Energie rinnovabili

Comunità Energetiche Rinnovabili: il MASE cerca nuovi fondi e semplificazioni normative

Il MASE riduce i fondi PNRR per le comunità energetiche rinnovabili da 2,2 a 795 milioni, ma allarga l'accesso ai comuni fino a 50mila abitanti con nuove semplificazioni

Comunità Energetiche Rinnovabili: il MASE cerca nuovi fondi e semplificazioni normative

Più comuni ammessi, meno soldi disponibili. È questa la contraddizione al centro dell’attuale fase politica sulle comunità energetiche rinnovabili in Italia: da un lato il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha allargato la platea dei beneficiari, dall’altro ha tagliato di quasi due terzi le risorse del PNRR destinate a finanziarle. Un equilibrio difficile, che sta alimentando un acceso dibattito tra operatori, comuni e associazioni di settore.

Da 5.000 a 50.000 abitanti: chi può accedere agli incentivi

La modifica più significativa introdotta con le nuove regole operative del MASE riguarda il limite demografico per l’accesso ai contributi in conto capitale. In precedenza, gli incentivi erano riservati agli impianti situati in comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti. Con l’aggiornamento del bando pubblico, la soglia è stata portata a 50.000 abitanti, moltiplicando per dieci il numero di realtà territoriali potenzialmente coinvolte.

Si tratta di un cambiamento sostanziale. Centinaia di comuni di medie dimensioni — capoluoghi di provincia minori, centri urbani dell’entroterra, città di cintura metropolitana — possono ora accedere a un meccanismo che fino a ieri era riservato quasi esclusivamente ai piccoli borghi. In teoria, questo apre le porte delle comunità energetiche rinnovabili a una quota molto più ampia della popolazione italiana.

La finestra per presentare le domande è aperta dalle ore 15:00 del 21 luglio 2025 fino alle ore 18:00 del 30 novembre 2025. Gli impianti ammessi sono fotovoltaici con potenza massima di 1 MWp, con un contributo a fondo perduto pari al 40% del costo.

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Il taglio da 2,2 miliardi a 795 milioni: cosa è successo

Mentre il perimetro dei beneficiari si allargava, le risorse si restringevano drasticamente. Il 21 novembre 2025 il MASE ha ufficializzato una revisione profonda dell’allocazione finanziaria: i fondi PNRR destinati agli impianti fotovoltaici delle CER sono stati ridotti da circa 2,2 miliardi di euro a 795,5 milioni di euro. Una riduzione di 1,4 miliardi, pari a quasi il 64% delle risorse originarie.

Il contrasto con l’ampliamento della platea è evidente. Più soggetti possono fare domanda, ma il totale del denaro disponibile è meno di un terzo di quello inizialmente previsto. Questo significa, in termini concreti, che la competizione per ottenere i contributi sarà molto più intensa, e che molti progetti potenzialmente validi rischiano di restare senza copertura.

Il taglio ha acceso un confronto politico e operativo che non si è ancora spento. Da una parte chi sostiene che la riallocazione fosse inevitabile, legata alle regole di rendicontazione europea e ai tempi stretti del PNRR. Dall’altra chi denuncia un segnale di disimpegno proprio nel momento in cui le comunità energetiche rinnovabili stavano iniziando a decollare, dopo anni di attesa normativa e ritardi burocratici.

Cosa sono le CER e perché il finanziamento pubblico conta

Comunità Energetiche Rinnovabili: il MASE cerca nuovi fondi e semplificazioni normative (2)
Immagine generata con AI

Le comunità energetiche rinnovabili sono soggetti giuridici — associazioni, cooperative, enti del terzo settore, ma anche condomini o piccole imprese — che producono, consumano e condividono energia da fonti rinnovabili all’interno di una rete di distribuzione locale. Il modello è pensato per distribuire i benefici della transizione energetica anche a chi non può permettersi un impianto fotovoltaico proprio: inquilini in affitto, famiglie a basso reddito, piccoli esercenti.

Il contributo a fondo perduto del 40% non è un dettaglio secondario: per molte realtà locali rappresenta la differenza tra un progetto realizzabile e uno che resta su carta. Gli investimenti iniziali per costituire e avviare una CER sono significativi, e senza un sostegno pubblico adeguato la redditività attesa — basata sugli incentivi sulla condivisione dell’energia previsti dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) — può non essere sufficiente a convincere i soci fondatori a procedere.

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È per questo che il taglio delle risorse non è una questione tecnica da lasciare ai soli addetti ai lavori: riguarda direttamente le prospettive di diffusione di un modello energetico che potrebbe coinvolgere milioni di famiglie italiane.

La tensione tra semplificazione e risorse insufficienti

L’ampliamento della soglia demografica e la revisione delle regole operative vanno nella direzione giusta: rendere le comunità energetiche rinnovabili accessibili a una fetta più ampia del territorio nazionale è un obiettivo condivisibile. Ma una semplificazione normativa senza risorse adeguate rischia di produrre più domande inevase che progetti realizzati.

Il nodo è strutturale. Le CER richiedono tempo per essere costituite, autorizzate e avviate. Molti comuni, soprattutto quelli di medie dimensioni appena entrati nella platea degli ammissibili, non hanno ancora le competenze tecniche interne per gestire un iter del genere. Allargare l’accesso senza accompagnarlo con supporto tecnico e risorse sufficienti può generare aspettative difficili da soddisfare.

Allo stesso tempo, il modello delle comunità energetiche ha dimostrato in diversi contesti europei di funzionare — non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale. Il problema italiano non è la validità del modello, ma la discontinuità con cui viene sostenuto: prima anni di ritardi normativi, poi un bando finalmente operativo, poi un taglio che riduce drasticamente le possibilità di accesso.

Chi sta lavorando concretamente alla costruzione di una CER — comuni, cooperative, professionisti del settore — si trova oggi a fare i conti con un quadro in continua evoluzione. La finestra di domanda è aperta fino al 30 novembre 2025, e per chi ha già avviato un progetto vale la pena verificare con attenzione i requisiti aggiornati e la disponibilità residua dei fondi, tenendo conto che le risorse disponibili sono ora sensibilmente inferiori a quelle originariamente annunciate.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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