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Tutti gli articoli con tag sardegna

Nuovo incidente a Porto Torres. A finire in mare questa volta è acqua contaminata da gasolio

pubblicato da Simone Muscas

Olio combustibile in spiaggiaManco il tempo di tirare un sospiro di sollievo per quanto affermato ieri dalla Capitaneria di Porto Torres sul (presunto) rientrato allarme della marea nera, ed ecco arrivare un’altra notizia poco confortante. Nuovo allarme a Fiume Santo: questa volta a finire in mare è stata dell’acqua contaminata da residui di gasolio pesante provenienti dal circuito delle acque reflue oleose e riversatesi nello specchio d’acqua interno al Porto Industriale, sito localizzato proprio nell’area in cui una settimana fa è avvenuto il guasto.

Per far luce sull’episodio la Procura di Sassari ha aperto un’inchiesta con l’ipotesi di reato di danno ambientale. Il nuovo episodio non fa altro che far aumentare la rabbia della popolazione locale che nella giornata di ieri aveva recepito con titubanza le dichiarazioni della Capitaneria sul presunto rientrato allarme. Secondo alcuni rappresentanti di associazioni che si stanno occupando del caso, si tratta di un nuovo problema che si va a sovrapporre ad un altro problema (quello della marea nera appunto) che in realtà è tutt’altro che risolto. La questione infatti, sentite le testimonianze, non sarebbe affatto archiviata. Anzi.

In particolare, denunciano gli stessi rappresentanti, il petrolio oltre ad aver invaso ben oltre venti chilometri della vicina spiaggia di Platamona ha raggiunto una porzione di mare particolarmente ricca di cetacei. Inoltre testimonianze dirette di persone raccontano che ad essere in condizioni preoccupanti sono soprattutto i chilometri finali della spiaggia in questione, inquinati all’inverosimile. Ma c’è di più: chiazze di olio combustibile sono state rinvenute nella zona della Gallura (quindi nella costa orientale della Sardegna) ad una distanza di circa cento km dal luogo dello sversamento a mare; il fenomeno di una così lontana migrazione del prodotto, dicono gli esperti, sarebbe stato favorito dalle condizioni climatiche avverse.

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Disastro ambientale a Fiume Santo: i danni sono più gravi del previsto

pubblicato da Simone Muscas

Olio combustibile in spiaggia

Appena pochi giorni fa parlavamo del disastro ambientale di Fiume Santo (nei pressi di Porto Torres in Sardegna), dove a causa di un guasto tecnico è stata riversata in mare una grossa quantità di olio combustibile. Il danno, come avevamo riportato nel precedente post, non sembrava però destare particolare preoccupazione dato che, facevano sapere i responsabili degli impianti, si era riusciti ad intervenire tempestivamente mettendo la situazione sotto controllo.

Ma a distanza di alcuni giorni ecco venir fuori la triste realtà: la quantità di prodotto riversata sarebbe infatti stata di gran lunga maggiore rispetto a quella prospettata in un primo momento. Che si sia trattato di occultamento di responsabilità o di errore di valutazione poco importa, dato che in questi ultimi giorni nel vicino litorale di Platamona sono stati segnalati alti livelli di inquinamento ed ingenti danni all’ecosistema.

I litri di olio combustibile riversati in mare a causa del cedimento delle tubature che trasportano l’olio stesso sarebbero perciò più numerosi rispetto a quelli ipotizzati in prima fase; la minaccia per gli equilibri naturali e per l’ambiente sembra quindi particolarmente grave. Per accelerare i tempi di ripulita si sono attivati intanto, oltre ad un folto gruppo di operatori di E.On (la società responsabile dell’accaduto), alcuni gruppi di volontari facenti parte di diverse associazioni e partiti locali.

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Sardegna: per l'infestazione del giacinto d'acqua serve l'esercito

pubblicato da Simone Muscas

Giacinto d'acqua

I sindaci di alcuni piccoli centri della Sardegna (Zeddiani, Riola Sardo, Baratili e Nurachi) in provincia di Oristano lanciano l’allarme e chiedono l’intervento dell’esercito dato che da qualche giorno si trovano impotenti dinanzi all’infestazione del Giacinto d’acqua, la specie vegetale che sta portando al collasso il fiume Rio Mare Foghe che è collegato allo stagno di Cabras, una fra le zone umide più importanti per biodiversità della Sardegna. Su Ecoblog, appena qualche settimana fa, abbiamo riportato notizia dei possibili pericoli che l’infestazione di questa specie avrebbe potuto provocare se non si fosse intervenuti rapidamente sulla questione.

Ebbene proprio nei giorni scorsi lo spettro si è materializzato: si è infatti verificata una colossale moria di pesci nelle acque del fiume legata all’abbassamento dell’ossigeno presente nell’acqua; sta quindi accadendo quello che poco tempo fa un po’ tutti avevano annunciato con preoccupazione. Per tentare di debellare questa pianta da qualche settimana ci sono i mezzi e gli operai della Provincia di Oristano, i quali, nonostante gli sforzi, hanno dimostrato di non possedere né i mezzi né il numero di unità lavorative sufficienti poiché il giacinto d’acqua continua a svilupparsi e a rigenerarsi in modo velocissimo.

Tuttavia la richiesta dell’intervento dell’esercito è sembrata per alcuni una mobilitazione eccessiva che in realtà servirebbe semplicemente a nascondere le responsabilità di chi ha fortemente sottovalutato il problema in prima analisi. D’altro canto i sindaci locali si affrettano a far sapere che la situazione è ormai al limite del collasso e che il problema, indipendentemente dall’errore di valutazione nei tempi, sarebbe stato comunque fuori portata dagli interventi ordinari.

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Randagi: un consigliere regionale sardo propone di bruciarli

pubblicato da Peppe Croce

Randagi: un consigliere regionale sardo propone di bruciarliAllucinante proposta di un consigliere regionale della Sardegna: l’on. Gian Franco Bardanzellu, ex An, ha suggerito di rispondere all’emergenza randagismo nella sua regione con “misure straordinarie”. Ad esempio bruciando un cospicuo numero di cani randagi per toglierli di mezzo.

Come riporta Geapress, infatti, le idee del consigliere regionale sardo sono molto chiare: a mali estremi estremi rimedi

Davanti a un’emergenza bisogna avere il coraggio di misure forti. E anche impopolari. Per fronteggiare il randagismo, in attesa di migliorare le strutture di accoglienza, educare alla sterilizzazione e punire chi abbandona gli animali, sarebbe opportuno incenerire i cani abbandonati

E dire che Bardanzellu, che risulta essere un appassionato di caccia, dovrebbe avere abbastanza confidenza con i cani e con la normativa nazionale che li riguarda: microchip, sterilizzazione, maltrattamenti… evidentemente, però, per l’onorevole sardo questi cani randagi sono veramente troppi. La soluzione proposta, almeno, è temporanea:

Non ho mai pensato che incenerire i randagi debba essere la costante, tanto meno un’abitudine. Piuttosto è una misura eccezionale, perché l’emergenza è eccezionale. Io, nel breve periodo, non vedo altre soluzioni

E, allora, se l’emergenza è eccezionale ci permettiamo di chiedere all’onorevole Gian Franco Bardanzellu uno sforzo intellettuale eccezionale per partorire un’idea più moderata e, soprattutto, più rispettosa della normativa vigente in fatto di animali randagi.

Via | Geapress

Sardegna: muore a causa di una medusa. I nostri mari sono invasi da specie tropicali o soltanto episodio isolato?

pubblicato da Simone Muscas

MedusaSe l’accaduto avesse avuto luogo nei mari australiani non ci saremmo certo meravigliati, ma dato che il teatro dell’evento si chiama Sardegna ecco che qualche dubbio rimane. Nella giornata di ieri infatti una donna di 69 anni è morta a causa della frustata di una medusa dopo aver fatto un bagno a Porto Tramatzu nel comune di Villaputzu, vicino Cagliari.

La ragione che le avrebbe causato la morte sarebbe stata lo shock anafilattico. Episodio isolato da imputare a particolari caratteristiche fisiologiche della vittima o morte provocata dalla puntura di una specie non autoctona? Secondo alcuni esperti sarebbe da escludere la puntura da medusa dato che sembrerebbe non sia mai stato descritto alcun episodio mortale di questo tipo; per questo si è più propensi a pensare che la morte potrebbe essere provocata da altre cause.

Di solito infatti, continuano gli esperti, le meduse danno luogo a reazioni cutanee locali, mai a problematiche sistemiche così gravi. È chiaro, sottolineano, che si se trattasse di una specie particolare il dubbio potrebbe venire. E qui ripongo la mia osservazione; infatti, siamo davvero sicuri che non possa trattarsi di una medusa non tipica dei nostri mari?

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Gare di motonautica nel santuario dei cetacei

pubblicato da alessandra

Lo specchio d’acqua compreso tra Toscana, Corsica, Sardegna e Provenza è uno dei parchi marini più grandi d’Europa, noto per la multiformità delle specie marine che lo popolano. Suo scopo precipuo è garantire uno stato di tutela ottimale, proteggendo i mammiferi marini e il loro habitat dagli impatti ambientali negativi diretti o indiretti delle attività umane. Eppure, a fine luglio, è prevista una gara di motonautica proprio all’interno del Santuario dei Cetacei. Il Primatist Trophy 2010, infatti, partirà da Porto Azzurro -all’isola d’Elba - per arrivare fino a Talamone, passando per Porto Ercole. Una “gita” inquinante e altamente disturbativa dell’ambiente acquatico mentre aumentano i casi di delfini entrati in collissione con yatch nel Mediterraneo. Ma non si trattava di un’area protetta?

Poco tempo fa, noi di ecoblog ci siamo soffermati sul fattore cruciale della ottimale gestione delle riserve naturali come modalità prioritaria di protezione per molte specie animali e vegetali. Quando le Ap funzionano, in genere, la fauna - anche quella più minacciata - tende a tornare (come nel caso della foca monaca e delle Caretta caretta). Ma bisogna darle una chance. Quella che, evidentemente, nel Santuario dei Cetacei si è assolutamente decisi a negare. Già da tempo, infatti, Legambiente e WWF segnalano casi di lavaggio di cisterne in mare, passaggio di petroliere e la presenza di pescatori abusivi nelle acque, specialmente, dell’Argentario. Per non parlare del folle rischio di trivellazioni. Le associazioni ambientaliste, pertanto, chiedono a gran voce non solo che la manifestazione sportiva non abbia luogo ma, soprattutto, che la cabina di regia internazionale ( tra Italia, Francia e Principato di Monaco) funzionale al governo del Santuario e promessa già nel 2003, diventi al più presto operativa.

Via | WWF
Foto | Flickr

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Scoperta la lingua dei delfini: 14 suoni per comunicare

pubblicato da alessandra

Dopo quasi un ventennio di osservazioni a stretto contatto con i delfini, il team del professor Bruno Diaz Lopez, direttore del Bottlenose Dolphin Research Institute (BDRI), pare sia riuscito finalmente a venire a capo - almeno in parte- del complesso sistema di comunicazione di questi simpatici cetacei.

La ricerca ha avuto modo di snodarsi a partire dal 1991 nell’ambito dello spazio circoscritto del Golfo Aranci, in Sardegna, dove 62 tursiopi in libertà sono stati osservati e studiati nella loro più stretta quotidianeità. Sono potuti così emergere i comportamenti e le abitudini sociali complesse di questa specie facilmente veicolate da un vocabolario efficace che non differisce troppo da quello usato da noi esseri umani.

Attraverso un repertorio vocale composto da 14 segnali acusticamente differenti, i tursiopi riescono a comunicare facilmente con i propri simili grazie ad uno “spartito” che comprende squittii e fischi, ma con un’importante specifica: i fischi, in genere,nel momento in cui vengono emessi, si rivolgono a tutti gli animali presenti. Quando, invece, pur all’interno di un folto gruppo di individui, un delfino decide di comunicare solo con un altro suo simile, attraverso uno specifico segnale gli farà intendere che quel suono è rivolto esclusivamente a lui e a nessuna altro.

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La Corte di Giustizia Europea condanna l'Italia per il villaggio turistico Is Arenas

pubblicato da alessandra

Questa mattina, la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia in relazione all’inadempiente tutela del sito Is Arenas in Sardegna, vicino Oristano, dichiarato nel 2006 di importanza comunitaria (Sic) e per ciò stesso sottoposto alla direttiva Habitat (92/43/Cee). La norma, che ha lo scopo precipuo di tutelare gli ambienti naturali più vitali e caratteristici dell’Ue, nonchè la sua biodiversità, prevede la definizione una rete di tutela sul tessuto comunitario denominata Natura 2000 nell’ambito della quale vengono inserite tutte le aree di particolare pregio naturalistico e nei confronti delle quali gli Stati devono approntare appropriate strategie di sostegno e conservazione.

Nei confronti del Sic Is Arenas e delle sue caratteristiche dune, invece, questi accorgimenti sono stati omessi del tutto tanto da consentire la costruzione di un complesso turistico. All’interno del quale, poi, è stata persino consentita la realizzazione di un grosso campo da golf reo non solo di alterare irrimediabilmente la connettività ecologica delle area di pineta più rilevanti ma anche di aver agevolato l’introduzione di specie arboree estranee con conseguente sottrazione degli habitat.

Inoltre, denuncia la Corte, il piano di gestione provvisorio del Sic Is Arenas è stato approvato dalle autorità italiane in via del tutto tardiva e solo nell’aprile 2009, ben oltre la scadenza del termine ultimo fissato per il parere motivato complementare…

Foto | Flickr

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Eolico e mafia: Alfano chiede le carte alle procure

pubblicato da Peppe Croce

Eolico e mafia: Alfano chiede le carte alle procure

Sono numerose, in diverse procure italiane, le indagini in corso sulle possibili infiltrazioni criminali, anche mafiose, nel business delle autorizzazioni per gli impianti eolici.

Il quotidiano L’Unione Sarda riporta la notizia che il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha chiesto alle procure di Roma, Cagliari, Bari e Palermo maggiori elementi per capire le reali dimensioni del problema ma, a quanto pare, le prime tre avrebbero chiuso la porta al ministro proteggendo il segreto investigativo.

A Roma, ma per fatti riguardanti la Sardegna, è indagato infatti anche il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini. Niente di strano, quindi, che la procura non voglia passare le carte ad un ministro compagno di partito dell’indagato. Per quanto riguarda la Sardegna, così descrive lo stato delle indagini L’Unione:

A Cagliari la Dda ha aperto un fascicolo su possibili infiltrazioni mafiose, mentre il pm Pilia indaga sulla cessione di alcuni terreni nella zona industriale di Macchiareddu, destinati alla realizzazione di iniziative legate allo sfruttamento delle energie rinnovabili

Anche qui, quindi, le indagini sono ancora in corso e difficilmente Alfano potrà ottenere le informazioni che cerca. In Puglia, invece, come riporta la Gazzetta del Mezzogiorno la procura di Bari sta indagando su un parco eolico in un Zona di protezione speciale (Zps) a ridosso del parco nazionale dell’Alta Murgia:

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Nuovo piano di ripopolamento per le aragoste rosse in Sardegna

pubblicato da alessandra

L’aragosta, a causa della prelibatezza delle proprie carni, ha visto ridurre inesorabilmente il proprio numero nelle acque del Mediterraneo eppure, nonostante l’inserimento nell’appendice III della convenzione di berna, ben poche sono state le attività della penisola volte alla sua tutela. E’ senz’altro innegabile, però, che un mare sempre più depauperato delle proprie risorse ittiche comporti perdite anche economiche estremamente gravi. Per questo motivo, la Regione Sardegna avvalendosi dell’importante collaborazione dei pescatori intende adottare un piano di ripopolamento dell’aragosta rossa, ad oggi unico nel suo genere in Italia, e che trova il pieno appoggio dell’Unione Europea.

Così, con la firma del decreto di individuazione delle aree di tutela biologica e uno stanziamento di fondi pari a 1,250 milioni di euro, in Sardegna le aragoste avranno una chance in più di sopravvivere alle reti… I pescatori, consci dell’importanza del progetto, lavoreranno attivamnet nelle 5 aree marine e nelle 14 sotto-zone individuate affinché non si verifichino intoppi o incidenti di percorso. Grazie anche ad un team di biologi e veterinari, le giovani aragoste destinate al ripopolamento verranno marchiate e classifcate e per un tempo non inferiore ai 30 mesi - periodo necessario al raggiungimento dell’età riproduttiva - potranno crescere indisturbate… Inoltre, per agevolare la raccolta di fondi per il progetto e, contestualemnte, garantire agli stessi pescatori ulteriori entrate attività di multifunzionalità (come ristorazione, itti-turismo, pesca-turismo e visite subacquee) potranno essere avviate .

Foto | Flickr

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