La Ricerca sul Sistema Energetico (RSE) ha pubblicato un manifesto dedicato alla transizione agroalimentare italiana, strutturato attorno a quattro pilastri distinti: energia, innovazione, sostenibilità economica e sostenibilità sociale. Il documento è stato presentato il 29 settembre 2026 in un evento congiunto con il CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), ospitato presso la Biblioteca Nigrò di Roma, in via della Navicella 2-4. Un segnale preciso di come il tema stia uscendo dai convegni specialistici per diventare oggetto di confronto istituzionale strutturato.
Cosa propone il manifesto RSE e perché conta
RSE è l’ente pubblico che svolge ricerca applicata sul sistema energetico nazionale, vigilato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Che un soggetto con questa missione si occupi di transizione agroalimentare non è casuale: il settore agricolo e della trasformazione alimentare è uno dei comparti produttivi con maggiore intensità energetica e, allo stesso tempo, uno di quelli con meno strumenti per affrontare la conversione verso fonti rinnovabili e processi più efficienti.
Il manifesto individua nella riduzione della dipendenza da fonti fossili uno degli obiettivi centrali, insieme all’integrazione di energie rinnovabili nei processi produttivi e al miglioramento dell’efficienza lungo tutta la filiera. Non si tratta di indicazioni generiche: RSE le presenta come strade concrete per costruire un’agricoltura più resiliente, capace di reggere alle pressioni di mercato e agli effetti del cambiamento climatico senza perdere competitività.
I quattro pilastri: energia, innovazione, sostenibilità economica e sociale
La struttura del documento in quattro aree distinte riflette una lettura integrata del problema. Trattare solo la dimensione energetica, senza considerare i costi di accesso alle tecnologie o le competenze necessarie per adottarle, produrrebbe una visione parziale. RSE ha scelto di non farlo.
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Il pilastro energia riguarda l’approvvigionamento, la produzione distribuita e l’efficienza dei consumi nelle fasi di coltivazione, trasformazione e distribuzione. Quello dell’innovazione punta sulle tecnologie abilitanti — dalla digitalizzazione dei processi agricoli all’automazione — come leve per aumentare la produttività riducendo gli sprechi. I due pilastri restanti affrontano dimensioni spesso sottovalutate nei documenti tecnici di settore.
La sostenibilità economica è esplicitamente riconosciuta come condizione necessaria: una transizione che non regge ai conti delle aziende agricole non è una transizione reale. Il manifesto riconosce apertamente che il percorso è particolarmente complesso per le piccole imprese agricole, spesso limitate da risorse finanziarie insufficienti e da una disponibilità ridotta di competenze tecniche interne. Questa è una delle ammissioni più significative del documento: non viene presentato uno scenario ottimistico in cui la tecnologia risolve tutto, ma si riconosce la difficoltà strutturale di una parte rilevante del tessuto produttivo italiano.
La sostenibilità sociale, infine, riguarda le condizioni di lavoro, la tenuta delle comunità rurali e la capacità del settore di mantenere occupazione qualificata durante la fase di trasformazione. Anche qui, RSE evita la retorica della transizione come opportunità automatica per tutti.
Il contesto: perché la transizione agroalimentare è un nodo irrisolto
Il settore agroalimentare italiano vale una quota significativa del PIL nazionale e rappresenta una delle filiere più esposte alle oscillazioni dei prezzi energetici. Negli ultimi anni, l’aumento dei costi dell’energia ha colpito duramente sia la fase agricola — irrigazione, riscaldamento delle serre, macchinari — sia quella della trasformazione industriale, dove l’intensità energetica è ancora più alta.
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Allo stesso tempo, le opportunità legate alle energie rinnovabili nel settore agricolo — dall’agrivoltaico ai biodigestori, dalle pompe di calore per le serre ai sistemi di cogenerazione nelle industrie alimentari — restano spesso inaccessibili per le imprese più piccole, che non hanno la capacità di investimento né le competenze per navigare burocrazia e incentivi.
Il manifesto di RSE si inserisce in questo quadro con l’obiettivo di offrire un riferimento condiviso tra ricerca, istituzioni e operatori del settore. L’evento del 29 settembre con il CREA, ente che riunisce centri di ricerca specializzati in agricoltura distribuiti su tutto il territorio nazionale, suggerisce che il documento non vuole restare un esercizio accademico ma ambisce a generare un confronto operativo.
Cosa manca ancora per passare dal manifesto all’azione
Un manifesto definisce principi e priorità, ma non sostituisce strumenti concreti. La transizione agroalimentare ha bisogno di meccanismi di accesso al credito agevolato per le piccole imprese, di formazione tecnica diffusa, di semplificazione delle procedure per installare impianti rinnovabili in zona agricola e di un quadro normativo stabile che non cambi ogni anno rendendo impossibile la pianificazione degli investimenti.
Il documento RSE riconosce la complessità del percorso senza offrire soluzioni preconfezionate — il che è, in sé, un approccio più onesto di molti altri contributi sul tema. Resta da vedere se le indicazioni contenute nel manifesto troveranno spazio nelle politiche agricole nazionali ed europee nei prossimi mesi, o se rimarranno un riferimento utile ma privo di seguito istituzionale.
Il testo integrale del manifesto è disponibile sul sito ufficiale di RSE, dove è pubblicata anche la documentazione dell’evento romano. Per chi opera nel settore agricolo o nella ricerca applicata, vale la pena leggerlo direttamente: il valore di un documento di questo tipo si misura su quanto riesce a tradurre le proprie premesse in linguaggio accessibile agli operatori che dovrebbero, in teoria, applicarle.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








