Ecologia

Giornalisti in viaggio premio alle Hawaii per parlare bene dei MUOS

I MUOS, le antenne americane in Sicilia sono un progetto che per gli Stati Uniti ha un valore fondamentale e per dimostrarlo pagano il viaggio alle Hawaii ai giornalisti del mainstream italiano per rabbonire l'opinione pubblica

ITALY ECONOMY PROTEST
A man holds a flag "No Muos" (No Mobile User Objective System) during an anti-austerity protest on October 19, 2013 in Rome.. Between 3,000 and 4,000 police officers have been deployed, Italian media reports said, and protest organisers say they expect more than 20,000 to join. AFP PHOTO / ANDREAS SOLARO (Photo credit should read ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Scrive Massimo Zucchetti su Il Manifesto:

Giunge noti­zia con­fer­mata che il Dipar­ti­mento di Stato Usa ha invi­tato i gior­na­li­sti delle mag­giori testate ita­liane ad andare a visi­tare i Muos già fun­zio­nanti all’estero, in Vir­gi­nia e alle Hawaii. Per dimo­strare come i para­bo­loni siano del tutto inno­cui e la gente viva loro vicino in asso­luta con­ten­tezza, leti­zia e salute. Il viaggio-premio avverrà fra fine feb­braio ed i primi di marzo, in modo da otte­nere buoni arti­coli sulla stampa locale — ita­liana ed euro­pea -, quag­giù nelle colo­nie, in vista del grande avve­ni­mento, ormai tra­pe­lato: l’accensione del Muos intorno ad aprile. Magari il 25 del mese, in modo che in futuro si possa sosti­tuire la festa della libe­ra­zione con l’anniversario della messa in fun­zione del defi­ni­tivo sistema per la guerra totale che per­mise il trionfo della demo­cra­zia. Sarà dav­vero un bella scam­pa­gnata, cui pur­troppo – inspie­ga­bil­mente – noi del Mani­fe­sto non siamo stati invi­tati: già imma­gino l’infornata di gior­na­li­sti ita­liani – fino al giorno prima con­vinti che MUOS fosse il nome di un poke­mon – in visita alle basi, con la loro brava cartelletta-briefing, le foto ricordo e – come fu anche in occa­sione della visita dei gior­na­li­sti a Niscemi lo scorso luglio – le belle gri­gliate offerte nei prati den­tro le basi. Non potrà che sor­tirne un ottimo ritorno d’immagine, pen­sano i nostri “alleati” sta­tu­ni­tensi. Certo, pare che il MUOS in Vir­gi­nia sia in un posto niente di che, ma quello alle Hawaii merita dav­vero un’escursione. Pec­cato che nel pacchetto-vacanze non sia com­preso anche l’altro Muos, quello in Austra­lia, desti­na­zione un po’ meno bana­lotta delle ormai sfrut­tate Hawaii.

I MUOS ovvero le Mobile User Objective System ossia le antenne militari installate a Niscemi servono agli Usa per controllare quanto accade nel Mediterraneo e nel 2011 Ecoblog raccontava di come Wikileaks avesse già svelato le pressioni statunitensi nel merito: no al Ponte sullo stretto e si alle antenne militari.

I Comitati cittadini di siciliani che si battono perché non siano attivate le antenne poiché come scrivono sul loro sito:

La salute potrebbe essere compromessa dall’esposizione prolungata a campi elettromagnetici di media intensità (rischio di tumori, leucemie, caterratte, …). Inoltre, l’esposizione a campi molto intensi può essere fatale (ad esempio, per un errore di puntamento di una parabola).

Ma che importa: a breve avremo valanghe di articoli con salamelecchi agli americani scritti da prestigiose firme del giornalismo italiano e da firme di pseudo ambiantalisti che per un viaggetto alle Hawaii saranno disposti a raccontare che sì le onde elettromagnetiche fanno durare l’abbronzatura più a lungo. Cari lettori di Ecoblog, quando leggerete quei mirabolanti articoli, voi saprete perché sono stati scritti.

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