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Terna, nuovo Piano di sviluppo della rete (anche) per le rinnovabili

pubblicato da Peppe Croce

Terna, nuovo Piano di sviluppo della rete (anche) per le rinnovabili

Terna ha presentato ieri il Piano di sviluppo della rete 2010-2014. Il piano, che viene aggiornato ogni anno, altro non è che l’elenco dei buoni propositi di Terna che, onestamente tra mille difficoltà, cerca di mettere toppe alla rete elettrica italiana ad alta e altissima tensione. Quella, per capirci, che regge tutto il sistema elettrico italiano permettendo all’energia prodotta dalle centrali termoelettriche e dagli impianti da fonti rinnovabili di andare su e giù per il bel paese.

Le mille difficoltà, ovviamente, derivano dal fatto che non sempre i progetti di Terna sono al 100% compatibili con l’ambiente e dal fatto che quasi mai sono esattamente quello che le popolazioni locali vorrebbero. Si sa, è difficile accettare di buon grado un traliccio di fronte casa. In ogni caso, visto che la rete italiana è quella che è, qualche rattoppo non può far male. Anche per questo il Governo, recentemente, ha approvato il decreto sblocca-reti che dovrebbe rendere la vita più facile proprio a Terna.

Cosa contenga esattamente il nuovo piano, in realtà, non è dato saperlo perchè il documento non è ancora disponibile su internet per la consultazione. Dal materiale per la stampa, invece, si deduce che il Piano di sviluppo 2010-2014, dal punto di vista ambientale, ha due cose interessanti: la prima è che, persino nei comunicati stampa, tornano alla ribalta i limiti strutturali allo sviluppo delle rinnovabili che, a detta di Terna, verranno finalmente “sbottigliate”.

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Eolico e occupazione: si rinnova l'intesa Anev-Uil. Tra luci e ombre

pubblicato da Peppe Croce

Anev e Uil ancora insieme per lo sviluppo dell'eolico

Anev, l’Associazione nazionale energia dal vento, e Uil hanno rinnovato l’accordo biennale di collaborazione per favorire lo sviluppo dell’eolico in Italia. Il primo protocollo d’intesa tra l’associazione degli industriali dell’eolico e il sindacato risale al 2008 ed ha già portato a risultati interessanti, soprattutto per quanto riguarda la stesura di rapporti sull’occupazione che lo sviluppo che questo settore delle rinnovabili potrebbe portare nel nostro paese.

I dati parlano di 66.000 occupati teorici nel 2020, tra diretti e indotto, a fronte di 13.600 occupati certi registrati nel 2007. Una crescita notevole che, in periodi di crisi dell’occupazione come questi, non possono essere ignorati. Tuttavia, per arrivare a questi numeri si dovrebbero istallare 1.100 MW di potenza eolica ogni anno. Anche questo non è poco specialmente a causa della forte opposizione che spesso trovano gli impianti eolici tra le popolazioni locali.

Il mitico effetto Nimby, infatti, non risparmia neanche l’energia pulita e a poco sono serviti i protocolli d’intesa stipulati dall’Anev con Legambiente, Greenpeace e WWF. Due sono i principali “buchi neri” del settore eolico italiano che, spesso e facilmente, danno man forte ai detrattori delle torri eoliche: la presunta scarsa trasparenza del settore (indimenticabile Vittorio Sgarbi che definisce “mafiose” le pale eoliche siciliane, ma ha avuto anche parole più dure e volgari che non voglio riportare) e i pesanti vincoli tecnologici causati dalla rete elettrica ad alta tensione italiana, gestita da Terna.

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Smart grids: inizia la sperimentazione al sud Italia

pubblicato da Peppe Croce

In arrivo 77 milioni di euro per la sperimentazione delle reti elettriche intelligenti

Per una volta l’Italia è un passo avanti nel settore della gestione e distribuzione dell’energia elettrica. Il Ministero per lo Sviluppo economico, infatti, ha firmato una convenzione con Enel Distribuzione per l’avvio della sperimentazione delle cosiddette smart grids, cioè le reti intelligenti di trasporto dell’elettricità. Si tratta di un primo passo verso la rete del futuro che sarà profondamente diversa da quella attuala basata su grandi dorsali formate da enormi tralicci da 380Kv che collegano i poli produttivi (in buona sostanza le zone dove ci sono le centrali termoelettriche) e i poli di consumo (cioè le grandi città). Le nuove reti, al contrario, nascono per interconnettere tante piccole centrali di produzione, generalmente da fonti rinnovabili e intermittenti, che spesso si trovano all’interno delle zone dove l’energia si consuma come nel caso dei tetti fotovoltaici.

Proprio per questo motivo a creare e gestire le reti intelligenti non sarà Terna, proprietaria della rete nazionale ad alta e altissima tensione, ma Enel Distribuzione, che possiede e gestisce la rete a media e bassa tensione più che sufficiente per instradare la produzione dei piccoli impianti. Piccoli e piccolissimi perchè l’accordo tra il Ministero ed Enel ha alcuni particolari interessanti. Innanzitutto è specifico per l’assolato su dell’Italia: si inizia in Sicilia, Puglia, Campania e Calabria; poi è concentrato sugli impianti tra i 100Kw e 1 Mw. Quest’ultimo particolare non è da poco, anzi è un messaggio abbastanza chiaro verso i produttori (o aspiranti tali) di energie rinnovabili: il Governo punta sui piccoli impianti e non sui grandi impianti a terra. Un megawat di fotovoltaico, infatti, richiede una superficie compresa tra i tre e i cinque ettari a seconda che i pannelli siano fissi o installati sugli inseguitori solari e, proprio nel sud Italia, ci sono già numerose proteste sugli impianti fotovoltaici di grossa taglia che, a detta di chi non li ama, consumerebbero troppo suolo agricolo vergine.

La nuova rete di produzione e trasmissione dell’energia, quindi, nelle intenzioni del Ministero per lo Sviluppo economico è diffusa e a maglie strette e interconnesse. Per raggiungere questo obbiettivo sono stati messi sul tavolo 77 milioni di euro. Pochi, a dire il vero, ma per ora si tratta solo di far partire una sperimentazione su un sistema che è più teorico che pratico. Il più convinto e tenace sostenitore delle smart grids è, notoriamente, Jeremy Rifkin. Il professore statunitense di economia le ritiene fondamentali per la terza rivoluzione industriale, quella dell’energia, che sarà caratterizzata dall’abbandono del petrolio e degli altri idrocarburi in favore delle rinnovabili, fotovoltaico in testa.

Dopo il salto la lezione tenuta da Jeremy Rifkin all’università di Palermo.

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Eureka! Ambiente e Energia: il Concorso sui cambiamenti climatici per i ragazzi delle scuole

pubblicato da alessandra

Dell’importante ruolo della comprensione e della formazione ai fini della risoluzione dei problemi ambientali si parla sempre e si fa molto poco. Specialmente all’interno delle scuole nel nostro paese. In effetti, se raffrontate alla realtà di Stati completamente differenti – basti citare l’esempio di Cuba, in cui la raccolta differenziata rientra a pieno titolo tra gli obblighi scolastici – si possono ravvisare tutte le pecche del nostro sistema educativo. Per quest’ordine di ragioni, dunque, viene salutata con entusiasmo l’iniziativa portata avanti dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, nell’ambito dei progetti per la diffusione della cultura scientifica sulla base della legge 6/2000 che, fino alla fine di febbraio, dà la possibilità ai ragazzi delle scuole di potersi inserire nel dibattito globale sui cambiamenti climatici attraverso la partecipazione ad un concorso ad hoc: Eureka! Energia e Ambiente.

Realizzando un elaborato in formato multimediale – previo esame del CD Eureka scaribile da Internet - , infatti, i ragazzi avranno la possibilità di conoscere e, poi, di esporre il proprio personalissimo punto di vista sulla questione dei cambiamenti climatici proponendo misure contro la crescita incontrollata della domanda energetica e, in genere, sullo sviluppo di una maggiore sostenibilità nazionale.

Al bel progetto, realizzato dall’Associazione Culture and Science con la collaborazione dell’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas e della Terna Spa, hanno aderito l’ENEA, il GSE, la Federutility, l’Acquirente Unico e la Filca Biocasa. Insomma: se gli esperti in materia non sanno più a che santo votarsi per le nuove idee , ben vengano le proposte delle giovani leve ….

Foto | Flickr

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La Puglia al primo posto nella produzione di energia eolica

pubblicato da missunderstanding

lecce energia eolica

Per l’anno 2008 la Puglia è al primo posto per la produzione di energia eolica con 946 MW prodotti, contro i 718 della Campania e i 687 della Sicilia, secondo i dati forniti dal Terna. Inoltre, l’Assessorato all’Ecologia avrebbe approvato favorevolmente, ma non ancora autorizzato, la produzione di ulteriori 459 MW, continuando così il cammino nelle sue politiche energetiche e ambientali, sottolineando il rifiuto della regione al nucleare.

In occasione della presentazione del festival dell’Energia, che si terrà a Lecce a maggio, Gianni Sergi, Assessore alle Politiche Energetiche della Provincia di Lecce, ha così spiegato la situazione della Puglia, regione che, mantenendo il primato della produzione di energia, paga anche lo scotto delle ricadute ambientali negative:

La Puglia vanta alti livelli di produzione energetica e per questo ne sopporta anche le molte ricadute ambientali negative. Negli ultimi anni, però, si è imposto un ripensamento generale rispetto alla produzione energetica sia in termini quantitativi che qualitativi - con particolare riguardo alle tecnologie meno impattanti. È evidente la necessità di riconsiderare l’energia in un’ottica diversa attraverso cui conoscere, valutare e condividere percorsi alternativi di produzione e utilizzo. Il Festival dell’Energia rappresenta un’importante occasione d’incontro per esaminare, da differenti punti di vista, queste tematiche. Lecce e il Salento tutto e, più in generale, la Puglia, sono un terreno fertile sul quale far attecchire il seme dell’innovazione, della ricerca e della conoscenza, e il Festival sarà l’humus affinché questo seme germogli rigoglioso.

Foto | Flickr

Energia elettrica: aumenta dello 0,7% la domanda. La Lombardia regina dei consumi

pubblicato da Marina

Aumentano i consumi di energia elettrica

I dati diffusi da Terna la società che si occupa della trasmissione e dispacciamento dell’energia elettrica attestano la crescita della domanda dello 0,7%. In totale sono stati richiesti 339,9 miliardi di kWh, mentre nel decennio ‘98-’07 la richiesta è cresciuta complessivamente del 21,7%, passando dai 279,3 miliardi di kWh del 1998 ai 339,9 miliardi di kWh del 2007. A succhiarne di più sono:agricoltura (+2,8%) e terziario (+2,3%) mentre resta al palo l’industria (-0,2%) e l’uso domestico (-0,6%).

Ma il 2007 è stato anche l’anno record per quanto riguarda il gas naturale in quanto è stato il combustibile più utilizzato: 167,9 miliardi di kWh, pari al 66% del totale, la quantità di produzione netta termoelettrica con il gas, in crescita del 9,3% sul 2006.

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Come cambia la produzione di energia in Italia

pubblicato da lumachina

cambiamenti nel mix energetico italiano. Dati terna

Sempre dai dati sulla produzione nazionale di energia di cui parlavamo ieri, ho ricavato un secondo grafico, in cui si vede come stanno cambiando le fonti energetiche nazionali nell’arco di 10 anni, tra il 1997 e il 2006. In ordinata trovate i GWh prodotti, in ascissa le diverse fonti energetiche utilizzate. “Altri termoelettrici” sta per “gas derivati, recuperi di calore ed espansione del gas compresso”.

Nel 2006 abbiamo prodotto 251mila GWh, l’anno scorso siamo arrivati a 315mila. Come potete vedere, aumenta il consumo nazionale di carbone e metano, cala quello di petrolio. Aumenta l’idroelettrico da pompaggi mentre cala l’idroelettrico naturale, anche se con oscillazioni. Il fotovoltaico e’ in calo: siamo passati dai 6 GWh del ‘97 ai 4 del 2006. L’eolico e’ in crescita costante, dai 118 ai 3211 GWh, ma viene battuto dalla combustione di biomasse e rifiuti che passa da 820 a 6283 GWh.

Insomma, le rinnovabili crescono, ma non velocemente quanto in consumi. Togliendo biomasse e rifiuti dal calcolo (spiacente, ma non riesco proprio a considerare i rifiuti una risorsa rinnovabile) nel 1997 le rinnovabili coprivano il 18,15% del fabbisogno, mentre oggi siamo al 14,41. (Rifacendo i conti, includendo i rifiuti, siamo scesi comunque dal 18,47% al 16,41%).

Via | Autorità Energia

Come viene prodotta l'energia in Italia

pubblicato da lumachina

mix energetico nazionale. Dati Terna

La tabella con la composizione del mix energetico utilizzato per la produzione nazionale di energia mi e’ arrivata a casa insieme all’ultima bolletta. Ho pensato di fare un paio di grafici per vedere meglio che cosa avevano da dirmi i numeri di Terna. Appare evidente la dipendenza da fonti fossili di importazione, la tendenza a bruciare di tutto, l’interesse a produrre soldi e non energia.

In particolare quest’ultima osservazione mi viene dalle percentuali di energia prodotta bruciando rifiuti che richiedono energia per essere prodotti, distribuiti, raccolti, bruciati e smaltiti. Se evitassimo di produrli, eviteremmo di aver bisogno di talmente tanta energia da poterci permettere le luminarie di Natale tutto l’anno. Ma “dobbiamo” far salire il PIL e allora “dobbiamo” spendere soldi nostri per comprare confezioni inutili, per far raccogliere dai netturbini confezioni inutili, per sovvenzionare inceneritori dove bruciare confezioni inutili, per pagare le multe che la comunità europea ci impone per le emissioni degli inceneritori e per comprare terreni da destinare a discarica per le ceneri degli inceneritori.

Altra cosa assurda, la produzione di energia comprende anche i pompaggi ovvero l’energia prodotta spendendo più energia di quella ricavata, perché l’acqua viene fatta salire in alto di notte, quando l’energia costa poco, e fatta scendere a valle di giorno, quando la si può rivendere ad un prezzo maggiore. Il fatto che il processo sprechi energia, invece di produrla, agli occhi di chi ci guadagna e’ trascurabile. Si tralascia di ricordare anche il fatto che si sprechi energia prodotta dai reattori nucleari francesi.

Via | Autorità Energia

Terna annuncia 450 km di nuovi elettrodotti

pubblicato da lumachina

smantellati 1200 Km di vecchi tralicci dell'alta tensione1200 Km di tralicci obsoleti saranno sostituiti da 450 Km di cavi, alcuni dei quali interrati. Terna, la società che distribuisce l’energia elettrica in Italia, ha deciso di investire un miliardo di euro nei “10 Progetti per uno sviluppo sostenibile” che prevedono lavori in 11 regioni.

Lo smantellamento di 4.800 tralicci dell’alta tensione consentiranno lo svincolo di circa 4.000 ettari di terreno non più soggetti a servitù. La servitù era il diritto di Terna di usare il terreno sotto ai tralicci per potervi accedere in occasione della manutenzione. Tradotto in termini ambientali, significa che 4.000 ettari di terreno che prima costituivano una rete non saranno più lasciati a prato ma potranno essere destinati ad altre funzioni, che so…, monoculture, parcheggi, centri commerciali… visto che i cavi verranno interrati soprattutto in prossimità delle abitazioni.

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Quanto costa interrare i cavi dell'alta tensione?

pubblicato da lumachina

interramento cavi alta tensione. foto zak mcL’interramento dei cavi dell’alta tensione a San Giuliano Milanese ha portato tutto il paese a far festa. I cittadini lo chiedevano da anni, visto che i tralicci passavano a pochi metri dai condomini.

Verranno interrati anche 160 chilometri di linee obsolete tra Valcamonica e Valtellina. Il progetto costa 155 milioni di euro e il presidente di Terna, Luigi Roth, ha sottolineato come “la sostenibilità ambientale oltre che un dovere è anche un fattore strategico”. Qui penso si riferisse al fatto di aver fatto passare come “opera di mitigazione dell’elettrosmog e dell’impatto paesaggistico richiesta dai cittadini” un ammodernamento della rete che rischiava di causare black-out per caduta di tralicci in occasione di temporali violenti.

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