Neya, società benefit del Gruppo Mundys, ha avviato in questi mesi in Madagascar la seconda fase del progetto Ma Honko per ripristinare le mangrovie degradate, rafforzare la biodiversità e aumentare l’assorbimento di CO₂, coinvolgendo le comunità costiere locali nella gestione dei nuovi vivai e delle aree riforestate. L’intervento, nato come iniziativa di contrasto al cambiamento climatico, punta ora ad allargare in modo consistente la superficie interessata dal ripristino lungo le coste del Paese africano, dove gli ecosistemi di mangrovia hanno un ruolo diretto nella protezione dei villaggi, nella pesca e nella tenuta dei suoli.
Il progetto Ma Honko entra nella seconda fase
La nuova fase del progetto Ma Honko in Madagascar prevede l’estensione dell’area di ripristino fino a quasi 2.500 ettari, dopo una prima fase che aveva portato alla piantumazione di 500 ettari di mangrovie. Il salto di scala è rilevante: non si tratta solo di piantare nuovi alberi, ma di ricostruire un ambiente costiero fragile, spesso compromesso da tagli, erosione e pressione sulle risorse naturali.
Secondo quanto comunicato da Neya, l’obiettivo è aumentare la capacità di assorbimento e stoccaggio del carbonio fino a circa 755.000 tonnellate di CO₂ nell’arco di vent’anni. Un orizzonte lungo, dunque, che richiede monitoraggio, manutenzione e presenza sul territorio. Per questo, spiegano dalla società, il coinvolgimento delle comunità locali resta uno degli elementi centrali del programma: senza chi vive ogni giorno lungo quelle coste, il ripristino rischierebbe di restare un intervento isolato.
Mangrovie, perché sono decisive per il clima
Le mangrovie sono considerate tra gli ecosistemi più efficaci nella cattura e nello stoccaggio del carbonio, perché trattengono grandi quantità di anidride carbonica sia nella biomassa sia nei suoli costieri, dove i sedimenti possono conservare carbonio per periodi molto lunghi. È il cosiddetto “blue carbon”, il carbonio blu, legato agli ambienti marini e costieri.
In Madagascar, dove molte comunità dipendono dalla pesca artigianale e dalle risorse delle aree umide, il ripristino delle mangrovie ha anche un valore pratico, immediato. Le radici proteggono le coste dall’erosione, offrono riparo a pesci giovani e crostacei, filtrano l’acqua. E, nei giorni di mare più duro, fanno da barriera naturale. Non una soluzione unica al cambiamento climatico, certo, ma un tassello concreto in un quadro più ampio di adattamento e mitigazione.
Il punto, spiegano gli esperti del settore ambientale, è che una mangrovia non funziona come una semplice piantagione. Serve che l’ecosistema riprenda equilibrio: suolo, salinità, specie vegetali, presenza umana. Solo allora la riforestazione costiera può trasformarsi in assorbimento stabile di carbonio e in recupero della biodiversità.
Vivai e comunità locali al centro dell’intervento
Per sostenere le attività di riforestazione, nell’ambito di Ma Honko sono stati realizzati 847 vivai e piantate quasi 1,8 milioni di piante. Numeri che danno la misura dell’operazione, ma raccontano solo una parte del lavoro: dietro ogni vivaio ci sono raccolta dei propaguli, selezione delle aree, trapianti, controlli sul tasso di sopravvivenza. Passaggi lenti, spesso manuali.
Il coinvolgimento delle persone che vivono nei villaggi costieri è indicato da Neya come una condizione essenziale per la riuscita del progetto. Le comunità partecipano alle attività operative e, allo stesso tempo, possono beneficiare del recupero degli ecosistemi da cui dipendono pesca, raccolta e protezione delle abitazioni. “Il ripristino funziona quando viene riconosciuto come utile da chi abita il territorio”, è il ragionamento che accompagna iniziative di questo tipo. In quel momento, la tutela ambientale smette di essere una formula e diventa pratica quotidiana.
La scelta del Madagascar non è casuale. L’isola ospita ambienti naturali di grande valore, ma anche aree esposte a deforestazione, degrado costiero e vulnerabilità climatica. Intervenire sulle mangrovie significa quindi agire in un punto di contatto fra tutela della natura, sicurezza delle comunità e riduzione delle emissioni nette.
Neya e l’impegno del Gruppo Mundys sul carbonio
Con il progetto Ma Honko, Neya, società benefit del Gruppo Mundys, consolida il proprio impegno in programmi orientati alla rimozione di CO₂ e al recupero di ecosistemi degradati. La società opera nel campo delle soluzioni per il clima con un approccio che unisce ripristino ambientale, misurazione degli impatti e coinvolgimento sociale. Non basta, infatti, dichiarare quante piante vengono messe a dimora: conta verificare nel tempo quanta CO₂ viene assorbita e quanta parte dell’ecosistema riesce davvero a rigenerarsi.
Il dato stimato di 755.000 tonnellate di CO₂ stoccate in vent’anni rappresenta il riferimento principale della seconda fase, ma la riuscita dipenderà dalla continuità del progetto e dalla capacità di mantenere in salute le nuove aree di mangrovia. Iniziative come questa si muovono su tempi lunghi, spesso poco visibili nell’immediato. Eppure è proprio lì, tra vivai, fango costiero e radici appena attecchite, che si misura la distanza tra un annuncio ambientale e un intervento capace di lasciare traccia.








