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Tutti gli articoli con tag russia

Ecolife, la plastica ecologica dalle conifere siberiane

pubblicato da missunderstanding

conifereLeggo su Greenreport della scoperta, da parte di un gruppo di ricercatori siberiani, di un nuovo materiale ecologico simile alla plastica, ma a base di residui di conifere.

Il team di Novosibirsk ha realizzato il materiale a partire dalla lavorazione di aghi e rami delle conifere siberiane, senza l’aggiunta di nessuna sostanza legante. Il materiale, provvisoriamente battezzato Ecolife, ha le stesse caratteristiche di resistenza e adattabilità dei materiali agglomerati, senza però contenere la formaldeide perché provenienti direttamente dalla natura.

La produzione di Ecolife potrebbe risolvere il grave problema dello smaltimento dei rifiuti prodotti dall’industria del legname che interessa la Russia e portare alla produzione di nuovi materiali bio in sostituzione della plastica, diminuendo anche il rischio di incendi nelle aree di abbattimento delle conifere.

Foto | Flickr

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De Boer (UNFCC): "Russia, Usa e Giappone non si battono abbastanza contro i cambiamenti climatici"

pubblicato da Orangeskies


I grandi paesi industrializzati non mostrano l’ambizione che sarebbe loro necessaria nella lotta contro i cambiamenti climatici. E’ l’opinione di Ivo De Boer, segretario olandese dell’UNFCC (United Nations Framework Convention on Climate Change), organismo dell’ONU che si occupa di clima, durante una conferenza a Bonn, preparatoria del congresso di Copenaghen in cui si dovrebbe superare il Protocollo di Kyoto.

Gli obiettivi di riduzione dei paesi più ricchi, presentati finora da una trentina tra i paesi più industrializzati, tra cui quasi tutti quelli dell’Unione Europea, prevedono una riduzione delle loro emissioni, da qui al 2020, tra il 17 e il 26%.

Il gruppo ONU intergovernativo di esperti in cambiamenti climatici (IPCC), d’altra parte, ritiene necessario che le emissioni si riducano tra il 25 e il 40%, rispetto ai livelli del 1990, e questo sarebbe lo sforzo minimo da attuare per evitare danni al pianeta maggiori di quelli che si sono già verificati.

Ma la cosa più grave, secondo De Boer, è che tra i paesi che finora hanno presentato proposte, non figurano alcuni dei colossi del mondo industrializzato: in particolare, nell’elenco non figurano gli Stati Uniti (nonostante il new deal di Obama), il Giappone e la Russia.

Via | Informador
Foto | Flickr

Operato per tumore, ha un abete nel polmone

pubblicato da missunderstanding

rametto d'abete nel polmoneL’oncologo Vladimir Kamashev, che ha operato Artyom Sidorkin per sospetto tumore al polmone, deve aver pensato qualcosa tipo “Pensavo fosse un tumore, invece era un abete” ed essere rimasto senza parole quando ha trovato un rametto d’abete di 5 cm con gli aghi conficcati nel tessuto polmonare del paziente al posto del cancro.

Escludendo l’ipotesi che il ragazzo abbia potuto ingerire il rametto intero, mentre all’ospedale di Udmurtian studiano il pezzo di polmone che ha fatto germogliare l’abete, si vaglia l’ipotesi che il Artyom abbia potuto inalare il seme, germogliato poi tra gli organi interni del corpo umano.

Così come è successo al ragazzo, che non ha mai acusato la presenza di un corpo estraneo, chissà quante altre particelle l’essere umano inala ogni giorno senza percepirne né la presenza, né eventuali danni o disturbi causati da particelle estranee e/o inquinanti. Ad ogni modo, la domanda sorge spontanea: come ci è finito un rametto di abete all’interno di un polmone umano? Via con le ipotesi!

Foto | Flickr

Caldo torrido a Mosca

pubblicato da viviana


Effetti del cambiamento climatico? Da noi vedere persone che si rinfrescano nelle fontane o si sdraiano mezzi nudi nell’erba a prendere il sole non sono scene inusuali. A Mosca si, dove si sono registrati 30 gradi nei giorni scorsi. Quando faremo il bagno anche in Siberia?

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Prezzo del petrolio a $250 e paesi in via di sviluppo: ma davvero se pò ffa?

pubblicato da Matteo Razzanelli

Peak oil, prezzo petrolio e PVS - Fotomontaggio a partire da foto di polline e makeshiftlove su Flickr

Strano che Debora Billi di Petrolio non abbia commentato il recente editoriale di Giavazzi sul nuovo shock petrolifero, eppure sono convinto che Debora sarebbe completamente d’accordo a metà. Da una parte, si conferma la teoria di Debora, secondo cui ormai il peak oil sta lentamente, ma inesorabilmente, approdando sui media mainstream.

Stiamo parlando infatti - udite udite - della prima pagina del primo quotidiano italiano. Il sottotitolo del pezzo in questione e’ “La verità sulla crisi”. Apertura affidata al cap. XII dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni (nella citazione di Giavazzi qui di seguito, sono stati tagliati diversi passaggi contenuti nell’originale).

«La penuria si fece subito sentire, e con la penuria il rincaro. Ma quando questo arriva a un certo segno, nasce l’opinione che non ne sia cagione la scarsezza. Si suppone tutt’a un tratto che ci sia grano abbastanza, e che il male venga dal non vendersene abbastanza: supposizioni che non stanno né in cielo, né in terra; ma che lusingano a un tempo la collera e la speranza. […] La moltitudine attribuiva (il rincaro) alla debolezza dè rimedi, e ne sollecitava ad alte grida dè più generosi e decisivi. E per sua sventura, trovò l’uomo secondo il suo cuore […] il gran cancelliere Antonio Ferrer». [O Julio Tremonter?? mi chiedo io…].

Non penso però che Debora sottoscriverebbe la seconda parte dell’editoriale, secondo cui lo sviluppo di molti paesi del mondo attenuerà la contrazione dell’economia occidentale, grazie all’aumento dei consumi di beni e servizi principalmente in Asia (Russia e Cina). In questo caso, l’ovvia domanda è: ma questo sviluppo/aumento dei consumi, con quale energia dovrebbe realizzarsi? Come faranno quei PVS che non soddisfano internamente la propria domanda di energia a spendere soldi in beni e servizi se il petrolio arriverà - come prevedono dalla Gazprom - a $250/barile il prossimo anno? E in tutto questo come faremo NOI a convincere LORO a darci il LORO petrolio? Pagheremo $300? Invaderemo l’Iran? Oddio, forse mi sfugge un passaggio…. e temo sia questo (n.b. solo in inglese, sorry: però ne ho parlato anch’io tempo fa in italiano).

Foto | makeshiftlove e polline

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Russia, nei laghi cerchi di ghiaccio

pubblicato da Marina

Cerchi di ghiaccio

Le curiose formazioni di ghiaccio circolare che vedete nelle foto si sono manifestate in alcuni laghi della Russia. In alcuni casi, sono delle piccole formazioni intorno ad una più grande sempre circolare. Non si è ancora capito perché il ghiaccio abbia assunto questa forma. Simili formazioni sono conosciute anche in Canada.

Sono lo scherzo di buontemponi? Sono bizzarrie della natura? Sono le orme lasciate da Ufo? Sono causati dall’inquinamento? A voi i commenti.


Cerchi di ghiaccio

Cerchi di ghiaccio Cerchi di ghiaccio Cerchi di ghiaccio Cerchi di ghiaccio Cerchi di ghiaccioCerchi di ghiaccio Cerchi di ghiaccio Cerchi di ghiaccio

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La Russia spegne il secondo reattore nucleare per la produzione di plutonio

pubblicato da Marina

Reattore nucleare spento in Russia

La Russia ha chiuso il secondo dei suoi tre reattori per la produzione di plutonio, l’ADE5, ieri alla Siberian Chemical Plant a Seversk in Siberia. Lo riferisce AP che segnala anche che lo spegnimento avviene secondo i programmi stabiliti nel 2003 dagli accordi russo-americani per lo smantellamento di tutti i siti per la produzione di combustibile nucleare bellico. Ma la centrale non smetterà di lavorare e sarà riconvertita in una centrale atomica per uso civile, con un primo reattore che sarà completato nel 2015.

Durante il periodo della guerra fredda la centrale era stata tenuta segreta, ma dopo i primi accordi anche gli Stati Uniti hanno dismesso gli impianti di produzione del plutonio anche se si pensa che comunque vi siano ancora scorte di armi per 110 tonnellate, mentre in Russia si stima che ve ne siano 154 tonnellate.

Foto | Flickr

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Il mar Baltico collassa per l'inquinamento

pubblicato da Marina

L'orizzonte del Mar Baltico

Tarja Halonen, presidente della Finlandia dalle pagine del “Der Spiegel” lancia l’allarme sul grado di inquinamento del Mar Baltico e teme che l’ecosistema possa ”collassare” .

“Abbiamo uno dei maggiori problemi ambientali in Europa nei nostri porti -ha detto la Presidente Halonen- I livelli di inquinamento da sostanze tossiche nel Mar Baltico dovute agli allevamenti e alle acque di scarico che arrivano da San Pietroburgo, sono sconvolgenti. Il Mar Baltico rischia di crollare e il settore della pesca è in disperato pericolo . Abbiamo bisogno di un cambiamento radicale di direzione”.

E rispetto alle manovre che stanno coinvolgendo la riorganizzazione del bacino del Mediterraneo coordinate da Nicolas Sarkozy, la Presidente Halonen tiene a precisare: “Beh, tutti vogliono ottenere dei vantaggi. Quando la Finlandia ha proposto un piano per una “dimensione settentrionale” per la regione del Mar Baltico e di una più stretta cooperazione con la Russia verso la fine del 1990, siamo stati considerati con sospetto. Ecco perché è importante non chiudersi in un club all’interno dell’Unione europea, come Sarkozy sembra voler fare”.

Foto | Flickr

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Cindia vuole il petrolio dell'Africa

pubblicato da Marina

L'India aspetta il petrolio

L’India, terzo consumatore mondiale di petrolio (241 milioni di tonnellate l’anno, 4,8 milioni di barili al giorno) cerca di ottenere l’oro nero dell’Angola e strizza l’occhio al Venezuela, dopo essere stato battuto dalla Cina per i più vicini giacimenti di Kazakistan e Myanmar.

L’Angola ha una produzione di 1,9 milioni di barili al giorno ma giacimenti assai poco sfruttati e stimati pari alle importazioni indiane per 11 anni. Ma, ancora una volta, si trova a competere con Pechino, da anni attiva in Africa. Per la ricerca e lo sfruttamento dei giacimenti competono – secondo fonti dell’Angola - 43 compagnie estere, anche di India e Cina. In palio 11 licenze per giacimenti stimati pari a 9,6 miliardi di barili.

E non dandosi per vinta e per recuperare terreno nell’ex-Birmania, noncurante del non rispetto dei diritti civili, New Delhi ha chiuso un accordo per la costruzione di una vasta rete di trasporto merci con il Myanmar dal valore di 120 milioni di dollari. L’obiettivo è garantirsi anche un maggiore accesso fonti energetiche, di cui è ricco il Myanmar, e a contrastare la forte influenza cinese nella zona. Solo parlando di gas naturale, la ex Birmania possiede riserve (circa 2500 miliardi di metri cubi) pari all’1,4% di quelle mondiali.

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Fao: coltiviamo nell'Est Europa

pubblicato da Marina

Campi bel coltivatiSe i prezzi dei prodotti agroalimentari sono alle stelle e non accennano a diminuire , la Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) e la FAO, nel corso di una conferenza a Londra hanno discusso su come riuscire a promuovere una più stretta cooperazione fra settore pubblico e privato al fine di incoraggiare gli investimenti.

Secondo la FAO i prezzi alimentari sono aumentati quasi del 40 per cento nell’anno 2007. Sia la BERS sia la FAO ritengono che ci sia un significativo potenziale di produzione agricola non sfruttato nei paesi dell’Europa orientale e della ex Unione Sovietica, in particolare in Kazakistan, Russia e Ucraina.

In questi paesi negli ultimi anni circa 23 milioni di ettari di terreno agricolo sono stati ritirati dalla produzione, ed almeno 13 milioni di ettari potrebbero ritornare ad essere produttivi senza nessun costo ambientale aggiuntivo.

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