Risparmio energetico

Storage energetico: cos’è, come funziona e perché lo sentiremo nominare sempre più spesso

Pannelli solari storage
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Negli ultimi mesi il termine “storage energetico” ha iniziato a comparire sempre più spesso nei telegiornali, sui social, negli articoli di settore e perfino nelle conversazioni con amici un po’ nerd dell’ambiente. Ma cos’è davvero? E soprattutto: perché dovrebbe interessare a chi non lavora nel settore energia?

La risposta breve è che lo storage energetico è una delle tecnologie che cambieranno il modo in cui consumiamo elettricità nei prossimi vent’anni. Quella lunga merita un piccolo viaggio.

Cos’è uno storage energetico, in parole semplici

Lo storage energetico è, banalmente, un sistema che immagazzina elettricità per usarla in un secondo momento. Non produce energia: la conserva. Pensa alla batteria del cellulare, ma su scala molto più grande e con un ruolo molto più importante per la rete elettrica del Paese.

L’energia elettrica ha una caratteristica peculiare: deve essere consumata nello stesso istante in cui viene prodotta. Per decenni questo aspetto è stato gestito accendendo e spegnendo le centrali a piacimento. Ma con la crescita di solare ed eolico, che producono quando c’è sole o vento e non necessariamente quando ne abbiamo bisogno, è diventato indispensabile un nuovo strumento: un grande “magazzino” di energia.

Quante forme può avere lo storage

Quando parliamo di storage non parliamo di un’unica cosa. Esistono diverse tipologie, che si differenziano per dimensione e per il ruolo che svolgono nel sistema:

  • Lo storage casalingo: una batteria collegata all’impianto fotovoltaico domestico, che accumula l’energia prodotta di giorno per usarla di sera. È la soluzione più diffusa nelle case con i pannelli sul tetto.
  • Lo storage di quartiere: sistemi più grandi installati nei pressi di una comunità energetica rinnovabile (CER), che permettono a un gruppo di famiglie e aziende di condividere energia pulita.
  • Lo storage di rete: veri e propri “container di batterie” da diversi MWh, collegati direttamente alla rete elettrica nazionale, che servono a stabilizzare il sistema su grande scala.

In tutti questi casi, la sigla che più spesso si incontra è BESS, acronimo inglese di Battery Energy Storage System. Sono i sistemi di accumulo a batteria, oggi i più diffusi grazie al calo continuo dei costi delle celle agli ioni di litio. Per chi volesse capire più nel dettaglio come funzionano e dove vengono utilizzati, ecco una guida dedicata ai sistemi BESS di accumulo.

Perché lo sentiremo nominare sempre più spesso

Ci sono almeno quattro ragioni per cui lo storage finirà sempre più spesso al centro delle cronache energetiche.

  1. L’Italia sta aumentando rapidamente la quota di rinnovabili. Il Piano Nazionale per l’Energia e il Clima prevede un aumento molto consistente di solare ed eolico al 2030. Senza accumulo, una parte di questa energia finirebbe per essere dispersa. Lo storage serve esattamente a non sprecarla.
  2. I costi delle batterie sono crollati. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), il prezzo delle batterie agli ioni di litio è sceso di circa il 90% dal 2010. Quello che fino a pochi anni fa era un investimento riservato a poche grandi infrastrutture oggi è alla portata di un singolo edificio o di una comunità di cittadini.
  3. Stanno nascendo le comunità energetiche. Grazie al recepimento delle direttive europee, in Italia sono in crescita progetti, configurazioni e iniziative di comunità energetiche rinnovabili: gruppi di cittadini, condomini, piccoli comuni che producono e condividono energia. Lo storage è l’elemento che rende queste comunità realmente autonome.
  4. La bolletta è diventata un tema di attualità. Dopo gli aumenti del 2022, “energia” è entrata stabilmente nelle priorità delle famiglie italiane. Capire come funziona la rete, e come lo storage possa aiutare a gestire i picchi di prezzo, non è più un tema da soli ingegneri.

E in casa? Vale davvero la pena?

Per chi ha un impianto fotovoltaico sul tetto, la domanda più ricorrente è: vale la pena aggiungere una batteria?

La risposta dipende da almeno tre fattori:

  • Quanto si consuma di sera e di notte. Più alta è la quota di consumo serale, più la batteria conviene. Una famiglia che vive l’abitazione tutto il giorno potrebbe trarne un beneficio inferiore rispetto a chi rientra a casa solo la sera.
  • La taglia dell’impianto fotovoltaico. Per impianti molto piccoli, lo storage può essere sovradimensionato. Per quelli ben rapportati al consumo, l’accoppiamento è ottimale.
  • Gli incentivi disponibili. Detrazioni fiscali, agevolazioni regionali e bonus sulle comunità energetiche possono cambiare significativamente i conti.

Indicativamente, una batteria domestica da circa 10 kWh ha oggi un costo che, includendo l’installazione, si colloca in un intervallo molto variabile a seconda della tecnologia, della taglia e della complessità dell’impianto in cui si inserisce. È quindi sempre consigliabile farsi fare più preventivi e valutare con un installatore esperto.

Cosa cambia per chi non ha pannelli solari

Anche chi non ha un impianto fotovoltaico sul tetto è destinato a vedere effetti concreti dello storage nei prossimi anni. Più capacità di accumulo nel sistema significa:

  • Bollette potenzialmente più stabili rispetto alle differenze orarie, perché ridurre i picchi della rete incide anche sui prezzi marginali.
  • Aumento della resilienza dell’infrastruttura e conseguente contenimento del rischio blackout.
  • Una quota crescente di elettricità prodotta da fonti rinnovabili, grazie alla maggiore efficienza nello sfruttamento dell’energia e alla minore necessità di backup fossile.

In un certo senso, lo storage è una di quelle infrastrutture che lavorano in silenzio: non si vedono dalla finestra di casa, ma cambiano la qualità dell’aria, il prezzo della bolletta e la sicurezza del sistema elettrico in cui viviamo.

Una rivoluzione invisibile

Lo storage energetico ha tutte le caratteristiche delle rivoluzioni invisibili: non fa rumore, non è fotogenico e per molti anni resterà un argomento da addetti ai lavori. Eppure, senza di lui, la promessa di un’energia pulita, abbondante e accessibile non potrà davvero realizzarsi.

La buona notizia è che la rivoluzione è già iniziata, e arriva da tante direzioni insieme: dalle batterie domestiche al grande accumulo di rete, passando per le comunità energetiche e i nuovi quadri europei sulle batterie. Si tratta di un processo da portare avanti con grande attenzione, perché in questo settore — come in tanti altri — le scelte di oggi disegneranno il sistema in cui vivremo domani.

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