Ecco che ci risiamo con il tormentone delle Bandiere Blu, assegnate alle spiagge e alle acque d’Italia dalla Fondazione per l’Educazione Ambientale in collaborazione con il Consorzio nazionale batterie esauste. Quest’anno sono state assegnate 227 bandiere blu, ben 12 in più dell’anno scorso. Dopo il caso della bandiera blu di Marsala, si spera che quest’anno le 227 bandiere indichino sul serio le spiagge più pulite.
Per ottenere le Bandiere Blu i Comuni devono iscriversi alla competizione con una specie di autocertificazione sui requisiti relativi alla pulizia delle spiagge e delle acque e ai servizi offerti. Gli aspetti che vengono presi in considerazione per l’assegnazione delle bandiere non sono tutti legati alla qualità della spiaggia così come la può intendere il bagnante: si prendono in esame la qualità delle acque, la qualità della costa, servizi e misure di sicurezza, educazione ambientale e si analizzano anche gli approdi secondo criteri di qualità, presenza dei servizi e misure di sicurezza, educazione ambientale e reperibilità delle informazioni.
Trovate di seguito la lista delle bandiere blu assegnate quest’anno - presa dal quotidiano LaStampa: se manca all’appello la vostra spiaggia preferita chiedetevi perchè e se tra quelle della lista ne trovate qualcuna che tutto vi sembra tranne che meritevole di bandiera, siamo qui pronti ad accogliere lamentele e campanelli d’allarme, affinchè la bandiera blu possa diventare un reale segno indicativo dello stato delle coste e non una gara tormentone per le amministrazioni comunali desiderose di attrarre turisti.
PIEMONTE (1): Cannero Riviera
FRIULI VENEZIA GIULIA (2): Grado; Lignano Sabbiadoro
VENETO (6): Caorle, San Michele al Tagliamento-Bibione, Eraclea-Eraclea mare, Jesolo, Cavallino Treporti, Venezia-Lido di Venezia
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Ci siamo spalmati di creme solari. Abbiamo messo il costume in valigia e siamo pronti per iniziare le nostre vacanze al mare. Ma che fare con il nostro fedele amico a 4 zampe? Niente paura, ormai sono sempre di più gli stabilimenti che permettono a cani e padroni di prendere insieme la tintarella.
A San Mauro Mare, in Romagna, i cani sono accolti dallo staff della Fido Beach che mette a loro disposizione ciotole, brandine, doccia fresca e distributore di palette igieniche. Ad Albisola Mare, in provincia di Savona, il Bau Bau Village offre diversi servizi, come una piscina, un campo di agility ed un ristorante dove sono bene accetti anche nostri amici.
Per i più festaioli, a Rimini è possibile trovare una spiaggia attrezzata, la Beach33, nella quale è assicurata anche la reperibilità di un veterinario. Per gli amanti del lago, invece, il Casale di Martignano, nel Lazio, è una piccola oasi di tranquillità per cani e persone.
In molte altre regioni, inoltre, i Comuni garantiscono dei tratti di arenili con accesso libero agli animali domestici. Ma mi raccomando: rispettiamo sempre i regolamenti, le norme igieniche e la tranquillità degli altri. Buon Bagno!
Foto | Flickr
E’ stata oggi pubblicata in Gazzetta Ufficiale la direttiva europea 7 del 2006 relativa alla qualità delle acque di balneazione. L’Italia ha recepito la norma lo scorso maggio, pur avendone tempo fino al marzo 2008. In compenso ci consoliamo con i dati diffusi nei giorni scorsi dall’ex ministero della Salute che promuovono a pieni voti lo stato dei nostri mari.
Vediamo le principali novità della nuova normativa.
I parametri di analisi. Una delle innovazioni più importanti riguarda i parametri di analisi: 2 al posto dei precedenti 19. Gli esami saranno svolti per verificare la presenza di enterococchi intestinali ed escherischia coli. Qualora il profilo delle acque di balneazione mostri una tendenza alla proliferazione di macroalghe e/o fitoplancton marino, si procederò ad un’ispezione visiva delle acque di balneazione per individuare inquinanti quali residui bituminosi, vetro, plastica, gomma o altri rifiuti.
Come viene effettuato il monitoraggio. E’ compito degli Stati membri individuare ogni anno quali sono le acque di balneazione. Il primo rilievo si effettuerà prima dell’inizio della stagione balneare. Dopo di che verrà fissato un calendario di monitoraggio: le date di prelievo saranno distribuite nell’arco di tutta la stagione balneare, con un intervallo tra le stesse che non superi mai la durata di un mese.
Continua a leggere: Acque di balneazione, oggi in Gazzetta la nuova direttiva europea
Circa il 95% delle zone di balneazione costiere europee e l’89% di quelle su fiumi e laghi rispettano i valori fissati dalla normativa europea, ovvero dalla direttiva 7 del 2006. Lo rileva la relazione annuale in materia presentata oggi dalla Commissione europea.
Il dato è positivo, ma si potrebbe fare di più. Secondo l’esecutivo Ue il numero di zone di balneazione conformi ai requisiti minimi di qualità è rimasto stabile nel 2007 e la percentuale di località costiere che soddisfano i valori imperativi è diminuita di circa un punto percentuale. In calo anche il numero delle zone che rispettano i valori guida più severi ma non obbligatori fissati dalla direttiva è diminuito di oltre due punti percentuali.
Il commissario per l’Ambiente, Stavros Dimas ci va infatti cauto nel suo entusiasmo: “Malgrado un lieve deterioramento osservato nelle zone di balneazione costiere, la qualità delle acque di balneazione nell’Unione europea si mantiene elevata. Invito gli Stati membri a proseguire gli sforzi tesi a raggiungere la piena osservanza delle norme da parte di tutti i siti di balneazione, interni e costieri. Sono lieto di constatare una diminuzione del numero di siti di balneazione cancellati dagli elenchi delle zone sottoposte ad analisi, che sfuggono in tal modo al controllo ufficiale.”
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L’ombrellone Apsara è l’evoluzione in chiave ecologica del trinomio ombrellone, energia solare e praticità d’uso: di giorno il tessuto nella parte esposta al sole cattura energia che viene utilizzata di notte per illuminare le serata chic con lampade luminescenti. Il sistema non usa accumulatori esterni, l’energia viene raccolta e “conservata” nel tessuto facendone un prodotto maneggevole e trasportabile senza problemi.
Un’idea semplice ma allo stesso tempo pratica per sfruttare l’immensa energia che ci arriva ogni giorno dal sole. Piantato nella sabbia o al centro di un tavolo su un prato l’Apsara è un modello realizzato finora solo per il ristorante Apsara Asian Cuisine di Cincinnati: la produzione e la commercializzazione sono previste per l’anno prossimo.
Via | The Greener Grass

É stato un suicidio di massa delle balene quello cui hanno potuto assistere i senegalesi sulle spiagge di Yoff da Tongor a Layène, nei pressi di Dakar. Esemplari di cetacei da 2 a 5 metri hanno cominciato la loro agonia martedì verso sera mentre i curiosi giunti sul posto s’interrogavano sul da farsi.
A nulla sarebbe valso provare a rimettere in mare quelle che cantavano o che muovevano la coda agonizzati perché a detta di molti per “solidarietà” sarebbero tornate sulla spiaggia a lasciarsi morire; non è il primo caso di suicidio collettivo delle balene che si verifica al mondo. Secondo alcuni studiosi dell’università della Georgia, l’insabbiamento è la risposta allo stress e all’istinto della terraferma da cui provengono (in quanto mammiferi). Dall’Università di Cambridge proviene invece un’altra teoria: le balene s’insabbierebbero quando cambia il magnetismo terrestre poiché seguendo le linee dei campi magnetici, spiaggerebbero sulla terraferma.
Ad ogni modo sulle spiagge di Yoff ora c’è il problema della decomposizione dei corpi che potrebbe portare diversi problemi alle popolazioni locali e a quelle marine: è il primo “spiaggiamento massiccio” da 30 anni in Senegal, di cui alcuni pescatori e marinai locali hanno rimesso in acqua 48 globicefali mentre altri 33 rimanevano morenti sul bagnasciuga. La Direzione della pesca marittima ha prelevato diversi campioni dei cetacei per accertare le cause del tragico evento.
Via | Seneweb.com
Sono 104 le spiagge italiane che meritano il bollino blu. Otto in più rispetto allo scorso anno, ovvero ben 215 spiagge e 56 approdi turistici, che sono circa il 10% delle spiagge premiate a livello internazionale. Ma non tutti sono d’accordo con questi criteri di valutazione e con le procedure che la FEE (Foundation for Environmental Education - ONG con sede in Danimarca) segue per assegnare il bollino. Ecoblog già lo scorso anno aveva avanzato dei sospetti su come era gestita la procedura di assegnazione dei bollini ai comuni, che lo ricordo, auto-propongono la candidatura.
Legambiente attraverso un intervista fatta a Sebastiano Venneri, ( parte 1 e parte 2 ) responsabile delle Golette Verdi, denuncia che i criteri di analisi e autovalutazione non corrispondo alla realtà: in sostanza, secondo Legambiente, i bollini blu sarebbero una bufala.
Intanto, quest’anno secondo i criteri adottati dalla FEE, il primato di regione più attenta alle acque blu, come nel 2007, spetta alla Toscana, con 15 bandiere - tra cui spiccano Rosignano Marittimo, Follonica e tre località in provincia di Pisa - a pari merito con le Marche, che vede premiate anche Senigallia, Numana e Grottammare. Poco indietro la Liguria, con 14 località, tra cui Bordighera, Chiavari, Lerici e otto litorali in provincia di Savona. Sorpresa per la Campania con 11 località certificate a zero rischio ambientale, due in più rispetto allo scorso anno, tra cui Massa Lubrense, in provincia di Napoli; Pisciotta, Positano, Agropoli, Ascea e Sapri in provincia di Salerno. La vicenda rifiuti, dunque, non ha influito sulla qualità delle acque balneabili. Curiosamente la Sardegna ne porta a casa solo due. Il che fa riflettere.
Continua a leggere: Spiagge e Bollino Blu 2008. Sarà tutto vero?

Era inevitabile che il buco nello strato di ozono avrebbe causato nel tempo numerosi problemi. E la natura ci presenta il suo conto: timidamente si inizia a parlare dei temibili raggi Uvc e della possibilità che possano aver superato la barriera naturale dell’ozonosfera ed essere così filtrati nell’atmosfera. In Italia il primo a divulgare questa ipotesi è il prof. Francesco Delle Foche dell’Università La Sapienza di Roma, che durante la puntata del 24 aprile di “Medicina 33” la popolare rubrica del Tg2 a cura di Luciano Onder, rivela che: “oltre ai raggi UVB sono arrivati al suolo anche i raggi UVC e solo oggi stiamo quantizzando i danni che possono provocare”.
Di questi tempi, con le prime esposizioni solari, con la pelle che è stata protetta sotto strati di maglie durante l’inverno, i fototipi più chiari rischiano la “lucite polimorfa” meglio conosciuta come “allergia al sole”. Il rimedio è sempre quello di esporsi gradualmente e di proteggere la pelle con filtri solari molto potenti.
Il WHO, World Health Organization va con i piedi di piombo e scrive nelle sue pagine web: ” La riduzione dello strato di ozono è in grado di aggravare gli effetti sulla salute causati dalle esposizione a radiazioni UV, poichè lo strato di ozono è particolarmente efficace nell’assorbimento delle radiazioni UV. Come lo strato di ozono diventa più sottile, il filtro di protezione fornito dalla atmosfera che si respira è progressivamente ridotto.
Continua a leggere: Con il buco dell'ozono l'abbronzatura diventa pericolosa
Richard Thompson dell’università di Plymouth ha studiato come si degradano i rifiuti di plastica abbandonati in mare. La scoperta e’ che alcuni degli inquinanti più tossici disciolti nelle acque marine si concentrano sulla superficie della plastica, che arriva a concentrare di molte migliaia di volte sostanze come il DDT e il PCB. Il fatto e’ spiegato chimicamente dalla idrofobicità degli inquinanti.
Se la plastica venisse a questo punto rimossa dall’ambiente sarebbe meraviglioso. Peccato che siano state documentate enormi isole di rifiuti plastici galleggianti in mezzo all’oceano Atlantico e che questa robaccia venga mangiata da molte specie di animali. Le tartarughe marine scambiano i sacchetti per meduse, li mangiano e restano soffocate. Gli orsi polari mangiano altre bestie che hanno bioaccumulato sostanze con effetti sul loro sistema endocrino e il loro pene non cresce come dovrebbe.
Oltre a quanto galleggia in mare aperto, il problema e’ notevole sulle spiagge dove, a detta dei ricercatori, circa un quarto delle sostanze che compongono la frazione fine della sabbia e’ composto da particelle di plastica. Il non abbandonare bottiglie di plastica sulla spiaggia e’ percepito da molti come un fatto solamente estetico, ma questi studi dicono come da quei rifiuti parte un percorso che attraverso la catena trofica arriva fino nei nostri piatti.
Via | BBC
Foto | Pσrcelαΐηgΐrl°
» Potential for Plastics to Transport Hydrophobic Contaminants
Su 7458 km di costa italiana solo 10 coste sono risultate naturali.
Questo è ciò che ha riferito il WWF che ha selezionato dieci tratti di costa selvaggia, cioè con profili dunali e assenti insediamenti urbani.
Qualche tempo fa avevamo parlato di erosione costiera, di dune e dei problemi dello scarso apporto fluviale estivo e non, temi tutti legati tra loro insieme a cambiamenti climatici, cementificazione ed urbanizzazione nel problema delle poche spiagge naturali ancora esistenti.
Come si legge dai dati riportati dal WWF nel dossier “spiagge da salvare” su quasi 8000km solo 362 sono aree libere da insediamenti umani, cioè il 29% delle coste, mentre il 13% subisce un occupazione parziale e il 58% un occupazione estensiva, con un conseguente 42% di coste in erosione.