
Le faglie dell’Abruzzo, fratture nella roccia come quella nei pressi di Paganica, da cui ha avuto origine il catastrofico terremoto dei 6 aprile, preoccupano i geologi italiani, che temono il ripetersi di eventi simili.
Gli esperti di scienze della terra si sono dati appuntamento ad un convegno organizzato all’ISPRA dal Servizio Geologico d’Italia, proprio per fare il punto sulla situazione faglie a un mese e mezzo di distanza da quanto accaduto all’Aquila.
La frattura di Paganica è profonda ben nove chilometri, e alla sua altezza continuano a strofinarsi l’una contro l’altra le due masse rocciose delimitate dalla spaccatura.
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Dopo il dolore che ha colpito il nostro Paese per le vittime del terremoto in Abruzzo, a pochi giorni di distanza ci si inizia a chiedere se la tragedia poteva essere evitata, il che porta ad un unica inevitabile domanda: perché, in una zona riconosciuta come sismica, e dunque sottoposta a vincoli costruttivi di tipo antisismico, sono crollate a quel modo, quasi implodendo, tante costruzioni, con accanto, invece, stabili che hanno retto senza troppi danni alle scosse?
Marco Tavaglio, nel suo prologo alla trasmissione AnnoZero di Santoro, di cui vi propongo il video su, (puntata per cui si stanno sollevando polveroni politici) dati alla mano, dimostra che in Italia non c’è mai stata una reale colata di cemento, magari! E neanche l’Abruzzo, si è sottratto a questa regola. Secondo i primi rilievi con il cemento sarebbe stata impastata anche sabbia di mare.
Certamente saranno le indagini della magistratura a fare luce sulle responsabilità, ma allora a questo punto, perché non inziare a pensare a nuove costruzioni che rispettino gli standard della bioedilizia e antisismiche?
Dopo il salto l’esperimento condotto nel 2007 nei laboratori Ivalsa -CNR di San Michele all’Adige in provincia di Trento, dove una casa di sette piani, in legno, ha resistito al test del terremoto di Kobe.
Sento Claudio al telefono, durante un momento di pausa. Claudio ha 46 anni ed è volontario della Protezione civile, abita a circa 80 km da L’Aquila ed è impegnato, come autista a portare su e giù con il furgone gli altri volontari del sanitario Misericordia e della Protezione civile.
Claudio, dopo aver visitato le zone disastrate, mi spiega che ha avuto l’impressione che il terreno si sia sollevato e che ha sentito dire che ci saranno dei controlli anche sul Gran Sasso per vedere che genere di danni ha subito la montagna che sembra sia stata toccata profondamente dalle scosse.
D.: Il tuo primo impatto con la città?
Ho visto L’Aquila ed è una città distrutta. Sono stato a portare i colleghi a Onna e Fossa e sono due borghi rasi al suolo. La cosa che più mi ha sconvolto è stata la gente che come ci ha visto ci è corsa incontro ad abbracciarci, come fossimo parenti stretti e i bambini che se anche giocavano a pallone avevano i visi sconvolti.
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Il tintinnio del lampadario, l’armadio che batteva contro il muro e lo strano dondolio che ho sentito mentre dormivo: mi sono svegliata di colpo e ho capito che era il terremoto e ho solo sperato che finisse presto. Qui in provincia di Caserta il sisma che ha colpito l’Abruzzo si è sentito “forte e chiaro”.
Qualche ora dopo le prime notizie hanno raccontato di un terremoto magnitudo 5.8 della scala Richter.
Le domande che ora ci si pone sono due: perché non ci sono accorgimenti antisismici in una zona riconosciuta sismica e se questo terremoto si poteva prevedere.
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Questa notte poco dopo le 3.30 l’Italia centrale si è svegliata tremando, me compresa. Il sisma, che inizialmente su Rai Televideo era stato dato come “avvertito a Roma un forte terremoto”, ha evuto epicentro in Abruzzo, vicino l’Aquila ed è stato di magnitudo 5.8. Le notizie si susseguono tra radio e televisione, al momento i morti accertati sono 27 e i dispersi sono 40. Il Primo Ministro Berlusconi ha appena firmato il decreto per l’emergenza che sblocca i fondi per gli interventi straordinari.
Io vivo a Roma, al quarto piano, e ai piani alti i terremoti si sentono di più. Mi sono svegliata sentendomi strana, mi girava la testa, e la mia liberira tremava e oscillava e faceva un rumore preoccupante. Sono cadute alcune cose per terra. Mi sono alzata e non capivo cosa stesse succedendo. Temevo che la palazzina in cui abito, non proprio di nuova costruzione, stesse per crollare. Poi il rumore oscillatorio della libreria mi ha fatto pensare a un terremoto. L’istinto è stato quello di appoggiarmi al muro e fermare la libreria, non quello di uscire di casa. Poi si è fermato tutto. Qualche interminabile secondo.
Ho acceso la tv, ho aspettato qualche notizia dal televideo, ho guardato altro per distrarmi. Dopo un’ora mi sono calmata, mi era salita l’ansia, mi corico di nuovo, ed ecco che di nuovo mi sento girare la testa e sento la libreria oscillare. Meno e per meno secondi. La mia sveglia faceva le 4.38. Sarà stata poi suggestione ma anche stamattina ho sentito girare la testa, o forse era l’altra forte scossa annunciata intorno alle 7.30, non so.
Pare siano state un centianio le scosse di assestamento che seguono normalmente la scossa principale. Meno intense ma molto pericolose. La magnitudo di 5,8 è alta, ma l’epicentro era a pochi km sotto terra, e questo aumenta notevolmente l’effetto distruttivo del sisma. La Protezione Civile è all’opera, e chiede alla popolazione prudenza, di non intralciare le operazioni di soccorso e sconsiglia di mettersi in viaggio.
Foto | timmenzies

Ancora un terremoto, questa volta ha colpito il Peloponneso, in Grecia con una forza pari a 5,6 gradi della scala Richter. Le agenzie riportano che i morti sono due e che vi sono diversi feriti. Ma un terremoto si può prevedere? La storia che sto per raccontarvi non solo ha dell’incredibile ma è anche una sorta di parabola di come la ricerca scientifica sia tenuta da conto in Italia. In pratica Gioacchino Giuliani e Roberto Giuliani due tecnici di ricerca dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso e il ricercatore Russo Victor Alekseenko, nel 2000 aprono un laboratorio privato a l’Aquila, per ricercare le cause dei terremoti. Nasce così il primo rivelatore di Radon, il PM-4, che lega le variazioni del gas agli eventi sismici in un raggio di 80-120 km dalla rilevazione, progetto sotto brevetto nazionale e interazionale.
Leggo dal sito SCS Chiocciolandia:
Oggi è possibile, attraverso un’analisi indiretta di gas 222Radon emesso dalla crosta terrestre, generare un allarme sismico da 6 a 24 ore prima del terremoto, per mezzo di rivelatori chiamati PM-4 e PM-2. Realizzando una rete di questi rivelatori, è possibile monitorare aree sismogeneticamente attive ed ottenere in tempo reale allarmi sismici, con stima della magnitudo e zona epicentrale interessata. L’allarme generato da un precursore sismico rilevato dal sistema, in un raggio minimo di azione pari a 120 Km garantisce una efficienza di rilevamento, per eventi di magnitudo da 1.8M a 3.0M, pari al 75,4 % e, per eventi ≥ 3.0M, maggiore dell’80%.
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