Eni e Fincantieri hanno siglato oggi, 13 agosto 2026, in Italia un accordo di collaborazione per sviluppare l’impiego di biocarburanti Hvo e di nuovi vettori energetici nel settore navale, con l’obiettivo di ridurre le emissioni lungo la filiera marittima e accelerare la transizione dei trasporti via mare.
Eni-Fincantieri, l’intesa sui biocarburanti per le navi
L’accordo mette insieme due filiere industriali centrali per il Paese: da una parte Eni, con la produzione di Hvo, Hydrogenated Vegetable Oil, nelle bioraffinerie di Venezia e Gela; dall’altra Fincantieri, tra i principali gruppi mondiali nella cantieristica navale. Il lavoro comune riguarderà l’utilizzo del biocarburante Hvo nel comparto marittimo, ma anche la valutazione di altri vettori energetici, come idrogeno e ammoniaca in versione “blu” o “verde”.
La cornice è quella della decarbonizzazione del trasporto navale, un settore nel quale il taglio della CO2 passa non solo dai motori e dalle navi di nuova generazione, ma anche dalla disponibilità di carburanti alternativi su scala industriale. Secondo quanto indicato dalle aziende, i vettori presi in esame potranno provenire da materie prime biogeniche, rinnovabili o di scarto, senza competere con la filiera alimentare. Un punto non secondario, questo, perché riguarda sia la sostenibilità ambientale sia l’accettabilità industriale delle nuove soluzioni.
Hvo, idrogeno e ammoniaca: cosa prevede il progetto
Il biocarburante Hvo è un carburante ottenuto attraverso l’idrogenazione di oli vegetali e materie prime di scarto, già impiegato in diversi segmenti della mobilità. Nel caso del settore navale, l’intesa tra Eni e Fincantieri punta a verificarne l’applicazione operativa, tenendo conto delle esigenze specifiche delle navi: autonomia, sicurezza, stoccaggio a bordo, rifornimento nei porti e compatibilità con i sistemi esistenti.
Accanto all’Hvo, le due aziende guarderanno anche a idrogeno e ammoniaca blu o verde, due vettori considerati tra le opzioni più discusse per il futuro della navigazione a basse emissioni. “Blu” indica, in genere, produzioni associate a sistemi di cattura della CO2, mentre “verde” rimanda all’uso di energia da fonti rinnovabili. Non si tratta, per ora, di una scelta unica o già definita. L’intesa, infatti, apre una fase di studio e sviluppo, con verifiche tecniche e industriali che dovranno chiarire quali soluzioni siano più adatte alle diverse tipologie di nave.
La catena logistica e il calcolo delle emissioni
Un capitolo centrale dell’accordo riguarda la catena logistica dei nuovi vettori energetici. Perché un carburante alternativo possa davvero entrare nell’uso navale, non basta produrlo: deve essere trasportato, stoccato, distribuito nei porti e reso disponibile con standard di sicurezza coerenti con l’operatività marittima. È qui che l’intesa prova ad allargare lo sguardo, coinvolgendo l’intera filiera, dai siti produttivi fino al rifornimento delle unità.
Le due aziende lavoreranno anche sull’adozione di metodologie certificate per calcolare, in termini cosiddetti “tassonometrici”, i benefici legati alla riduzione delle emissioni di CO2 lungo tutta la catena del valore. Tradotto: non solo quanta anidride carbonica viene emessa durante la navigazione, ma quale sia il bilancio complessivo considerando produzione, logistica, uso del carburante e possibili trattamenti delle emissioni. Un passaggio tecnico, certo. Ma decisivo, perché i nuovi vettori energetici dovranno dimostrare vantaggi misurabili e riconosciuti dagli standard europei e internazionali.
Progetti pilota e cattura della CO2 a bordo
L’accordo tra Eni e Fincantieri prevede inoltre la possibilità di avviare sperimentazioni e progetti pilota, anche sui processi di cattura a bordo delle emissioni di CO2. È uno dei fronti più complessi della transizione navale: intercettare l’anidride carbonica direttamente sulle navi, trattenerla e poi gestirla a terra richiede tecnologie affidabili, spazi dedicati e una rete logistica capace di occuparsi del gas catturato.
Per il settore marittimo, la posta in gioco è concreta. Le normative internazionali e le politiche europee spingono verso una riduzione progressiva delle emissioni, mentre armatori e cantieri devono programmare investimenti su mezzi destinati a restare in servizio per decenni. In questo quadro, la collaborazione tra Eni e Fincantieri prova a mettere in fila carburanti, tecnologie e infrastrutture. Solo allora, dalle prove e dai numeri, si capirà quali soluzioni potranno uscire dai laboratori e salire davvero a bordo.








