La concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera ha raggiunto 426,8 ppm nel 2025, un nuovo massimo storico che l’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) ha reso pubblico nelle ultime ore. Non si tratta di un record isolato: secondo i dati ufficiali dell’agenzia ONU, nel 2025 i livelli atmosferici di CO₂, metano e protossido di azoto hanno toccato simultaneamente valori senza precedenti, confermando una tendenza che preoccupa la comunità scientifica da decenni e che oggi il gas serra record 2025 rende impossibile ignorare.
Cosa significa 426,8 ppm e perché è un numero rilevante
Il ppm — parti per milione — è l’unità con cui si misura la concentrazione di un gas nell’atmosfera. Quando si dice che la CO₂ ha raggiunto 426,8 ppm, significa che su ogni milione di molecole d’aria, quasi 427 sono molecole di anidride carbonica. Per dare un termine di confronto concreto: nel 2004 la stessa concentrazione era di 377,5 ppm. In poco più di vent’anni, il valore è aumentato di quasi 50 ppm, un incremento che nella storia geologica della Terra richiederebbe normalmente migliaia di anni.
L’OMM precisa che il livello attuale di CO₂ corrisponde al 153% dei valori preindustriali. In altre parole, rispetto all’era precedente alla rivoluzione industriale, la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera è cresciuta di oltre la metà. Questo dato è cruciale perché è la CO₂ — insieme al metano e al protossido di azoto — a determinare l’intensità dell’effetto serra e, di conseguenza, il ritmo del riscaldamento globale.
Una crescita che si sta accelerando
Quello che colpisce non è solo il valore assoluto, ma la velocità con cui si accumula. Secondo i dati diffusi dall’OMM, il tasso di crescita della CO₂ atmosferica è triplicato rispetto agli anni Sessanta. Negli anni in cui le prime misurazioni sistematiche venivano effettuate all’osservatorio di Mauna Loa, la concentrazione aumentava di circa 0,7-0,8 ppm l’anno. Oggi la crescita annua è stabilmente sopra i 2 ppm, con picchi che superano i 3 ppm in alcuni anni recenti.
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Questo significa che ogni anno che passa, il sistema climatico accumula una quantità di gas climalteranti maggiore rispetto all’anno precedente. Non si tratta di un andamento lineare, ma di una curva che tende a inclinarsi verso l’alto. Ed è proprio questa accelerazione — più del singolo numero — a preoccupare i ricercatori che monitorano il gas serra record 2025.
Non solo CO₂: il record simultaneo di metano e protossido di azoto
L’annuncio dell’OMM riguarda tre gas distinti, tutti e tre ai massimi storici nello stesso anno. Oltre alla CO₂, nel 2025 hanno raggiunto concentrazioni record anche il metano (CH₄) e il protossido di azoto (N₂O). Questi due gas sono spesso meno citati nel dibattito pubblico rispetto alla CO₂, ma il loro impatto sul clima è tutt’altro che trascurabile.
Il metano, ad esempio, ha un potenziale di riscaldamento globale circa 80 volte superiore a quello della CO₂ su un orizzonte di vent’anni, anche se rimane in atmosfera per un periodo più breve. Il protossido di azoto, invece, persiste per oltre un secolo e ha un potere climalterante circa 270 volte superiore a quello dell’anidride carbonica. Il fatto che tutti e tre i principali gas serra abbiano raggiunto simultaneamente un nuovo picco nel 2025 rende questo rapporto annuale dell’OMM particolarmente significativo.
Effetti che si misurano su scale temporali lunghe
Uno degli aspetti più difficili da comunicare — e da comprendere — riguarda la persistenza di questi gas in atmosfera. La CO₂ non scompare in pochi anni: una parte significativa delle emissioni immesse oggi rimarrà in atmosfera per secoli. Questo significa che anche se le emissioni globali si azzerassero domani, il riscaldamento continuerebbe per decenni, perché il sistema climatico deve ancora “metabolizzare” quanto già accumulato.
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È per questo che i dati dell’OMM sul gas serra record 2025 non descrivono solo la situazione attuale, ma proiettano la loro ombra sul futuro. Ogni anno di ritardo nell’inversione di tendenza si traduce in un debito climatico che le generazioni successive dovranno gestire, indipendentemente dalle scelte che verranno fatte in seguito.
Il contesto: da dove vengono questi dati
Il Bollettino annuale sui gas serra dell’OMM è uno dei documenti di riferimento più autorevoli nel monitoraggio del clima globale. I dati vengono raccolti da una rete di stazioni di misurazione distribuite in tutto il mondo, che registrano con continuità le concentrazioni atmosferiche dei principali gas climalteranti. La stazione di Mauna Loa, alle Hawaii, è quella con la serie storica più lunga e rappresenta il punto di riferimento globale per le misurazioni di CO₂ dal 1958.
Il valore di 426,8 ppm rappresenta la media annuale del 2025, non un picco stagionale. Le concentrazioni di CO₂ seguono un ciclo stagionale — con minimi estivi nell’emisfero nord, quando la vegetazione assorbe più carbonio — ma il trend di lungo periodo è inequivocabilmente ascendente.
I numeri del 2025 arrivano in un momento in cui il dibattito sulla riduzione delle emissioni è tutt’altro che risolto a livello internazionale. Le concentrazioni atmosferiche sono il risultato diretto di decenni di emissioni cumulative, e il fatto che continuino a salire — nonostante gli impegni presi dai governi in vari accordi climatici — indica che le riduzioni reali restano ancora insufficienti rispetto alla scala del problema.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








