Salute e Ambiente

Allarme Onu sullo scioglimento dei ghiacci: la criosfera diventa una priorità mondiale

Due ricercatori vicino a una stazione meteo su un ghiacciaio in ritiro, con canale di acqua di fusione
Ricercatori controllano strumenti su un ghiacciaio alpino in ritiro, tra ghiaccio grigio e acqua di fusione.

L’Organizzazione meteorologica mondiale ha deciso oggi, 14 agosto 2026, a Ginevra, di portare la criosfera tra le sue priorità più alte perché la perdita di ghiaccio marino, ghiacciai, neve, calotte e permafrost sta già incidendo su mari, acqua, economie ed ecosistemi in molte regioni del pianeta. La scelta è arrivata durante il Congresso del Wmo, il massimo organo decisionale dell’agenzia dell’Onu, con l’approvazione di una risoluzione che chiede più osservazioni, previsioni coordinate, scambio di dati e ricerca. Una decisione tecnica, certo. Ma con conseguenze molto concrete.

Il Wmo mette la criosfera al centro dell’agenda climatica

La criosfera, cioè l’insieme delle aree della Terra dove l’acqua si trova allo stato solido — dai ghiacciai alpini alle calotte polari, dalla neve stagionale al permafrost — diventerà una delle massime priorità dell’Organizzazione meteorologica mondiale. Il motivo, ha spiegato l’agenzia delle Nazioni Unite, è il peso crescente che la diminuzione del ghiaccio sta avendo sull’innalzamento del livello del mare, sulla disponibilità di acqua dolce e sulla tenuta di interi sistemi economici.

La risoluzione approvata dal Congresso del Wmo chiede di rafforzare “osservazioni e previsioni più coordinate, scambio di dati, ricerca e servizi”. Non solo monitoraggio, dunque. L’obiettivo è rendere più rapida e condivisa la capacità di leggere quello che sta accadendo nelle zone polari e nelle aree di alta montagna, dove i cambiamenti si misurano spesso prima che altrove, e poi si propagano. Anche molto lontano.

Ghiacciai, neve e permafrost: perché il cambiamento riguarda tutti

Nel documento approvato dai delegati si fa riferimento agli impatti della riduzione del ghiaccio marino, dello scioglimento dei ghiacciai, della perdita di neve e del degrado del permafrost. Sono processi diversi, con tempi e conseguenze differenti, ma legati tra loro da un punto comune: modificano il ciclo dell’acqua e aumentano i rischi per comunità, infrastrutture e agricoltura.

Quando un ghiacciaio arretra, non cambia solo un paesaggio di alta quota. Cambiano le portate dei fiumi, le riserve disponibili nei mesi secchi, la stabilità dei versanti. E quando il permafrost si scongela, possono aumentare frane, cedimenti del terreno e danni a strade, condotte, edifici. “Ciò che accade nelle regioni polari e in montagna non resta lì”, è il senso della posizione espressa dai delegati, secondo quanto riportato dal Wmo. Una frase semplice, ma è lì il nodo.

Particolare attenzione è stata richiamata sui piccoli Stati insulari e sulle zone costiere densamente popolate. Per queste aree, anche pochi centimetri in più nel livello del mare possono tradursi in erosione, ingressione salina nelle falde, mareggiate più dannose. Non è un rischio remoto, spiegano da anni gli organismi scientifici internazionali. È una pressione che si somma a urbanizzazione, turismo, porti, pesca.

Più dati e previsioni coordinate: la richiesta dei delegati

La nuova risoluzione del Wmo insiste sulla necessità di rendere più coordinati i sistemi di osservazione della criosfera. In molte zone remote, soprattutto nell’Artico, in Antartide e nelle catene montuose meno monitorate, le reti di misura restano disomogenee: alcune aree sono ben seguite, altre dipendono da campagne periodiche, satelliti o dati raccolti con difficoltà logistiche.

Da qui la richiesta di migliorare lo scambio di dati tra Paesi, centri di ricerca e servizi meteorologici nazionali. Le informazioni su neve, ghiaccio marino, ghiacciai e permafrost servono infatti non solo agli scienziati, ma anche alla protezione civile, ai gestori delle risorse idriche, alle autorità locali che devono programmare dighe, acquedotti, piani urbanistici e sistemi di allerta.

Il Congresso ha chiesto anche di “intensificare le attività” e di proporre un aumento dei finanziamenti, sia dal bilancio ordinario sia da fondi extra bilancio. Tradotto: servono risorse stabili, non interventi una tantum. Senza stazioni di rilevamento, personale tecnico, modelli aggiornati e accesso ai dati, le previsioni restano più deboli. E le decisioni, spesso, arrivano tardi.

Dalle aree polari alle coste: gli effetti su acqua, economie ed ecosistemi

La decisione dell’Organizzazione meteorologica mondiale arriva in un momento in cui la sicurezza idrica è già una delle questioni centrali dell’adattamento climatico. In molte regioni montane la neve funziona come una riserva naturale: si accumula in inverno e rilascia acqua in primavera e in estate. Se questo equilibrio cambia, cambiano anche irrigazione, produzione idroelettrica, disponibilità per le città. A valle, il problema diventa subito pratico.

Gli effetti toccano anche gli ecosistemi. Specie abituate a determinate condizioni di ghiaccio, neve o temperatura faticano ad adattarsi a trasformazioni rapide; nelle aree costiere, invece, l’innalzamento del mare può alterare zone umide, delta e habitat fondamentali per la biodiversità. È un intreccio fitto, non sempre visibile al primo sguardo.

Il Wmo, con questa risoluzione, prova quindi a spostare la criosfera da tema per specialisti a questione operativa globale. Monitorare meglio non fermerà da solo lo scioglimento dei ghiacci, ma può aiutare governi e comunità a prepararsi, ridurre i rischi e scegliere dove intervenire prima. Solo allora, con dati più solidi sul tavolo, le politiche climatiche potranno misurarsi con la velocità dei cambiamenti in corso.

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