Energie rinnovabili

Pompe di calore in Italia: perché il gas copre ancora il 55% del riscaldamento residenziale

Nel 2024 il gas naturale copre ancora il 55% del riscaldamento residenziale in Italia. Scopri gli ostacoli all'adozione delle pompe di calore e le barriere economiche.

Pompe di calore in Italia: perché il gas copre ancora il 55% del riscaldamento residenziale

Nel 2024 il gas naturale ha coperto circa il 55% della domanda residenziale di riscaldamento e acqua calda in Italia, una quota che racconta molto sullo stato reale della transizione energetica nel nostro Paese. Non si tratta di un dato marginale: significa che oltre 17,5 milioni di abitazioni dipendono ancora dalla caldaia a metano per scaldarsi d’inverno. Eppure le pompe di calore in Italia sono già installate in numero significativo, e la tecnologia esiste da decenni. Allora perché il cambiamento è così lento?

Un parco installato enorme, ma con un ruolo ancora limitato

Secondo i dati di ANIMA, l’associazione che rappresenta la filiera della meccanica varia, in Italia sono già installate circa 22 milioni di pompe di calore. Un numero che a prima vista potrebbe sembrare contraddittorio rispetto alla persistenza del gas: com’è possibile che ci siano così tanti apparecchi e il riscaldamento residenziale rimanga dominato dai combustibili fossili?

La risposta sta nella tipologia di utilizzo. La maggior parte delle pompe di calore installate nel residenziale italiano è di tipo aria-aria — i classici climatizzatori reversibili — impiegati soprattutto per il raffrescamento estivo. Il loro contributo al riscaldamento invernale esiste, ma resta spesso secondario rispetto alla caldaia, che molte famiglie mantengono come sistema principale. Le pompe di calore aria-acqua, quelle che possono sostituire integralmente il riscaldamento centralizzato, sono ancora una minoranza nel parco installato complessivo.

Il potenziale di risparmio non è trascurabile: ANIMA stima risparmi annui fino al 32% sui costi di riscaldamento per chi passa a una pompa di calore efficiente. Ma questo dato, da solo, non basta a spiegare le scelte delle famiglie.

Il nodo vero: il rapporto tra prezzo dell’elettricità e prezzo del gas

Il problema principale non è tecnologico. Lo riconosce esplicitamente Assoelettrica, che indica nel rapporto sfavorevole tra il costo dell’elettricità e quello del gas la barriera sistemica più rilevante all’adozione delle pompe di calore in Italia.

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Una pompa di calore funziona a elettricità. La sua convenienza economica dipende quindi direttamente da quanto costa un kilowattora rispetto a un metro cubo di gas. In Italia, storicamente, l’elettricità è gravata da una componente fiscale e tariffaria significativa — oneri di sistema, accise, IVA — che la rende relativamente cara rispetto alla media europea, soprattutto nel confronto con il gas per uso domestico.

Anche quando una pompa di calore ha un coefficiente di prestazione (COP) di 3 o 4 — cioè produce tre o quattro unità di calore per ogni unità di energia elettrica consumata — il vantaggio economico può ridursi o annullarsi se il prezzo dell’elettricità è strutturalmente alto. Per una famiglia che deve scegliere se sostituire una caldaia funzionante, questo calcolo è spesso il primo che viene fatto, e spesso non favorisce la pompa di calore.

Maurizio Marchesini, presidente di Assoclima, l’associazione dei produttori di sistemi per il clima, ha più volte sottolineato come il mercato delle pompe di calore abbia un potenziale di crescita reale, ma che questo potenziale si trasformi in installazioni concrete solo se le condizioni di mercato lo rendono conveniente per il consumatore finale.

Le case italiane: un patrimonio edilizio difficile da elettrificare

C’è un ulteriore elemento che rallenta la diffusione delle pompe di calore nel residenziale italiano: la qualità del patrimonio edilizio esistente. Una pompa di calore aria-acqua funziona in modo ottimale abbinata a impianti a bassa temperatura, come i pannelli radianti a pavimento. Ma la maggior parte delle abitazioni italiane, soprattutto quelle costruite tra gli anni Cinquanta e gli anni Novanta, è dotata di radiatori tradizionali progettati per temperature dell’acqua ben più alte.

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Immagine generata con AI

Sostituire la caldaia con una pompa di calore in questi edifici richiede spesso interventi aggiuntivi — sostituzione dei corpi scaldanti, miglioramento dell’isolamento termico dell’involucro — che aumentano il costo complessivo e complicano la decisione. Non è impossibile: esistono pompe di calore ad alta temperatura progettate proprio per questi casi. Ma il costo dell’intervento integrale rimane un ostacolo reale per molte famiglie.

Questo spiega anche perché le pompe di calore si diffondono più rapidamente nelle costruzioni nuove, dove l’impianto viene progettato fin dall’inizio in modo coerente, rispetto alla ristrutturazione del patrimonio esistente.

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Il ruolo delle rinnovabili nel rendere le pompe di calore davvero pulite

Un aspetto spesso trascurato nel dibattito pubblico riguarda la fonte dell’elettricità che alimenta le pompe di calore. Una pompa di calore alimentata da elettricità prodotta principalmente da gas naturale riduce le emissioni rispetto a una caldaia, ma non le azzera. L’efficacia ambientale della tecnologia è quindi legata all’evoluzione del mix elettrico nazionale.

Su questo fronte, l’Italia ha obiettivi ambiziosi: il Paese punta a produrre il 55% dell’elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030, rispetto a circa il 40% registrato nel 2023. Se questo traguardo venisse raggiunto — e la crescita del fotovoltaico degli ultimi anni suggerisce che la direzione sia quella giusta — le pompe di calore diventerebbero progressivamente più pulite senza che l’utente debba fare nulla di diverso. È uno dei vantaggi strutturali della tecnologia: migliora automaticamente con il miglioramento della rete.

Chi installa oggi una pompa di calore, inoltre, può abbinarla a un impianto fotovoltaico, riducendo ulteriormente la dipendenza dalla rete e i costi operativi. La combinazione fotovoltaico + pompa di calore + accumulo è già una soluzione tecnicamente matura, anche se richiede un investimento iniziale rilevante.

Cosa serve per accelerare davvero

La posizione di Assoelettrica è chiara: senza un riequilibrio della fiscalità sull’energia — con una riduzione del carico fiscale sull’elettricità e una progressiva internalizzazione dei costi ambientali del gas — il mercato delle pompe di calore in Italia difficilmente raggiungerà il suo potenziale.

Accanto alla questione tariffaria, contano anche la stabilità degli incentivi e la semplicità delle procedure di accesso. I meccanismi di sostegno all’efficienza energetica hanno dimostrato di funzionare quando sono chiari, accessibili e duraturi. Quando cambiano frequentemente o richiedono iter burocratici complessi, una parte significativa delle famiglie rinuncia, soprattutto quelle con redditi medi o medio-bassi.

Il dato del 55% di gas nel riscaldamento residenziale non è un’anomalia italiana inspiegabile. È il risultato di decenni di infrastrutture costruite attorno al metano, di un parco edilizio che richiede investimenti significativi per essere adattato, e di un sistema di prezzi dell’energia che non ha ancora internalizzato pienamente i costi della dipendenza dai combustibili fossili. Cambiare questo quadro richiede politiche coerenti nel tempo, non solo tecnologie disponibili sul mercato.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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