Parla della sua esperienza Tiziano Remor della P-One e dell’esperienza del riciclo del cartone. Il Liveblogging lo trovate qui.

Questo albero di Natale è stato costruito con 100 biciclette vecchie dipinte in colori sgargianti che lo rendono un vero spettacolo. Specialmente di notte quando le luci lo illuminano.
Il particolare ”tree-cycle” si trova a Sydney e ha superato l’albero composto da 35 biciclette che lo scorso anno era stato installato in Bermondsey Square a Londra. Le biciclette sono state donate da un’azienda di riciclo locale.
Via | GreenDiary
L’Atelier del Riciclo è un negozio ma anche un’associazione di promozione sociale fondata da dalle giornaliste Grazia Pallagrosi e Chiara Bettelli, assieme all’astropittrice Alice Pazzi.
A Milano l’Atelier del Riciclo si trova in via Casale 3/A (zona Porta Genova) e oltre a vendere abiti e accessori ”verdi” quindi prodotti con materiali naturali o riciclati è anche la prima ”Swap Boutique” milanese.
Per poter prendere parte allo ”swapping” bisogna sottoscrivere un abbonamento grazie al quale si possono barattare senza limiti non solo abiti ma anche accessori, oggetti e pezzi di design.
Via | Atelier del Riciclo

Il gruppo Lucart presenta Eco Lucart Natural, la nuova carta che nasce dal riciclo del Tetra Pak.
Lucart Group, leader nel campo della carta, ha trovato un innovativo modo per utilizzare il Tetra Pak nella produzione della carta e grazie a questa scoperta è stato segnalato tra i migliori progetti nel Premio all’Innovazione Amica dell’Ambiente 2010 di Legambiente.
Le fibre di cellulosa contenute nei contenitori Tetra Pak, sono di qualità paragonabile alla cellulosa vergine, e conferiscono quindi al prodotto finito ottime doti di resistenza e assorbenza e una tinta avana chiaro simile al colore naturale del legno.
La tecnologia sviluppata da Lucart Group permette di utilizzare in altre attività manifatturiere anche la parte di materiale plastico del Tetra Pak.
Via | Lucartprofessional

“Noi siamo il cancro della Terra”. Non usa mezzi termini Cristèl Carrisi, 24 anni, terzogenita di Al Bano e Romina Power, al debutto come cantautrice con l’album Il Tempo, il Nulla, l’Amore ed io… in cui, tra i vari temi, racconta il suo amore per la natura e il suo impegno ecosostenibile. Lo fa in particolare nel brano Custodi, quello bocciato allo scorso Sanremo giovani, in cui canta:
Questa terra non è mia né tua ma è nostra, siamo solo dei custodi.
Così ne spiega la nascita:
Avevo una melodia che continuava a girarmi in testa ed ero in aereo guardando il mondo dall’alto. Noi uomini sentiamo il bisogno di tracciare confini per delineare qualcosa che in fondo nessuno possiede. Conflitti ingiusti il cui unico risultato è il maltrattamento della Natura. Abbiamo la presunzione di pensare che la Terra ci appartenga quando invece siamo qui come ospiti momentanei.
D.:Un tema, quello della sostenibilità, che le sta molto a cuore. Mi dice Cristèl seduta al tavolino di un bar di Trastevere a Roma:
Io mi sento in colpa e sto male ogni volta che prendo un aereo.

Essere sostenibili per le aziende è possibile ma serve un contesto che gratifichi l’innovazione. È il messaggio portato al all’ottavo Forum internazionale per la salvaguardia della Natura di Cuneo dalla InterfaceFLOR, multinazionale di pavimenti modulari tessili che nel 1994 si è proposta un obiettivo: eliminare entro il 2020 qualsiasi conseguenza negativa sull’ambiente e diventare una impresa a impatto zero.
La sfida è partita dall’intraprendenza del presidente e fondatore dell’azienda, Ray Anderson, e da una sua presa di coscienza: l’essersi reso conto di essere un saccheggiatore della Terra. Racconta Ramon Arratia, responsabile sostenibilità dell’azienda:
Molti all’epoca lo hanno preso per pazzo o, al massimo, per ingenuo. Ma i risultati economici gli hanno dato ragione: oggi la InterfaceFlor ha il 30% del mercato globale di moquettes modulari e profitti per un miliardo di dollari.
Come sta inseguendo l’obiettivo la multinazionale di Atlanta? Eliminando i rifiuti, usando le energie rinnovabili, prolungando il ciclo di vita dei loro prodotti e praticando il riciclo.
Il riciclo vero consiste nel separare tutti i pezzi di un prodotto e nel riusarli per lo stesso prodotto. Per esempio riduciamo in polvere un tappeto e ce ne facciamo uno nuovo.
Continua a leggere: InterfaceFlor, la multinazionale di Atlanta con profitti a impatto zero

La quinta vasca di Bellolampo, la discarica palermitana che scoppia, può entrare in funzione: l’ok è arrivato dal Prefetto di Palermo Giancarlo Trevisone ed è valido già da ieri. La nuova vasca, però, non risolverà affatto l’emergenza rifiuti in città.
Al contrario, l’apertura del nuovo sversatoio non fa altro che spingere in avanti nel tempo la soluzione reale del problema: la quinta vasca, infatti, ai ritmi attuali potrà durare 5-8 mesi e poi Palermo sarà punto e a capo perchè, nel frattempo, la differenziata non parte.
Altra notizia di tenore assai simile è quella riguardante l’acquisto, da parte della municipalizzata Amia, di una trentina di autocompattatori per sostituire i mezzi gravemente danneggiati dall’usura.
O meglio, dal cattivo uso degli stessi: gli autocompattatori, infatti, entrano in discarica e si arrampicano sulla montagna di rifiuti mentre dovrebbero fermarsi prima, nella stazione di trasferenza che non è ancora pronta ma che, promette Amia, lo sarà a brevissimo.
Basterà a risolvere definitivamente l’emergenza? Ovviamente no perchè gli impianti necessari a dare il via alla filiera del riciclo e del recupero sono tutti al palo. Negli ultimi anni, infatti, a Palermo si è lavorato con un solo obbiettivo: i termovalorizzatori.
Via | Terra
Foto | Flickr
Prosegue, anche in Italia, la lunga e difficile strada per l’affermazione dell’industria del riciclo. Nel nostro paese già operano con risultati molto buoni i consorzi di recupero e riciclo e, recentemente, è stato approvato uno standard per i prodotti da materiali riciclati.
Da qualche mese, però, chi vuole intraprendere la strada della produzione di beni da materiali riciclati ha un’arma in più: Remade in Italy. Si tratta di una associazione che gestisce un marchio di qualità del tutto simile a quello classico del made in Italy, tanto apprezzato all’estero, ma garantisce anche che i materiali utilizzati siano provenienti da recupero.
All’associazione del marchio possono aderire i produttori di materiali riciclati, di prodotti realizzati con materiali riciclati, prodotti di riuso, ma anche le pubbliche amministrazioni attente all’ambiente e persino chi organizza eventi o progetti inerenti al riciclo dei materiali.
Via | Marraiafura, Remade in Italy
Foto | Flickr

Se siete in cerca di idee regalo ecologiche per la festa della mamma, potete provare con il riciclo creativo o con il fai da te, oppure pensare di dedicarle il vostro tempo libero, regalo immateriale che non consuma, non inquina e riempie di gioia.
Se siete per il regalo vero e proprio, ma naturale, invece dei classici fiori potete regalare a vostra madre una pianta in vaso, un set come quello che vedete in foto, acquistabile qui per circa 10euro, o una piccola Minì, una pianta grassa in una capsula di vetro che potrà usare come portachiavi. In alternativa, è carina anche l’idea del biglietto d’auguri che contiene al suo interno dei semi.
Se siete per un regalo particolare, e sempre gradito perché la mamma è anche una donna, potete invece scegliere una linea di prodotti di bellezza naturali nella composizione ed ecologici nel packaging, come quelli di Korres, oppure preparare con le vostre mani una crema idratante per il viso mela e miele e confezionarla riciclando un barattolino di vetro, un pezzo di stoffa ed un nastrino. Qualunque sia la vostra scelta, non dimenticate la dedica!

Pur di supportare la vostra squadra di calcio indossereste qualsiasi cosa? Allora i cappelli per uomo realizzati con vecchi palloni usati non dovrebbero impressionarvi troppo, né l’odore distogliervi dall’intento: tifare, tifare, tifare.
Niente in confronto alle divise della Nike per i mondiali 2010, ma per supportare la squadra del cuore in modo ecosostenibile, ognuno fa quel che può. Se volete prendere esempio dall’opera di upcycle del fotografo e designer Enrique Muda, potete ammirare qui sul suo sito i vari cappelli, prima di darvi al riciclo creativo pre mondiali di calcio.