
La TaoDue, società presieduta da Pietro Valsecchi e che si occupa di produrre fiction ha messo le mani su una storia dolorosa e ancora in via di risoluzione: quella del clan dei Casalesi. Le riprese sarebbero già iniziate e si narrerebbe la storia del clan retto da Francesco Schiavone, detto Sandokan, attualmente in regime carcerario 41 bis, nonché dal latitante Michele Zagaria. Oggetto degli affari del clan l’inquinamento ambientale: dal traffico di rifiuti tossici, al controllo delle discariche, alla gestione del sistema emergenza rifiuti. In tutte le regioni.
L’idea di Valsecchi è questa, come cita Il Mattino del 31 gennaio a pag. 23:
Sarà un grande successo perché gli italiani amano questo genere.
Ma l’annuncio fatto qualche giorno fa ha destato un coro di proteste. La preoccupazione, lo sdegno e l’orrore di chi vive a Casal di Principe e nel casertano, regno dei Casalesi, ossia degli Schiavone e di Michele Zagaria ancora latitante, è concreto.
Continua a leggere: I casalesi e le ecomafie diventano una fiction prodotta da TaoDue
Non è colpa mia se il marketing ama i rifiuti tossici e le scorie nucleari. Dopo l’italica provocazione dello sgabello con scorie nucleari ecco le gomme Toxix Waste - Nuclear fudge prodotte dalla Candy Dynamics.
E come mai siamo venuti a conoscenza di questo ameno chewing gum? Perché la Fda ha emesso un recall, ossia il ritiro dal mercato di queste cicche a causa dell’elevata presenza di piombo: 0,31 ppM su un limite max consentito di 0, 1ppM. Lo so, sembra una barzelletta ma non lo è.
La prima considerazione: la gomma da masticare è uno di quei prodotti progettati per non essere biodegradabili e per lordare alla grande. Per eliminare una gomma da masticare ci vogliono cinque anni e per toglierla, se appiccicata sull’asfalto, ci vogliono 2 minuti al costo di 1 euro. La seconda considerazione: quanta chimica c’è nel chewing gum? Infine la terza considerazione: perché al marketing piace l’energia nucleare?
Nella collina di Colleferro, in provincia di Roma, c’è qualcosa che non va. I pastori e gli allevatori lo sanno da anni, da quando hanno iniziato a perdere centinaia di capi di bestiame. Sembrerebbe, ma le ipotesi sulle cause di questa situazione sono ancora tutte da dimostrare (mentre gli effetti sono abbondantemente confermati) che uno o più sversamenti di rifiuti tossici nei decenni passati abbia avvelenato la collina e la sua erba.
Il Tg1, un paio di giorni fa, ha portato all’attenzione del pubblico la situazione. Il sindaco di Colleferro, Mario Cacciotti, l’ha presa malissimo e ha annunciato querela. Per lui, infatti, le cose non stanno messe affatto così male e non c’è nessun allarme o disastro ambientale. La denuncia, infatti, è anche per il reato di procurato allarme.
Il servizio del Tg1, in realtà, è molto soft rispetto a quanto si trova in rete su questa vicenda. Ad esempio l’ottimo video che vedete in questo post. Il sottosegretario alla Salute Francesca Martini ha dato mandato ai Nas dei Carabinieri di condurre indagini approfondite sulla collina dei veleni di Colleferro. Nel frattempo basta guardare il video per capire di cosa stiamo parlando.
Via | Roma Today
Video | YouTube
Ho ricevuto il commento di Manuela Iatì a proposito del post Strage di Ustica: il sospetto su un traffico di scorie nucleari. E’ arrabbiata con i lettori di Ecoblog per la superficialità di alcuni commenti e rileva alla sottoscritta di aver troppo sinteticamente riportato le sue ipotesi. Ha ragione l’autrice, ma non era mia intenzione dare approfondite spiegazioni. Diversamente, il mio obiettivo era di annunciare la pubblicazione di un libro contenente delle ipotesi interessanti. Comunque, la Signora Iatì è la benvenuta in questo blog e se lascia un recapito posso chiederle l’intervista, piuttosto che riportare quella di Ansa.
Vi ho trovato casualmente e, sentendomi carinamente definire “sciacalla”, non posso non intervenire per fare alcune precisazioni…
Sono l’autrice del libro Avvelenati, a cui fa riferimento la nota che avete commentato.
Non siamo certo io e il mio co-autore a formulare l’ipotesi che viene qui riportata (peraltro molto, anzi troppo sinteticamente per non ingenerare confusione…) e secondo la quale dietro la strage di Ustica potrebbe esserci il Mossad. E’ un’ipotesi scritta nero su bianco dalla procura e dagli investigatori di Reggio Calabria, che nel 1995 indagavano su un traffico di rifiuti nucleari e si sono imbattuti in tutta una serie di vicende misteriose, tra cui anche Ustica. Il nostro lavoro è basato su FATTI, cioè su documenti precisi e non su elucubrazioni mentali, opinioni di chicchessia, deduzioni o appiattimenti su questa o quella posizione.. Ciò che riferiamo è il racconto preciso e puntuale di alcune persone, alcuni teste ascoltati dai magistrati. “Corbellerie”? Non lo sappiamo e non sta a noi, in questa sede, saperlo. Se, cioè, quanto da loro riferito sia vero o meno non sta a noi dirlo, e infatti non lo diciamo. Ci limitiamo, appunto, a informare su quanto abbia “animato” (in tema di traffici di rifiuti tossici e nucleari) circa 20 anni di inchieste e ricerche purtroppo infruttuose della verità. La testimonianza di queste persone, d’altronde, per noi era “funzionale” non a fornire verità sulla strage (che nel nostro racconto è marginale), ma, al contrario, proprio a dimostrare ulteriormente quanto ingarbugliate, misteriose e talvolta nauseanti siano le vicende di cui ci siamo occupati. Ma per capirlo bisognerebbe leggere il libro, e non oso chiedervi tanto.
Vergogna lo direi, dunque, a chi si diverte a commentare qualcosa che non conosce affatto, se non per grandi linee. Vi inviterei a informarvi e approfondire quanto sarà poi bersaglio dei vostri giudizi. Le critiche sono sempre ben accette, ve lo assicuro, ma solo se fondate su una conoscenza di ciò che si va a criticare…
Comunque, qualora abbiate voglia di capire un po’ di più quanto vado dicendo (pur senza essere costretti a prendere Avvelenati), vi allego il link dell’intervista dell’Ansa in cui diamo conto di questa ipotesi. Ipotesi, ripeto, che non siamo noi “sciacalli” a inventarci..: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2010/06/26/visualizza_new.html_1846644202.html.
Grazie.Manuela Iatì
Vi ricordate la storia delle navi dei veleni? Dopo i dubbi sollevati dal WWF in merito alla gestione della vicenda, ora anche Greenpeace torna all’attacco.
E lo fa con un’inchiesta (The toxic ships, pubblicata oggi anche dal settimanale L’Espresso) nella quale si ipotizza un grosso giro di affondamenti pilotati di navi cariche di rifiuti tossici o radioattivi. Le navi, secondo Greenpeace, partono dall’Europa, Italia compresa, fanno giri tortuosi per poi arrivare nei porti dell’Africa, specialmente in Somalia, dove improvvisamente “spariscono”.
Scottante, poi, l’ipotesi di Greenpeace sull’affondamento del Cunski che, dopo una serie di indagini condotte dal governo italiano si è rivelata essere la nave passeggeri Catania:
Continua a leggere: The toxic ships: inchiesta di Greenpeace sulle navi dei veleni

Della settimana scorsa la notizia dell’indagine a carico del sindaco di Palermo, Diego Cammarata, per presunti illeciti nella gestione della discarica di Bellolampo. Di oggi, invece, la diffusione dei dettagli dell’inchiesta della magistratura e, soprattutto, dei capi d’accusa.
Tutti pesantissimi: disastro doloso, inquinamento delle acque e del sottosuolo, truffa, gestione abusiva della discarica, abbandono dei rifiuti speciali e abuso d’ufficio. Secondo quanto riporta il sempre informatissimo giornale on line Sicilia Informazioni, infatti, a Bellolampo gli illeciti sarebbero stati nel corso dei mesi moltissimi:
Nella qualità di sindaco di Palermo, socio unico dell’Amia - si legge nel capo di imputazione - Cammarata dava direttive specifiche agli amministratori della società sulle modalità di gestione della discarica di Bellolampo, tra l’altro autorizzando il conferimento dei rifiuti in violazione delle norme sul preventivo trattamento e consentendo lo stoccaggio dei rifiuti in discarica in attesa della triturazione
Inoltre, sempre secondo il giornale on line che, a sua volta, riporta i contenuti dell’avviso di garanzia di cui è in possesso, Cammarata avrebbe emanato numerose ordinanze al di fuori delle proprie competenze: essendoci a Palermo lo stato di emergenza rifiuti, infatti, la competenza era attribuita al commissario delegato per l’emergenza, cioè il prefetto di Palermo, e non al sindaco.
La notizia l’ho sentita stamattina su Ecoradio: le cicche di sigaretta inquinano più delle bottiglie di plastica. Dietro l’annuncio uno studio dell’Enea che sottolinea che per le cicche andrebbe adottata la raccolta differenziata in quanto inquinano l’ambiente al pari dei rifiuti tossici.
Le cicche di sigaretta sono per il 40% i rifiuti tossici presenti nel Mar Mediterraneo, mentre le bottiglie di plastica sono presenti per il 9,5%, i sacchetti di plastica per l’8,5% e le lattine di alluminio per il 7,6%.
Ma quali sono le sostanze inquinanti contenute nelle sigarette? Spiega Ecoradio:
Foto | Flickr
Il trailer del documentario L’altra Chernobyl, che vi segnalo nel video su è stato girato in Campania da Chiara Cimini, Adriano Natale e Ottavio Mauriello, tutti e tre giovanissimi, che hanno sentito immediato il bisogno di denunciare quanto stava avvenendo sotto l’indifferenza dei media e delle amministrazioni.
I tre vengono a conoscenza di uno studio pubblicato nel 2009 da ricercatori dell’ospedale Monaldi, che si trova poco distante dalla discarica di Chiaiano, in cui si evidenzia il rapporto esistente tra i rifiuti tossici e alcune patologie. Nel caso specifico i ricercatori trovano un nesso tra il mesotelioma pleurico e l’amianto scaricato illegalmente in diverse discariche della Campania incluse le provincie di Caserta e Salerno.
Scrivono i tre autori sul loro sito:
Leggere i risultati di questa ricerca ha fatto nascere in noi la voglia di agire. “L’altra Chernobyl” è un documentario attraverso il quale desideriamo analizzare, con la massima attenzione, il rapporto tra salute e rifiuti in Campania, perché tutti devono sapere. “L’altra Chernobyl” è stata la risposta naturale a un bisogno, il bisogno di denunciare la realtà di una città a cui è stato tolto uno dei diritti fondamentali dell’uomo: il diritto alla salute. Napoli è la città d’Italia con la più alta incidenza di tumori al polmone, infarti e disturbi vascolari; Napoli sta morendo e, purtroppo, in pochi sembrano accorgersene.
Si può sostenere il progetto dei tre giovani autori prenotando una copia del DVD dal sito produzionidalbasso.
Grazie a Chiaianodiscarica per la segnalazione
Quando il commercio, il riciclo e il rispetto delle donne s’incontrano, esplode una girandola di colori incandescenti che sembra davvero poter investire la realtà e modificarla - in meglio! - prendendo l’aspetto di una semplice, bellissima, borsa. E’ questa la mission alla base del Baladarshan fair-trade product che, insieme all’associazione SPEED Trust, sta portando avanti un progetto da pelle d’oca: aiutare le donne disabili, qualche volta vedove, degli slums indiani – parìa tra i parìa – a diventare “artigiane del rifiuto”.
Il leitmotiv: ciò che è stato buttato via da una parte, può rinascere altrove! In questo modo, donne poverissime non solo lavorano, guadagnano, studiano, e fanno bene all’ambiente ma possono forse sperare di muovere qualcosa in quel complesso ingranaggio di caste che è l’india, così duro a morire. E non è del tutto impossibile quando vedove e disabili, cieche o con gravi patologie spesso innescate dalla presenza di rifiuti tossici, da sole riescono a sfamare una famiglia intera e a mandare i figli a scuola contribuendo alla salvaguardia dell’ambiente in uno dei paesi che annovera alcune tra le città più inquinate al mondo.
Gli oggetti del Baladarshan sono assemblati a partire da polipropilene interamente riciclato, da carta e altri materiali di scarto che, altrimenti, andrebbero ad alimentare le diffusissime discariche a cielo aperto che, chiunque abbia viaggiato un po’ India, conosce benissimo.
Foto | Flickr

Treehugger ci regala una panoramica disastrosa, sulle catastrofi ambientali causate dall’uomo in tutto il mondo. Ecco la triste classifica sui disastri ambientali peggiori che il mondo abbia vissuto:
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