Energie rinnovabili

La Corea del Sud investe 747 miliardi di dollari in energie rinnovabili e industria verde

La Corea del Sud lancia il K-GX Green Transformation Plan con 747 miliardi di dollari per accelerare la transizione energetica, raggiungere 100 GW rinnovabili entro il 20

Piano Corea del Sud: 747 miliardi di dollari per rinnovabili e industria verde

Con un impegno finanziario da circa 747 miliardi di dollari, la Corea del Sud ha presentato a ottobre 2026 il proprio piano nazionale per la trasformazione verde dell’economia, noto come K-GX Green Transformation Plan. Un programma che copre quasi un decennio — fino al 2035 — e che punta a ridisegnare in profondità il sistema energetico e industriale del paese. Il piano corea del sud rinnovabili si candida così a diventare uno dei più ambiziosi programmi di politica energetica mai lanciati in Asia orientale.

Cosa prevede il K-GX e perché conta

Il K-GX non è semplicemente un pacchetto di sussidi o incentivi fiscali: è una strategia integrata che collega la produzione di energia rinnovabile alla riorganizzazione delle filiere industriali nazionali. L’obiettivo dichiarato è accelerare la transizione energetica, ridurre le emissioni industriali e rafforzare la competitività delle catene di fornitura green sudcoreane a livello globale.

Il traguardo più concreto e misurabile è quello relativo alla capacità installata: 100 GW di energia rinnovabile entro il 2030. Si tratta di un salto significativo per un paese che ha storicamente basato la propria produzione elettrica su carbone e nucleare. Raggiungere quella soglia in meno di quattro anni dalla data di annuncio richiederebbe un ritmo di installazione sostenuto e continuo, con investimenti distribuiti su più tecnologie.

Un elemento tecnico particolarmente interessante riguarda il fotovoltaico di nuova generazione: il piano prevede la commercializzazione delle celle solari tandem entro il 2028. Le celle tandem — che combinano più strati di materiali fotovoltaici per catturare porzioni diverse dello spettro luminoso — rappresentano oggi uno dei fronti più promettenti della ricerca solare, con efficienze teoriche superiori a quelle dei pannelli in silicio cristallino convenzionale. Portarle sul mercato entro quella data è un obiettivo ambizioso, ma segnala che il K-GX non punta solo a installare capacità esistente: vuole anche costruire un vantaggio competitivo tecnologico.

→ Leggi anche: Strategia K-GX della Corea del Sud: 747 miliardi per la neutralità carbonica entro 2035

Il nodo delle filiere: perché la Corea del Sud vuole produrre in casa

Uno dei pilastri del piano è la costruzione di catene di fornitura nazionali per le principali tecnologie green. Questa scelta non è casuale. Negli ultimi anni la dipendenza da fornitori esteri — in particolare cinesi — per componenti chiave come pannelli solari, batterie e turbine eoliche ha esposto molti paesi a rischi di approvvigionamento e volatilità dei prezzi. La Corea del Sud, con il K-GX, sceglie esplicitamente di internalizzare una parte rilevante di questa produzione.

Il modello non è nuovo: la stessa logica ha guidato le politiche industriali dell’Inflation Reduction Act negli Stati Uniti e, in parte, il Net-Zero Industry Act europeo. Ma la scala dell’investimento sudcoreano — quasi 750 miliardi di dollari distribuiti su nove anni — pone il K-GX in una categoria a parte per ambizione finanziaria.

Per la Corea del Sud, costruire filiere interne significa anche proteggere settori industriali già esistenti come la produzione di semiconduttori, batterie per veicoli elettrici e acciaio, orientandoli verso la domanda green. Paesi come Samsung SDI, LG Energy Solution e Hyundai operano già in questi spazi, e il piano potrebbe creare le condizioni per consolidare ulteriormente la loro posizione sui mercati internazionali.

Il piano corea del sud rinnovabili nel contesto geopolitico

Annunciare un piano da 747 miliardi di dollari per le rinnovabili e l’industria verde non è solo una scelta di politica energetica: è anche una mossa geopolitica. La competizione globale per il controllo delle tecnologie pulite si è intensificata negli ultimi anni, con Cina, Stati Uniti e Unione Europea che destinano risorse crescenti a garantirsi posizioni dominanti nella transizione energetica.

In questo scenario, il K-GX posiziona la Corea del Sud come attore di primo piano, con una strategia che non si limita a ridurre le emissioni interne ma punta esplicitamente a esportare tecnologia e know-how. La commercializzazione delle celle tandem entro il 2028, se raggiunta, potrebbe aprire mercati significativi in Europa, nel Sud-Est asiatico e in Africa, dove la domanda di soluzioni fotovoltaiche efficienti è in rapida crescita.

→ Leggi anche: Rinnovabili al Sud: nuove regole per investimenti PN Ric, 262 milioni per reti e pompe di calore

Va detto che un piano di questa portata solleva anche domande legittime sulla fattibilità. La realizzazione di 100 GW di rinnovabili entro il 2030 richiederà non solo capitali, ma anche superfici disponibili, infrastrutture di rete adeguate e una governance capace di coordinare attori pubblici e privati. La Corea del Sud è un paese densamente popolato, con spazio limitato per grandi impianti a terra: il ruolo del fotovoltaico offshore e delle installazioni su edifici sarà probabilmente centrale.

Cosa cambia per le emissioni industriali

Tra gli obiettivi del K-GX figura la riduzione delle emissioni industriali, un fronte particolarmente critico per la Corea del Sud. Il paese è uno dei maggiori produttori mondiali di acciaio, petrolchimica e componentistica elettronica, settori ad alta intensità energetica che difficilmente si decarbonizzano con la sola elettrificazione.

Il piano mira a intervenire proprio qui, combinando l’espansione delle rinnovabili con la trasformazione dei processi produttivi. I dettagli operativi su come questo avverrà — quali tecnologie, quali tempistiche intermedie, quali meccanismi di finanziamento per le imprese — non sono ancora stati resi pubblici in forma dettagliata. È un punto che vale la pena tenere sotto osservazione nei prossimi mesi, perché la credibilità del K-GX dipenderà in larga misura dalla capacità di tradurre gli obiettivi generali in misure settoriali concrete.

Per chi segue le politiche energetiche globali, il K-GX è un segnale che la transizione non riguarda solo l’Europa o gli Stati Uniti: l’Asia orientale sta accelerando, con strategie che combinano ambizione climatica e interesse industriale in modi sempre più sofisticati. Seguire l’evoluzione del piano sudcoreano nei prossimi anni — a partire dai primi risultati sull’installazione di rinnovabili e sullo sviluppo delle celle tandem — dirà molto su quanto queste grandi promesse riescano a tradursi in cambiamenti misurabili.

Per approfondire la documentazione disponibile sul piano, è possibile consultare le analisi di QualEnergia, tra le fonti specializzate che hanno seguito l’annuncio.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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