Lo scorso 9 ottobre 2026 la Commissione europea ha annunciato la selezione di 46 nuovi progetti strategici per l’estrazione, la trasformazione e il riciclo di materie prime critiche in 16 Stati membri. Tra questi, cinque iniziative italiane sono entrate nella lista ufficiale, un risultato che segnala un cambio di passo nella capacità del sistema industriale nazionale di intercettare le priorità della politica europea sulle risorse.
Cosa sono i progetti strategici e perché contano
La selezione avviene nell’ambito del Critical Raw Materials Act (CRMA), il regolamento europeo sulle materie prime critiche entrato in vigore nel 2024. Quella appena annunciata è la seconda tornata di selezioni prevista dal regolamento, che punta a costruire una filiera europea capace di ridurre la dipendenza dalle importazioni — in particolare dalla Cina, che oggi controlla quote dominanti nella produzione e nella lavorazione di molte risorse strategiche.
Il meccanismo è semplice nella logica, complesso nell’esecuzione: i progetti selezionati ottengono uno status prioritario che in linea di principio facilita l’accesso ai finanziamenti e semplifica i percorsi amministrativi. Non si tratta di fondi diretti automatici, ma di un riconoscimento istituzionale che apre porte concrete a livello nazionale ed europeo.
Gli obiettivi fissati dal CRMA per il 2030 sono precisi: almeno il 10% del fabbisogno annuo dell’Unione europea dovrà essere coperto dall’estrazione interna, il 40% dalla trasformazione e il 25% dal riciclo di materie prime strategiche. Sono percentuali ambiziose, soprattutto se si considera il punto di partenza attuale, in cui la dipendenza dall’estero — per alcune risorse — supera il 90%.
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Il peso del riciclo nella lista italiana
Dei cinque progetti italiani selezionati, una parte significativa riguarda il riciclo. Le fonti disponibili indicano che si tratti di almeno tre iniziative con focus specifico sul recupero di materie prime da flussi di scarto o da prodotti a fine vita. Una fonte indica quattro progetti su cinque orientati al riciclo: la discrepanza non è ancora chiarita ufficialmente, ma il dato che emerge con chiarezza è che il riciclo rappresenta l’asse portante del contributo italiano in questa tornata.
Non è una sorpresa del tutto. L’Italia ha storicamente una tradizione manifatturiera e industriale orientata al recupero di materiali — dal rottame ferroso alla carta, fino alle leghe di alluminio. Trasformare questa competenza in capacità certificata di riciclo di materie prime critiche è però un salto qualitativo diverso, che richiede tecnologie specifiche, investimenti e filiere dedicate.
Va detto che i nomi e i dettagli tecnici dei cinque progetti italiani non sono stati ancora resi pubblici in forma ufficiale dalla Commissione al momento della pubblicazione di questo articolo. Occorre quindi attendere la documentazione completa per valutarne portata e fattibilità concreta.
Perché le materie prime critiche sono diventate una priorità geopolitica
Il termine materie prime critiche non è solo una categoria tecnica: è diventato un concetto geopolitico. L’Unione europea include in questa lista materiali come il litio, il cobalto, il nichel, le terre rare, il manganese e il grafite — tutti essenziali per batterie, motori elettrici, turbine eoliche, semiconduttori e tecnologie di difesa. Senza di essi, la transizione energetica si blocca sul piano fisico prima ancora che su quello economico.
La concentrazione geografica dell’offerta è il problema centrale. Per alcune materie prime, un singolo paese — spesso la Cina — controlla la quasi totalità della lavorazione mondiale. Quando nel 2023 Pechino ha imposto restrizioni all’export di gallio e germanio, e poi nel 2024 di grafite, i mercati europei hanno reagito con preoccupazione immediata. Il CRMA nasce anche da questa consapevolezza: ridurre la vulnerabilità non è un obiettivo ambientale astratto, ma una necessità industriale e strategica.
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I 46 progetti selezionati in questa seconda tornata coprono l’intera catena del valore: dall’estrazione mineraria (in cui l’Italia ha margini limitati, data la sua geologia) alla trasformazione chimica e metallurgica, fino al riciclo da flussi urbani e industriali. La distribuzione su 16 Stati membri riflette la volontà di non concentrare la filiera in pochi paesi, ma di costruire una rete europea più resiliente.
Cosa cambia concretamente per l’industria italiana
L’inclusione nella lista strategica del CRMA ha effetti pratici, anche se non immediati. I progetti selezionati possono accedere a percorsi preferenziali nell’ambito dei fondi europei e nazionali, e ottengono visibilità nei confronti di potenziali investitori privati. In un settore dove i tempi di sviluppo sono lunghi — una miniera può richiedere dieci anni dall’esplorazione all’operatività — avere un riconoscimento istituzionale precoce fa differenza.
Per l’Italia, che non è un grande paese estrattivo, il vero terreno di gioco è la trasformazione e il riciclo. La presenza di cinque progetti su 46 totali non è un risultato trascurabile, ma va contestualizzato: significa che l’Italia contribuisce con circa l’11% dei progetti selezionati, su 27 Stati membri totali. È una quota proporzionata al peso industriale del paese, ma non ancora indicativa di una leadership europea nel settore.
Il confronto con i target del 2030 fissati dal CRMA rende chiaro che il lavoro da fare è ancora molto. Raggiungere il 25% del fabbisogno europeo di materie prime strategiche attraverso il riciclo interno richiede investimenti su scala industriale, non solo progetti pilota. La selezione di questi 46 progetti è un passo nella direzione giusta, ma la distanza dagli obiettivi resta significativa. Per sapere se l’Italia saprà trasformare questo riconoscimento in capacità produttiva reale, bisognerà seguire l’evoluzione operativa dei progetti nei prossimi mesi.
Chi vuole approfondire la struttura del regolamento europeo può consultare la pagina ufficiale della Commissione europea sulle materie prime critiche, dove sono disponibili i documenti tecnici del CRMA e gli aggiornamenti sulle selezioni.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








