Trasformavano limoni importati dall’Argentina e trattati chimicamente in pregiati limoni siciliani biologici. Tutto questo nel modo più antico e semplice del mondo: lavandoli e cambiandone il contenitore. La truffa è stata scoperta dai Carabinieri di Cassibile e dal Nas di Ragusa che hanno messo sott’occhio un magazzino di trasformazione agroalimentare dopo aver notato movimenti sospetti.
Perché vedere file di camion che scaricano casse di limoni importati in una terra, come la Sicilia, dove i limoni locali di certo non mancano, non poteva non dare nell’occhio. I Carabinieri, per questo, si sono appostati in attesa dell’arrivo della merce sospetta e, arrivati i camion, sono entrati dal retro beccando i truffatori con le mani nel sacco. O meglio, nella cassetta.
I limoni argentini venivano tolti dalle confezioni originali, sulle quali era chiaramente scritto in spagnolo che non erano biologici e men che meno siciliani, e lavati e confezionati in cassette indicanti l’origine siciliana e l’assoluta mancanza di trattamenti chimici. Una truffa alimentare bella e buona e che doveva rendere parecchio.
I militari, infatti, hanno sequestrato circa 150 tonnellate di limoni taroccati conservati nelle celle frigorifere del magazzino, per un valore stimato di oltre 300.000 euro.
Via | Siracusa News
Foto | Flickr

La notizia è vecchia, ufficiale da metà agosto, ma è passata stranamente sotto silenzio: la Regione Sicilia non applicherà più le indicazioni stilate dal Ministero dell’Agricoltura per la lotta al punteruolo rosso che divora come un cancro le palme italiane e che ha già fatto strage in Sicilia come in altre regioni del sud.
Questa decisione si evince dal decreto del 30 marzo 2010 dell’assessore regionale all’Agricoltura Titti Bufardeci, pubblicata solo nella gazzetta ufficiale del 13 agosto. Nel decreto c’è scritto:
Art. 1
Per quanto esposto in premessa, è revocato il decreto dell’Assessore regionale per l’agricoltura e le foreste n. 294 del 6 marzo 2007, concernente “Misure fitosanitarie per il controllo e la eradicazione del Rhincophorus ferrugineus (Punteruolo rosso delle palme)”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana n. 13 del 23 marzo 2007.Art. 2
Nel territorio della Regione siciliana si applicano le “Disposizioni sulla lotta obbligatoria contro il punteruolo rosso della palma Rhincophorus ferrugineus (Olivier), - Recepimento della decisione della Commissione n. 2007/365/CE” emanate con il decreto del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali del 9 novembre 2007, pubblicato nella G.U.R.I. n. 37 del 13 febbario 2008
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Palermo Energia Ambiente, la società posseduta che avrebbe dovuto costruire l’inceneritore all’interno della discarica palermitana di Bellolampo, è stata messa in liquidazione. L’assemblea dei soci si è riunita ieri e ha approvato la proposta dei commissari straordinari di Amia (l’azienda di igiene ambientale di Palermo) che, nel luglio scorso, avevano chiesto che si chiudesse anche formalmente con il vecchio piano dei rifiuti voluto da Cuffaro e ormai naufragato.
Pea è un raggruppamento temporaneo di imprese formato al 52% da Falck, Actelios, Epc Sicilia, Emit spa, Consorzio Asi e Safab e per il restante 48% dalla stessa Amia all’indomani dell’approvazione del contestatissimo piano Cuffaro che, nel 2002, impostò tutta la gestione dei rifiuti siciliani su quattro mega inceneritori da tre milioni di tonnellate l’anno. Cioè quanto si brucia attualmente in tutta Italia.
Cuffaro, alla vigilia dell’elezione di Romano Prodi a presidente del Consiglio dei Ministri, temette di essere revocato dalla carica di Commissario straordinario (e quindi gestore de facto) dell’emergenza rifiuti in Sicilia. Per questo trasferì tutta la gestione del sistema ad una agenzia appositamente creata, l’Agenzia regionale rifiuti e acque (Arra) in modo da poter far sopravvivere il suo piano all’alternanza dei governi nazionali.
Continua a leggere: Messa in liquidazione Pea, la società dell'inceneritore di Palermo
Sarà pure uno dei volti più noti, se non addirittura il più noto, dell’economia verde a livello mondiale con tutti gli impegni che comporta esserlo, ma il Prof. Jeremy Rifkin ci ha messo un po’ troppo per sconfessare il Piano energetico ambientale regionale siciliano (Pears).
La vicenda, se non si conoscono i dettagli, potrebbe sembrare strana e Rifkin potrebbe persino uscirne bene. Ma la realtà dei fatti è molto diversa da come la raccontano.
Tutto inizia il 13 aprile 2009 quando, all’interno di una gremita aula magna dell’Università di Palermo, Rifkin “battezza” il piano energetico siciliano accogliendo l’invito del governatore Raffaele Lombardo. Ma è un bluff.
Il piano in questione, infatti, è quanto di più lontano possa esistere dalle tesi di Rifkin. Forse non è nemmeno possibile definirlo un piano: un migliaio di pagine accumulate in un faldone (pronto da anni ma misteriosamente fermo nelle stanze degli ex assessorati regionali all’Ambiente e all’Industria), farcito di tabelle copia e incolla dal sito di Terna e da quello dell’Ufficio nazionale minerario idrocarburi e geotermia (Unmig).

Anche la Cgil regionale siciliana contro la nuova ondata di trivellazioni, a terra come a mare, nel territorio siciliano. In una nota stampa, infatti, il responsabile del Dipartimento Energia e Ambiente del sindacato, Alfio La Rosa, puntualizza che la Cgil ha cambiato rotta e indirizzo rispetto al passato: al ricatto “più petrolio o meno occupazione”, in pratica, i sindacalisti non ci credono più:
Il Sindacato non può e non potrà accettare il ricatto tra la tutela dell’ambiente ed il mantenimento dell’occupazione, soprattutto, se proviene da aziende che hanno e continuano a sfruttare ampiamente le risorse del territorio, senza procedere al completamento delle bonifiche del terreno e delle acque inquinate.
Il riferimento, per chi non l’avesse capito, è all’Eni che, nonostante i piani aziendali e i soldi stanziati dal Ministero dell’Ambiente ancora non fa le bonifiche a Gela e in altri siti industriali siciliani di sua competenza. Posizione, tuttavia, poco ideologica e molto pratica perchè subito stemperata da un ritorno alla realtà dei fatti:
Naturalmente, con la produzione e lo sfruttamento di idrocarburi dovremo convivere ancora per parecchio tempo, ma dobbiamo agire con l’obiettivo di ribaltare la produzione siciliana ancor oggi troppo legata al petrolio ed al gas, pertanto non va criminalizzata ogni tipo di trivellazione, sia per quelle già operanti o per altre che possono essere attivate, purché non creino danni e garantiscano la tutela dei beni culturali ed ambientali del territorio
Continua a leggere: Trivellazioni petrolifere, la Cgil siciliana: "La Sicilia non è il Texas"

La Capitaneria di Porto di Palermo ha scoperto un presunto maxi traffico di rifiuti speciali che coinvolge 13 società di mezza Italia che operavano, forse, con il benestare della criminalità organizzata, e i cui titolari sono stati denunciati per violazione delle misure straordinarie per l’emergenza rifiuti in Campania e Sicilia contenute nel decreto legge del 6 novembre 2008.
Si tratta, in buona sostanza, di un traffico internazionale di rottami metallici e di oli esausti. Le società interessate, infatti, sono tutte attive nelle autodemolizioni, nello stoccaggio e lavorazione dei metalli e nei trasporti pesanti. Nel dettaglio tali 13 società sono:
Autodemolizioni Castelvetrano (Tp), 3 Esse Sanfilippo di Isola delle Femmine (Pa), Demolfer 4 di Marsala (Tp), Smacom Santa Srl di Santa Ninfa(Tp), Lunardi Srl di Firenze, Mps di Palermo, Cassiba Trasporti di Vittoria (Rg), Roccella Trasporti di Palermo, Dm Trasporti di Catania, Autotrasporti Veloce di Bagheria (Pa), Italferro Santa Palomba di Roma, Rottami Metalli di Arese (Mi), Siciliana Metalli Servizi Industriali di Catania.

Durissima critica nei confronti della politica siciliana da parte di Gianni Chianetta, presidente di Assosolare, associazione di categoria dell’industria del solare fotovoltaico e termico.
Chianetta, intervenendo al PV Rome Mediterranean, fiera dedicata al solare, ha fatto notare che la Sicilia, pur avendo un vantaggio comparato elevatissimo rispetto ad altre regioni italiane, è mostruosamente indietro:
Una delle regioni italiane a piu’ alto potenziale per il settore, diversamente da realta’ come Lombardia e Puglia, dove il solare ha creato occupazione e la nascita di un tessuto imprenditoriale capace di attirare gli investimenti stranieri, ha perso il treno offerto dal primo e dal secondo Conto Energia
Continua a leggere: Assosolare boccia la Regione Sicilia: "Ha perso il treno solare"

Finalmente Vittorio Sgarbi si è mostrato per quel che è: non uno strenuo difensore del paesaggio, parola tra l’altro che in sé vuol dire tutto e niente, bensì un convinto e fattivo amico dell’industria del petrolio.
Secondo quanto riporta l’Agi, infatti, il sindaco di Salemi avrebbe scoperto le carte su petrolio, eolico e paesaggio invitando in città il professore russo Vladimir Kutcherov, noto per le sue teorie che negano il picco del petrolio, negano la pericolosità delle estrazioni petrolifere e auspicano che il petrolio sia alla base della produzione di energia nel XXI secolo, anche di più di quanto lo sia oggi.
Il professore, addirittura, vorrebbe riscrivere la storia scientifica del petrolio affermando che non si tratti di un combustibile fossile derivante dalla decomposizione, in milioni di anni, di materiale organico bensì del prodotto di alcune reazioni chimiche che da sempre sono in atto nelle profondità del pianeta terra.
Proprio per queste teorie Sgarbi ha invitato Kutcherov in città:
Continua a leggere: Vittorio Sgarbi getta la maschera: meglio il petrolio che l'eolico
Trivellazioni off shore? Not in my backyard. A meno che non paghino bene… In buona sintesi è quello che pensa la Regione Sicilia che, dopo aver cavalcato il panico da marea nera, torna ad occuparsi della questione con un occhio, ma forse anche due, al portafogli.
Sul blog di Raffaele Lombardo, vulcanico governatore siciliano, è stato pubblicato un video di circa cinque minuti in cui il successore di Cuffaro tratta due argomenti spinosissimi: il primo è quello della grande distribuzione organizzata dell’agroalimentare, che in questo post ci interessa poco, il secondo (dal minuto 2:40 circa in poi) è proprio quello delle trivellazioni di petrolio. Ecco una sintesi di cosa pensa Lombardo sull’argomento:
Abbiamo detto basta anche alle trivellazioni nei nostri mari. Un tema nel quale occorre cura, attenzione e un rigore estremo. Ci sono grandi gruppi che richiedono le autorizzazioni, certo, hanno referenti, dipendenti, uomini politici ben disposti ad ascoltarli. Ma vengono a prendere il petrolio da noi, e cosa ci danno? Due lire. Lo raffinano e a noi la benzina costa più cara che non nella Valle d’Aosta, dove costa la metà, ma anche nel Lazio o quant’altro. E noi per quattro posti di lavoro dobbiamo inghiottire veleno?
A parte la questione delle due lire, che eticamente è anche molto discutibile, il governatore dimentica come al solito di precisare che per le perforazioni off shore il parere della Regione conta come il due di coppe quando regna bastoni. Come dimentica di dire che le royalties sono due soldi sì, ma la Regione se le intasca lo stesso…
Continua a leggere: Il governatore siciliano stringe sul petrolio off shore: "Ci danno due lire"
Il video che vedete è stato realizzato nelle campagne della Sicilia centrale dall’agenzia di stampa Geapress in collaborazione con il Wwf siciliano. Le immagini sono state girate a poche ore dalla preapertura della caccia nell’isola e in molte altre regioni italiane.
Sostanzialmente documenta come i timori che Pier Francesco Rizza, presidente del Wwf Sicilia, aveva espresso pochi giorni fa quando lo abbiamo intervistato erano tutt’altro che una forma di allarmismo inutile. Rizza, infatti, ci aveva detto che l’apertura anticipata della caccia è un favore ai bracconieri poiché, essendo ancora nel pieno della stagione degli incendi, le Guardie Forestali hanno molta difficoltà a tenere sotto controllo la situazione.
Risultato? Metodi di caccia non consentiti, avvicinamento illegale dei “cacciatori-bracconieri” ad abitazioni e stalle e, ovviamente, consegna delle armi persino ai minori. Sia chiaro, non è sterile polemica nei confronti dei cacciatori che, fino a prova contraria, possono affermare di non essere bracconieri e di rispettare in pieno la legge. E’, però, una conferma ad un timore più che ragionevole: prima si apre la caccia, più si fa piacere a chi pratica il bracconaggio.
E questo a prescindere di quanti siano i bracconieri rispetto ai cacciatori che seguono la legge.