
Quante volte vi è capitato di ricomprare gli stessi cibi? E quante di dover buttare qualche vegetale andato a male, lasciato in frigo per troppo tempo? Da queste premesse è partito il designer che ha realizzato Solus, un frigorifero fatto in materiali riciclati, componibile, che salva energia e mostra tutti i cibi all’apertura, di modo che non ci si possa sbagliare su ciò che avanza e ciò che è finito.
Il frigo a vista non solo evita gli sprechi, ma salva anche dal cattivo odore tipico di cibi andati a male: l’energia in eccesso viene incanalata nel composter, rendendo più semplice il processo di compostaggio. Il designer assicura che Solus, oggi ancora un prototipo, quando sarà in commercio non solo permetterà di risparmiare energia rispetto agli altri frigoriferi sul mercato, ma permetterà ai consumatori di rifarsi dell’esosa spesa del frigo di eco-design grazie a tutti i doppioni di cibo che eviteranno di comprare.
Se Solus vi piace e volte saperne di più, trovate qui su ecofriend lo scheletro del frigorifero sostenibile pezzo per pezzo.
L’European Environment Agency (EEA) ha pubblicato recentemente un report sull’acqua: le riserve, gli usi e soprattutto gli sprechi di questa importante risorsa. I risultati non sono troppo confortanti e si consiglia un uso parsimonioso, considerando soprattutto l’incremento dei fenomeni siccitosi negli ultimi anni.
Tra i settori maggiormente coinvolti ovviamente l’agricoltura ha un ruolo cardine, con percentuali che raggiungono in alcune aree l’80% di tutta l’acqua estratta. Difficile però considerare la media del 24% per il settore primario e paragonare le precipitazioni inglesi con quelle siciliane.
L’unica strada percorribile tuttavia rimane quella di ridurre la domanda, minimizzare la quantità di acqua che estraiamo e aumentarne l’efficienza nell’utilizzo. I ricercatori hanno quindi elencato una serie di provvedimenti utili per una corretta gestione della risorsa.
Continua a leggere: L'Europa e l'acqua: uno studio europeo per ridurre gli sprechi
Recentemente l’Australia prima e l’Inghilterra poi hanno emanato delle norme volte al risparmio energetico ed alla coibentazione degli edifici per cercare di risollevare da un lato la crisi economica imperante e dall’altro il raggiungimento degli impegni presi a Kyoto.
In Australia è stato previsto l’isolamento gratuito per 2,2 milioni di case con una riduzione di gas pari a quasi 50 milioni di tonnellate al 2020. In Inghilterra invece il numero delle case sarebbe ancora maggiore, raggiungendo quota 7 milioni di abitazioni, azione che è stata comparata con la storica riconversione degli anni 60-70 in cui si passò al riscaldamento a gas.
Imbarazzante provare a paragonare la situazione italiana in materia: un paese costretto a manifestare affinchè i precedenti impegni venissero rispettati e per cancellare il silenzio-diniego. Imbarazzante anche se parliamo del protocollo di Kyoto e del punto in cui il paese si trova. La buona notizia è che si stanno finanziando azioni volte al risparmio energetico; ci vogliono anni, ma spesso e volentieri il tempo ci da ragione.
Via | The Canberra Times e guardian.co.uk
Foto | thingermejig

“Waste not, want not”, titolo della mostra in questione e saggio detto che può essere tradotto in “non sprecare, non desiderare”. Ovvero, se non sprechi oggi poi non dovrai desiderare cose che non potrai più avere. E’ questo il messaggio dietro alla mostra dallo stesso titolo che potrete vedere se vi trovate in quel di Londra per diletto o per quello che vi pare a voi.
In esposizione vecchi manifesti della propaganda governativa anni ‘40, anni duri di guerra e di molte ristrettezze. Alle persone non al fronte allora si davano molti consigli di risparmio, spegnere la luce, riutilizzare più volte i vari materiali, coltivare le proprie verdure, rammendare i vestiti, eccetera.
Messaggi ovviamente non mossi da puro spirito ambientalista, ma dalla necessità di una nazione di tenere duro in tempi in cui qualsiasi cosa era scarsa e costosa. Ma il messaggio di allora vale anche oggi, e soprattutto in tempi di crisi un buon consiglio è sempre valido. Essere un po’ ambientalisti, lo diciamo sempre, fa molto bene al portafoglio.
Ne hanno già parlato i cuginetti di gadgetblog e può tornare utile anche a noi di ecoblog. Nonostante i problemi con la normativa per le detrazioni del 55%, sapere quali sono i “punti critici” della nostra casa senza ricorrere ad approfondite analisi termografiche può tornare utile, specialmente a chi si appassiona del fai-da-te.
Il Black&Decker “Thermal Leak Detector” potrebbe essere un ottimo strumento da regalare a qualche amico visto che il prezzo si attesta sui 40$ che, per strane leggi di mercato probabilmente si tradurranno in 40€. Si tradurranno perchè attualmente non è in vendita, arriverà a primavera 2009.
Una spesa dignitosa se, come promette il produttore, permetterà risparmi del 20% sul riscaldamento e raffrescamento. Ma aspettiamo di trovarlo sugli scaffali per sperimentarlo con l’arrivo della bella stagione. Come dicevo un bel regalo da fare ad un amico. Certo, se poi l’amico fosse così carino da prestarlo… :-D
Via | Gadgetblog.it
I forni, che siano elettrici o a microonde, contano per oltre il 6% nell’uso dell’elettricità casalinga, secondo l’ente statistico americano EIA.
Ci sono però alcuni modi per risparmiare una modesta quantità di energia senza che il tacchino o lo stufato ne abbiano a soffrire.
Aiuta conoscere fin dall’inizio quanta energia consumano le varie opzioni di funzionamento, quindi bando alla lettura improvvisata del manuale istruzioni; questo significa sapere, nel caso di un forno elettrico, quali e quanti elementi entrano in funzione a seconda dei programmi.
Secondo Amanda Korane, assistente ricercatrice del Consiglio Americano per l’Efficienza Energetica ed Economica, un forno a microonde usa un sesto dell’energia di uno elettrico per riscaldare lo stesso cibo, così come anche i tostapane, che consumano la metà di un normale forno elettrico.

Stop definitivo per la lampadina a luminescenza in Nuova Zelanda entro la fine del 2009, lo ha annunciato martedì scorso il Ministro per l’Energia neozelandese David Parker, promettendo un taglio agli sprechi energetici del 20% entro il 2015. Ottima iniziativa non solo per l’ambiente, quanto per le tasche dei contribuenti visto che consentirà di risparmiare circa 370 milioni di euro in bolletta entro il 2020.
Lampade fluorescenti compatte e alogene a bassa tensione sono già disponibili sul mercato perché dunque non usarle? Secondo il rapporto del ministro, la domanda nazionale neozalandese di prodotti per sostituire le lampade a bulbo sarà garantita anche dalle importazioni. Insomma a tutti i costi il governo vuole ridurre le sue emissioni nell’atmosfera. Attualmente, solo per garantire l’illuminazione la Nuova Zelanda immette ogni anno 2,65 milioni di tonnellate di gas serra.
L’indipendenza dal carbone e del petrolio è il secondo fine della politica dei firmatari del protocollo di Kyoto della sinistra laburista del governo di Wellington che ha spinto ulteriormente anche sulle energie rinnovabili. Purtroppo il problema neozelandese delle emissioni non può esser ridotto all’osso per via dei 50 milioni tra ovini e bovini che hanno un ruolo chiave per l’economia del paese.
Via | Reuters
Ma è veramente privilegio di un’élite usare i detersivi biologici? Oppure si può ripensare un diverso modo di detergere, con un occhio all’economia e uno all’ambiente?
Da queste domande nasce la guida “Detersivi bioallegri” (ed.Emi) dopo che dal 2005 un gruppo di persone, proveniente dalle più disparate esperienze, ha iniziato a scambiarsi idee sul modo di pulire sia l’ambiente sia la persona, partendo dal concetto di rispetto. E iniziando un vero e proprio laboratorio dove sperimentare le “pozioni magiche detergenti”.
Ne è venuto fuori prima un sito biodetersivi che accompagna il lettore e futuro utilizzatore delle “pozioni” alla riscoperta degli ingredienti più umili: aceto, bicarbonato, succo di limone e acqua bollente. Possono sembrare i rimedi della nonna. E in parte lo sono, tranne che per la consapevolezza che è tutto scientificamente provato.
Non solo i giardinieri-guerriglieri del Guerriglia Gardening, che di notte si macchiano della grave colpa di abbellire lo squallore urbano piantando fiori e alberelli. Ecco un altro gruppo di ecoguerriglieri degni di nota, di rispetto e magari anche di emulazione. Vengono dalla Francia, si chiamano Clan du Néon.
Questo gruppo riconoscibile dalla buffa divisa (parruccone e occhialoni da sole, tuta da lavoro, guanti di plastica e scarponcini), si aggirano di notte con la missione di spegnere i neon dei negozi lasciati accesi secondo loro (ma anche secondo me!) inutilmente. Ora, la città notturna con tutte quelle belle insegne colorate è anche carina, e capisco che il commerciante di turno possa pensare che sia una forma di pubblicità lasciare il proprio nome a lampeggiare quando fa buio. Lo capisco fino ad una certa ora, quando le persone escono dal lavoro, o a cena. Ma nel cuore della notte? A che serve? Perchè sprecare tutta quella energia inutilmente?
E allora, tutta la mia ammirazione a questi buffi ecoterroristi, che altro non fanno che individuare il negozio sprecone, arrampicarsi un attimo sull’insegna, e spegnerla. Sul loro sito potete vedere quanto la cosa sia facile (ci sono alcuni video delle loro imprese). Penalmente non rischiano nulla, non li possono arrestare, non li possono multare. E così il gruppo cresce, organizzato in cellule segrete che hanno sede nelle principali città francesi, Parigi, Lione, Marisglio, nizza, Bordeaux, e si stanno organizzando anche in Belgio e Olanda. Se vi va di organizzare qualcosa anche qui, fatemelo sapere.
Via | Corriere della Sera