di de Magistris. Ma il sindaco non fa un plissé (in alto il video della visita all’autoparco dell’Asìa) e tira dritto per la sua strada. Fa sapere via Fb che ha contattato già 10-15 comuni che però devono attendere il nulla osta delle rispettive amministrazioni regionali. Ma avanza una proposta:
che venga introdotta una modifica: che, quando c’è un accordo tra Comuni al di sopra di 400-500mila abitanti, ci possa essere l’accordo diretto senza passare per il nulla osta regionale. Modifica che snellirebbe il processo e farebbe finire i veti, aprendo a una bella stagione delle municipalità.
E così, se ci fosse questa possibilità Giuliano Pisapia sindaco di Milano che vorrebbe aiutare i napoletani, sarebbe libero di farlo contro il no espresso dalla Regione Lombardia e dalla Lega che pure si è battuta all’ultimo consiglio ei ministri affinché non arrivassero al Nord i rifiuti dei napoletani. Tommaso Sodano, assessore all’ambiente e vicesindaco di Napoli, ha chiarito che l’aiuto chiesto sarebbe solo momentaneo e che Napoli e la Campania si stanno attrezzando per raccolta differenziata (l’obiettivo è arrivare al 70%) porta a porta e compostaggio.
Primi passi verso la normalità. Ecco cosa sta accadendo a Napoli in queste ore in una città sepolta sotto la monnezza di anni di emergenza rifiuti. Nessuna promessa miracolistica, ma piccole azioni che contribuiscono a creare una rete di raccolta differenziata. Si inizia con l’ordinanza del sindaco de Magistris e si prosegue con la prima installazione di isola ecologica mobile (il video in alto) voluta dall’assessore all’Ambiente Sodano nonché vicesindaco. Il Ministro all’Ambiente Stefania Prestigiacomo, assicura che per incentivare la raccolta differenziata in Campania ci saranno 150milioni di euro e provvedimenti ad hoc che aiutino il trasferimento della monnezza.
Le cronache del mainstream mediatico ci raccontano di tafferugli, sacchetti bruciati, roghi, omettendo di scrivere o di dire che sono atti intimidatori della camorra ai danni dei cittadini napoletani perbene.
I punti del programma di Sodano sono:
Continua a leggere: Emergenza rifiuti a Napoli, il video delle isole ecologiche mobili
Ormai sommersi da iniziative di ogni genere, festività laiche, appuntamenti più o meno etici o sostenibili, non poteva certamente mancare all’appello il Green office day. Per il terzo anno consecutivo, infatti, viene celebrata nel nostro paese la giornata dell’ufficio sostenibile, quella in cui impiegati e uomini in carriera di tutte le età decidono - per un giorno - di recarsi sul proprio posto di lavoro utilizzando i mezzi pubblici, la bicicletta o - addirittura! - andando a piedi. Oltre a ciò, gli uffici interessati al progetto devono porre in essere altre modalità amiche dell’ambiente come, ad esempio, l’utilizzo di carta riciclata, la lettura di file e documenti direttamente dal pc onde evitare la proliferazione di supporti cartacei, ecc.
Altro tasto dolente, poi, su cui il Green Office day pone l’accento è l’eliminazione dei file inutili dal computer aziendale. Via spam e messaggi obsoleti dalla nostra casella di posta, quindi, rei di generare almeno 0,3 grammi di biossido di carbonio (pari alle emissioni di un’automobile che percorra un metro di strada) ricordando, poi, che l’energia sprecata in un anno per i milioni di messaggi di posta indesiderata sarebbe pari a 33 miliardi di kilowattora! E così via, in un crescendo di iniziative di semplice buon senso come fare la raccolta differenziata, evitare l’utilizzo di tazze per il caffe’ o bicchieri usa e getta che non si capisce proprio perché debbano essere poste in essere solo oggi.Insomma: a cosa serve la giornata del green office se poi per tutto il resto dei giorni lavorativi i pc rimangono accesi “sine die”e si mette l’aria condizionata a palla?

L’impronta ecologica è “la quantità di territorio produttivo consumato per sostenere il consumo di risorse e la richiesta di assimilazione di rifiuti di una determinata popolazione“. Il concetto è largamente connesso a quello della sostenibilità ed è un fatto noto che la popolazione mondiale, in particolar modo quella dell’occidente industrializzato, adotta uno stile di vita lontanissimo da quello che responsabilmente dovrebbe avere.
Mangiare troppa carne o troppo pesce, non preferire alimenti a “Km zero“, non fare la raccolta differenziata, ma anche consumare troppa energia, sia per muoversi sia per riscaldarsi. Lo facciamo tutti, anche chi crede di essere un fervente ecologista spesso porta con sé un’impronta ecologica tale che ci sarebbe bisogno di 3 o 4 pianeti come il nostro per assorbirla se tutti adottassimo un identico stile di vita.
Per avviare un cambiamento virtuoso è fondamentale conoscere i propri limiti ed in questo senso ci viene incontro il sito del Global Footprint Network che ha sviluppato un breve questionario, anche in italiano, per calcolare la nostra impronta ecologica. Lo trovate qui. Va detto che di questo tema ne avevamo scritto già nel 2005, ne abbiamo scritto negli anni successivi, eppure sembra rimanere sempre lì, immutato aldilà dei risultati. Lo abbiamo provato e abbiamo capito, ma ci ha aiutato realmente? Sembra di no. In ogni caso, una bella ripassata non fa mai male e dunque ricalcoliamo la nostra impronta ecologica e vediamo se, davvero, saremo in grado di mettere in pratica quei piccoli gesti che ci aiutano ad avere un ambiente più sano.
A Love Story… In Milk from Catsnake on Vimeo.
Nuovo azzeccatissimo spot dell’associazione ambientalista Friends of the Earth sul tema della gestione dei rifiuti. Creativo, originale e romantico. La storia di due contenitori (in plastica) per il latte. I due protagonisti si incontrano nella fabbrica che li confeziona e il destino li tiene insieme. Dal trasporto fino al supermercato, persino sugli scaffali e infine nel momento in cui vengono acquistati dallo stesso acquirente.
L’intero ciclo d’uso lo vivono romanticamente vicini, fino al momento di essere smaltiti…
Non vogliamo rovinarvi la sorpresa, il breve filmato è da vedere, ma vi possiamo anticipare che si conclude con l’invito ai cittadini di far pressione perché il proprio governo, locale e nazionale, faccia di più per il riciclo dei rifiuti e la raccolta differenziata. Una strategia di comunicazione differente che non tende semplicemente a responsabilizzare i soggetti, ma a chiedere un intervento al singolo perché percepisca il tema della gestione dei rifiuti fondamentale per distinguere una buona amministrazione da una cattiva.
La Fee (Fondazione per l’educazione ambientale) in collaborazione con l’Unep ha assegnato le Bandiere Blu per il 2011. In totale sono 233 (ma nel numero è compreso anche l’elenco degli approdi turistici e non solo le spiagge), un paio in più rispetto all’anno scorso. Per il resto cambia molto poco.
Non cambia l’ormai storica difficoltà del sud Italia ad ottenere questo riconoscimento (Sicilia 6 bandiere, Sardegna 5 e Calabria 5) e non cambia, soprattutto, il valore reale della Bandiera Blu. A fronte dello slogan quasi pubblicitario di “spiagge più belle d’Italia”, al quale si aggiunge spesso quello di “spiagge più pulite d’Italia”, il reale valore ambientale di questo riconoscimento è relativamente basso.
Le Bandiere Blu, infatti, premiano più che altro la compatibilità con l’ambiente delle strutture turistiche presenti nella spiaggia e i servizi al cittadino-bagnante. Attenzione: per ottenere la bandiera la spiaggia deve essere pulita, non deve avere l’ecomostro dietro l’ombrellone e deve rispettare determinati canoni in fatto, ad esempio, di raccolta differenziata dei rifiuti. Quest’anno, poi, grazie alla collaborazione con Enel si è scelto di premiare anche il risparmio energetico degli stabilimenti.
Continua a leggere: Bandiere Blu 2011: l'elenco delle spiagge premiate